Rigenerazione urbana
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La Rigenerazione urbana chiede nuove competenze ma la formazione può innovare e adattare professionalità già esistenti. Carrellata di corsi
Dopo esserci occupati, due settimane fa, delle figure richieste nei bandi pubblici di progetti di Rigenerazione Urbana, sembra doveroso e interessante fare oggi una incursione nel mondo della formazione.
Se, infatti, si prova a fare ricerche sul web in merito alla Rigenerazione, a breve la profilazione farà sì che ci vengano proposti corsi, master, workshop di varia natura sul tema.
Il mondo della formazione sembra infatti essersi accorto del “successo” della Rigenerazione Urbana e, conseguentemente, ha sviluppato prodotti per target differenziati, in grado di rilasciare certificati, titoli o diplomi comprovanti una presunta competenza specifica nella “nuova disciplina”.
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«Il masterplan è normato come un progetto territoriale che prefigura, in termini spaziali e relazionali, la città desiderata comprendendo sia le trasformazioni pubbliche sia quelle private di uso pubblico.
[…] Questo documento deve consentire di declinare in termini di consumo di suolo, densità, dotazione di servizi e assetto funzionale l’intero comparto e tale declinazione deve avvenire mediante la redazione di una serie di elaborati che esplicitino la nuova forma urbana in termini di assetto planivolumetrico e di relazioni con il resto della città».
Quei colori di Bari che restano oltre il muro
La rigenerazione non è mai solo una questione di spazi. Non comincia dai metri quadri, né dai progetti stesi su un tavolo. Comincia da uno sguardo. Da come un luogo ti guarda, e da come tu, finalmente, ti fermi a guardarlo davvero. Ma io come potevo guardare da sola tutto quel muro? Trecento metri di muro nati per proteggere un cantiere, il futuro. Era funzionale. Ma un muro è sempre un muro, separa, esclude.
Sono una giovane street artist e l’Agenzia del Demanio mi aveva chiesto di farci un’opera su quel muro, di rigenerarlo. E allora mi sono chiesta: che faccio? Sentivo chiaramente che da sola non bastavo. La mia arte, da sola, non poteva raccontare questo spazio, questa città, questo luogo che stava per diventare Parco della Giustizia di Bari, Parco della città, un posto che si stava preparando ad essere di tutti. (…)
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