Ex Tiberghien, via al piano di rigenerazione da 7 mln
IN SINTESI
C’è un punto di Verona in cui il tempo sembra essersi fermato tra muri industriali, silenzi e strutture che raccontano un passato produttivo ormai lontano. È l’area dell’ex Opificio Tiberghien, uno dei grandi vuoti industriali della città Scaligera, destinato ora a cambiare volto e funzione.
La Giunta comunale, il 20 maggio, ha approvato il Piano Urbanistico Attuativo che avvia ufficialmente la trasformazione di questo spazio compreso tra viale Unità d’Italia e via Tiberghien, in 7ª Circoscrizione. Un passaggio che segna l’inizio della rinascita di un frammento di città rimasto sospeso tra memoria industriale e abbandono.
«Siamo soddisfatti dell’esito dell’impegnativo percorso», ha dichiarato la vicesindaca e assessora all’Urbanistica Barbara Bissoli, sottolineando il lavoro svolto per trasformare un’area oggi marginale in uno spazio urbano vivo. «Si tratta di un iter procedimentale molto complesso, che ha incontrato diverse difficoltà anche per il sopravvenire di strumenti e discipline che lo hanno aggravato, come complesso sarà l’intervento che ci auguriamo possa partire quanto prima per sottrarre l’ambito all’abbandono e, dunque, al degrado e all’insicurezza», ha concluso Bissoli.
Un nuovo quartiere tra residenze, servizi e funzioni sociali

Il progetto interessa un’area di circa 40 mila metri quadrati e prevede la realizzazione di circa 28 mila metri quadrati di nuove superfici edificabili. Il disegno urbanistico immagina un quartiere a funzione mista, con residenze, attività commerciali e terziarie, una residenza per anziani e una quota di edilizia residenziale sociale.
Due edifici storici, riconosciuti come vincolati dalla Soprintendenza, saranno recuperati e conservati insieme alla ciminiera, che continuerà a segnare lo skyline come memoria del passato industriale del sito. Un equilibrio tra trasformazione e conservazione che tiene insieme ciò che è stato e ciò che sarà.
Strade nuove, spazi verdi e connessioni per una città più accessibile

Accanto alle nuove costruzioni, il piano ridisegna anche la mobilità dell’area. Sono previste due nuove rotatorie, la prima tra viale Unità d’Italia e via Tiberghien e la seconda in prossimità di via Cimitero, collegamenti ciclopedonali e nuove connessioni con la rete esistente, in un’ottica di integrazione urbana e sostenibilità.
Le opere di urbanizzazione valgono circa 5,5 milioni di euro e rappresentano la struttura portante del nuovo assetto urbano.
Attraverso il contributo di sostenibilità, pari a 1.896.860 euro, il progetto porta con sé anche nuove dotazioni pubbliche: un parco urbano, il rifacimento del campo da calcio a 5, parcheggi alberati, percorsi ciclabili e una sala civica ricavata in uno degli edifici storicivincolati dalla Sopritendenza, che saranno restaurati e conservati insieme alla ciminiera, a testimonianza storica del sito industriale. Il valore dell’opera pubblica finanziata dal contributo di sostenibilità ammonta a circa 1.300.000 euro; il residuo sarà conguagliato in denaro. I soggetti attuatori sono inoltre tenuti al pagamento di un onere aggiuntivo di circa 203.000 euro, corrispondente all’1% del valore catastale dell’area, a seguito della proroga della scheda norma disposta dal Consiglio Comunale con delibera n. 61 del novembre 2025.
Tutti interventi questi, pensati per restituire centralità alla dimensione collettiva, trasformando un’area produttiva dismessa in un luogo di incontro e socialità.
Tra storia industriale e rigenerazione urbana
Il Lanificio Veronese Fratelli Tiberghien è stato per quasi un secolo una delle principali realtà industriali di Verona, capace di occupare migliaia di lavoratori e di incidere profondamente sullo sviluppo economico e sociale della città, in particolare del quartiere di San Michele Extra. Nato come investimento della Tiberghien Frères di Tourcoing, rappresenta anche un raro esempio di presenza imprenditoriale straniera nell’industria manifatturiera italiana di fine Ottocento, in un contesto in cui tali capitali erano spesso indirizzati ai servizi.
La sua storia è segnata da passaggi fuori dall’ordinario: dopo l’abbandono della famiglia fondatrice a metà degli anni Settanta, tra il 1975 e il 1981 l’azienda viene gestita da un consiglio di amministrazione composto dai capigruppo dei principali partiti politici, con mandato fiduciario affidato al sindaco di Verona Renato Gozzi, in un esperimento di gestione condivisa sostenuto da istituzioni, sindacati e lavoratori che ne consentì la sopravvivenza. Negli anni Novanta il lanificio vive una nuova fase atipica, con la gestione e l’acquisto da parte dei suoi stessi manager.
Oltre alla dimensione industriale, il Tiberghien ha rappresentato un forte elemento identitario per la comunità locale, diventando parte della memoria collettiva del quartiere e oggetto di una solidarietà diffusa nei momenti di crisi. Anche la recente dismissione e demolizione di parte dello stabilimento ha suscitato forte partecipazione emotiva, confermando il valore simbolico dell’area. È su questo patrimonio storico e sociale che oggi si innesta il progetto di rigenerazione urbana dell’ex opificio, destinato a trasformare un grande vuoto industriale in un nuovo spazio urbano tra residenze, servizi e verde pubblico.
Un percorso lungo, tra vincoli e autorizzazioni
Un percorso lungo, dunque, questo dell’ex opificio per arrivare a sottrarre l’edificio all’abbandono e restituirlo alla città come nuovo pezzo di Verona. L’iter, avviato nel 2022, ha richiesto il coinvolgimento di numerosi enti e il rispetto di vincoli tecnici e ambientali, tra cui quelli della Soprintendenza, del Genio Civile e dell’Autorità di Bacino.
Aggiornamenti normativi e verifiche su rischio sismico e idraulico hanno allungato i tempi, rendendo il percorso complesso ma progressivo. Prima dell’approvazione definitiva, che tornerà al voto della Giunta, saranno necessari ulteriori passaggi obbligati, e sarà necessario acquisire relativi pareri, anche dalla Commissione regionale. Restano ora i passaggi finali prima dell’approvazione definitiva. Il collaudo delle opere di urbanizzazione e dell’opera pubblica è previsto entro il 2029.