PROGETTO CORALE / 49

Storia e rinascita dei back porches di Chicago, da balconi antincendio adibiti a salotti condominiali a mini-oasi urbane

16 Set 2026 di Maria Cristina Fregni

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Durante le illustrazioni di un progetto di rigenerazione urbana, soprattutto correlato al tema dell’abitare, spesso sentiamo parlare di cohousing, spazi collettivi, spazi ibridi, non raramente presentati come elementi d’innovazione delle forme di residenzialità.

Eppure, la storia delle città, anche di quelle lontane dalla cultura urbana europea, ci restituisce un quadro piuttosto ricco di elementi ed esperienze, che aiutano a comprendere come ibridazione, capacità delle comunità di personalizzare e convertire gli spazi e attitudine sociale alla aggregazione urbana siano da sempre nel DNA delle città e abbiano spesso originato elementi edilizi e tipologie di grande riconoscibilità e di perdurante vitalità.

Bastano per esempio venti minuti sulla Brown Line della metropolitana sopraelevata di Chicago affinchè un occhio curioso inizi a notare il ricorrere diffuso e variegato di una tipologia edilizia residenziale molto caratteristica: edifici in mattoni, due o tre piani fuori terra, sui cui retri, quelli rivolti verso la metropolitana appunto, campeggiano ampie scale in legno con ancor più ampi pianerottoli, arredati e attrezzati nei modi più diversi: divani, fioriere, orti, ombrelloni, barbecue, arnie, librerie, a volte addirittura letti e tavoli da ping pong.

Se l’occhio curioso non si stanca, basta una breve ricerca online per disvelare un mondo interessantissimo, curioso e stimolante, il mondo dei famosi, almeno a Chicago, Back Porches.

L’origine del back porch di Chicago (il tipico porticato o veranda in legno a più piani situato sul retro dei condomini) è infatti una combinazione unica di leggi sulla sicurezza antincendio, pianificazione urbana ed evoluzione sociale. Non si tratta, come per i classici porticati americani frontali, di elementi pensati per l’accoglienza e a volta lo “sfoggio” verso i passanti sulla pubblica via; questa struttura prettamente verticale nasce difatti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, sul retro degli edifici, con scopi strettamente funzionali. La causa scatenante della diffusione del back porch fu il Grande Incendio di Chicago del 1871, a seguito del quale le nuove normative antincendio stabilirono che ogni appartamento situato in edifici multifamiliari dovesse disporre di almeno due vie di fuga indipendenti. Il sistema più economico e veloce per i costruttori dell’epoca fu dunque quello di realizzare scale esterne in legno sul retro degli edifici. E così nacque la tipologia del Back Porch.

Il motivo per cui questa tipologia architettonica si è poi sviluppata in modo così massiccio a Chicago risiede nella conformazione urbana della città: la pianta di Chicago è progettata con ampi vicoli interni ai blocchi residenziali (alleys), su cui affacciano i retri dei fabbricati e che offorno lo spazio necessario  per costruire imponenti strutture autoportanti in legno dotate di scale e ampi pianerottoli, lasciando la facciata principale libera e disponibile ad offrirsi allo spazio pubblico. 

Sebbene i regolamenti comunali dell’epoca vietassero espressamente di occupare le scale o di utilizzarle come spazi di sosta, ben presto gli abitanti dei quartieri operai e delle comunità di immigrati (italiani, polacchi, irlandesi e, successivamente, le famiglie afroamericane della Great Migration) trasformarono rapidamente questi “balconi antincendio” in veri e propri social network fisici, centri di vita sociale e domestica. 

Nelle estati soffocanti di Chicago, l’aria all’interno dei condomini di mattoni (brick two-flats e three-flats) diventava irrespirabile. Non esistendo l’aria condizionata, l’intera palazzina si trasferiva sul retro. Dopo cena, i vicini di diversi piani si sedevano sui rispettivi pianerottoli per chiacchierare a distanza, fumare la pipa, bere una birra o ascoltare la radio che suonava da una finestra aperta. Durante le ondate di calore più intense, intere famiglie portavano fuori i materassi o montavano delle brandine sui porticati per dormire all’aperto. Era un’abitudine collettiva: guardandosi intorno nel vicolo, si potevano vedere decine di vicini fare la stessa cosa.

Durante il giorno, il back porch era poi il regno del lavoro domestico e della solidarietà femminile. Una fitta rete di corde per stendere i panni collegava i porticati posteriori tra un edificio e l’altro, attraversando il vicolo, mentre stendere il bucato diventava occasione di chiacchiere, conoscenza, scambio di ricette e consigli di economia domestica. Prima dei frigoriferi moderni, i venditori di ghiaccio passavano nei vicoli e caricavano i blocchi di ghiaccio direttamente nei contenitori tenuti sui porticati, mentre in inverno il porticato si trasformava in un congelatore naturale collettivo.

Per le madri dell’epoca, la strada principale di fronte a casa era considerata pericolosa a causa del traffico e dei tram. Il retro dell’edificio era invece una zona protetta e il back porch divenne presto una sorta di cortile verticale: i bambini giocavano sui pianerottoli di legno e correvano su e giù per le scale posteriori, mentre una sola madre sorvegliava i figli di tre o quattro famiglie diverse contemporaneamente, semplicemente affacciandosi dal proprio piano. I porticati creavano dunque una rete di sicurezza sociale autogestita.

A Chicago, quindi, la vita sul retro era l’opposto di quella sul fronte. Se la facciata anteriore dell’edificio era formale e dedicata alle apparenze, il back porch era il luogo della spontaneità. Da qui si dominava il vicolo, dove passavano i venditori ambulanti di frutta e verdura, i raccoglitori di stracci e i musicisti di strada. La vita collettiva del porticato era indissolubilmente legata a questo microcosmo urbano.

Con la diffusione dell’aria condizionata negli anni ’60 e ’70 e l’arrivo della televisione, le famiglie hanno progressivamente abbandonato questo uso comunitario, ritirandosi all’interno e avviando la trasformazione dei porticati in spazi privati o chiusi.

Oggi, però, i back porches di Chicago stanno vivendo una vera e propria rinascita. Al di là di chi decide di chiuderli per convertirli a spazi supplementari della propria abitazione, per esempio per lo smart working o come verande per l’efficientamento energetico, ci sono molteplici proprietari che invece li riscoprono come soluzione ai bisogni contemporanei di socialità e riconnessione con la natura e gli spazi aperti.

Se l’obiettivo è ricreare l’atmosfera di un cortile, ma sospeso a diversi metri d’altezza, i residenti si organizzano e arredano lo spazio con divani componibili da esterno, tavoli da pranzo e ombrelloni. Data la mancanza di spazio verde a terra nei quartieri densamente popolati come Lincoln Park o Lakeview, i back porches vengono riempiti di vasi, fioriere sospese e rampicanti, trasformandoli in barriere naturali per la privacy e mini-oasi urbane. Sui back porches si promuove il book crossing di quartiere, l’allevamento urbano delle api, si guardano collettivamente le partite di baseball in televisione, si organizzano corsi di orticoltura o si tengono corsi di yoga di “condominio”.

E’ poi interessante notare come diverse iniziative di social housing di nuova realizzazione abbiano puntato sulla riscoperta e l’attualizzazione di queste strutture, riproponendole con un linguaggio architettonico contemporaneo o con un occhio alla sostenibilità dei materiali e del fabbricato.

Da un disastro – l’incendio – è nata la norma, dal bisogno – le difficili condizioni sociali e ambientali – è nata la conversione di un requisito normativo in occasione di crescita della qualità urbana, da una risposta emergenziale è nata una consuetudine identitaria capace ancora oggi di adattarsi ai nuovi modi di esprimere i bisogni strutturanti del vivere urbano.

Il costrutto spaziale ha generato un’opportunità di sviluppo sociale ed è diventato espressione durevole del fare comunità, una grande lezione di progetto corale della città, in cui vari ingredienti hanno trovato l’alchimia giusta per generare una magia urbana di grande fascino e ricca di stimoli per la progettazione di oggi.

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