L’ultima edizione di Città in Scena, la rassegna targata Ance e Mecenate 90 tenuta a Parma lo scorso 8 maggio, ha puntato i riflettori sull’Emilia Romagna, una delle regioni più intraprendenti sul fronte della rigenerazione urbana. La casistica degli interventi presentati (vedi Diac 11 maggio) copre quasi tutta la policentrica rete urbana regionale, con otto capoluoghi tutti tra i 100 e i 200mila abitanti oltre alla città metropolitana di Bologna, e offre esempi di impegno sia pubblico che privato nella riqualificazione e riattivazione dei quartieri cittadini. Iniziamo il volo di ricognizione da Cesena (centro amministrativo con Forlì di una delle province romagnole) dove sono in fase conclusiva due progetti di “ricucitura” di frange scolorite o sfibrate del tessuto urbano: il primo in pieno centro storico, l’area di Palazzo Roverella; il secondo vicino alla stazione ferroviaria, nel fabbricato che ospitava un tempo l’Arrigoni, storico marchio di conserve alimentari.
Un “hub residenziale e sociale” nell’ex monastero
Nel cuore antico di Cesena l’intervento interessa quasi un intero isolato di origine trecentesca. Il complesso di Palazzo Roverella con la sua chiesa per secoli ha ospitato un monastero benedettino femminile, poi è diventato un ospizio, infine è stato sede di servizi di assistenza per immigrati e senza dimora. Ma negli ultimi anni è rimasto in larga parte sottoutilizzato. Il progetto “Abitare sociale a Cesena” ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e culturale della città adattandolo alle nuove esigenze e ridando vita a questo importante ma poco frequentato ambito del centro cittadino. Finanziato con 16 milioni di euro (12 di provenienza Pinqua/Pnrr e 4 comunali) prevede la rifunzionalizzazione del complesso attraverso una composita e innovativa offerta di alloggi misti (destinati a studenti, emergenza abitativa, canone calmierato, co-housing) insieme a nuovi servizi e attività socio-culturali. I cortili riqualificati e piantumati vengono integrati nel tessuto urbano come nuove piazze pubbliche alberate mentre i piani terra degli edifici ristrutturati offriranno spazi per produzione e fruizione culturale, bar e ristorazione, laboratori per bambini e locali per il coworking. Uno spazio multifunzionale attrattivo, ideato per favorire l’inclusione, la vitalità culturale e la sostenibilità ambientale. La progettazione è stata preceduta da un percorso partecipativo, con tavoli di approfondimento e confronto con cittadini e stakeholder.
“L’obiettivo è quello di aprire il complesso alla città e, oltre a rispondere al disagio abitativo, restituire uno spazio accessibile, permeabile e animato da diverse attività, capace così di contribuire al miglioramento della qualità urbana e ambientale del centro storico”, racconta l’assessora all’Urbanistica e alla Rigenerazione urbana Cristina Mazzoni.
Nel complesso troveranno posto 28 unità abitative a gestione pubblica destinate a residenze di diversa natura, temporanee e stabili (Ers). Lo studentato avrà 24 posti letto (4 camere singole e 10 doppie) oltre agli ambienti comuni (soggiorno, cucina, lavanderia e un’ampia sala voltata di 155 mq come aula studio e spazio polivalente). Sia gli alloggi per gli studenti che quelli per le famiglie, terminati i collaudi, saranno subito resi fruibili dato che la riqualificazione edilizia è praticamente conclusa. Per le altre attività si stanno aprendo le procedure per l’affidamento della gestione.Un passaggio molto importante per l’effettiva riuscita del processo rigenerativo.
Nel complesso troveranno posto 28 unità abitative a gestione pubblica destinate a residenze di diversa natura, temporanee e stabili (Ers). Lo studentato avrà 24 posti letto (4 camere singole e 10 doppie) oltre agli ambienti comuni (soggiorno, cucina, lavanderia e un’ampia sala voltata di 155 mq come aula studio e spazio polivalente). Sia gli alloggi per gli studenti che quelli per le famiglie, terminati i collaudi, saranno subito resi fruibili dato che la riqualificazione edilizia è praticamente conclusa. Per le altre attività si stanno aprendo le procedure per l’affidamento della gestione.Un passaggio molto importante per l’effettiva riuscita del processo rigenerativo.
“Dobbiamo individuare la figura cui affidare l’amministrazione degli spazi e la composizione tra le varie esigenze dei soggetti presenti nell’area”, aggiunge l’assessora. “ Accanto agli spazi comuni delle residenze e dello studentato, ci sarà da organizzare l’utilizzo delle aree pubbliche delle corti e i locali nei piani terra destinati alle diverse attività previste. Il Comune stabilirà una regolamentazione generale ed entro questo mese saranno pubblicati i bandi per individuare i gestori dello studentato, i gestori del coworking e la cordata di soggetti – un’associazione temporanea di imprese – che si occuperanno della ristorazione, dello spazio eventi, delle attività culturali e della ludoteca. Servirà una co-progettazione tra imprese private, profit o non profit. E contiamo che tutto sia operativo dal prossimo autunno”.
Dal punto di vista architettonico il progetto delle corti dell’ex Roverella crea un nuovo spazio urbano interamente pedonale costituito da una successione di aree alberate e permeabili con diverse possibilità di uso e di sosta. Ciascuna delle due corti avrà una sua decisa specificità in relazione con le funzioni in affaccio ma senza confini rigidi per favorire l’accessibilità in tutte le aree. La vegetazione sarà lo strumento principale per differenziare gli spazi, progettati per favorire la socialità. Luoghi dove sedere, riposare, chiacchierare e talvolta ospitare eventi. L’intervento coinvolge anche la limitrofa Piazza Augustelli dove resta la destinazione a parcheggio ma viene introdotta una zona verde larga 4 metri e lunga quanto tutta la piazza, densamente piantumata con circa 40 esemplari di piante di varia grandezza.
La sostenibilità ambientale ha ispirato tutta la riqualificazione del Palazzo Roverella. Il progetto prevede l’isolamento termico delle facciate tramite pannellature interne per garantire la conservazione del valore storico dell’edificio. Verranno inoltre utilizzate due fonti di energia pulita, la geotermia e il fotovoltaico per soddisfare un’importante porzione della richiesta termica del complesso.
Un Centro per il lavoro e per rianimare la zona stazione
Poco più di un chilometro a nord dl Roverella, a due passi dalla stazione ferroviaria di Cesena sono stati appena ultimati i lavori di riqualificazione e trasformazione di una parte del fabbricato ex Arrigoni, l’altro progetto presentato all’incontro di Parma. Lo stabile di circa 1.800 mq ospiterà due distinte funzioni, entrambe orientate al lavoro e all’imprenditoria: la nuova sede del Centro per l’impiego e il Cesena Lab, un incubatore di impresa per start up.
Finanziato con 3,5 milioni di euro di provenienza comunale e regionale, l’intervento è stato realizzato dall’impresa SOM su progetto dello studio di architettura Cotta Solomita. Il Centro per l’Impiego si sviluppa su due livelli con affaccio su piazzale Karl Marx. L’organizzazione degli spazi, circa 600 mq, è centrata sul front-office al piano terra, attorno al quale si distribuiscono dodici uffici, sale riunioni modulabili, sala corsi, archivio e servizi. L’Incubatore d’Impresa occupa una porzione più estesa, 1200 mq, e si articola su un ingresso a doppia altezza con una scala lineare e una gradonata, che introduce a un open space: il Cesena Lab ospita spazi liberamente configurabili per attività di coworking a rotazione, con quarantaquattro postazioni di lavoro al piano terra e trenta al piano primo.
L’intervento si inserisce in un contesto più ampio di politiche di rigenerazione urbana che interessano l’area della stazione ferroviaria per riconvertire il patrimonio edilizio e lo spazio pubblico esistente in nuove centralità per il lavoro, i servizi alla persona, le attività sportive, luoghi per il tempo libero e la cultura. Di fronte ai nuovi uffici realizzati si sta lavorando a una nuova piazza giardino mentre il trasferimento dell’attiguo Dipartimento di Psicologia dell’Università permetterà l’attivazione di spazi per le attività associative, sportive e culturali. Il Comune sta predisponendo anche per quest’area un bando per l’uso temporaneo (5 anni) dei locali. Un complesso di interventi che va oltre il semplice recupero architettonico-edilizio insediando funzioni capaci di attrarre e trattenere le persone e “fare comunità”. Cercando così di superare la condizione attuale di semplice luogo di transito se non, talvolta, di degrado.