Rigenerazione urbana
Irene Sassetti (CNI): “Strumento dinamico, utile a tracciare e coordinare le traiettorie di trasformazione di specifici ambiti urbani”
La rinascenza urbana tra qualità architettonica e competenze tecniche: la visione del geometra sul DDL 1711
Il Disegno di Legge AS-1711, recante la “Legge quadro sull’architettura e sulla Rinascenza urbana per finalità di valorizzazione culturale e di benessere psicofisico e sociale”, si pone l’ambizioso obiettivo di promuovere la qualità dello spazio costruito come leva di progresso civile e sociale. Tuttavia, affinché questa iniziativa non rimanga una mera enunciazione di principi estetici, è necessario che il testo normativo riconosca la complessità multidisciplinare dell’atto progettuale e il ruolo fondamentale di tutte le professioni tecniche coinvolte nella trasformazione del territorio.
Belluno, il Demanio apre ai privati per la riqualificazione dell’ex Caserma Fantuzzi: progetto su 10 mila mq nel cuore della città
Rigenerazione urbana: la Toscana rilancia i borghi con altri 5,8 milioni di euro e 13 nuovi progetti
Ance-Mecenate 90: altri 18 progetti di rigenerazione fra adattamento climatico, affordable housing, cultura
Anche in questi interventi localizzati fra Piemonte e Liguria prevalgono adattamento climatico, housing accessibile, cultura, sostenibilità. Numerosi recuperi di immobili abbandonati o in disuso. Fra gli interventi più significativi (che Diario DIAC presenterà nei prossimi giorni e settimane singolarmente) la riqualificazione del complesso storico della Cavallerizza reale a Torino che diventerà un polo internazionale per l’arte e la cultura, l’intervento sull’ex Casa Miroglio ad Alba, sull’ex Caserma Montezemolo a Cuneo, sul restauro degli immobili in Via di Pré a Genova e ancora la rigenerazione dei borghi di Sarzana e Andora, la trasformazione di Palazzo Restellini a Verbania, la ristrutturazione e trasformazione di tre hotel in residenze a Rapallo, il nuovo polo dell’infanzia asilo nido-scuola materna a Rifreddo, la rinascita di condomini e quartieri a Sanremo e Torino.
La “pubblica felicità” di Zilioli (Sassuolo) nasce da una diffusa dotazione di spazi pubblici gratuiti, accessibili, accoglienti
Dopo aver visto le figure richieste dai bandi di Rigenerazione e le figure promesse dalle proposte di formazione sul tema, diventa a questo punto interessante provare a conoscere le figure “sul campo”, quelle che già oggi si adoperano per rendere la Rigenerazione un fatto e non uno slogan.
In questo viaggio alla scoperta di ruoli e persone, non possiamo che partire da quello che dovrebbe essere il motore strategico delle città che si reiventano e rinnovano, ovvero la politica.
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La Rigenerazione urbana chiede nuove competenze ma la formazione può innovare e adattare professionalità già esistenti. Carrellata di corsi
Dopo esserci occupati, due settimane fa, delle figure richieste nei bandi pubblici di progetti di Rigenerazione Urbana, sembra doveroso e interessante fare oggi una incursione nel mondo della formazione.
Se, infatti, si prova a fare ricerche sul web in merito alla Rigenerazione, a breve la profilazione farà sì che ci vengano proposti corsi, master, workshop di varia natura sul tema.
Il mondo della formazione sembra infatti essersi accorto del “successo” della Rigenerazione Urbana e, conseguentemente, ha sviluppato prodotti per target differenziati, in grado di rilasciare certificati, titoli o diplomi comprovanti una presunta competenza specifica nella “nuova disciplina”.
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Ancora sul Masterplan: chi ha provato a valorizzarlo da Varese a Modena alla Manifattura Tabacchi di Firenze
«Il masterplan è normato come un progetto territoriale che prefigura, in termini spaziali e relazionali, la città desiderata comprendendo sia le trasformazioni pubbliche sia quelle private di uso pubblico.
[…] Questo documento deve consentire di declinare in termini di consumo di suolo, densità, dotazione di servizi e assetto funzionale l’intero comparto e tale declinazione deve avvenire mediante la redazione di una serie di elaborati che esplicitino la nuova forma urbana in termini di assetto planivolumetrico e di relazioni con il resto della città».
Quei colori di Bari che restano oltre il muro
La rigenerazione non è mai solo una questione di spazi. Non comincia dai metri quadri, né dai progetti stesi su un tavolo. Comincia da uno sguardo. Da come un luogo ti guarda, e da come tu, finalmente, ti fermi a guardarlo davvero. Ma io come potevo guardare da sola tutto quel muro? Trecento metri di muro nati per proteggere un cantiere, il futuro. Era funzionale. Ma un muro è sempre un muro, separa, esclude.
Sono una giovane street artist e l’Agenzia del Demanio mi aveva chiesto di farci un’opera su quel muro, di rigenerarlo. E allora mi sono chiesta: che faccio? Sentivo chiaramente che da sola non bastavo. La mia arte, da sola, non poteva raccontare questo spazio, questa città, questo luogo che stava per diventare Parco della Giustizia di Bari, Parco della città, un posto che si stava preparando ad essere di tutti. (…)