DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri
Il rapporto 2026 dell’Osservatorio Immobiliare Italiano (OMI), relativo all’anno 2025, rileva per il solo settore residenziale, oltre 765.000 compravendite, per un controvalore superiore a 120 miliardi di euro, confermando un trend di crescita delle transazioni negli ultimi tre anni. Un mercato che coinvolge in modo diffuso e capillare una fitta rete di privati, imprese, istituti di credito e professionisti della filiera tecnica e legale.
LA GIORNATA
- L’inflazione nell’Eurozona in calo a giugno al 2,8%. Lagarde: non lasceremo che il genio esca dalla lampada
- Imprese, Confindustria e Bankitalia: produzione tiene ma cresce l’incertezza geopolitica
- Porti, incontro Mit-Regioni: valorizzare le specificità dei diversi sistemi in una visione integrata
LA GIORNATA
- Von der Leyen vede Calvino, ‘futuro dell’Ue si costruisce sugli investimenti’
- EY, 1 azienda su 3 cresciuta nonostante scenario geopolitico complesso
- Seul punta su chip e data center, piano da 1.200 miliardi per guidare l’Ia
PROSSIMITÀ
C’è qualcosa che non torna nel dibattito che da settimane accompagna il nuovo Piano Casa. Non tornano i toni trionfalistici, non torna la continua rincorsa all’annuncio successivo e non torna soprattutto l’impressione che si stia affrontando una delle questioni più delicate del Paese guardando soltanto una parte del problema.
Perché è certamente vero che in Italia esiste un’emergenza abitativa. È vero che molte famiglie non riescono ad acquistare una casa, che i giovani faticano a costruire un proprio percorso di autonomia, che nelle grandi città i costi degli affitti hanno raggiunto livelli insostenibili e che esiste un enorme patrimonio edilizio pubblico e privato che potrebbe essere recuperato e restituito alle comunità. Nessuno mette in discussione questi aspetti e nessuno può negare che servano politiche coraggiose e strumenti efficaci.
IL TESTO DEFINITIVO DEL DECRETO LEGGE 66
Con due emendamenti identici riformulati e approvati (Zinzi-Lega 9.23 e Milani-Fdi 9.24) si è chiarito che la quota di edilizia convenzionata del 70% e libera del 30% viene calcolata esclusivamente sull’investimento residenziale inserito nel programma di edilizia integrata. Si consente così agli investitori dei grandi programmi superiori a un miliardo di aumentare a dismisura la quota di edilizia non residenziale (commerciale, produttiva, data center) più redditizia in strumenti che dovevano risolvere il problema degli alloggi. Unica condizione è scegliere un comparto di sviluppo più ampio in cui siano già prevista una pluralità di destinazione d’uso. Questa è la risposta al dilemma del “dimensionamento” della quota non residenziale che DIAC aveva posto, in un quadro opaco, il 14 maggio scorso.
L’articolo “Dal piano casa al piano caos e l’urbanistica da fast food” coglie un problema reale: la difficoltà crescente degli Enti locali di governare trasformazioni economiche, turistiche e funzionali sempre più rapide.
Tuttavia, il proposito di denunciare la frammentazione normativa contemporanea finisce per produrre un’ulteriore complicazione trattando urbanistica, edilizia, turismo, destinazioni d’uso e semplificazione procedurale come se appartenessero ad un’unica materia indistinta.
Ed è qui che nasce l’equivoco.
PIANO CASA/2 - LA NOMINA DEL COMMISSARIO
Il DL 66 sul Piano casa ottiene la fiducia alla Camera, oggi voto finale e passaggio al Senato. Il commissario dovrà stilare l’elenco degli immobili e il programma dei lavori che potranno accedere alla seconda costola del primo pilastro. Restano poco chiaro (e non individuate dal decreto ministeriale) le funzioni di indirizzo e controllo.
PIANO CASA/1 - INTERVISTA ALL'AD DI INVIMIT
I TRE EMENDAMENTI DEI RELATORI, OGGI RUSH FINALE
L’Agenzia guidata da Alessandra dal Verme potrà fare operazioni di rigenerazione e riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico operazioni con permute di immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati, non redditizi, non strumentali. A Cdp vanno 10 milioni in forma di Patrimonio destinato, che cresceranno fino a 1.200 se Bruxelles darà il via libera alla revisione del PNRR: non ci sono riserve legislative per alloggi da dare in affitto ai lavoratori, bensì operazioni di edilizia sociale e convenzionata. Chiarito che i contributi per il primo pilastro possono andare non solo agli ex-Iacp ma anche ai Comuni proprietari di alloggi, mentre le vendite delle case ERP non dovranno finanziare necessariamente la riduzione di bilancio ma, come chiedevano le Regioni, anche il recupero del patrimonio abitativo pubblico e, in via residuale, l’acquisto di alloggi sociali. La relatrice Mazzetti (FI) insiste: flessibilità sul 70-30. Chiara Braga (Pd): “Piano casa occasione fallita”. Oggi il voto finale in commissione Ambiente, domani in Aula a Montecitorio per votare la fiducia lunedì.
LO SCENARIO REGIONALE DELL'ANCE PER IL 2026
Dopo due anni di caduta, gli investimenti in costruzioni tornano quest’anno in positivo correndo molto più del Pil (+0,6%). Tirano le opere pubbliche: nei comuni della regione nel 2025 +23% contro il +15,3% della media nazionale, in cinque anni da 783 milioni (2020) a 1,95 miliardi (2025) con un +149%. Regione virtuosa sui fondi UE: impegnati il 74,7% contro il 35% nazionale. Il presidente di Ance Emilia-Romagna Croci (in foto): emergenza abitativa drammatica.
IERI RIUNIONE DI MAGGIORANZA A PALAZZO CHIGI
Il governo boccia tutte le proposte di modifica dei gruppi di maggioranza, compreso l’allargamento del terzo pilastro. Oggi tre emendamenti dei relatori fra cui quello sui nuovi fondi Pnrr. I tempi strettissimi per il voto confermano in pieno la chiusura: le votazioni in commissione, cominciate ieri sera, dovranno concludersi entro domani. Decreto in Aula venerdì, lunedì voto di fiducia. Aperture sono arrivate, invece, ieri dall’amministratore delegato di Invimit al convegno organizzato da Legacoop abitanti: “Per il secondo pilastro a noi servono soggetti gestori che conoscano il territorio, ATER o cooperative”.
LA GIORNATA
- Meloni: no alla patrimoniale, ridurre il carico fiscale sul ceto medio
- Unem: bolletta energia 2026 sale a 57-58 miliardi se rientra la crisi in Iran. Sul settore “stormi di cigni neri”
- Bankitalia, economia del Lazio frena nel 2025, dimezzata crescita. Pil a +0,6%, spinta da Giubileo e Pnrr