Il Demanio a Palermo: Palazzo delle Finanze sarà riaperto alla città (con uno studentato), inaugurato il primo Urban center degli immobili pubblici a Palazzo della Zecca. Dal Verme: “L’etica ci guida quando scegliamo il meglio per la città”

20 Mag 2026 di Giorgio Santilli (da Palermo)

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Il Demanio a Palermo: Palazzo delle Finanze sarà riaperto alla città (con uno studentato), inaugurato il primo Urban center degli immobili pubblici a Palazzo della Zecca. Dal Verme: “L’etica ci guida quando scegliamo il meglio per la città”

Un momento del seminario di ieri. Da destra a sinistra: Alessandra dal Verme, Maurizio Carta e Mario Cucinella

“Non un luogo di uffici pubblici, ma un palazzo aperto alla città”. Lo ripete almeno tre o quattro volte nella lunga giornata del Demanio a Palermo la Direttrice dell’Agenzia, Alessandra dal Verme, con riferimento anzitutto al Palazzo delle Finanze. “Sarà una ricucitura urbana, a pochi passi dal porto turistico da una parte e dal centro della città e dal quartiere Ballarò dall’altra”, dice dal Verme durante la visita all’immobile che fu un carcere e che è abbandonato da venti anni. Ci tiene a ribadire come un immobile demaniale predestinato a ospitare gli uffici della Corte dei conti regionale diventerà invece uno studentato di qualità e un luogo aperto al pubblico. Per la Corte dei conti regionale si è trovata un’adeguata soluzione alternativa, con l’acquisto di quell’immobile dove già si trova oggi. Tutti contenti ex post, ma solo perché ex ante si è avuto il coraggio di fare le scelte giuste.

Palazzo delle Finanze esprime al meglio la filosofia e la battaglia che dal Verme si è intestata, soprattutto con i Piani città (36 firmati, 65 entro il 2028), di decidere le destinazioni dei beni con i Comuni e di privilegiare sempre la mixité funzionale, come dice davanti a Maurizio Carta, ordinario di Urbanistica e assessore a Palermo, grande fautore degli usi ibridi, flessibili e temporanei e ispiratore di quello che è stato il primo accordo del Demanio con un sindaco, poi diventato Piano città (sono 36 quelli firmati che diventeranno 65 entro il 2028).

Due le novità della giornata palermitana che spostano di un passo in avanti gli strumenti dell’innovazione del Demanio – la programmazione rilanciata con i Piani città e condivisa con gli enti territoriali, la centralità dell’utente, la riapertura al pubblico dei siti pubblici chiusi da decenni, la struttura per la qualità progettuale affidata a Fabrizio Tucci, gli usi temporanei come riavvio di un rapporto fra bene pubblico e città/utenti – che Carta non esita a definire “rivoluzione” in quanto “ha cambiato il paradigma e ha trasformato l’Agenzia del Demanio in attore e propulsore della rigenerazione”. Una novità è l’inaugurazione del primo Urban Center del Demanio nel Palazzo della Zecca, a duecento metri dal Palazzo delle Finanze, a conferma che la collaborazione con Carta e con la città di Palermo apre nuove frontiere. “Abbiamo conosciuto – ha spiegato Carta – una prima generazione di urban center ostensivo, in cui prevaleva il racconto di quel che si stava facendo; poi abbiamo avuto una seconda generazione di urban center progettuale, in cui prevaleva la dimensione del workshop. Qui nasce oggi una terza generazione di urban center che possiamo definire ‘agente’ perché partecipa direttamente della trasformazione, servirà a sperimentare nuove forme di trasformazione e di negoziazione”.

L’altra novità emersa ieri è la traslazione, con un workshop, dell’azione innovativa del Demanio sul piano dell’etica che accompagna i diversi momenti delle decisioni del funzionario pubblico: l’etica dell’immobile quando se ne deve decidere, appunto, la destinazione migliore per la città, fuori della logica dell’arroccamento del potere pubblico su se stesso; l’etica del progetto, quando si tratta di tradurre il disegno in iniziativa concreta e di accendere il motore della rigenerazione urbana partecipata; l’etica della condivisione, quando occorre aprire l’ascolto e il dialogo con strumenti non così usuali nella pubblica amministrazione; l’etica della narrazione perché non esiste rigenerazione che non si fondi su una narrazione capace di smontare la stratificazione dei significati dati nel tempo allo spazio pubblico (dal Verme ha ricordato come proprio qui a Palermo per secoli la città ha considerato le strade come “strade del Re” e non della collettività). “L’etica – dice dal Verme – è utilizzare al meglio, cioè con la scelta più giusta, fondata su elementi di conoscenza, quello spazio di discrezionalità che ogni scelta comporta”.

Al workshop organizzato dal Demanio e dall’Università di Palermo su questo tema, l’etica della responsabilità, hanno partecipato anche lo scrittore Gaetano Savatteri, lo stesso Maurizio Carta e Mario Cucinella. Di questi interventi, Diario DIAC darà conto a partire da domani.

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