INTERVISTE MASTERPLAN/2
Michele Talia: “Strumento di integrazione fra politiche diverse, punti di forza visione d’insieme e tempestivo aggiornamento. Basta semplificazioni indiscriminate”

Michele Talia, Presidente Istituto Nazionale Urbanistica
1) Il Masterplan può essere considerato uno strumento per inserire, con una certa quota di flessibilità, il progetto di rigenerazione urbana all’interno della pianificazione urbanistica?
Il Masterplan può essere considerato uno strumento efficace per inserire, con una certa quota di flessibilità, i progetti di rigenerazione urbana all’interno della pianificazione urbanistica. In una situazione di stallo, determinata soprattutto in Italia dall’assenza di un convincente processo di riforma del governo del territorio, il ricorso agli strumenti della pianificazione strategica può rappresentare un valido accorgimento per superare le difficoltà in cui le politiche di rigenerazione urbana tendono spesso a confluire.
In questo contesto, il Masterplan consente di integrare le principali misure edilizie, sociali, infrastrutturali e ambientali, proponendo una visione d’insieme che gli strumenti di pianificazione tradizionali faticano a offrire. Tale visione risulta fondamentale per guidare lo sviluppo, coordinare interventi complessi e attrarre investimenti, integrando obiettivi di sostenibilità, innovazione e partecipazione sociale.
2) Da un punto di vista normativo, che tipo di strumento sarebbe opportuno e in quale legge andrebbe inserito come elemento di riforma (riforma legge 1150/1942, riforma Testo unico edilizia, nuova legge su rigenerazione urbana all’esame del Senato, provvedimento a sé)?
Dal punto di vista normativo, il Masterplan si configura come uno strumento di pianificazione strategica e non conformativa, distinto sia dagli strumenti urbanistici tradizionali sia da quelli attualmente in discussione.
La sua collocazione più coerente appare dunque quella prefigurata da una legge di principi sul governo del territorio, come la proposta INU del luglio 2024, che distingua tra una funzione strategico-strutturale ed una regolativa-operativa. In tale contesto, il Masterplan potrebbe assolvere dunque ad una funzione di raccordo tra visione di medio-lungo periodo e pianificazione urbanistica, orientandone le scelte senza effetti conformativi diretti.
3) Quali dovrebbero essere i tre contenuti caratterizzanti del Masterplan?
Pur in un quadro ben più complesso, che non ci consentirebbe di operare una selezione così circoscritta di temi prioritari, i principali contenuti del Masterplan possono essere così individuati:
- definizione di una visione strategica e indicazione degli obiettivi di medio-lungo periodo, anche al fine di individuare le priorità pubbliche e i traguardi che si intende conseguire in coerenza con gli scenari europei, nazionali e regionali;
- formulazione degli elementi non negoziabili (sistemi ambientali, infrastrutturali, paesaggistici, dotazioni strategiche) e degli indirizzi guida per le trasformazioni;
- individuazione di ambiti fondamentali di intervento e di progetti catalizzatori, ma senza procedere alla definizione dei diritti edificatori o delle prescrizioni conformative.
4) Rispetto alla situazione attuale che si trova a fronteggiare un amministratore, qual è il principale vantaggio che può apportare?
Il ricorso ad uno o più masterplans nella elaborazione delle politiche urbane da attuare in territori ad elevata complessità (città metropolitane, medi/grandi comuni, …) è in grado di favorire un tempestivo aggiornamento e una maggiore finalizzazione delle scelte effettuate in precedenti stagioni amministrative, o a seguito dell’affiorare di nuove ed urgenti criticità.
Tale modus operandi è in grado di proporre criteri e indirizzi per la pianificazione operativa e per i programmi di rigenerazione territoriale e urbana, assicurando una maggiore coerenza tra visione e regolazione, e offrendo riferimenti più facilmente comunicabili ai processi di partecipazione.
In occasione della progettazione di un masterplan, tale strumento è inoltre nelle condizioni di assicurare un più efficace coordinamento di politiche e risorse, e di operare un più efficace
coordinamento tra le politiche settoriali di mobilità, ambiente, welfare e sviluppo economico, e tra fonti di finanziamento pubbliche e private.
5) Nell’attuale contesto delle politiche nazionali, il Masterplan è secondo lei una priorità da inserire nelle riforme in corso?
Indubbiamente sì, ma a condizione che il legislatore non utilizzi tale provvedimento per proseguire in una pratica, a mio avviso discutibile, di semplificazione indiscriminata del quadro normativo, seguita ormai da molto tempo. È infatti necessario prendere atto che l’introduzione nel nostro ordinamento degli strumenti di pianificazione strategica non può avvenire in assenza di una riforma organica del governo del territorio. Una riforma che consenta, da un lato, una maggiore convergenza della legislazione regionale, e che consenta, dall’altro, di evitare che le nuove procedure entrino in conflitto con un assetto normativo che necessita di una revisione complessiva.