PROGETTO CORALE / 44

Work in Poliss: spazio, bellezza e cura nel processo partecipativo di rigenerazione di una comunità di Sassari

03 Giu 2026 di Maria Cristina Fregni

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Più volte, dalle pagine di questo Diario, si è cercato di sottolineare come la Rigenerazione Urbana non abbia requisiti dimensionali, economici o funzionali “minimi” per poter essere definita tale, e come invece siano l’interazione durevole tra sguardi e soggetti diversi e la connessione con la comunità locale i requisiti fondamentali per una reale ed efficace operazione di Rigenerazione Urbana.

Parimenti, si è insistito sull’idea che quelli rigenerativi siano prima di tutto processi, attuati attraverso progetti di varia natura – sociali, ambientali, architettonici, infrastrutturali – interrelati tra loro e iscritti in una cornice strategico-identitaria complessiva.

Il viaggio di questo Diario ha poi cercato di svelare come iniziative di questa natura si possano trovare nei contesti territoriali più variegati, nelle grandi città come nelle aree interne dell’appennino, supportati da grandi investitori così come promossi da piccole iniziative locali, estremamente mirate, studiate ed efficaci.

Ed è così che oggi scopriremo gli attori del progetto WIP – Work in Poliss, sviluppato in quella stessa Sassari del Piano città, che sta investendo sui propri immobili pubblici come leva di sviluppo urbano.

In questo caso siamo nel quartiere di Monte Rosello, in cui vive circa il 10% della popolazione sassarese, ovvero 12.400 persone di cui circa due terzi di età superiore ai 75 anni. Si tratta di un quadrante periferico, nel quale l’amministrazione giudiziaria, all’inizio degli Anni Duemila, ha promosso la realizzazione di un centro destinato ad accogliere i figli e i familiari dei detenuti. Tale centro, denominato appunto Poliss, ha funzionato però solo per alcuni anni, finendo ben presto per essere sottoutilizzato e senza riuscire davvero ad esprimere il proprio potenziale di presidio pubblico in un contesto in cerca di nuova vitalità.

Il “contenitore” viene dunque notato da una associazione locale molto attiva, la Officine Condivise aps, che ben conosce anche il bisogno di quel contesto di luoghi di aggregazione e di voglia di riscatto e di ridefinizione e riposizionamento di se stesso. Nascono così le prime idee, che confluiscono poi nel progetto WIP, ad oggi finanziato con 300.000 euro da Fondazione Baggi Sisini e dalla Fondazione con il Sud, che vede come partner di Officine Condivise, capofila, anche 4Esse srl, l’Associazione Culturale ORIZZONTALE, il
Centro per la Giustizia Minorile, il Comune di Sassari, l’Emporio della Solidarietà Braccia Tese pas, la soc. coop. Ragazze Terribili, e l’Università degli Studi di Sassari (Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica).

L’iniziativa intende trasformare uno spazio (il vecchio Centro Poliss, appunto), da relitto collocato in un contesto   segnato da criticità strutturali e sociali, marginalizzato e privo di servizi e spazi adeguati, in un luogo aperto alla comunità in cui offrire opportunità professionali per i giovani del territorio.

WIP si svilupperà nell’arco di quattro anni, attivando progressivamente le diverse aree del centro POLISS. Ogni spazio avrà una funzione precisa e un valore simbolico per la città, che prenderanno forma attraverso la progettazione architettonica degli spazi a cura di ORIZZONTALE. La durata quadriennale fa parte di una strategia precisa: non si vuole ri- costruire velocemente uno spazio, quanto piuttosto rigenerare una comunità attraverso lo spazio, veicolando l’educazione attraverso la bellezza e la cura. Questo richiede tempi lunghi, adattabilità, capacità e tempi per l’ascolto e la condivisione, l’autocostruzione e la co-progettazione.  Il coinvolgimento attivo della cittadinanza e il commoning sono la misura dello spirito e del senso di questa operazione, che riconduce il concetto di rigenerazione al suo significato più autentico. 

L’articolazione temporale degli interventi è dunque dolce e affiancata costantemente dalle iniziative di carattere culturale e sociale.
Nel primo anno ci si concentrerà sull’ingresso, per accogliere gli abitanti del quartiere e della città. WIP sarà da subito un luogo aperto a tutti, dove iniziare a conoscere il progetto, e a farne parte.
Durante il secondo anno, invece, i giardini del POLISS si trasformeranno in un laboratorio a cielo aperto, ma anche in uno spazio da vivere per tutte le fasce della popolazione.
Nel corso del terzo e e quarto anno, infine, il campo sportivo, le aree dedicate ai progetti artistici e musicali e la cavea del teatro all’aperto diventeranno il cuore pulsante del progetto. Qui troveranno spazio sport di comunità, concerti, performance, talk, rassegne culturali ed eventi che daranno voce ai talenti locali.

Come ribadiscono da Officine Condivise, WIP servirà a rendere POLISS un luogo in cui si costruisce e si impara facendo, attraverso percorsi di formazione e cantieri di autocostruzione, facendo sì che sia il contenuto a generare il contenitore, che è dunque essenzialmente infrastruttura abilitante. L’architettura, in questo senso, ha un ruolo sociale fondamentale: dare forma a spazi che la comunità possa riconoscere come propri e utilizzare davvero nella vita quotidiana, riammagliando al tempo stesso il legame tra spazio e persone.

L’attuazione del progetto è partita da pochi mesi.

Negli spazi esterni del centro, recuperati attraverso “cantieri didattici di autocostruzione” che diventano contemporaneamente percorsi formativi principalmente per giovani (tra cui autori di reato e migranti), è in corso di realizzazione l nuovo ingresso. Utilizzando materiali di recupero e sostenibili e tecniche tradizionali e sperimentali, gli attori/apprendisti della rigenerazione realizzeranno, con l’aiuto di artigiani, architetti e designer, arredi e infrastrutture, acquisendo competenze tecniche, ma anche sviluppando soft skill fondamentali per la crescita professionale e personale e sviluppando un senso di attaccamento e cura rispetto ad un’area finora percepita come luogo di marginalizzazione. 

Il cantiere è aperto a tutti, favorendo la combinazione di esperienze e generazioni diverse: gli Studenti di Architettura e Design hanno la possibilità di seguire un progetto professionale, imparando la metodologia del learning by doing, i Giovani e gli Abitanti del Quartiere potranno compartecipare alla decisione dell’articolazione degli spazi e contribuire alla loro realizzazione fisica.

 

Contemporaneamente ai lavori, si sta anche lavorando al modello di gestione, che vuole essere ibrido, tra pubblico e privato, e all’istituzione di un Tavolo stabile di confronto per costruire nel tempo visione, sostenibilità e continuità per il futuro del POLISS.
E nel mentre che gli spazi prendono nuova forma, inizia a generarsi anche lo “spazio immateriale” della rete locale di connessione tra partecipanti, professionisti e realtà produttive del territorio, attraverso eventi di networking con cui si intende coinvolgere la comunità territoriale e rendere gli spazi un punto di riferimento per la socialità. 

E’ stato attivato, inoltre, il Laboratorio di geografia letteraria Ri-Fiabare, che, a partire da un riuso giocoso delle Fiabe Sarde di Sergio Atzeni e Rossana Copez, mira a costruire uno spazio di riflessione collettiva sui rapporti che legano narrazione e processi di costruzione territoriale, per rovesciare alcuni luoghi comuni narrativi che determinano la storia dei quartieri periferici delle città. L’obiettivo del laboratorio è comprendere come le narrazioni passate (cronaca, letteratura, racconti popolari) influenzino la percezione attuale, per poi ricostruire una visione collettiva e consapevole dello spazio pubblico. 

Il progetto mira a coinvolgere progressivamente oltre 2.200 persone nella città e provincia di Sassari. In particolare 120 dovrebbero essere i partecipanti dei cantieri didattici e 100 quelli delle attività formative pratiche (60 dei quali accompagnati in percorsi di empowerment e bilancio di competenze, anche grazie alla collaborazione con l’Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro). L’obiettivo è di coinvolgere 10 artigiani e piccole imprese locali nelle attività formative e oltre 2.000 cittadini negli eventi pubblici e di networking.

Insomma, dando retta al vecchio proverbio sardo “Chentu ‘ortas a medire e una sola a segare” (Cento volte a misurare e una sola a tagliare), diamo fiducia al progredire misurato e condiviso di WIP, in attesa di scoprire se processo e progetto, ben coordinati e ideati in modo congiunto, sapranno davvero rigenerare dal basso, verso il Monte Rosello. 

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