Rigenerazione urbana
L’Emilia-Romagna al lavoro per la proposta di legge regionale sul diritto al gioco libero come infrastruttura urbana e progetto di città
Il gioco non è un’attività accessoria né un tempo residuale dell’infanzia, ma una componente strutturale dello sviluppo umano e un indicatore diretto della qualità dell’ambiente costruito. Giocare significa esercitare autonomia, sperimentare il corpo, costruire relazioni e apprendere nello spazio pubblico in condizioni non totalmente determinate. Anche nella vita adulta.
Ex caserma Stamoto, al via il bando internazionale: Bologna cerca investitori per la rigenerazione urbana del compendio dismesso
Acqui Terme, 10 mln per la rinascita dell’Ex Kaimano
Servizi integrati dell’abitare, gestione professionale, alta qualità progettuale e attenzione alla comunità: la mappa del Built-to-Rent in Italia
L’espressione built-to-rent è ormai entrata nello slang di chi bazzica la finanza e gli investimenti di real estate. Come già gli anglismi di questa prima fase denunciano, si tratta di un modello di abitare assolutamente estraneo alla tradizione italiana, ma che sta prepotentemente rubando la scena a forme più consuete di residenzialità, diventando uno dei primi asset di investimento per i fondi immobiliari che agiscono a Milano, Roma e in poche altre città dello stivale.
La città dei bambini resta un’eccezione: eppure è la via per il futuro delle politiche urbane. Malnate (VA) traccia un percorso insieme al CNR
Negli ultimi decenni il rapporto tra infanzia, adolescenza e spazio pubblico è diventato uno dei temi centrali della riflessione urbanistica. Le città contemporanee sono state progettate prevalentemente attorno alle esigenze degli adulti e della mobilità automobilistica, mentre bambini e ragazzi hanno progressivamente perso autonomia, presenza e capacità di incidere sugli spazi che abitano.
Reggio Emilia si rigenera sulla scia dell’antica Regium Lepidi. La Rup Montanari: “Creiamo nuovi punti di socialità contro degrado e desertificazione”
Emergenza sfratti Abruzzo, 180 opere a Udine, boom data center in Piemonte
Nella rassegna di oggi riemerge anche un dossier già seguito nelle scorse edizioni, quello del Flaminio a Roma, dove dopo l’avvio della conferenza preliminare e le osservazioni della Fondazione Nervi arrivano ora anche i rilievi della Soprintendenza su pensilina storica e secondo anello. Tema stadio caldo anche a Cagliari. Tutte le news locali.
Cosa manca alle industrie per incidere davvero sulla rigenerazione urbana? Il caso del comparto CPC di Modena e la spinta che può arrivare dai masterplan di innesto urbano
Sappiamo che l’industria ha fatto irruzione nel mondo urbano con la rivoluzione industriale, ponendosi ben presto come tema dominante della città, come lo erano stati la tomba e il tempio nell’antichità e successivamente la chiesa e il castello.
Dalla prima rivoluzione industriale, le fabbriche hanno attratto masse di lavoratori dalle campagne, trasformando radicalmente la forma, le dimensioni e l’organizzazione dei centri urbani. La vicinanza geografica tra industrie e città ha generato vantaggi competitivi, la concentrazione di imprese, manodopera specializzata e servizi ha favorito la circolazione delle idee, l’innovazione e l’efficienza. In molti casi, il legame tra industrie e città è diventato simbiotico e identitario, le fabbriche hanno portato sviluppo, il territorio ha messo a disposizione risorse per supportare questi processi, in un win-win a volte molto efficace.
Roma, avanzano i 15 progetti per la città dei 15 minuti. Via al cantiere di Gregna Sant’Andrea, Valco S. Paolo in gara la prossima settimana
Piacenza, 283 alloggi all’ex Manifattura tabacchi
Riccione rigenera il suo centro con scuole e cittadini
Il protagonismo delle multiutility nella rigenerazione urbana: dall’illuminazione pubblica intelligente alle cabine elettriche come opere d’arte. Il sogno di sciare, come a Copenaghen, sul tetto di un termovalorizzatore
Quando si pensa ai player della Rigenerazione Urbana, viene naturale riferirsi alle amministrazioni pubbliche o ai grandi e piccoli investitori del mondo del Real Estate. Molto meno scontato è invece che il pensiero vada a tutta un’altra tipologia di operatori territoriali, che invece ricoprono un ruolo essenziale, anche se talvolta meno evidente, nella qualità della vita urbana. Ci stiamo riferendo alle cosiddette Multiutility, ovvero le aziende che gestiscono simultaneamente più servizi di pubblica utilità urbana, come energia elettrica, gas, acqua, rifiuti e teleriscaldamento.
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Regioni e Comuni italiani alla prova del calcolo dei benefici pubblici della trasformazione dei luoghi. L’esempio della Scozia con il Community Wealth Building Act
Quando si parla di Rigenerazione Urbana e di procedure negoziali per la trasformazione dei luoghi, spesso ci si imbatte nel tema del Beneficio Pubblico e delle sue modalità di valutazione. Il cosiddetto Beneficio Pubblico dovrebbe costituire il contraltare dell’interesse privato generato dalla trasformazione, garantendo dunque un equilibrio della trasformazione, assicurandone dunque l’equità, la coerenza con le strategie di governo pubblico del territorio e la partecipazione allo sviluppo delle stesse. Se, in linea di principio, questo elemento è da tutti considerato valido come strumento-guida per la negoziazione pubblico-privato, quando poi si entra nello specifico delle modalità di valutazione dello stesso le posizioni si fanno meno definite, gli strumenti più approssimativi, gli esperimenti spesso difficili.