LA GIORNATA
Scontro Lega-Fi sulla Consob, Freni rinuncia alla presidenza
- Accordo Bei-Presidenza del Consiglio per rafforzare investimenti in aree Zes unica
- Ferrovie, Filt Cgil: pronti a mobilitazione contro lo spezzatino degli intercity. No al disimpegno sugli investimenti infrastrutturali
- Ance: un nuovo quadro di norme e modello Pnrr per la rigenerazione delle città
IN SINTESI
Federico Freni getta la spugna e rinuncia alla corsa per la presidenza della Consob. Dopo mesi di tensioni e di veti all’interno della maggioranza sulla scelta del nuovo presidente dell’Autorità, il sottosegretario al Mef, candidato della Lega ha comunicato ieri il proprio passo indietro. La partita rimane ancora tutta aperta e le turbolenze non sembrano rientrare. “Ha prevalso la linea del segretario Antonio Tajani, serve un nome terzo e di alto profilo”, sono le parole di esponenti azzurri pronunciate in Transatlantico. Il vicepremier Matteo Salvini non risponde alle domande sul tema. Scuro in volto, incalzato dai cronisti, taglia corto: “oggi non parlo”. Ma nel Carroccio serpeggia grande amarezza e il messaggio che viene veicolato è che, a questo punto, possa essere accettato un candidato di Forza Italia. Questo significherebbe un ‘niet’ sul candidato appoggiato da Forza Italia, Federico Cornelli, attuale commissario Consob. Giorgia Meloni, due settimane fa, aveva assicurato una soluzione alle porte. Una nuova occasione di confronto, anche acceso, potrebbe essere il Consiglio dei ministri in programma nelle prossime ore dove la premier sarebbe chiamata a mediare tra i due fronti avversi per trovare una difficile sintesi. Freni, intanto, avrebbe spiegato ai suoi più vicini le ragioni della sua rinuncia di fronte al niet di Tajani: evitare uno stallo dannoso per tutti. “Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese”, spiega poi in un’intervista a Repubblica, che ha anticipato la notizia. E a chi chiede del veto di FI su una figura politica, il sottosegretario risponde senza giri di parole: “mi ricorda molto un senhal, lo schermo dietro cui si celava la donna amata nella poesia provenzale. Ma a questo punto per me è una questione di dignità. Mi dispiace che fare politica possa essere considerato un limite”. Mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti minimizza: “sono decisioni sue, io sono contento così almeno rimane a lavorare con noi”. Da persona di grande responsabilità ed elevato senso istituzionale, – insistono fonti della Lega – Freni ha preso atto della situazione e ha scelto di sfilarsi dalla corsa per la presidenza della Consob dimostrando di non voler creare problemi al governo, all’Authority e al Paese.
Accordo Bei-Presidenza del Consiglio per rafforzare investimenti in aree Zes unica
Sostenere il finanziamento di investimenti pubblici e privati nei territori della Zes unica è la finalità del protocollo d’intesa siglato, ieri a Napoli, tra la Bei (Banca europea per gli investimenti) e la presidenza del Consiglio dei Ministri. L’accordo è stato sottoscritto dal capo del Dipartimento per il Sud di Palazzo Chigi, Giuseppe Romano, e dal capo ufficio del Gruppo Bei in Italia, Milena Messori. “L’intesa consente di ampliare l’offerta di finanza a medio-lungo termine, strumenti di garanzia e operazioni di finanziamento diretto – ha evidenziato Romano – l’obiettivo è favorire un impiego più efficiente delle risorse disponibili, sostenere lo sviluppo delle filiere produttive strategiche e incrementare la capacità di attrazione degli investimenti nei territori interessati, in un’ottica di maggiore integrazione tra livello nazionale ed europeo”.
In attuazione del Piano strategico triennale della Zes unica, l’intesa mira a migliorare l’accesso al credito per imprese e operatori pubblici e a sostenere investimenti in linea con le priorità europee di coesione, competitività e innovazione. La Bei potrà intervenire attraverso linee di credito a favore di pmi e imprese a media capitalizzazione, strumenti di garanzia, finanziamenti diretti per progetti localizzati nella Zes unica e servizi di assistenza tecnica per la strutturazione finanziaria degli investimenti, con particolare attenzione alle filiere strategiche (agroalimentare, aerospazio, automotive, navale) e ai settori ad alto contenuto innovativo e sostenibile. “Con questo accordo la Bei consolida il proprio ruolo di partner istituzionale di riferimento per le politiche di sviluppo del Mezzogiorno che – ha sottolineato la vicepresidente della Banca europea, Gelsomina Vigliotti – rappresenta una priorità strategica per il Gruppo: nel solo 2025 abbiamo investito nelle regioni di coesione del Paese quasi 5 miliardi di euro, pari a circa il 40 per cento della nostra attività complessiva in Italia, un livello record senza precedenti”.
Il protocollo prevede l’istituzione di una task force congiunta finalizzata a monitorare l’evoluzione degli strumenti previsti, favorire il coordinamento tra risorse europee, strumenti nazionali e finanziamenti Bei e rafforzare la collaborazione con il Fondo europeo per gli Investimenti. “La Zes unica è un esempio concreto di cosa significhi lavorare in modo integrato: Europa, Stato e territori che agiscono insieme per attrarre investimenti, sostenere le imprese e generare sviluppo reale. E’ questo il senso del nostro lavoro istituzionale: mettere insieme risorse, riforme e strumenti complementari per trasformare il potenziale dei territori in crescita, occupazione e opportunità concrete per i cittadini”, ha dichiarato Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per la Politica di coesione, in un video messaggio. Fitto ha affermato che la scelta di estendere la Zes all’intero Mezzogiorno “ha segnato un cambio di paradigma: abbiamo superato un sistema frammentato che penalizzava la certezza degli investimenti e moltiplicava le asimmetrie tra territori e abbiamo introdotto uno strumento unitario capace di garantire pari condizioni di accesso a realtà che condividono le stesse esigenze di sviluppo”. Fitto ha ricordato che “pilatri” di questa riforma sono “la semplificazione amministrativa che assicura tempi certi agli investitori che non è un obiettivo secondario, ma è una condizione strutturale per la competitività” ed ha rimarcato che “la Zes unica dimostra anche la sinergia tra strumenti distinti ma convergenti: la politica di coesione, il Pnrr, gli incentivi nazionali e gli strumenti finanziari europei che da ora operano in parallelo, agiscono in modo coordinato, si rafforzano reciprocamente e moltiplicano l’impatto complessivo degli interventi”. “Questo protocollo d’intesa è di particolare rilevanza strategica perché prevede una proficua collaborazione finalizzata ad agevolare, in collaborazione con il settore bancario, l’accesso al credito di investitori pubblici e privati nell’area Zes del Mezzogiorno. È un’iniziativa di assoluto valore perché rafforza la capacità di attrarre investimenti al Sud e conferma la volontà politica del Governo di continuare a investire su questa misura strategica di politica industriale nel Mezzogiorno”, ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le Politiche per il Sud, Luigi Sbarra, in occasione della sottoscrizione dell’accordo tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Bei per rafforzare gli investimento nell’area della Zes unica, aggiungendo che la firma dell’intesa “sarà uno stimolo ulteriore per gli investitori a spostarsi nel Mezzogiorno che sta vivendo, negli ultimi tre anni, una stagione di risultati positivi: il Pil cresce più che nel resto del Paese, ripartono gli investimenti pubblici e privati, si rafforza l’export, l’occupazione ha raggiunto il massimo storico con il 50,1 per cento di tasso di occupazione”.
Ferrovie, Filt Cgil: pronti a mobilitazione contro lo spezzatino degli intercity. No al disimpegno sugli investimenti infrastrutturali
I sindacati affilano le armi e preparano la mobilitazione contro lo ‘spezzatino’ del servizio ferroviario intercity che si prefifgura con la nuova gara suddivisa in tre lotti. “Per noi c’è tutto lo spazio per mettere in campo mobilitazione ampia di tutto il settore ferroviario”, ha annunciato il segretario generale della Filt Cgil Stefano Malorgio, ieri a Roma, all’assemblea dei delegati della Filt Cgil del settore ferroviario, denunciando che “nonostante le tante lettere inviate e le interlocuzioni formali e informali, il Governo sta andando dritto lungo una strada sbagliata con le gare per il servizio intercity e non facendo nulla sulle risorse infrastrutturali”. “Siamo in una fase politica in cui sul trasporto ferroviario si interviene con cose negative oppure non si interviene dove si dovrebbe intervenire. E’ una fase molto complicata”, sintetizza Malorgio.
“Ci sono cose che si fanno e non si dovrebbero fare, come la gare per il servizio intercity. Dietro c’è la teoria secondo la quale se si mette a mercato il sistema, si migliora al qualità del servizio. Così non è e l’alta velocità ne è la dimostrazione perché non ha funzionato la concorrenza, tanto è vero che oggi i due operatori non hanno biglietti tanto differenti sotto il profilo dell’offerta, ma ha funzionato l’intervento infrastrutturale che ha dotato l’Italia di una rete ad alta velocità che ha fatto aumentare la quantità di passeggeri che utilizzano quella rete. Una dimostrazione di un campo dove la liberalizzazione non ha funzionato è il settore merci, la torta è rimasta quella di 30 anni fa con la differenza che quella torta viene spartita tra più operatori. Ma non è aumentata la quantità di merca trasportata. Questo dimostra il fatto che se non si interviene sulle infrastrutture, non servono le aperture al mercato”, sostiene Malorgio. Nel caso della gara degli intercity, “c’è un’aggravante perché nello schema di gara che è alla valutazione dell’Art e che è partita dal ministero delle Infrastrutture, sono previsti più lotti, non sono previste clausole sociali, che invece sono previste per le gare regionali e del trasporto pubblico. Un lavoratore rischia di perdere il posto di lavoro e non c’è nessuna clausola di natura contrattuale. La domanda è : tutto questo a chi giova? Frammentare il servizio giova alla qualità del servizio? I casi ci raccontano che così non è e ci raccontano che anche nello schema del sistema europeo si potrebbero fare aperture di mercato senza per questo massacrare i lavoratori”. “Il rischio – spiega ancora Malorgio – è quello di piegare Fs che è il più grande gruppo nazionale di trasporto nazionale, soprattutto in una fase in cui il mondo si interroga su come il servizio ferroviario può in qualche modo supplire, almeno sulla media percorrenza, ad un trasporto aereo che rischia nei prossimi anni, a causa della crisi energetica di avere costi e sostenibilità diversi da quelli attuali”.
C’è poi la questione di ciò che non si fa che è ” l’assenza di risorse per gli investimenti infrastrutturali dopo il Pnrr. C’è una grande difficoltà e anche le dichiarazioni che sentiamo sul fatto che quest’anno siamo a posto non sono tranquillizzanti perché nessuno capisce cosa accadrà dopo. Ed è una grande questione perché ci sono opere che per essere completate di un intervento pubblico di proseguimento rispetto alle risorse utilizzate con il Pnrr. Senza i cantieri si fermano e l’azienda, Rfi in questo caso, rischia di avere anche un danno sul piano del bilancio. Queste sono le cose che si dovrebbero fare e non si fanno”.
Al momento, il fronte più caldo è sicuramente quello della gara degli intercity considerando i tempi stretti: “l’iter è stato avviato dal ministero e dovrebbe terminare entro la fine del mese di giugno. L’affidamento dovrebbe partire dal 2028 per 15 anni”, ricorda poi il segretario nazionale della Filt Amedeo D’Alessio. “Al Mit – riferisce – abbiamo chiesto avere un lotto unico nella gara per il servizio intercity, l’inserimento di una precisa clausola sociale che garantisca il mantenimento di tutti i livelli occupazionali sia diretti sia indiretti e l’applicazione del contratto collettivo nazionale delle attività ferroviarie. Siamo molto preoccupati perché lo spezzettamento della gara può avere conseguenze su lavoratori e lavoratrici diretti ma anche negli appalti ferroviari. Ci preoccupa inoltre che, con l’ingresso di nuovi operatori nell’alta velocità, la competizione si giochi sul costo del lavoro e per questo chiediamo una normativa per far applicare a tutti gli operatori del trasporto ferroviario il contratto nazionale. Infine con la fine delle risorse del Pnrr chiediamo che lo Stato non arretri sugli investimenti perché l’infrastruttura è un bene pubblico e andando verso il modello Rab, con l’ingresso di capitali privati nelle infrastrutture, si rischia un aumento di pedaggi con conseguenze sul lavoro e anche sull’utenza con il rischio di incremento del prezzo dei biglietti”.
Ance: un nuovo quadro di norme e modello Pnrr per la rigenerazione delle città
Governare la crescita delle città e della popolazione residente, garantendo nel tempo il “giusto” paradigma urbano: vivibile, inclusivo e sostenibile. E’ questa la sfida che i Paesi dovranno affrontare in un’ottica in cui il recupero delle periferie è strettamente collegato alla rigenerazione urbana come nuovo modello di sviluppo e tenendo presente che circa il 78% della popolazione risiederà in aree urbane grandi e medie entro il 2050, con una forte concentrazione nelle 14 città metropolitane, dove già oggi vive oltre il 36,2% dei residenti nazionali. La complessità delle esigenze attuali impone il passaggio verso un modello di città policentrica e diffusa, che eviti la creazione di luoghi marginali degradati e la rigenerazione urbana, sostenuta da direttive europee (Agenda 2030, Fit for 55, EPBD), non deve limitarsi a interventi edilizi, ma integrare sostenibilità ambientale e integrazione sociale. Tutto questo deve necessariamente poggiarsi su una politica strutturale e non più una sommatoria di interventi straordinari. È il messaggio che giunto ieri dall’Ance nel corso dell’audizione alla Camera sulle condizioni di sicurezza e degrado delle città e delle periferie, per voce del vicepresidente dell’associazione, Stefano Betti, che ha rilanciato l’urgenza di una una riforma organica delle regole urbanistiche e un piano stabile di investimenti per il recupero delle aree degradate. “Un ruolo fondamentale in questi processi rigenerativi è affidato alla flessibilità degli usi del suolo consentendo di mutare gli usi in atto con altri in grado di andare incontro alle esigenze economiche e sociali emergenti o di inserire usi transitori in attesa di individuare quelli definitivi. I cambi d’uso, se ben calibrati anche attraverso l’attivazione di processi partecipativi della popolazione interessata e una attenta analisi dei bisogni, possono rappresentare un volano di rilancio di interi ambiti urbani”, ha detto Betti. Un’altra leva, indicata dall’Ance, è il recupero dei “vuoti urbani” (ex fabbriche, caserme, stazioni ferroviarie). “Il riutilizzo di queste aree è essenziale per contenere il consumo di suolo, sebbene richieda procedure complesse, bonifiche e una sostenibilità economica garantita”, sottolinea Betti. “Tutto ciò assume ancora maggiore valore nelle periferie che sono caratterizzate generalmente dalla presenza di immobili a destinazione residenziale, speso pubblici, con scarsità di servizi. Qui, l’inserimento di nuovi servizi pubblici attività commerciali/artigianali e centri sportivi funge da volano per la legalità e l’aggregazione sociale, contrastando la marginalizzazione giovanile”. E’ di tutta evidenza che un sistema normativo vetusto e frammentato, basato su leggi risalenti al 1942 e al 1968, “non è in grado di supportare questa ‘transizione territoriale”, avverte il vicepresidente dell’Ance. Anche perchè l’incertezza legislativa è aggravata dal continuo contrasto tra Stato e Regioni, con numerose leggi regionali innovative dichiarate incostituzionali.
“È quindi fondamentale – afferma Betti – che a livello nazionale si arrivi celermente a definire una nuova cornice di principi innovativi per l’attività edilizia che consentano di superare i continui conflitti normativi che stanno impedendo il cambiamento. La riforma deve integrare le semplificazioni già sperimentate in altri contesti (es. PNRR, Salva Casa e da ultimo il Piano Casa 2026) in un quadro organico, definendo chiaramente i confini tra Stato e Regioni. Tra le priorità spiccano la revisione delle categorie di intervento e una maggiore flessibilità nei cambi d’uso. Risulta inoltre indispensabile coordinare la disciplina urbanistica con quella fiscale e ambientale, promuovendo la rigenerazione urbana e la trasformazione/adeguamento del patrimonio esistente. Nel frattempo, occorre una normativa specifica sulla rigenerazione urbana per creare un quadro omogeneo e garantito su tutto il territorio nazionale, stimolando le Regioni nelle quali vi è ancora una arretratezza regolativa e salvaguardando le normative regionali di maggior favore già presenti”.
In questo contesto, Ance rilancia il “metodo Pnrr”, basato su obiettivi misurabili, monitoraggio e valutazione dei risultati. L’auspicio è che questo approccio non rimanga legato solo alla fase straordinaria del Piano, ma diventi un modello stabile di programmazione delle politiche urbane. Altro aspetto di grande importanza è il rapporto tra pubblico e privato. La rigenerazione urbana richiede infatti investimenti molto elevati e non può essere sostenuta esclusivamente dalle risorse pubbliche. Secondo ANCE, occorre creare condizioni normative e fiscali che favoriscano la collaborazione tra amministrazioni, imprese e investitori privati, in modo da moltiplicare l’efficacia degli interventi e rigenerare interi quartieri. Tutto questo si connette a doppio filo con le politiche abitative. “La rigenerazione urbana deve favorire, in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea, l’housing accessibile, trasformando aree dismesse in alloggi per le famiglie in difficoltà”, spiega Betti. Rigenerare significa anche trasformare edifici inutilizzati o degradati in abitazioni sicure, efficienti e accessibili alle famiglie in difficoltà. Tuttavia, Ance sottolinea che la questione abitativa non può essere affrontata soltanto costruendo case: servono anche trasporti, servizi, infrastrutture sociali e spazi pubblici di qualità. Il Piano casa del Governo è giudicato «un passo avanti importante sull’emergenza abitativa» soprattutto nei primi due pilastri dedicati all’aumento dell’offerta di edilizia pubblica e sociale. Più articolato invece il giudizio sul terzo pilastro dell’edilizia integrata, considerato ancora troppo concentrato sui grandi interventi urbani. L’Ance chiede inoltre di rafforzare la leva fiscale per sostenere la riqualificazione energetica e sociale dei quartieri degradati, puntando su incentivi e contributi diretti in grado di rendere sostenibili gli interventi anche per le famiglie a basso reddito.
Confcommercio, l’illegalità è costata alle imprese 41 miliardi nel 2025. Messi a rischio 284mila posti di lavoro per commercio e pubblici esercizi
Quarantuno miliardi di euro e 284mila posti di lavoro messi a rischio: questo è stato il costo dell’illegalità nel 2025 per le imprese del commercio e dei pubblici esercizi. A calcolarlo è la Confcommercio in occasione della giornata nazionale “Legalità, ci piace!”, presentando le stime del proprio centro studi. I numeri sono in crescita rispetto all’anno precedente: nel 2024, il costo dei fenomeni illegali era di 39,2 miliardi e i posti lavorativi messi in pericolo 276mila. Nello specifico, nel 2025 l’abusivismo è costato 10,5 miliardi di euro nel commercio e 8,5 miliardi nella ristorazione, la contraffazione pesa per 5 miliardi e il taccheggio per 5,4 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni e spese difensive) ammontano a 7,4 miliardi, mentre i costi per la cyber criminalità a 4,2 miliardi. Secondo l’indagine, un’impresa su tre percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza durante l’ultimo anno. Il 30,2% degli imprenditori teme che la propria impresa possa essere esposta a crimini e i furti rappresentano la principale preoccupazione (32%). Quasi la metà degli esercizi commerciali (49,6%) è preoccupato da episodi criminali legati al fenomeno delle baby gang, segnalati dal 22,8% delle imprese. La mala movida, in generale, è temuta da un terzo delle attività(33%), soprattutto in termini di degrado urbano (50,3%) e di atti vandalici e danneggiamenti (45,5%). Quasi 7 imprese su 10 (66,6%) si dicono penalizzate dall’abusivismo e dalla contraffazione, da cui deriverebbero concorrenza sleale (53,5%) e riduzione dei ricavi (22,2%). Presidi nei territori, investimenti privati nella sicurezza, piani territoriali per le aree più esposte e politiche di rigenerazione urbana: sono queste alcune delle proposte avanzate da Confcommercio, durante la presentazione dell’indagine del proprio centro studi sui fenomeni illegali, per contrastare la criminalità che colpisce le imprese del commercio e i pubblici esercizi. Le forze dell’ordine sono il soggetto percepito come più vicino agli imprenditori minacciati (66%). Confcommercio propone l’introduzione di un poliziotto di quartiere, i pattugliamenti nelle aree commerciali e una maggiore presenza nelle fasce orarie più critiche: non solo in quelle notturne ma anche in quelle serali, pre-chiusura, nei weekend e nei momenti di maggiore afflusso.
Il rapporto del centro studi della confederazione ha sottolineato come quasi nove imprese su dieci (87,3%) abbiano investito — in media l’1,1% del fatturato — per migliorare le misure di sicurezza. Per Confcommercio sarebbero auspicabili crediti d’imposta o contributi per videosorveglianza, allarmi, sistemi antitaccheggio, collegamenti con centrali operative, illuminazione esterna e sicurezza privata. Sul fronte istituzionale, l’idea è istituire tavoli permanenti tra Prefetture, Comuni, forze dell’ordine e associazioni di categoria. Questi potrebbero produrre la mappatura delle zone a maggiore rischio e coordinare interventi su furti, spaccate, mala movida, abusivismo e degrado. Il rapporto ha evidenziato, nella percezione degli imprenditori, che la presenza di negozi sfitti o chiusi favorisce la diffusione di microcriminalità e vandalismo. In questo senso, la proposta è di una sicurezza urbana come leva contro la desertificazione commerciale. “L’illegalità lavora come un tarlo silenzioso, in maniera persistente, insidiosa, che consuma dall’interno la fiducia, la concorrenza leale e la qualità della vita economica”, ha detto Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Sangalli ha sottolineato il concetto di “etica d’impresa”: “è il modo in cui tanti imprenditori, ogni giorno, fanno il proprio dovere, rispettano le regole, creano lavoro, generano valore e contribuiscono alla tenuta economica e sociale delle comunità”. Le imprese virtuose, per il presidente di Confcommercio, “stanno facendo la loro parte”. Ma la sicurezza è “una responsabilità pubblica” e non può pesare sui costi ordinari delle attività.
“La sicurezza urbana non è solo ordine pubblico: è qualità della vita, coesione sociale, fiducia nelle istituzioni. Se non garantiamo sicurezza e percezione di sicurezza, le città si spengono”, ha dichiarato il vicepresidente dell’Anci Stefano Locatelli, intervenendo alla Giornata della legalità. Locatelli ha portato la voce dei Comuni, sottolineando come “la sicurezza si costruisca attraverso un lavoro condiviso tra istituzioni, forze dell’ordine, sistema economico e società civile”. Un ruolo centrale, secondo il vicepresidente Anci, è svolto proprio dalle attività economiche: “I negozi, i pubblici esercizi e le imprese sono presìdi di legalità e punti di riferimento per i quartieri. Dove il commercio arretra, spesso avanzano degrado e insicurezza. Quando una serranda si abbassa non perdiamo solo economia e occupazione, ma anche presidio sociale, identità e sicurezza”. Locatelli ha poi richiamato l’attenzione sul fenomeno della desertificazione commerciale e sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra Anci e Confcommercio per sostenere i quartieri e le economie urbane: “Le strade vive sono più sicure. Per questo serve una strategia condivisa capace di coniugare sostenibilità sociale, vivibilità urbana e rilancio economico dei territori”. Ampio spazio anche al tema della movida e della gestione degli spazi urbani. “I sindaci conoscono bene il delicato equilibrio tra diritto al divertimento, iniziativa economica e tutela del riposo, della sicurezza e della qualità della vita dei residenti”, ha osservato Locatelli, ricordando “il lavoro svolto da Anci per accompagnare i Comuni nell’utilizzo degli strumenti previsti dalla normativa vigente e per promuovere un modello di sicurezza partecipata e collaborativa”. Sul fronte della videosorveglianza, il vicepresidente Anci ha evidenziato il crescente impegno dei Comuni: “La videosorveglianza è diventata uno strumento indispensabile di prevenzione e controllo del territorio, ma servono risorse strutturali e regole più chiare. I Comuni chiedono un rifinanziamento stabile del Fondo nazionale e linee guida condivise con il Garante della Privacy per semplificare gli aspetti applicativi”.
Snam, nel primo trimestre ricavi a 999 mln, gli investimenti salgono a 991 mln. A fine aprile livello stoccaggi di gas al 50%
Snam chiude il primo trimestre con risultati che evidenziano una solida performance finanziaria, nonostante la volatilità del contesto macroeconomico e geopolitico globale. Gli investimenti totali si sono attestati pari a 991 milioni, il 19% dei quali risulta allineato alla Tassonomia Europea e il 56%5 ai Sustainable Development Goals.
I ricavi sono saliti a 999 milioni di euro in aumento di 29 milioni di euro (+3,0%) rispetto al primo trimestre 2025 (+8,8% escludendo l’effetto one-off legato al deflatore rilevato nel primo trimestre 2025), grazie principalmente alla crescita dei ricavi regolati del business Infrastrutture Gas (+25 milioni di euro; +2,9%).
L’incremento dei ricavi regolati è attribuibile principalmente: alla crescita della RAB nei settori Trasporto e Stoccaggio per l’avanzamento del piano di investimenti (+39 milioni di euro); alle variazioni del perimetro di consolidamento del Gruppo, riconducibili a Stogit Adriatica, entrata nel perimetro a marzo 2025 (+9 milioni di euro), al contributo del terminale FSRU di Ravenna, entrato in esercizio a maggio 2025 (+18 milioni di euro) e al contributo di OLT, che a partire da marzo 2026 è stata consolidata integralmente (+12 milioni di euro). Tali effetti positivi sono stati parzialmente compensati dall’effetto one-off rilevato nel 2025 relativo al recupero dell’adeguamento al nuovo deflatore applicato ai ricavi 2024 (-52 milioni di euro). L’ebitda del primo trimestre 2026 si è attestato a 775 milioni di euro, in aumento di 14 milioni di euro (+1,8%) rispetto al primo trimestre 2025 (+66 milioni di euro; +9,3% escludendo l’effetto one-off legato al deflatore rilevato nel primo trimestre 2025). L’incremento riflette il contributo positivo dei business Infrastrutture Gas (+7 milioni di euro) e Market Solutions (+7 milioni di euro). L’utile operativo si è attestato a 482 milioni di euro, in aumento di 32 milioni di euro (+7,1% escludendo l’effetto one-off legato al deflatore rilevato nel primo trimestre 2025), in diminuzione di 20 milioni di euro (-4,0%) rispetto al corrispondente valore del 2025. L’aumento dell’ebitda è stato più che compensato da maggiori ammortamenti e svalutazioni (-34 milioni di euro, +13,1%), a seguito dell’incremento degli investimenti e della variazione del perimetro. L’utile netto adjusted ammonta a 375 milioni di euro, in aumento di 6 milioni di euro (+1,6%) escludendo l’effetto one-off legato al deflatore rilevato nel primo trimestre 2025, in riduzione di 31 milioni di euro (-7,6%), rispetto all’utile netto adjusted del primo trimestre 2025. Nel primo trimestre 2026, gli investimenti totali sono risultati pari a 991 milioni di euro (361 milioni di euro nel primo trimestre 2025) per i maggiori investimenti nei business delle Infrastrutture Gas, con riferimento in particolare alla rigassificazione e al trasporto gas, e del business del biometano. Il 56% degli investimenti risulta allineato ai Sustainable Development Goals, mentre il 19% risulta allineato alla Tassonomia Europea. Gli investimenti tecnici, escluso l’effetto di OLT e al lordo dei contributi, si attestano a 458 milioni di euro (+16,8% rispetto al primo trimestre 2025) e sono relativi principalmente al settore trasporto (314 milioni di euro; 295 milioni di euro nel primo trimestre 2025), al settore stoccaggio (43 milioni di euro; 39 milioni di euro nel primo trimestre 2025) e al settore rigassificazione (11 milioni di euro; 34 milioni di euro nel primo trimestre 2025). Gli investimenti del business Market Solutions sono risultati pari a 79 milioni di euro (27 milioni di euro nel primo trimestre 2025), in aumento di 52 milioni di euro, principalmente per le attività connesse alla conversione di impianti biogas alla produzione di biometano. Il livello di riempimento degli stoccaggi di gas ha raggiunto a fine aprile il 50%, fa sapere Snam, aggiornando il dato comunicato il 23 aprile quando il livello di riempimento dei depositi era del 46,5%.
In un contesto energetico europeo ancora caratterizzato da mercati volatili, dalla ridefinizione delle catene di approvvigionamento e da quadri regolatori in continua evoluzione, Snam, sottolinea il gruppo, si posiziona come punto di riferimento per la sicurezza del sistema energetico, promuovendo la diffusione e la comprensione del concetto di integrazione energetica, con il gas naturale che mantiene un ruolo centrale in un sistema sempre più interconnesso, in cui tutte le fonti concorrono a garantire sicurezza, accessibilità e flessibilità delle forniture. In tale contesto, le stime più recenti sull’evoluzione della domanda di gas naturale in Italia per il 2026 prevedono una lieve crescita rispetto al 2025, con prospettive per i settori dei consumi finali stabili o in moderato aumento. Per quanto riguarda gli asset internazionali, non si registrano discontinuità o criticità di rilievo nel perimetro degli asset di Snam, anche grazie alle continue azioni di diversificazione delle fonti di approvvigionamento e agli investimenti per la sicurezza delle forniture. Snam continuerà a monitorare attentamente l’evoluzione della situazione sia in Medio Oriente sia in Ucraina, valutando le possibili conseguenze e gli effetti sul Gruppo. Ad oggi, non sono stati identificati impatti rilevanti riconducibili a tali eventi con riferimento alla gestione delle attività operative e alla realizzazione del programma di investimenti.
“In un contesto globale altamente volatile, abbiamo registrato un ottimo avvio del 2026, pienamente in linea con la guidance annuale, grazie a solidi risultati operativi, una gestione finanziaria disciplinata e un quadro regolatorio altamente visibile. Abbiamo continuato a dare attuazione al nostro piano di investimenti per rafforzare la sicurezza energetica dell’Italia e promuovere l’integrazione energetica, mirando a garantire almeno il 90% dell’obiettivo di riempimento degli stoccaggi tramite le ultime aste e continuando a investire per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas”, ha commentato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi. I risultati del primo trimestre 2026 confermano la traiettoria di raggiungimento della guidance per l’esercizio 2026.
Hera: in I trim. stabili mol a 419 milioni e utile netto a 154 mln, +24,1% investimenti a 237,7 mln
Hera archivia il primo trimestre con un utile netto di pertinenza degli azionisti di 154,6 milioni di euro, in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. I ricavi, spiega una nota, ammontano a 3,51 miliardi, in calo rispetto ai 4,32 miliardi dello stesso periodo del 2025 principalmente per i minori prezzi medi delle commodity energetiche nel trimestre nonostante il rialzo di marzo, i minori volumi di gas ed energia elettrica venduti ai clienti finali prevalentemente per i mercati di ultima istanza e Consip e i minori ricavi legati all’attività di intermediazione sia nel business del gas che dell’energia elettrica. Il Mol è in progresso dello 0,2% a 418,9 milioni e gli investimenti operativi lordi si attestano a 237,7 milioni (+24,1 %). L’indebitamento finanziario netto è pari a 4.028,6 milioni di euro, con debito netto/Mol a 2,62 volte. “Questi risultati, insieme al dividendo in rialzo che distribuiremo a giugno e alle numerose progettualità in linea con gli obiettivi dell’Agenda Onu, testimoniano ancora una volta la nostra costante attenzione alla creazione di valore per tutti i nostri stakeholder e la nostra capacità di coniugare crescita aziendale e sviluppo sostenibile”, ha commentato il presidente esecutivo Cristian Fabbri. Secondo l’ad, Orazio Iacono, “si conferma la nostra capacità di proseguire nel percorso di crescita anche per linee esterne con le più recenti acquisizioni di Sostelia e dell’ulteriore 52% di Sea: due operazioni che rappresentano nuovi fondamentali tasselli all’interno delle nostre filiere water e waste”. Per l’area gas il Mol è stato di 170,5 milioni e gli investimenti sono di 48 milioni (+25%). Il contributo dell’area gas al Mol di Gruppo è pari al 40,7%. Il Margine operativo lordo dell’aera energia elettrica sale a 74,2 milioni e gli investimenti lordi ammontano a 32,1 milioni (+21,6%) e il contributo dell’area energia elettrica al Mol di Gruppo è pari al 17,7 %. Per l’area ciclo idrico integrato il Mol sale a 74,6 milioni (+4,9%) e gli investimenti lordi ammontano a 92,5 milioni (+22%). Il Mol dell’area ambiente sale a 91,8 milioni di euro, e gli investimenti lordi nell’area ambiente ammontano a 46,5 milioni di euro, in aumento del 46,7%. Il contributo dell’area ambiente al Mol di Gruppo è pari al 21,9%.
Prima riunione del nuovo Cda Enel, Cattaneo confermato ad
Si è riunito ieri a Roma per la prima volta, sotto la presidenza di Paolo Scaroni, il Consiglio di Amministrazione di Enel S.p.A., nominato dall’Assemblea degli Azionisti di ieri, 12 maggio. Il Consiglio di Amministrazione ha confermato Flavio Cattaneo quale Amministratore Delegato e Direttore Generale della Società.
Il Cda ha quindi verificato in capo a tutti i Consiglieri il possesso dei requisiti di onorabilità e l’assenza di cause di ineleggibilità e incompatibilità. Quindi ha riconosciuto in capo a tutti i Consiglieri non esecutivi (ossia al Presidente Paolo Scaroni e ai Consiglieri Johanna Arbib, Mario Corsi, Tiziana De Luca, Dario Frigerio, Alessandro Monteduro, Federica Seganti e Alessandra Stabilini) il possesso dei requisiti di indipendenza previsti sia dalla legge sia dal Codice italiano di Corporate Governance.
Con particolare riferimento alla posizione dirigenziale rivestita dal Consigliere Tiziana De Luca presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Consiglio di Amministrazione ha tenuto conto tanto della peculiare natura di azionista di riferimento di Enel rivestita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, quanto della posizione organizzativa e delle competenze assegnate al Consigliere Tiziana De Luca nell’ambito del medesimo Ministero, che non sono state considerate suscettibili di condizionarne l’autonomia di giudizio. Con riferimento all’incarico di Capo di Gabinetto dell’Autorità Delegata per la Sicurezza della Repubblica ricoperto dal Consigliere Alessandro Monteduro, il Consiglio di Amministrazione ha ritenuto che tale ruolo non compromette l’indipendenza dell’interessato.
Tale conclusione si fonda sulle medesime considerazioni esposte per il Consigliere Tiziana De Luca, da ritenersi ulteriormente rafforzate alla luce della netta distinzione tra le competenze attribuite all’Autorità Delegata per la Sicurezza della Repubblica (operante presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) e quelle spettanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Ludoil, accordo con Goi per rilevare la raffineria di Priolo, torna a guida italiana
Ludoil Capital., società controllata interamente dalla holding Ludoil Energy, ha sottoscritto un Sale and Purchase Agreement con GOI Energy per l’acquisizione della partecipazione detenuta da quest’ultima nel capitale sociale di Isab, società proprietaria della raffineria di Priolo Gargallo e delle infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche ad essa afferenti. L’operazione prevede una struttura articolata in due fasi, la prima delle quali relativa al 51% delle quote e subordinata, tra l’altro, al positivo esito del procedimento di notifica da avviarsi dinanzi al Governo italiano ai sensi della normativa sui poteri speciali in materia di attività di rilevanza strategica nazionale (D.L. 21/2012, c.d. Golden Power), nonché all’ottenimento delle autorizzazioni Antitrust e regolatorie applicabili. L’impianto, situato in provincia di Siracusa, nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e Melilli, costituisce il più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità autorizzata di 20 milioni di tonnellate annue e una capacità bilanciata di 15 milioni di tonnellate annue, e rappresenta un’infrastruttura strategica per la sicurezza energetica nazionale. Con questa operazione, un asset industriale essenziale per il Paese ritornerà sotto una guida italiana. L’acquisizione segna l’avvio di una nuova fase per ISAB, che si trasformerà in una Energy Company, con un portafoglio integrato che spazia dal processing di greggio alle bioenergie avanzate, configurandosi come hub strategico per i flussi energetici tra Europa, Africa, America e Medio Oriente. La conduzione sarà improntata a un modello fondato sulla creazione di valore condiviso, affinché ISAB rafforzi il proprio ruolo a tutela degli approvvigionamenti e continui a generare prosperità per il territorio e per il Paese. Nel medio periodo, l’indirizzo industriale sarà orientato al bio-processing avanzato. Il piano prevede la progressiva introduzione di nuove filiere dedicate alla produzione di Hydrotreated generazione e BioETBE: un insieme articolato di vettori energetici rinnovabili in linea con le direttrici europee in materia di decarbonizzazione. Gli investimenti saranno strutturati in coerenza con i requisiti della Direttiva europea RED III, a conferma dell’impegno del Gruppo verso standard di sostenibilità riconosciuti sui mercati internazionali. A integrazione della componente bio, il sito dispone già oggi di una centrale elettrica e di cogenerazione da 540 MW e potrà beneficiare della realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili per ulteriori 20 MW. Tale traiettoria si inscrive in un più ampio percorso di evoluzione del distretto industriale di Priolo, già interessato da significativi investimenti nella bioraffinazione, che contribuiscono a proiettare il territorio siracusano quale hub di riferimento per la transizione energetica nel Mediterraneo. Sul piano occupazionale, l’attuale organico sarà integralmente preservato. ISAB rappresenta un patrimonio di competenze ingegneristiche maturato in decenni di attività in Sicilia, cuore storico della raffinazione e della petrolchimica italiana. Si tratta di un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale, che Ludoil intende valorizzare e proiettare su scala internazionale. Il piano di crescita e i nuovi impianti previsti potranno inoltre generare ulteriori opportunità occupazionali per il territorio, anche attraverso sinergie con il mondo dell’istruzione e della ricerca. La complementarità tra le capacità commerciali e infrastrutturali di Ludoil e le competenze industriali di ISAB abiliterà un’integrazione verticale della filiera, dalla fase di approvvigionamento al downstream, fino alla distribuzione. La dote del Gruppo comprende: depositi costieri, infrastrutture logistiche, una rete di stazioni di rifornimento e un mix diversificato di impianti di generazione da fonti rinnovabili, dal biometano al fotovoltaico, fino all’eolico. L’operazione proietta Ludoil nel ruolo di principale Multi-Energy Company privata italiana, con ricavi consolidati attesi superiori a 10 miliardi di euro annui, collocando il Gruppo tra i primi operatori italiani per fatturato e tra i protagonisti della trasformazione del sistema energetico nazionale.
Plenitude espande la propria rete di ricarica nella grande distribuzione
Plenitude, tramite la controllata Plenitude On The Road, prosegue nel piano di sviluppo della propria rete di ricarica, con l’installazione di nuove infrastrutture presso i punti vendita di ALDI sul territorio nazionale. Le prime colonnine sono state attivate nei parcheggi dei negozi di Gemona del Friuli (Udine), Rovereto via del Brennero (Trento) e Camposampiero (Padova). L’accordo pluriennale con ALDI Italia, parte del Gruppo ALDI SÜD realtà multinazionale di riferimento nel settore discount, prevede l’installazione di colonnine di diverse tipologie e potenze, con l’obiettivo di raggiungere una presenza complessiva in oltre 100 negozi ALDI. A seguito di questa intesa, clienti, dipendenti e fornitori di ALDI potranno ricaricare i propri veicoli grazie a colonnine di ricarica elettrica alimentate da energia certificata tramite garanzie d’origine di provenienza europea, come immessa in rete e prodotta da impianti alimentati al 100% da fonti rinnovabili. Una partnership che si inserisce nella strategia di Plenitude di estendere la propria rete non solo su strada, ma anche presso luoghi sempre più vicini alle esigenze delle persone, accompagnando gli e-driver nei momenti di vita quotidiana e offrendo loro un servizio sempre più integrato. Paolo Martini, Head of E-Mobility Recharge Solutions di Plenitude e amministratore delegato di Plenitude On The Road, ha dichiarato: “Siamo lieti di mettere a disposizione di ALDI le nostre soluzioni e i nostri servizi, tecnologicamente avanzati e in continua espansione, offrendo a clienti, dipendenti e fornitori un’esperienza di ricarica semplice e confortevole. Il nostro obiettivo è essere il miglior alleato di famiglie e imprese nella transizione energetica e questo accordo ne è una concreta testimonianza.”
Sparkle, l’ad Bagnasco confermato presidente del Global Leaders’ Forum
Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, annuncia la rielezione del proprio amministratore delegato Enrico Bagnasco come presidente del Global Leaders’ Forum (GLF), l’associazione globale dei leader della connettività internazionale finalizzata al futuro dell’infrastruttura digitale. Bagnasco ha assunto la carica di presidente nel giugno 2025, guidando con successo l’organizzazione attraverso un primo periodo di transizione. A seguito di una votazione formale del Consiglio, il suo mandato è stato prorogato per altri due anni, fino a maggio 2028. Con la continua fiducia e il sostegno del Consiglio del GLF, guiderà ora l’organizzazione nella sua prossima fase di sviluppo strategico. In qualità di presidente, Bagnasco svolgerà un ruolo centrale nell’avanzamento della strategia “Tomorrow Telco 2”, costruita attorno a quattro pilastri fondamentali di interoperabilità, innovazione, fiducia e persone. Contribuirà inoltre a sviluppare nuovi temi incentrati sulla creazione delle infrastrutture digitali a supporto dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, della connettività automatizzata basata su API per il miglior rapporto qualità/prezzo e di procedure avanzate di gestione delle frodi. Il GLF ha inoltre riconfermato l’attuale vicepresidente, Nabil Baccouche, Group Chief Carrier and Wholesale Officer di e&. Lavorando a stretto contatto con il Consiglio del GLF, Enrico e Nabil contribuiranno a guidare la visione di lungo termine del forum per conto dei suoi oltre 170 membri, che rappresentano molti dei principali carrier globali e fornitori di infrastrutture digitali a livello mondiale. “Desidero ringraziare tutti i membri del GLF per la rinnovata fiducia”, ha commentato Enrico Bagnasco. “Considero questo voto come un forte sostegno a proseguire nell’accelerazione dello sviluppo di infrastrutture digitali avanzate e nella promozione di una visione condivisa dei carrier internazionali come ‘spina dorsale dell’IA’ della connettività globale, sfruttando al contempo l’Intelligenza Artificiale come fattore abilitante dei servizi di nuova generazione. Sono lieto di continuare questo percorso insieme a Nabil, al Consiglio e ai nostri membri mentre guidiamo il GLF nella sua prossima fase di crescita e innovazione. Estendo inoltre il mio sincero apprezzamento allo staff del GLF per il suo impegno quotidiano, essenziale per il raggiungimento degli obiettivi e della missione dell’organizzazione.”
Costruzioni, al via il congresso Feneal. Franzolini: sicurezza, legalità, inclusione e innovazione per governare il cambiamento
Si è aperto nel pomeriggio di ieri il XIX Congresso Nazionale della FenealUil che ha riunito a Castellaneta Marina 600 persone tra delegate, delegati, rappresentanti istituzionali, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali. Un monologo teatrale, ideato e interpretato da Stefano Massini, ha dato il via ai lavori.
Al centro, la relazione del segretario senerale Mauro Franzolini, che ha delineato il quadro delle trasformazioni in atto e le priorità dell’organizzazione.
“Il sindacato è prima di tutto un soggetto collettivo: ogni incarico è un mandato collegiale, un patto di fiducia con un’organizzazione che ha storia, competenze e responsabilità verso il mondo del lavoro”, ha affermato Franzolini in apertura, rivendicando l’identità della FenealUil come “sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori delle costruzioni, parte di una grande organizzazione confederale, autonoma e riformista, che sta da una parte sola: quella del lavoro, della dignità e della legalità”.
Ampio il riferimento al contesto internazionale e sociale. “Viviamo uno dei passaggi più complessi degli ultimi decenni: la guerra è tornata in Europa e nel Mediterraneo, producendo instabilità e nuove disuguaglianze”. In questo scenario, ha avvertito, “le risposte semplici del nazionalismo non proteggono i lavoratori, ma li isolano e li mettono in competizione”. Da qui la richiesta di “un’Europa capace di difendere la pace e di costruire politiche industriali e investimenti comuni, senza sacrificare i diritti del lavoro”. Sul piano nazionale, il segretario generale ha evidenziato “una contraddizione profonda: l’Italia non è un Paese povero, ma è un Paese in cui troppe persone si impoveriscono”, rilanciando la necessità di “un fisco più giusto e progressivo, che premi il lavoro e sostenga il potere d’acquisto”.
Tra le priorità indicate, il tema della casa: “Il Piano Casa rappresenta un segnale importante, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre gli obiettivi in risorse certe, strumenti operativi chiari e procedure efficienti”. La necessità di una politica industriale a partire dal ruolo strategico della filiera delle costruzioni, definita “una grande infrastruttura economica del Paese, un moltiplicatore di lavoro, innovazione e domanda interna”. Dopo la fase espansiva legata a incentivi e PNRR, il settore è oggi chiamato a una nuova fase: “Serve una strategia strutturale capace di sostenere investimenti, qualificazione e occupazione”. Un passaggio rilevante è stato dedicato alla transizione ecologica: “Riqualificare il patrimonio edilizio significa ridurre emissioni e povertà energetica, ma anche creare lavoro stabile e qualificato. Non vogliamo una transizione fatta di precarietà e irregolarità, ma una transizione giusta, programmata e contrattata”. Forte il richiamo alla sicurezza sul lavoro: “È il punto da cui si misura la civiltà di un Paese. Non bastano le norme se non si rafforzano controlli, prevenzione e responsabilità lungo tutta la filiera”. Franzolini ha indicato cinque direttrici prioritarie: qualificazione delle imprese, responsabilità della committenza, utilizzo integrato dei dati, rafforzamento della rappresentanza della sicurezza e formazione di qualità. “Non basta dire più sicurezza – ha sottolineato – se si continuano a favorire filiere troppo lunghe, ribassi eccessivi, contratti pirata e associazioni fasulle, che scaricano i costi e i rischi sui lavoratori.” Un ulteriore passaggio è stato dedicato al tema dell’inclusione e al ruolo dei lavoratori stranieri, oggi componente essenziale della forza lavoro del settore. “Dobbiamo integrare i lavoratori migranti non come semplice manodopera necessaria, ma come persone titolari di diritti. Nei cantieri e nelle fabbriche il futuro del lavoro sarà sempre più plurale. La nostra risposta deve essere chiara: stessi diritti, stessa sicurezza, stesso contratto, stessa dignità”. La FenealUil ha ribadito come la valorizzazione del lavoro migrante rappresenti una condizione fondamentale per garantire legalità, qualità del lavoro e coesione sociale. Spazio anche al ruolo della contrattazione e della bilateralità, definite “leve fondamentali per garantire qualità del lavoro e competitività delle imprese sane”, e alla necessità di governare l’innovazione: “La tecnologia può migliorare sicurezza e produttività, ma solo se accompagnata da formazione e partecipazione”.
In chiusura, Franzolini ha ribadito la funzione del sindacato come soggetto attivo nei processi di trasformazione: “La sfida è governare il cambiamento mettendo al centro il lavoro. È su questo terreno che si misura la responsabilità delle parti sociali e delle istituzioni”. I lavori della prima giornata sono stati conclusi da Ivana Veronese Segretaria Confederale UIL e proseguiranno domani e venerdì con il confronto tra delegati e ospiti. Domani sarà presente l’analista geopolitico Dario Fabbri, mentre venerdì interverrà Pierpaolo Bombardieri.
Intermas: +20% organico, rafforza governance e investimenti
INTERMAS, gruppo internazionale leader specializzato nello sviluppo e nella produzione di soluzioni in reti tecniche ad alte prestazioni per applicazioni industriali, per l’edilizia e la protezione dei sottoservizi, agricole, acquacoltura e packaging, compie un passo decisivo nel proprio percorso di crescita, consolidando la presenza sul mercato nazionale. INTERMAS ITALIA, infatti, con un rafforzamento della governance locale e un piano di investimenti industriali orientato a migliorare in modo strutturale la capacità produttiva, la continuità delle forniture e la qualità del servizio, conferma il proprio impegno di lungo periodo nel mercato italiano.
Fondato nel 1957 in Spagna, INTERMAS opera in oltre 70 Paesi, con più di 85 milioni di euro di fatturato annuo, 4 stabilimenti produttivi e più di 15 mila clienti a livello globale e sviluppa soluzioni avanzate di netting con un forte orientamento a innovazione, qualità e performance. Il rafforzamento di INTERMAS ITALIA si inserisce in una strategia di crescita basata su competenza tecnica, solidità industriale e supporto operativo ai clienti, in settori dove affidabilità e pianificazione rappresentano fattori determinati. Nel nuovo assetto organizzativo, Ignacio Vargues è Amministratore Delegato di INTERMAS ITALIA, coordinando la filiale italiana in sinergia con la sede centrale del Gruppo in Spagna. Manager con oltre 25 anni di esperienza internazionale nella gestione di organizzazioni industriali complesse e in percorsi di trasformazione, ha guidato strategie di sviluppo, processi di turnaround e l’implementazione di sistemi IT e amministrativi finalizzati a migliorare efficienza e controllo, porta la sua esperienza per rafforzare l’operatività, l’affidabilità e la crescita sostenibile di INTERMAS ITALIA.
Accanto a Vargues, Filippo Valagussa assume il ruolo di Country Director di INTERMAS ITALIA, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il coordinamento operativo e lo sviluppo del business sul territorio nazionale. Con oltre 25 anni di esperienza nella produzione industriale e nella leadership operativa, Valagussa ha coordinato pianificazioni della produzione, manutenzione, logistica di magazzino e attività cross-funzionali, guidando progetti di ottimizzazione dei processi, introduzione e messa in servizio di nuovi impianti e industrializzazione di nuovi prodotti. Il rafforzamento della governance si accompagna a un piano di potenziamento industriale e delle risorse, prevedendo l’introduzione di quattro nuove linee di estrusione e un incremento della forza lavoro pari a circa il 20%. L’investimento è finalizzato ad aumentare la flessibilità produttiva, la capacità di assorbire picchi di domanda e pianificazioni complesse, migliorando la prevedibilità dei lead time e la continuità di fornitura e supporto dei settori serviti dalla sede italiana. I benefici di questo percorso evolutivo interesseranno trasversalmente tutte le divisioni del Gruppo, con particolare rilevanza in tre ambiti strategici. Nell’industry, INTERMAS ITALIA supporterà i produttori nella gestione di sfide di processo attraverso reti tecniche estruse di precisione e attività di co-sviluppo, contribuendo a migliorare stabilità, performance e continuità delle applicazioni industriali.
Nel settore building, il rafforzamento della capacità produttiva consentirà maggiore affidabilità nei tempi di consegna, elemento critico per il rispetto delle milestone di progetto e per la riduzione del rischio operativo nei cantieri.
Appalti e sanità, Cgil: 15 e 16 maggio al via la raccolta firme per le due proposte di legge
Il 15 e 16 maggio la Cgil darà il via alla campagna di raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare, promosse insieme ad un vasto numero di organizzazioni e associazioni della società civile, dedicate ai temi della sanità pubblica e degli appalti. “Due giornate di mobilitazione nazionale che interesseranno tutti i territori”, fa sapere Pino Gesmundo, segretario organizzativo della Cgil. “Il 15 maggio – prosegue – in ognuna delle 110 camere del lavoro territoriali saranno convocate, in forma aperta, oltre 1.300 assemblee generali alle quali parteciperanno più di 58.000 persone tra militanti, attivisti, rappresentanti aziendali, Rsu e dirigenti sindacali, insieme all’associazionismo e alle reti civiche territoriali, che illustreranno alla cittadinanza le proposte legislative. Inoltre, saranno oltre 100 i dirigenti sindacali delle strutture nazionali che interverranno nelle assemblee e nelle iniziative territoriali convocate. Sabato 16 maggio, in tutte le città del Paese, saranno presenti oltre 1.000 banchetti dove sarà possibile firmare le due proposte di legge”. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, parteciperà venerdì 15 maggio all’assemblea pubblica di Genova, in programma alle ore 9 presso i Giardini Luzzati. Sabato 16 maggio sarà a Roma, dove prenderà parte ai diversi presìdi organizzati per la raccolta firme. Il primo è previsto al Policlinico Umberto I, dove alle ore 10.00 terrà un punto stampa. La campagna sarà promossa con gli slogan “Io firmo per il diritto alla salute” e “Io firmo per stesso lavoro, stesso contratto”. Dal 15 maggio sarà inoltre possibile sottoscrivere le due proposte di legge anche online accedendo al sito del Ministero della Giustizia.
Diga di Vetto, Mit: pubblicata la gara europea per la prima fase del PFTE
Il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ha provveduto alla pubblicazione della documentazione di gara relativa all’affidamento della prima fase del Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE) per l’intervento denominato Diga di Vetto. La procedura riguarda una prima parte del PFTE ed è finalizzata allo sviluppo del quadro conoscitivo e tecnico necessario al prosieguo della progettazione dell’intervento che sarà seguito dal Commissario straordinario Stefano Orlandini e che prevede, tra l’altro, indagini, prove, monitoraggi, rilievi e servizi tecnico-specialistici, secondo quanto previsto dalla documentazione di gara e nel rispetto del quadro normativo vigente. Nell’ambito delle attività istruttorie saranno considerate e sottoposte a verifica preliminare configurazioni dell’invaso con volumi complessivi fino a 150 milioni di metri cubi, nonché eventuali ulteriori configurazioni ritenute tecnicamente rilevanti ai fini della verifica della fattibilità dell’intervento. Le risorse disponibili per la prima fase del PFTE ammontano a 3,2 milioni di euro e l’aggiudicazione della prima fase del PFTE dovrà intervenire entro il giorno 9 novembre 2026. Soddisfazione del ministro Salvini per l’avvio della procedura di gara per la prima fase del PFTE della Diga di Vetto che rappresenta un passaggio importante per la realizzazione di un’infrastruttura strategica per il territorio emiliano e per l’intero bacino idrografico del fiume Po. Intervento che, secondo il ministro, assume ancor più rilevanza considerato il contesto attuale segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalle crescenti criticità nella gestione della risorsa idrica, che richiede di investire nella capacità di accumulo e nella resilienza delle infrastrutture idriche, che costituisce una priorità nazionale.
Aeroporti, Ferrante: Grazzanise è nel Piano nazionale 2026-2035
“L’inserimento dell’aeroporto di Grazzanise nel Piano nazionale 2026-2035 presentato al MIT rappresenta un passaggio fondamentale per il rafforzamento del sistema aeroportuale della Campania, frutto di un percorso avviato sin dall’insediamento del Governo e portato avanti con impegno e determinazione. La valorizzazione dello scalo di Grazzanise, non più solo per l’uso militare ma anche per il traffico civile, riveste un’importanza strategica per rilanciare la regione rendendola sempre più centrale nei collegamenti nazionali e internazionali”: Lo dice il Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante, deputato di Forza Italia. “L’obiettivo – aggiunge – è quello di garantire una distribuzione più equilibrata dei flussi di traffico, con una funzione, insieme a Salerno, complementare rispetto all’aeroporto di Napoli, in un’ottica di miglioramento della capacità aeroportuale regionale, di integrazione e di specializzazione dei servizi. Puntare sullo scalo di Grazzanise, oggetto di un mio sopralluogo già nel 2023, significa operare una scelta di prospettiva volta a incrementare l’efficienza complessiva del sistema, favorire lo sviluppo logistico e turistico e sostenere la crescita economica dei territori”. “È un traguardo cruciale, per il quale Forza Italia e tutto il centrodestra sì sono sempre battuti, che consentirà di rendere la Campania sempre più attrattiva, rispondere alla crescente domanda di mobilità aerea e – conclude Ferrante – costruire un sistema infrastrutturale sempre più forte e competitivo”.
Trasporti: Mit, nel 2025 cresce domanda di passeggeri e merci
Nel 2025 la domanda di trasporto passeggeri e merci ha registrato livelli superiori rispetto al 2024 in quasi tutte le modalità di trasporto, con aumenti fino al 5% nel trasporto aereo rispetto all’anno precedente. Dal confronto con i livelli pre-pandemici emergono punte del +19% per i passeggeri del trasporto aereo e del +14% per quelli del trasporto ferroviario IC/ICN, anche se “il trasporto pubblico locale su ferro presenta ancora un disavanzo dell’11%”. È quanto emerge dal Rapporto sul quarto trimestre 2025 sulle tendenze della mobilità degli italiani, a cura della Struttura tecnica di missione del Mit. La maggior parte degli spostamenti resta di natura locale: quasi il 68% degli utenti medi giornalieri si muove entro i 50 chilometri. Negli spostamenti regionali, circa il 6% della mobilità di un giorno feriale medio è extraregionale, con quote più contenute nelle Regioni insulari e valori più elevati in quelle di minori dimensioni. Il rapporto informa inoltre che solo a dicembre 2025 si sono messi in viaggio ogni giorno circa 38,8 milioni di persone, pari al 70,9% della popolazione di riferimento, con una media di 2,51 spostamenti pro capite, per un totale di quasi 90 milioni di tragitti giornalieri e oltre 2,1 miliardi di passeggeri-km. La nota del Mit segnala infine che per la prima volta, il documento include anche una stima delle tendenze di mobilità per il 2026.
Autotrasporto, Mit: il Comitato Centrale al Transpotec. Focus sul settore con il Tavolo trasporto merci/logistica
Dal 13 maggio al 16 maggio si tiene a Milano il Transpotec Logitec, la più importante manifestazione in Italia per il trasporto merci e la logistica. Nonostante la situazione internazionale, infatti, il settore guarda al futuro: per la giornata inaugurale è previsto il convegno “Trasporti passeggeri e merci, politiche pubbliche e transizione: il sistema si confronta”, all’interno del quale si terrà il Tavolo trasporto merci/logistica organizzato dal Comitato Centrale per l’Albo nazionale degli autotrasportatori per conto di terzi e incentrato sul settore del trasporto su strada e della logistica, le relative problematiche e prospettive e gli interventi in corso da parte del Comitato Centrale. Si tratterà di un momento per fare il punto della situazione anche in vista degli Stati Generali dell’Autotrasporto che si terranno all’inizio di ottobre.
Bracchi presenta un piano di investimenti da 1,8 milioni di euro per 14 nuovi mezzi stradali ad alte prestazioni
Bracchi è tra i protagonisti di Transpotec Logitec, la fiera milanese leader in Italia per autotrasporto e logistica. Il Gruppo presenterà le proprie eccellenze operative, focalizzandosi su innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Presso lo stand aziendale, i visitatori potranno scoprire le soluzioni integrate di Bracchi, dalla logistica tecnica ai trasporti eccezionali della business unit “Special & Heavy”. L’azienda presenterà la propria recente svolta green, è stata infatti accelerata l’adozione dei biocarburanti HVO (Hydrotreated Vegetable Oil). Questo biocarburante idrogenato, derivato da materie prime rinnovabili e scarti vegetali, rappresenta la soluzione chiave per la decarbonizzazione del trasporto pesante nel breve e medio termine. L’azienda ha strutturato un piano ambizioso che ha già raggiunto in Italia l’utilizzo di carburante HVO che copre tre quarti del fabbisogno, percentuali leggermente inferiori se si analizzano i dati a livello europeo. Questa scelta permette una riduzione drastica delle emissioni di anidride carbonica (fino al 90% rispetto al diesel tradizionale). Tra novembre 2025 e marzo 2026, inoltre, il Gruppo ha avviato un importante piano di rinnovo della flotta investendo su 14 nuovi automezzi tecnologicamente avanzati. Le acquisizioni sono state distribuite strategicamente tra le diverse sedi presenti in tutto il Nord Italia. La scelta si è focalizzata su modelli ad alte prestazioni per ottimizzare l’efficienza operativa e la sostenibilità del trasporto. Il valore complessivo dell’investimento ammonta a circa 1,8 milioni di euro. “La nostra presenza a Transpotec Logitec segna una tappa fondamentale nel percorso di evoluzione del Gruppo”, commenta l’amministratore delegato Umberto Ferretti. “L’investimento per l’ampliamento della flotta non è solo un potenziamento numerico, ma una dichiarazione d’intenti: vogliamo guidare la trasformazione del trasporto pesante verso un modello realmente sostenibile. L’adozione del biocarburante HVO, che oggi copre già il 75% del nostro fabbisogno nazionale, ci permette di abbattere drasticamente le emissioni senza compromettere l’efficienza operativa. Bracchi continua a distinguersi per la capacità di gestire la complessità, dalla logistica tecnica ai trasporti ‘Special & Heavy’. La nostra forza risiede nell’integrazione tra mezzi d’avanguardia e competenze umane di eccellenza, e nella capacità di costituirsi come punto di riferimento per i nostri clienti. Siamo orgogliosi di presentarci come partner strategico per le aziende che cercano soluzioni logistiche sicure, innovative e rispettose dell’ambiente, confermando la nostra vocazione di pionieri nel settore della movimentazione eccezionale e globale”.
IA, I-Com-Datrix: rafforza la competitività delle imprese, ma è cruciale la formazione per sviluppare competenze e un uso consapevole della tecnologia
L’adozione dell’intelligenza artificiale può rafforzare la competitività delle imprese solo se integrata nei processi aziendali e governata in modo consapevole. Costruire un’impresa AI-driven significa superare sperimentazioni isolate e partire da bisogni concreti, casi d’uso prioritari, qualità dei dati, policy interne e aggiornamento continuo delle competenze. In questo quadro, la formazione è una leva cruciale per sviluppare non solo competenze tecniche, ma anche capacità critica, supervisione umana e responsabilità nell’uso dell’IA, trasformandola da semplice tecnologia a leva organizzativa stabile, capace di generare produttività, innovazione e vantaggio competitivo duraturo. È quanto sottolinea il paper dal titolo “Formare l’azienda AI-driven: consapevolezza, competenze e competitività”, realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) in collaborazione con Datrix e presentato ieri a Roma. L’evento, che ha coinvolto imprenditori, top management e stakeholder istituzionali interessati ad approfondire le opportunità concrete dell’IA per il sistema produttivo italiano, è stato l’occasione del lancio del programma executive “Diventare un’organizzazione AI-driven”, che segna il primo tassello concreto dell’ingresso delle due realtà nel mondo della formazione manageriale sull’IA. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di supportare imprese e top manager nell’integrare l’intelligenza artificiale nelle strategie aziendali, rafforzando competitività, governance e capacità decisionale. Per il primo anno sono previste tre edizioni del programma (luglio, settembre e novembre 2026), rivolte a C-Level e direttori di funzione. Il programma, della durata di una giornata in presenza, copre sei moduli chiave: scenario e trend dell’IA; fondamenti e tecnologie (GenAI e Agentic AI); mercato, economia e lavoro; governance, regolamentazione e compliance; casi d’uso reali e applicazioni concrete; sintesi e confronto finale. La partnership tra I-Com – think tank indipendente con sedi a Roma e Bruxelles guidato dall’economista Stefano da Empoli, con una riconosciuta esperienza nell’analisi economico-regolatoria – e Datrix S.p.A., società quotata su Euronext Growth Milan e a capo del primo ecosistema internazionale di aziende software verticali di Intelligenza Artificiale – consente di integrare l’esperienza operativa con una solida competenza normativa e di policy. Dallo studio emerge in particolare che la carenza di competenze si conferma come il principale ostacolo all’adozione dell’IA sia a livello europeo sia nazionale: è indicata dal 70,9% delle imprese UE che non utilizzano tecnologie di IA e dal 58,6% delle aziende italiane che, pur avendone valutato l’adozione, non le impiegano. Alla mancanza di competenze si affianca il tema della shadow AI: la crescente accessibilità degli strumenti di IA non garantisce infatti un utilizzo efficace e governato, poiché l’impiego non autorizzato o non supervisionato da parte dei lavoratori può generare rischi su dati, affidabilità degli output e qualità dei processi decisionali.
Il paper rileva che entro il 2030 59 lavoratori su 100 avranno bisogno di percorsi di upskilling o reskilling, mentre il 63% dei datori di lavoro considera il divario di competenze il principale ostacolo alla trasformazione aziendale; il cambiamento, però, non riguarda solo i profili tecnici, ma coinvolge sempre più anche competenze manageriali, di business, cognitive, emotive e digitali. La quota di annunci di lavoro su LinkedIn che richiedono “AI literacy” è aumentata di oltre sei volte nell’ultimo anno a livello globale. Anche in Italia si evidenzia una crescente attenzione: le assunzioni legate all’IA aumentano a un ritmo superiori sul totale delle assunzioni. Senza investimenti adeguati in upskilling, reskilling e accompagnamento organizzativo, i benefici dell’IA rischiano di restare concentrati in una quota limitata di lavoratori e imprese. In questo contesto, la formazione assume un ruolo centrale nell’adozione dell’IA, ma deve essere calibrata sulla struttura e sui bisogni dell’impresa. Nelle grandi aziende può svilupparsi attraverso percorsi multilivello, academy interne, competenze specialistiche e presìdi di governance; nelle PMI deve invece essere più pragmatica, mirata e aderente ai processi reali. In entrambi i casi, l’obiettivo è tradurre le competenze acquisite in un utilizzo effettivo, consapevole e governato degli strumenti di IA, rafforzando produttività, qualità del lavoro e competitività. Tuttavia, l’analisi condotta da I-Com e Bytek (azienda del gruppo Datrix) sulle ricerche online relativamente alla formazione aziendale in IA mostra una domanda ancora poco sviluppata nei Paesi europei rispetto agli Stati Uniti. Questo dato segnala un possibile disallineamento tra la crescente necessità di percorsi formativi nelle imprese e training aziendale sull’IA, con il rischio di rallentare la diffusione di competenze utili all’implementazione dell’IA. Eppure, l’adozione dell’IA richiede una valutazione attenta non solo dell’investimento tecnologico, ma anche dei costi organizzativi della trasformazione: processi, responsabilità, competenze, formazione e change management sono condizioni decisive per generare valore. La regola del “10-20-70” evidenzia che il valore dell’IA dipende solo in parte dalla tecnologia: il 10% delle risorse dovrebbe andare ad algoritmi e modelli, il 20% a dati e infrastrutture, mentre il 70% dovrebbe essere destinato a persone, processi e trasformazione culturale. “Le evidenze raccolte in questo paper indicano che il ritardo nell’adozione dell’IA non può essere affrontato solo o prevalentemente come un problema tecnologico”, commenta il presidente di I-Com Stefano da Empoli. “Serve dunque un’agenda di intervento fondata su due binari complementari. Da un lato, le imprese devono dotarsi di competenze, processi decisionali, policy interne e metriche di impatto che consentano di trasformare l’IA in una capacità organizzativa stabile. Dall’altro, il sistema pubblico e gli attori intermedi devono creare condizioni abilitanti: percorsi formativi accessibili, strumenti proporzionati per le PMI, standard condivisi, reti di trasferimento tecnologico e incentivi alla formazione continua”. “C’è una differenza sostanziale tra adottare l’intelligenza artificiale e diventare un’organizzazione AI-driven. La prima è una scelta tecnologica; la seconda è una trasformazione organizzativa. Il programma che lanciamo oggi con I-Com nasce esattamente per aiutare le imprese a compiere questo secondo passo: non solo capire cosa fa l’AI, ma costruire la capacità interna di integrarla nei processi, di valutarne gli output criticamente e di governarla nel tempo. È questo che trasforma un investimento in un vantaggio competitivo duraturo”, dichiara Fabrizio Milano d’Aragona, ceo e co-founder di Datrix. Sotto-finanziare formazione, revisione dei workflow e accompagnamento organizzativo può portare al paradosso di disporre di tecnologie avanzate che non vengono realmente utilizzate dalla forza lavoro, bloccando i progetti nella fase pilota e impedendo il raggiungimento del ROI atteso. Inoltre, senza obiettivi chiari – perché adottare l’IA, in quali processi, con quali risultati attesi e con quali responsabilità – l’adozione dell’IA rischia di procedere per tentativi, riducendo la capacità dell’impresa di trasformare la tecnologia in impatto strutturale. In sintesi, la formazione è la leva che consente di trasformare l’IA da sperimentazione tecnologica a capacità organizzativa stabile: nelle grandi imprese attraverso modelli strutturati e scalabili, nelle PMI attraverso percorsi pragmatici, mirati e proporzionati.
Firenze capitale del futuro delle costruzioni. Il 21 e 22 maggio gli “Stati Generali delle Competenze”
Mostrare ai giovani la bellezza del lavoro in cantiere, che oggi necessita di professionalità sempre più evolute; ma anche mettere a sistema innovazione, formazione e nuove generazioni. Nasce con questi obbiettivi “Generazione Cantiere” la Fiera dell’Edilizia organizzata da Ance Toscana, che si terrà il 21 e 22 maggio 2026 al Palazzo degli Affari di Firenze, orario 10-18, ingresso libero. Il primo evento di settore realizzato in Italia, che vuole mostrare ai giovani le molteplici opportunità di carriera nel mondo dell’edilizia. “Generazione Cantiere” non sarà una semplice esposizione, ma un’esperienza immersiva e dinamica pensata per rendere il settore attrattivo per i giovani. Il percorso espositivo sarà animato da demo tecniche, laboratori, aree gaming e visori per simulazioni immersive. Grande rilievo sarà dato, anche, al sistema formativo d’eccellenza, con la presenza dell’ ITS di settore ATE – Accademia Tecnologia edilizia e delle Scuole Edili provinciali, per connettere direttamente gli studenti con le innovazioni su BIM, rilievo digitale e sistemi costruttivi off-site. L’appuntamento riunirà per due giorni l’intera filiera, dalle istituzioni agli ordini professionali, con la mattinata del 21 maggio, che vedrà il lancio degli “Stati Generali delle Competenze per il Costruire in Toscana”, un momento di confronto strategico su dati, fabbisogni e lavoro nel settore. Firenze diventerà, inoltre, il baricentro nazionale dell’imprenditoria giovanile, ospitando il Consiglio Generale Nazionale dei Giovani Ance, con la partecipazione degli imprenditori del gruppo Giovani nazionale provenienti da tutta Italia. Nell’evento saranno coinvolte anche i ragazzi più piccoli, perché le scuole saranno coinvolte nella premiazione regionale del concorso Macroscuola, che sarà il pomeriggio del 21 maggio. La manifestazione è organizzata da Ance Toscana e Ance Toscana Giovani; e grazie al contributo di imprese e operatori del settore delle costruzioni e dei servizi collegati. Partner strategici sono CQOP SOA e Settef – Cromology Italia Spa. Sostengono l’iniziativa in qualità di sponsor prime: Hilti Italia, Link Sistemi, P.F. Progettazione Ferroviaria, RINA e TeamSystem.
Partecipano inoltre come sponsor: Alayan, Aurora Color (in collaborazione con Tassullo), Carraro Lab, Eurotec Pisa, Fidejass, Lam Ambiente, Makre, Mapei, Soprema e Spektra. Completano il quadro dei partner Intesa Sanpaolo, Piccini Trasporti Industriali e Pillar. La manifestazione si svolge con il sostegno della rete delle Associazioni territoriali – Ance Arezzo, Ance Firenze, Ance Grosseto, Ance Pisa, Ance Siena, Ance Toscana Costa, Ance Toscana Nord – e di Confindustria Toscana. “Generazione Cantiere” ha il patrocinio di Regione Toscana, la collaborazione di Giovani Sì e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana.
Sport, ecco le 13 città “Bandiera Azzurra 2026” premiate da Anci e Fidal
Il progetto Bandiera Azzurra conferma anche nel 2026 il proprio impegno nella promozione dello sport sostenibile all’interno delle città italiane. Un’iniziativa che mette al centro la corsa e il cammino come strumenti fondamentali per migliorare la qualità della vita urbana, incentivando modelli di sviluppo orientati al benessere, all’inclusione e alla salute dei cittadini. Le Bandiere Azzurre, assegnate da Fidal e Anci, rappresentano un riconoscimento per quelle realtà territoriali che investono concretamente nella creazione di spazi e percorsi dedicati all’attività fisica, favorendo uno stile di vita attivo e una maggiore vivibilità urbana. Per il 2026 sono 13 le città insignite del riconoscimento: Torino, Taranto, Lecce, Teramo, Ascoli Piceno, Riccione (RN), Massafra (TA), Manduria (TA), Locri (RC), Margherita di Savoia (BAT), Cellole (CE), Andrano (LE), Casazza (BG). “L’assegnazione della Bandiera Azzurra 2026 a ben 13 città – dichiara il vice presidente dell’Anci e delegato allo Sport Roberto Pella – rappresenta un risultato di grande valore per i territori e per il lavoro che, come ANCI, portiamo avanti ogni giorno per promuovere salute, sport, qualità della vita e sostenibilità urbana. Questo riconoscimento conferma quanto i Comuni siano sempre più attenti a creare spazi e occasioni per favorire il movimento attraverso la corsa, il cammino e il benessere delle comunità. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento al presidente della FIDAL Stefano Mei e a Maurizio Damilano, campione olimpico e ideatore del progetto, con i quali da anni condividiamo una collaborazione solida, concreta e lungimirante. Un percorso che continua a crescere, anno dopo anno, come dimostrano i numeri e l’entusiasmo sempre maggiore delle città coinvolte. Insieme stiamo costruendo un modello virtuoso che unisce sport, salute pubblica e valorizzazione dei territori, rendendo le nostre città sempre più vive, attrattive e a misura di cittadino”.
Per il presidente Fidal Stefano Mei “Bandiera Azzurra continua a consolidarsi come un modello virtuoso di promozione della salute e della sostenibilità urbana, valorizzando le amministrazioni che scelgono di investire in mobilità attiva, sport accessibile e qualità degli spazi pubblici. L’obiettivo resta quello di costruire città sempre più attente alle esigenze delle persone, dove il movimento diventi parte integrante della vita quotidiana e strumento di benessere collettivo”.
“Constatare che Bandiera Azzurra raccoglie il forte interesse di molte città e dei loro amministratori sottolinea la validità di un’iniziativa rivolta a sostenere la promozione della pratica sportiva a favore dei cittadini – commenta Maurizio Damilano, campione olimpico della 20 km di marcia a Mosca 1980 e due volte oro mondiale, ideatore e responsabile del progetto -. Ringrazio Fidal, Anci e le numerose città che hanno partecipato al percorso di assegnazione e mi congratulo con quelle a cui il riconoscimento per l’anno 2026 è stato attribuito”.
Prologis apre il suo parco logistico di Lodi al pubblico
Prologis, leader mondiale nel settore immobiliare logistico, annuncia il terzo appuntamento del ciclo di visite guidate gratuite nei propri parchi italiani. Dopo le tappe di Romentino e Bologna, sarà il Prologis Park Lodi ad aprire le porte al pubblico sabato 30 e domenica 31 maggio, offrendo a residenti locali, famiglie e appassionati d’arte l’occasione di scoprire uno dei progetti più rappresentativi della filosofia PARKlifeTM. Attraverso PARKlifeTM, Prologis ripensa i parchi logistici come luoghi sempre più accoglienti, fruibili e connessi con le comunità locali. Non più semplici spazi dedicati alla movimentazione delle merci, ma ambienti capaci di integrare efficienza operativa, qualità estetica, servizi, aree verdi e occasioni di socialità, contribuendo a migliorare l’esperienza quotidiana di chi lavora nei parchi e a rafforzare il rapporto con il territorio. Durante le visite, il pubblico potrà scoprire il percorso di urban art del Prologis Park Lodi, una vera e propria galleria a cielo aperto in cui facciate, pareti verticali e spazi funzionali della logistica diventano superfici narrative. Il progetto si sviluppa su oltre 5.500 metri quadrati e raccoglie opere che esplorano, attraverso linguaggi e sensibilità diverse, il rapporto tra uomo e natura. Tra gli urban artist italiani di fama internazionale che hanno contribuito a dare nuova identità visiva al parco troviamo Luca Font, Hitnes, Made514, Macs, Sea Creative, Joys, Vesod, Etnik, Stereal, MR WANY e KORVO. Le visite guidate permetteranno inoltre di raccontare il ruolo della logistica contemporanea nella vita quotidiana: un’infrastruttura spesso poco visibile, ma essenziale per il funzionamento delle città, delle imprese e delle catene di approvvigionamento. La logistica fa parte della vita di tutti i giorni: queste visite puntano a renderla visibile, accessibile e più facile da comprendere per tutti. Attraverso l’arte urbana, PARKlifeTM contribuisce anche a sensibilizzare il pubblico, avvicinandolo a un settore strategico e mostrandone l’evoluzione verso modelli più sostenibili, inclusivi e attenti alle persone. “Con PARKlifeTM vogliamo contribuire a cambiare lo sguardo sulla logistica, mostrando che anche un parco logistico può diventare un luogo capace di generare bellezza, benessere e valore condiviso”, dichiara Margaryta Hnatenko, Real Estate & Customer Experience Manager di Prologis Italia. “Lodi rappresenta un esempio molto significativo di questa visione: qui l’arte urbana non è un elemento decorativo, ma uno strumento per dare identità agli spazi, creare connessioni con il territorio e rendere più piacevole l’ambiente in cui ogni giornolavorano tante persone. Aprire il parco alla comunità significa raccontare la logistica in modo nuovo: non come un mondo distante, ma come una componente fondamentale della nostra quotidianità, che può e deve evolvere mettendo al centro sostenibilità, cultura e qualità della vita.” L’appuntamento di Lodi fa parte di una più ampia serie di visite guidate nei parchi Prologis in Italia, rafforzando l’impegno dell’azienda ad aprire i propri spazi alle comunità locali.
Hellas Verona annuncia l’incarico a Gensler per la progettazione architettonica del nuovo stadio
Hellas Verona FC è lieto di annunciare di aver selezionato lo studio Gensler, leader a livello globale nel campo dell’architettura e del design, per la progettazione del nuovo stadio del Club, nell’area dove è attualmente situato lo stadio Marcantonio Bentegodi. Questo incarico segue la presentazione dello studio di fattibilità del progetto al Comune di Verona, avvenuta il 5 novembre 2025.
Gensler è riconosciuto a livello internazionale per la sua esperienza nel settore dell’architettura e del design e nella realizzazione di impianti sportivi e di intrattenimento polifunzionali. Per integrare questa esperienza globale con una profonda conoscenza del contesto italiano degli stadi e del real estate, Gensler lavorerà al fianco di un gruppo di professionisti altamente qualificato, che comprenderà i team di Sportium e ARUP, sotto il coordinamento di Colliers in qualità di project manager. Il gruppo di lavoro combinerà eccellenza internazionale in ambito progettuale, competenze tecniche specialistiche e una solida conoscenza del mercato locale. Così una nota ufficiale del club gialloblu.
“Questo annuncio conferma il nostro impegno di lungo periodo nei confronti dei tifosi, del Club e della città. Rappresenta infatti un passo significativo nella costruzione del futuro dell’Hellas Verona, attraverso la realizzazione di un impianto conforme ai più elevati standard internazionali: una casa di cui i nostri sostenitori e l’intera comunità veronese possano essere orgogliosi”, ha dichiarato Dirk Swaneveld, Managing Director di Presidio Investors.
Con l’avanzamento del progetto – conclude la nota – il Club coinvolgerà attivamente tifosi, residenti e imprese del territorio attraverso focus group e sondaggi, affinché la voce della comunità veronese possa contribuire a orientare lo sviluppo dello stadio. Pur continuando a considerare UEFA Euro 2032 un’importante opportunità per la città di Verona, il Club ribadisce che il progetto del nuovo stadio non è subordinato a questo evento.