PROGETTO CORALE / 42

Regioni e Comuni italiani alla prova del calcolo dei benefici pubblici della trasformazione dei luoghi. L’esempio della Scozia con il Community Wealth Building Act

20 Mag 2026 di Maria Cristina Fregni

Condividi:

Quando si parla di Rigenerazione Urbana e di procedure negoziali per la trasformazione dei luoghi, spesso ci si imbatte nel tema del Beneficio Pubblico e delle sue modalità di valutazione. Il cosiddetto Beneficio Pubblico dovrebbe costituire il contraltare dell’interesse privato generato dalla trasformazione, garantendo dunque un equilibrio della trasformazione, assicurandone dunque l’equità, la coerenza con le strategie di governo pubblico del territorio e la partecipazione allo sviluppo delle stesse. Se, in linea di principio, questo elemento è da tutti considerato valido come strumento-guida per la negoziazione pubblico-privato, quando poi si entra nello specifico delle modalità di valutazione dello stesso le posizioni si fanno meno definite, gli strumenti più approssimativi, gli esperimenti spesso difficili.

Attribuire un punteggio, e quindi un valore numerico, al beneficio pubblico apportato da un progetto, da cui far scaturire oneri e onori per la parte privata, è operazione estremamente complessa e distante dal mondo degli oneri tradizionalmente intesi, ma anche da quello, più recente, della perequazione urbanistica. Spesso nel beneficio pubblico vanno compresi non solo fatti fisici, misurabili e scientificamente dimostrabili, ma anche componenti sociali, ben più difficilmente associabili ad un numero. Il fattore tempo, nella valutazione dei benefici, rappresenta una variabile essenziale, ed è fortemente interconnesso alla coerenza e all’attuazione delle strategie pubbliche.

Diverse Regioni e Comuni stanno sperimentando vie per provare e dare oggettività, e quindi garantire trasparenza, a questi processi, con risultanti che varrà la pena analizzare, tra qualche tempo.

A queste riflessioni, vanno aggiunte alcune considerazioni di carattere più generale.

Di fatto, a lungo le città hanno cercato di rendersi sempre più attrattive, innescando tra l’altro una spesso surreale competizione tra loro, muovendo capitali, turisti, grandi eventi, investimenti immobiliari, ma scoprendo spesso che attrarre valore non necessariamente implica accrescere il benessere locale. Succede dunque, e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, che una città cresca, ma la crescita renda più poveri i suoi cittadini. Capita che alcune trasformazioni si basino su filiere che riattivano spazi dismessi, ma non a beneficio dei cittadini stessi, promuovendo anzi linee economiche e sociali che restituiscono poco al territorio in cui si insediano. 

Ovviamente anche valutazioni di questo tipo dovrebbero rientrare in uno sguardo complessivo sul beneficio pubblico di una trasformazione urbana, ma, più in generale, dovrebbero rientrare nelle strategie pubbliche che governano anche le linee d’azione della Rigenerazione Urbana.

Ed è qui che entra in scena un approccio semplice ma originale al tema, promosso a marzo di quest’anno dal Parlamento della Scozia.

Parliamo del Community Wealth Building Act, una legge con cui il Governo scozzese si impegna a misurare non solo quanto valore si genera con una azione (quindi anche una trasformazione urbana), ma quanto valore resta alla comunità locale

Il Community Wealth Building (CWB) è entrato ufficialmente in vigore il 25 marzo 2026. Rappresenta la prima legislazione nazionale al mondo a rendere obbligatorio un modello di sviluppo economico basato sulla creazione di ricchezza comunitaria.

L’obiettivo principale del Community Wealth Building (Scotland) Act 2026 è quello di cambiare radicalmente il modo in cui vengono spesi i fondi pubblici, garantendo che la ricchezza venga generata, fatta circolare e trattenuta direttamente all’interno delle comunità locali scozzesi, secondo principi di equità e di logica di benessere comunitario collettivo. Il principio di fondo è che lo sviluppo locale bisogna valutarlo dalla ricchezza che un territorio riesce non tanto ad attrarre o generare, quanto piuttosto a trattenere e trasformare in benessere collettivo. La creazione di ricchezza comunitaria è un approccio allo sviluppo economico che si concentra sulla generazione, la circolazione e la conservazione della ricchezza economica all’interno delle comunità locali.

Come primo step, la nuova legge richiede ai ministri scozzesi di pubblicare una dichiarazione politica generale che delinei azioni chiare per ridurre la disuguaglianza di ricchezza e promuovere una crescita inclusiva. I ministri, poi, per competenza, devono pubblicare linee guida formali entro 18 mesi per standardizzare la pianificazione strategica in tutti i settori pubblici.

Come secondo passo, sono previsti i Piani d’azione locali: le autorità locali e i principali enti pubblici come anche la Aziende Sanitarie e le Università, devono co-creare e attuare piani operativi localizzati, per sfruttare la loro impronta economica attraverso alcuni pilastri principali, tra cui, per esempio, garantire che il terreno e le risorse fisiche locali siano utilizzate per un vantaggio pubblico diretto e per accrescere le proprietà della comunità o per sostenere le iniziative di energia rinnovabile di proprietà della comunità e le filiere di approvvigionamento verdi locali. 

Il Procurement pubblico, anche legato alle trasformazioni urbane, è visto come leva redistributiva: viene premiato chi lavora sul salario minimo locale, sull’uso sociale ed economico di terreni, edifici e asset sottoutilizzati, chi propone iniziative per la diversificazione della proprietà verso forme comunitarie anche cooperative, che utilizza una finanza più vicina ai bisogni locali.

Appalti e commissioni pubbliche sono visti come strumenti per promuovere questo approccio, individuando criteri premianti per chi genera beneficio comunitario. Ogni azione negoziale deve essere fortemente guidata da questa nuova legge, orientando le scelte pubbliche in tutti campi, e in primis nella trasformazione del territorio, al benessere duraturo della comunità locale.

A livello strategico, gran parte del lavoro che ha portato a questa legge è stato guidato dalle autorità locali, spesso in collaborazione con i loro partner di pianificazione territoriale. La chiave è stata la collaborazione tra il settore pubblico, il terzo settore e il settore privato per promuovere l’attuazione della creazione di ricchezza comunitaria e consentire agli “enti di riferimento” di intraprendere azioni progressive per implementare i benefici di questo approccio. Ma è evidente che comunque, alle spalle delle autorità locali, c’è un orientamento normativo nazionale che indirizza ogni azione nella direzione del benessere comune. Gli stessi Enti locali sono “valutati” in funzione di questo parametro e ricevono fondi in accordo con esso.

In effetti, può sembrare qualcosa di non particolarmente nuovo, quasi scontato. Ma in realtà i principi che questa legge introduce, e le modalità attuative che a catena ne derivano, intervengono a monte di tutti i processi, ovvero sulla valutazione del modo in cui il valore viene prodotto, distribuito e trattenuto.

Pensando nello specifico della Rigenerazione Urbana, la definizione di principi-guida di questa natura dovrebbe promuovere trasformazioni in cui non solo si produce valore, ma questo valore è trattenuto dal territorio che lo genera, in cui si genera ricchezza anche usufruendo di ciò che le città hanno già da offrire, ma prestando attenzione alla loro tenuta sociale, economica e ambientale, in cui i cambiamenti sostengono le economie di prossimità.

Una legge non basta a dare equità alle trasformazioni, e, per ora, abbiamo solo un insieme di (molto belle) parole. Sarà dunque interessante monitorare gli Action Plan, vederne l’attuazione, misurarne gli effetti e, nel frattempo, capire se e in che modo assomigliano o si differenziano da quelle valutazioni del Beneficio Pubblico che in tanti territori italiani si sta cercando, faticosamente ma coraggiosamente, di promuovere.

Argomenti

Argomenti

Accedi