ARCHITETTURE DI PACE
Lavoro, energia, clima, innovazione: le quattro fratture da sanare per creare luoghi ibridi. La Greca: progettiamo con i cittadini, la prossimità è un diritto
IN SINTESI
La pace, tanto promessa quanto tradita nell’epoca odierna, passa anche dalle città, dalla loro trasformazione in luoghi coesi, equi, sostenibili. Luoghi ibridi, li ha chiamati Paolo La Greca, ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica all’Università di Catania ed ex vicesindaco-assessore del Comune. “Non c’è pace senza riconciliazione con i luoghi” e le città di oggi sono il luogo “ in cui le fratture diventano uno spazio fisico”. Uno spazio da riformare, rigenerare, riparare. Secondo La Greca, di queste fratture ce ne sono almeno quattro.
La frattura energetica nelle città
Parlando al convegno Architetture di pace tenutosi ieri alla Moschea di Roma, organizzato nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile di Asvis da due dipartimenti del Cuirif (eCAmpus e Pontificia Università Antonianum), la Ppan Academy e il Dipartimento degli studi islamici, La Greca ha illustrato che le città odierne sono corpi feriti e vivi, dove c’è anzitutto una frattura energetica. Da sanare, questa, con la conclusione del patto fossile e facendo sì che l’urbanistica ridisegni le prossimità rendendo reale il diritto ai quartieri dei “15 minuti”. Insomma, “i quartieri di prossimità non come slogan ma come diritti. Noi urbanisti dobbiamo impegnarci a progettare ‘con’ e non più ‘per'”. Inoltre, le fonti energetiche rinnovabili devono diventare elementi strutturali del progetti, non accessori, “protesi”.
Lavoro, innovazione e clima: per sanare queste fratture servono luoghi ibridi
La seconda frattura è quella del lavoro. L’obiettivo è interrompere la separazione tra spazi del consumo e della produzione retrobottega. “I giovani cercano luoghi ibridi e l’urbanistica deve dare nuova forma agli spazi”, spiega. Spazi anche economici, dedicati alla manifattura leggera, all’artigianato, ai servizi di prossimità, al coworking. Terza frattura: l’innovazione. “I dati senza democrazia generano solo ottimizzazione senza giustizia”, dice Paolo La Greca. Infine, la frattura climatica: “il clima cambia la mappa dei diritti e l’urbanistica dev’essere adattamento, altrimenti è pianificazione dell’ingiustizia”.
Ecco perché, allora, servono ascolto e dialogo, ricuciture e garanzie per disegnare città aperte e accessibili, senza più fratture. Ascolto dei cittadini, da coinvolgere nei processi partecipativi nei quartieri. Città aperte nei singoli luoghi, come scuole e mercati. Garanzie di regole chiare, tempi certi e responsabilità altrettanto nette. L’importanza di decidere a seconda dei contesti è emersa anche dalle parole di Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile. Spazi sociali e comunità sono stati concetti ripresi anche da Enrico Giovannini, Asvis, e Giovanna Melandri, ex ministra e numero uno del Maxxi di Roma.
Il coraggio che serve all’urbanistica
Sulla linea di quanto detto, per Maurizio Carta, assessore all’urbanistica di Palermo, un altro switch che deve fare l’urbanistica è quello di pensare sempre più alle persone. La città come “macchina da abitare” non esiste più, bisogna tornare all’idea di città cinquecentesca e shakespeariana come “teatro di persone”. Anche perché, spiega, “oggi ci convivono otto generazioni più la nona che deve nascere”. Ecco allora che “fare architettura e urbanistica significa dare risposte a tutte loro con coraggio. Smettendo però di decidere su tutto, alcune cose vanno lasciate flessibili. Proprio per le nuove generazioni. Gli urbanisti siano come dj che miscelano, mixano”.
L’esempio concreto di Livorno: parla l’assessora Silvia Viviani
Un esempio concreto lo ha offerto Silvia Viviani, assessora di Livorno. La quale ha anzitutto lanciato una frecciatina chiara al recente piano casa varato dal governo Meloni. “Dove sono ascolto e risposta in questo piano? Parla di erp, ers, percentuali. Tutto linguaggio degli investitori e non delle persone”.
Tra le azioni illustrate tra quelle portate avanti nel comune toscano, ha raccontato, ci sono i progetti “dove restituiamo spazi pubblici a tutti”. Appunto, alle persone. Aree mercatali nuove, via Grande, le lanterne, le nuove pavimentazioni, gli usi transitori negli hangar creativi. “Dobbiamo dare colore alle città”, per i giovani, dice. “Per rigenerare le città serve urbanesimo e urbanità”. Il primo, nel senso di accettazione delle differenze e convivenza fraterna. Il secondo come cortesia, stare insieme.
Insieme significa, per esempio, uomini e donne: “serve uno sguardo di genere” per scelte più eque. Ma anche anziani e giovani: mettendo insieme l’esperienza dei primi e la velocità dei secondi. Luoghi ibridi, appunto. Le città del domani si trasformano già oggi, così.