L'AUDIZIONE DELLA DIRETTRICE DEL DEMANIO

Dal Verme: procedure accelerate per trasferire immobili a comuni e fondi, obiettivo housing sociale

Il Piano città diventerà una banca dati di altissima qualità per il territorio. “La prospettiva è l’estensione di quel modello ai dati urbani e territoriali, con API aperte per Comuni e Città metropolitane, integrazione con i Registri Immobiliari dell’Agenzia Entrate, dashboard pubbliche, soluzioni IA per i servizi agli enti territoriali: il tutto a partire dal vademecum documentale”.

15 Mag 2026 di Giorgio Santilli

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Dal Verme: procedure accelerate per trasferire immobili a comuni e fondi, obiettivo housing sociale

ALESSANDRA DAL VERME

Gli immobili del Demanio possono dare un contributo importante alle nuove politiche abitative, ma c’è bisogno di alcune innovazioni normative che semplifichino le procedure per il loro trasferimento a fondi ed enti locali. Lo ha detto ieri la direttrice dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, nel corso di un’audizione alla commissione parlamentare di controllo sull’attività degli Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Dal Verme ha anche dato altre due prospettive interessanti per il futuro degli immobili pubblici: parlando delle prospettive del Piano città, ha fatto capire che l’evoluzione prevista è che diventi una banca dati di altissima qualità per il territorio; alla domanda se siano replicabili i modelli utilizzati dal Demanio per il suo patrimonio anche a quello degli enti previdenziali, ha dato risposta affermativa ad alcune condizioni.

Sulla necessità di accelerare e semplificare le procedure per trasferire gli immobili del Demanio in funzione di housing sociale, dal Verme ha dato alla commissione, che glielo aveva chiesto, quattro indicazioni:

  1. Semplificare i procedimenti di regolarizzazione urbanistico-edilizia e di cambio di destinazione d’uso degli immobili statali e degli enti territoriali, in particolare quelli non strumentali o sottoutilizzati, individuati dall’Agenzia d’intesa con le amministrazioni competenti, con l’obiettivo di sostenere il riuso a fini sociali.
  2. Qualificare tali interventi come di interesse pubblico con accesso a procedure accelerate, anche tramite conferenza di servizi finalizzata a verificare la conformità urbanistica ed edilizia dello stato di fatto, acquisire le eventuali varianti e i titoli necessari, disciplinare gli effetti del mutamento di destinazione.
  3. Introdurre procedure semplificate per il conferimento degli immobili pubblici a fondi destinati alla residenza sociale e adattare i livelli progettuali alle specificità degli interventi di riuso; rafforzare gli strumenti già disponibili tramite estensione della durata delle concessioni di valorizzazione e ricorso al diritto di superficie.
  4. Completare il quadro con meccanismi di trasferimento agli enti territoriali sul modello del federalismo demaniale, vincolati alla realizzazione di interventi di housing sociale sostenuti da risorse nazionali o europee — con l’obiettivo di ridurre tempi e rischi amministrativi e favorire l’apporto di capitali a lungo termine.

Per quanto riguarda il Piano città, dal Verme ha detto che “le prospettive sono di estensione del modello Piano Città ai dati urbani e territoriali, con API aperte per Comuni e Città metropolitane, integrazione con i Registri Immobiliari dell’Agenzia delle Entrate, dashboard pubbliche di qualità del dato, soluzioni IA per i servizi agli enti territoriali: il tutto a partire dal vademecum documentale”.

Sulla replicabilità dei modelli di gestione digitali del Demanio al patrimonio degli enti previdenziali, dal Verme ha spiegato che “la replicabilità riguarda sia gli strumenti tecnici — analisi di fattibilità, modelli di concept, schemi di valutazione economica, modelli di PEF ed ESG — sia le logiche strategiche di pianificazione integrata, cooperazione istituzionale e utilizzo di modelli di gestione evoluti”. Il carattere “modulare e standardizzabile” di questi strumenti – ha detto – “li rende applicabili ai patrimoni degli enti previdenziali pubblici, consentendo di attivare iniziative che rispondano a fabbisogni emergenti, valorizzino beni sottoutilizzati e generino valore pubblico in senso ampio”.

La diffusione dei modelli – ha chiarito dal Verme – avviene già attraverso il Progetto ITALIAE (con il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio) per il capacity building della PA locale e attraverso la Cabina di regia presso il MEF per la valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico. Nell’ambito della Cabina di regia, l’Agenzia sta elaborando un vademecum con linee guida tecniche, modelli operativi, documenti e format per il supporto agli enti territoriali lungo l’intero ciclo di conoscenza e valorizzazione degli immobili pubblici”.

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