PROGETTO CORALE / 28
La Rigenerazione urbana chiede nuove competenze ma la formazione può innovare e adattare professionalità già esistenti. Carrellata di corsi
Dopo esserci occupati, due settimane fa, delle figure richieste nei bandi pubblici di progetti di Rigenerazione Urbana, sembra doveroso e interessante fare oggi una incursione nel mondo della formazione.
Se, infatti, si prova a fare ricerche sul web in merito alla Rigenerazione, a breve la profilazione farà sì che ci vengano proposti corsi, master, workshop di varia natura sul tema.
Il mondo della formazione sembra infatti essersi accorto del “successo” della Rigenerazione Urbana e, conseguentemente, ha sviluppato prodotti per target differenziati, in grado di rilasciare certificati, titoli o diplomi comprovanti una presunta competenza specifica nella “nuova disciplina”.
Ecco dunque che la formazione in rigenerazione urbana spazia da corsi gratuiti a Master post-laurea, focalizzandosi essenzialmente su sostenibilità, innovazione sociale, riqualificazione degli spazi pubblici e co-design. I programmi specifici di queste offerte educative si incentrano principalmente sullo sviluppo delle seguenti competenze:
- Competenze Urbanistiche: capacità di pianificazione e design urbano, comprensione delle normative e dei regolamenti edilizi.
- Competenze Economiche: analisi economica e finanziaria, gestione di budget e risorse, capacità di attrarre investimenti.
- Competenze Sociali: gestione della partecipazione comunitaria, promozione dell’inclusione sociale, sviluppo di programmi di welfare urbano.
- Competenze Ambientali: conoscenza delle pratiche di sostenibilità, gestione delle risorse naturali, progettazione di spazi verdi.
E’ interessante notare che le proposte che vengono dal mondo anglosassone sono essenzialmente focalizzate sul formare una figura vicina al Project Management, con spiccate competenze gestionali, finanziarie e procedurali, in perfetta coerenza con l’approccio manifestato anche nei progetti di Urban Regeneration americani, canadesi, inglesi e irlandesi, in cui il Management Plan è parte integrante del progetto stesso.
Per esempio, la London School of Economics declina il tema della Rigenerazione nella proposta del Master “Cities: Governance, Planning and Design”, in cui l’impostazione di politiche interdisciplinari si intreccia al disegno del territorio e dei suoi spazi costruiti. Questo programma intensivo cerca di offrire una ricca comprensione di questioni complesse e interconnesse, i quadri di riferimento, le conoscenze e le prospettive multidisciplinari per determinare modi per governare, pianificare e progettare brani di città esistenti, affrontando tematiche come la disuguaglianza urbana, l’edilizia abitativa a prezzi accessibili, la crescita inclusiva, l’inquinamento e il cambiamento climatico. Lo scopo del corso è formare figure in grado di comprendere la relazione tra lo sviluppo fisico e sociale delle città e promuovere una maggiore comprensione del ruolo degli enti locali nella pianificazione economica e nella competitività.
Se invece ci si sposta sul contesto italiano, il panorama si fa variegato. La maggior parte dei corsi a carattere accademico viene offerta da Facoltà di architettura o ingegneria ambientale e, ovviamente, si focalizza su tematiche di sostenibilità e di qualità dello spazio pubblico, incentrando ancora una volta la Rigenerazione sulla trasformazione fisica dei luoghi.
Stesso approccio seguito anche da corsi professionalizzanti, rivolti a neo-diplomati e eno-laureati, liberi professionisti quali geometri, architetti, paesaggisti, ingegneri e simili, corsi che sicuramente aggiornano competenze che tali figure dovrebbero già possedere e, al massimo, forniscono spunti di miglioramento della proposta architettonica.
Ma ci sono anche proposte di taglio sociologico o culturale, promosso da Facoltà di materie umanistiche, che incentrano la Rigenerazione Urbana sul valore e il ruolo della cultura e del patrimonio come motori e strumenti per riattivare dinamiche urbane. In questo caso, sembra quasi esserci una diffidenza verso la trasformazione fisica, a favore di un approccio immateriale e di policy di comunità. Le figure formate da questi corsi vengono proposte come operatori del mondo della cultura, facilitatori o funzionari pubblici “evoluti”, in grado di promuovere iniziative più snelle e radicate rispetto alle grandi trasformazioni urbane a carattere architettonico.
Iniziative di formazione molto interessanti vengono poi dalle associazioni di categoria, che sembrano aver colto nella Rigenerazione una grande opportunità per le piccole e medie imprese italiane di rinnovarsi, aprirsi a nuovi mercati e riscoprire le potenzialità della cultura d’impresa nella complessità della trasformazioni degli ambiti urbani.
E’ il caso, per esempio, del programma Sui Generis, che offre ai propri associati corsi da 24-48 ore su temi come economia circolare, sostenibilità dell’abitare e rigenerazione partecipata declinati nell’ottica di comprendere il potenziale ruolo delle imprese all’interno di questi fenomeni.
Infine, ci sono esperienze che si aprono all’approccio internazionale, per esempio con Master e Corsi di specializzazione organizzati e gestiti da più Facoltà universitarie, anche di Atenei differenti, che incentrano la formazione sulle tematiche di governance e di management (non a caso termini inglesi) analizzati da punti di vista disciplinari differenti.
Questa veloce carrellata costituisce una occasione di riflessione sulle ricadute in ambito professionale ed educativo che la Rigenerazione Urbana porta con sé. E’ sicuramente vero che serve un apparato normativo e procedurale ad hoc per sostenerla, è vero che vanno definiti e attivati strumenti finanziari e imprenditoriali specifici per attuarla, ma è anche vero che la Rigenerazione può e deve portare con sé un ripensamento necessario delle competenze e delle prassi professionali. Probabilmente non si tratta, però, di aggiungere nuove figure professionali, ma di formare in modo diverso quelle già consolidate, innovando i programmi universitari, promuovendo l’incrocio di sguardi e competenze sin dalle scuole superiori, indirizzando la specializzazione non nell’ottica del perfezionismo monotematico e autoreferenziale bensì in quella della capacità di contribuzione ad un quadro complesso e globale.
Potenzialmente, dunque, il “successo” della rigenerazione urbana apre ad una stagione nuova anche a livello educativo, formativo e culturale, facendo sì che la ricchezza delle città si rifletta anche nella ricchezza culturale delle persone chiamate a ripensarle e viverle.
Leggi gli altri articoli della rubrica "Progetto Corale"