LA GIORNATA

Caporalato, 1.900 denunce dal 2022. Piantedosi: più controlli e risorse

  • Meloni: no alla patrimoniale, ridurre il carico fiscale sul ceto medio
  • Unem: bolletta energia 2026 sale a 57-58 miliardi se rientra la crisi in Iran. Sul settore “stormi di cigni neri”
  • Bankitalia, economia del Lazio frena nel 2025, dimezzata crescita. Pil a +0,6%, spinta da Giubileo e Pnrr

11 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Più controlli, rafforzamento degli organici ispettivi e nuove risorse per prevenzione e contrasto dello sfruttamento lavorativo. È questa la strategia che il governo rivendica nella lotta al caporalato, illustrata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante il question time alla Camera, all’indomani della tragedia di Amendolara che ha riportato al centro del dibattito le condizioni dei lavoratori agricoli. Secondo i dati forniti dal titolare del Viminale, dal 2022 a oggi sono state effettuate 1.895 denunce e 346 arresti per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Numeri che, nelle intenzioni dell’esecutivo, testimoniano l’intensificazione dell’azione repressiva contro un fenomeno che continua a interessare soprattutto il settore agricolo. Piantedosi ha sottolineato come il contrasto al caporalato richieda una strategia integrata che coinvolga diversi ministeri, dal Lavoro all’Agricoltura, e che comprenda sia la gestione dei flussi di ingresso dei lavoratori stranieri sia la tutela delle condizioni di lavoro e il potenziamento delle attività ispettive. Proprio sul fronte dei controlli il governo rivendica uno sforzo senza precedenti. Il corpo ispettivo è passato dalle 3.983 unità del 2022 alle attuali 4.366, grazie all’assunzione di 1.396 ispettori durante l’attuale legislatura. A questi si aggiungeranno, nel triennio 2026-2028, ulteriori 300 ispettori e 150 militari dell’Arma dei Carabinieri specializzati nella tutela del lavoro. L’incremento degli organici ha consentito di superare nel 2025 quota 157 mila ispezioni avviate, contro le circa 100 mila registrate nel 2022, mentre le sanzioni comminate risultano quasi raddoppiate rispetto a dieci anni fa.

Il ministro ha inoltre annunciato l’imminente avvio di una campagna straordinaria di vigilanza su tutto il territorio nazionale, finalizzata alla prevenzione e alla repressione delle forme più gravi di sfruttamento lavorativo. Accanto all’azione di controllo, il governo punta anche sugli interventi di prevenzione. Attraverso le risorse del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027, il ministero dell’Interno ha già finanziato progetti per circa 6,65 milioni di euro destinati al contrasto del caporalato e all’inclusione dei lavoratori stranieri. Piantedosi ha inoltre respinto le critiche che collegano il fenomeno alla legge Bossi-Fini, sostenendo che nel caso di Amendolara tutti i cittadini stranieri coinvolti fossero regolarmente soggiornanti e titolari di permessi che consentivano lo svolgimento di attività lavorativa.

Attacca l’opposizione. Nel question time alla Camera, Davide Faraone di Italia Viva ha sostenuto che l’esecutivo Meloni non starebbe utilizzando efficacemente gli strumenti a disposizione per combattere il fenomeno. Secondo Faraone, i dati del ministero del Lavoro mostrerebbero un calo dei controlli specifici contro il caporalato, passati da 3.208 nel 2023 a 1.226 nel 2024 e a 895 nel 2025. L’esponente di Iv ha inoltre criticato il limitato utilizzo delle risorse del Pnrr destinate all’accoglienza e all’alloggio dei lavoratori migranti vulnerabili, sostenendo che dei 200 milioni stanziati ne sarebbero stati spesi soltanto 25. Infine, ha accusato il governo di non applicare pienamente la legge 199 del 2016, che a suo giudizio consentirebbe di colpire più efficacemente i meccanismi di intermediazione illegale alla base del caporalato.

Sul fronte sindacale, il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, pur riconoscendo gli sforzi compiuti dalle organizzazioni sindacali, dalle associazioni datoriali e dal legislatore, ritiene necessario un salto di qualità. A suo giudizio il caporalato non può essere affrontato esclusivamente come fenomeno di sfruttamento del lavoro, ma va letto anche nella sua dimensione criminale e territoriale. Per questo la Uil chiede un rafforzamento dei controlli sul territorio e sulle organizzazioni malavitose che gestiscono queste attività, oltre al trasferimento delle competenze sul reato previsto dall’articolo 603-bis alle procure distrettuali antimafia. Per Bombardieri, quanto accaduto in Calabria va oltre il caporalato e richiama piuttosto una condizione di vera e propria “schiavitù”, segno che la sfida resta ancora aperta nonostante l’intensificazione delle attività di vigilanza e repressione.

 

Meloni: no alla patrimoniale, ridurre il carico fiscale sul ceto medio

No alla patrimoniale, sì alla riduzione delle tasse sul ceto medio. Giorgia Meloni traccia la rotta della politica fiscale del suo governo, respingendo l’ipotesi avanzata, ma poi rientrara, dalla segretaria del Pd Elly Schlein di una tassa sui patrimoni e mettendo sul piatto il taglio dell’Irpef. “Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più. Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”, ha detto Meloni parlando dal palco dell’assemblea di Confcommercio. Davanti alla platea degli imprenditori, la premier rilancia l’offensiva contro “il fenomeno odioso” delle attività apri e chiudi, ovvero “quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse”. “Questa non è la repubblica delle banane, – ha assicurato la premier – qui si rispettano le regole”. Sul fronte fiscale, l’obiettivo mai nascosto dal governo, ribadito più volte anche dal viceministro delle Finanze Maurizio Leo, è quello di allargare la platea dei beneficiari del taglio dell’Irpef, portando cioè dal 35% al 33% i redditi fino a 60.000 euro. Il governo è riuscito finora a ridurre il carico fiscale per la fascia fino a 50.000 euro, ma il nuovo taglio – risorse permettendo – potrebbe tornare tra le priorità ed essere uno dei piatti forti della prossima manovra. La richiesta è arrivata non a caso proprio dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, che vede nella riduzione dell’aliquota “un giusto riconoscimento al ceto medio”.

Unem: bolletta energia 2026 sale a 57-58 miliardi se rientra la crisi in Iran. Sul settore “stormi di cigni neri”

La fattura energetica per l’Italia, quest’anno, “potrebbe salire intorno ai 57-58 miliardi, ossia 8-9 in più del 2025, nel caso in cui comunque la crisi iraniana rientrasse”. Lo stima l’Unem calcolando che lo scorso anno l’esborso complessivo di è stato di 48,7 miliardi, oltre 7 miliardi in meno rispetto al 2024. Per la bolletta petrolifera 2026 “si stima un valore di circa 24 miliardi”, 4,5 in più del 2025, con l’ipotesi di quotazioni medie di 90 dollari barile in media annua. Sul settore, il presidente Gianni Murano, vede “stormi di cigni neri”: nella sua relazione all’assemblea annuale evidenzia che dall’Ucraina alla crisi di Hormuz è un contesto di “policrisi, a cui non eravamo abituati”, con “problematiche nuove e nuovi equilibri, ma anche capacità differenziate nel fornire risposte concrete”. Il 2026 ha “mostrato come l’energia possa tornare ad essere uno strumento di pressione. Le politiche europee dopo la crisi russa, che ha inciso pesantemente sui costi energetici, ancora una volta hanno sottovalutato le conseguenze di una nuova crisi, per molti versi non certo inaspettata dopo i fatti dell’ottobre 2023, che è poi sfociata nell’attacco all’Iran”, indica il presidente del’Unem: “Ed è proprio questo squilibrio tra dimensione globale e approccio europeo – avverte – che rischia di generare tensioni sempre più forti all’interno della stessa Europa”. Guardando all’Italia – indica ancora Gianni Murano – “vediamo un sistema che ha dimostrato una buona tenuta”, anche se alcuni dinamiche si sono “riflesse con un’intensità ancora maggiore”: è “un sistema che, pur in un contesto complesso e in continua evoluzione, ha dimostrato una capacità di adattamento significativa”. Nel 2025 “la domanda italiana di energia in Italia si è attestata a poco meno di 140 milioni di tep, in calo dell’1,6% rispetto al 2024, nonostante una crescita del Pil dello 0,5%. Una riduzione che non può essere letta solo come un fenomeno congiunturale, ma anche come il risultato di trasformazioni più profonde, legate all’efficienza energetica, all’evoluzione dei comportamenti e ai cambiamenti strutturali dell’economia”. Rispetto al 2019, “oggi la domanda è diminuita dell’11%, mentre le emissioni di CO2 del 15%”. Nel 2025 “ad eccezione del gas e delle rinnovabili, la domanda di tutte le altre fonti energetiche hanno rilevato variazioni negative”. Il gas naturale, “ha fatto registrare il livello più alto degli ultimi tre anni, tornando ad essere la prima fonte di energia con un peso di circa il 37%”. Le fonti rinnovabili “registrano un più 1,3% e un peso del 21%, nonostante le riduzioni nella produzione idroelettrica (-21%), che resta comunque la principale fonte rinnovabile italiana, ed eolica (-3,3%), parzialmente compensati dall’aumento del fotovoltaico (+25%)”. Nel 2025 “è poi proseguito il ridimensionamento dei combustibili solidi (-14%), che ormai pesano per poco più dell’1% sui consumi totali” Quanto al petrolio, “il calo è stato di oltre il 5%, ma con un peso sul totale che si conferma superiore al 36%. Resta dominante nel settore dei trasporti dove copre oltre il 92% della domanda”. Su calo dei consumi petroliferi ha inciso “principalmente la carica petrolchimica che ha perso 1 milione di tonnellate (-37,9%) in un contesto di crisi strutturale a livello europeo che impone altre riflessioni strategiche su cosa voglia fare l’Europa e su quali siano i settori strategici da preservare”. Nei primi quattro mesi del 2026 si consolidano alcune tendenze: “la benzina rinforza la crescita, il gasolio tutto sommato tiene, il jet fuel segna i suoi massimi storici, la petrolchimica continua a perdere terreno. Di contro, i bunkeraggi hanno recuperato volumi”. L’Unem sottolinea e rilancia l’allarme delle imprese per i costi dell’energia più alti, “il più alto di Europa” per l’energia elettrica: è “un elemento di debolezza per il sistema economico e industriale italiano”.

Upb: conti più solidi ma debito elevato e crescita debole

I conti pubblici italiani appaiono più solidi rispetto agli anni passati grazie alla prudenza seguita dal governo, ma i margini di manovra restano limitati e il quadro economico continua a essere esposto ai rischi internazionali. È la fotografia scattata dall’Ufficio parlamentare di bilancio nel Rapporto 2026, presentato ieri, che mette in evidenza i progressi compiuti sul fronte della finanza pubblica ma anche le fragilità strutturali che continuano a pesare sull’economia italiana. Secondo l’Upb, il deterioramento del contesto internazionale, segnato da conflitti e tensioni geopolitiche, si somma alla persistente vulnerabilità derivante dall’elevato livello del debito pubblico. Le prospettive di crescita restano contenute: nel prossimo biennio il Pil dovrebbe subire un impatto negativo pari a 0,3 punti percentuali nel 2026 e a 0,4 punti nel 2027, mentre l’inflazione è prevista in aumento di 1,4 punti quest’anno e di 1,1 punti il prossimo. Sul fronte dei conti pubblici, il deficit dovrebbe scendere al 2,9% del Pil nel 2026, creando le condizioni per l’uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo nel 2027. Tuttavia, la spesa per interessi sul debito è destinata a crescere, passando dal 3,9% del Pil del 2025 al 4,5% previsto nel 2029. Proprio il debito rappresenta il principale elemento di preoccupazione. Dopo essere salito al 137,1% del Pil nel 2025, il rapporto debito/Pil dovrebbe raggiungere il 138,6% nel 2026 prima di avviare una graduale discesa fino al 136,3% nel 2029. Un percorso che, sottolinea l’Upb, dipende però dal raggiungimento degli obiettivi di dismissione di asset pubblici e dalla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro. In uno scenario meno favorevole, caratterizzato da prezzi energetici più elevati e crescita più debole, il debito potrebbe invece avvicinarsi al 140% del Pil.

Nel rapporto viene inoltre riconosciuto il contributo determinante del Piano nazionale di ripresa e resilienza alla crescita degli ultimi anni. Nonostante la conclusione del programma europeo sia prevista per il 30 giugno prossimo, gli effetti delle misure già attivate continueranno a sostenere l’economia anche nel 2026, con un contributo stimato pari a circa mezzo punto di Pil. Guardando al futuro, l’Upb individua come priorità strategiche la transizione energetica, la trasformazione digitale e il rafforzamento della dinamica demografica, invitando a concentrare le risorse sugli interventi con maggiore impatto economico e sociale. Le sfide legate alla sicurezza energetica, alla competitività tecnologica, alla difesa e alla sicurezza economica, osserva l’istituto, richiedono però investimenti di dimensioni tali da rendere necessaria una risposta coordinata a livello europeo. Tra le criticità strutturali viene segnalata anche la debolezza della produttività. Dopo una crescita dell’economia italiana nel 2025 inferiore alla media europea, il rischio è che livelli troppo bassi di produttività compromettano nel lungo periodo redditi, competitività, sostenibilità del welfare e tenuta dei conti pubblici. L’Upb richiama infine l’attenzione sulle questioni fiscali. Da un lato evidenzia che l’aumento della progressività dell’Irpef per i lavoratori dipendenti e l’estensione dei regimi a tassazione piatta rischiano di allontanare l’obiettivo dell’equità orizzontale; dall’altro riconosce che il recupero dell’evasione ha raggiunto nel 2025 la cifra record di 36,2 miliardi di euro. Nonostante ciò, l’Italia continua a registrare uno dei più bassi livelli di fedeltà fiscale dell’Unione europea.

 

Industria, Istat:  produzione aprile +0,5% su mese, +1,3% su anno

Ad aprile si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,5% rispetto a marzo. Su base annua, al netto degli effetti di calendario, l’indice generale aumenta dell’1,3% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di aprile 2025). Lo indica l’Istat, sottolineando che si registra, per il terzo mese consecutivo, un aumento congiunturale. A trainare è la dinamica positiva dei beni intermedi e di quelli strumentali, mentre variazioni negative si osservano per l’energia (-2,7% annuo) e i beni di consumo (-4,1% annuo). Nella media del periodo febbraio-aprile si registra una crescita del livello della produzione industriale dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, fa inoltre sapere l’Istat. Tornando all’andamento di aprile, l’indice registra un incremento su base mensile per i beni strumentali (+1,0%) e i beni intermedi (+0,8%); mentre si osservano flessioni per i beni di consumo (-0,1%) e l’energia (-0,2%). Su base annua, crescono in misura marcata i beni strumentali (+6,4%) e con minore intensità i beni intermedi (+1,8%); variazioni negative si osservano, invece, per l’energia (-2,7%) e i beni di consumo (-4,1%; per i beni durevoli -10,3%).

 

Bankitalia, economia del Lazio frena nel 2025, dimezzata crescita. Pil a +0,6%, spinta da Giubileo e Pnrr

Frena, nel 2025, l’economia del Lazio che vede dimezzata la crescita rispetto all’anno precedente mettendo a segno comunque un risultato leggeremente superiore a quello del paese grazie anche all’apporto del Giubileo e del Pnrr. E’ quanto emerge dal rapporto sull’economia del Lazio della Banca d’Italia secondo cui lo scorso anno è salito dello 0,6% in termini reali (0,5 in Italia), la metà rispetto alla variazione dell’anno precedente. L’attività economica è stata sostenuta principalmente dai consumi privati e dagli investimenti, soprattutto quelli in lavori pubblici legati agli interventi Pnrr e del Giubileo; un contributo positivo è provenuto anche dalle esportazioni di beni. Come ha sintetizzato la responsabile della sede di Roma Antonella Magliocco “il quadro del 2025 è nel complesso positivo ma abbiamo registrato uno slancio ridotto così come l’intero paese”, per effetto anche del contesto internazionale. “Tutti i settori hanno avuto una crescita positiva sebbene minore rispetto al 2024 con un deciso rallentamento dell’industria mentre l’agricoltura ha avuto un andamento negativo Bene le esportazioni grazie al traino del farmaceutico” ha aggiunto. “Per il 2026 l’andamento appare in “deterioramento”, condizionato dagli eventi geopolitici” dalla guerra in Ucraina a quella in Medio Oriente e ai suoi effetti sull’economia. Il Giubileo ha fatto volare le presenze dei turisti stranieri a Roma nel 2025 e la loro spesa è balzata a oltre 10 miliardi di euro. Nella regione gli arrivi di turisti dall’estero sono saliti del 27,8%, una variazione notevolmente maggiore della media nazionale (+2,3%). Oltre un terzo della crescita è dovuta ai viaggiatori giunti apposta per il Giubileo. Malgrado molti abbiano alloggiato in strutture religiose, l’aumento della spesa è stato a due cifre (+19,2%) di cui 11,1 punti sono riferiti a quelli giunti per l’evento, contro un aumento del 4,6% in Italia. I consumi in regione sono così raddoppiati rispetto al 2024 a quota +1,3%.

 

Bankitalia, aumentano del 2,8% ad aprile i prestiti al settore privato

In aprile i prestiti al settore privato, corretti sulla base della metodologia armonizzata concordata nell’ambito del Sistema Europeo delle Banche Centrali, sono aumentati del 2,8% sui dodici mesi (2,7% il mese prima). I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,6% (2,7% nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 3,1% (2,8 in marzo). I depositi del settore privato sono aumentati del 2,9% (2,5 nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 4,2% (3,9 nel mese precedente). E’ quanto emerge dalle rilevazioni della Banca d’Italia. Sempre in aprile il Tasso Annuale Effettivo Globale (Taeg) sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è collocato al 3,91% (3,81 nel mese precedente); la quota di questi prestiti con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno è stata del 21,2% (17,3 nel mese precedente). Il Taeg sulle nuove erogazioni di credito al consumo si è collocato al 10,41 per cento (10,34 nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 3,56 per cento (3,38 nel mese precedente), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari al 4,28 per cento, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati al 3,15 per cento. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,65 per cento (come nel mese precedente).

B7, le imprese presentano le raccomandazioni per competività, innovazione e crescita ai leader G7

Le organizzazioni imprenditoriali dei Paesi del G7 riunite nel Business 7 (B7) hanno approvato oggi a Parigi la Dichiarazione finale che sarà consegnata ai leader in vista del Vertice G7 di Évian del 15-17 giugno. Al centro del documento la richiesta di un rinnovato patto tra governi e imprese per rafforzare competitività, resilienza e crescita in una fase caratterizzata da instabilità geopolitica, trasformazione tecnologica e crescente frammentazione economica. Il documento individua sette priorità strategiche per sostenere la competitività delle economie avanzate: rafforzare il commercio internazionale fondato sulle regole e la sicurezza delle catene globali del valore; garantire un accesso sicuro e sostenibile alle materie prime critiche; mobilitare capitali per sostenere crescita e investimenti; accelerare la realizzazione di infrastrutture strategiche; favorire la diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale; promuovere sicurezza energetica e resilienza ambientale; investire nelle competenze e nella capacità di adattamento della forza lavoro. Le raccomandazioni contenute nella Dichiarazione finale sottolineano la necessità di preservare mercati aperti e prevedibili, ridurre le dipendenze strategiche, rafforzare la cooperazione tra partner affidabili, accelerare l’innovazione e creare condizioni favorevoli agli investimenti privati. Il B7 richiama inoltre l’urgenza di politiche pubbliche capaci di sostenere la competitività industriale, la sicurezza economica e la transizione digitale ed energetica senza compromettere crescita e occupazione. “L’instabilità geopolitica, la rivalità tecnologica, la sovraccapacità produttiva e le crescenti dipendenze strategiche sono sfide che il G7 può affrontare solo attraverso una responsabilità condivisa. Collaborare strettamente con la comunità imprenditoriale è il modo più efficace per sostenere la competitività industriale, ridurre la frammentazione e difendere un commercio internazionale aperto fondato sulle regole. Affrontare insieme le minacce esterne comuni contribuirà a garantire un accesso affidabile e a costi competitivi all’energia, alle materie prime critiche e ai beni strategici, elemento essenziale per rafforzare la sicurezza economica e promuovere una crescita condivisa di lungo periodo”, ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Insieme ai rappresentanti delle principali organizzazioni imprenditoriali dei Paesi del G7 e di BusinessEurope, per Confindustria ha partecipato ai lavori Barbara Cimmino, Vice Presidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, che ha ribadito la necessità di “rafforzare la competitività delle imprese attraverso mercati aperti, energia accessibile e una maggiore cooperazione economica tra i partner del G7”.

Il governo accelera sull’IA, ‘l’Italia prima ad avere normativa organica’. Dal Cdm ok ai decreti attuativi della legge 132

Il governo accelera sull’intelligenza artificiale. Con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dei decreti attuativi l’esecutivo compie un passo decisivo nell’attuazione del Regolamento europeo sull’IA e della legge 132 del 2025, definendo una disciplina per l’applicazione delle normative a livello nazionale e individuando una governance nel coordinamento tra Agenzia nazionale per cybersicurezza e l’Agenzia per l’Italia Digitale. “L’Italia è la prima nazione che si dota di una normativa nazionale organica in materia”, sottolinea il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che tra le misure approvate cita la novità “della responsabilità civile” per danni da IA. I decreti attuativi – che andranno al vaglio delle commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e delle Authority competenti – da una parte disciplinano i poteri delle autorità nazionali, dall’altra introducono un quadro giuridico per l’impiego dell’IA nelle attività di polizia, nel lavoro, nella giustizia, nell’istruzione e nella ricerca. Il filo conduttore è l’impostazione antropocentrica, un’IA governata da una visione etica e umanistica, in sintonia con l’Enciclica del Papa Magnifica Humanitas. Per l’intelligenza artificiale nella sicurezza, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi precisa che “non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di ‘Grande fratello’ generalizzato ed è vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche”. Ci sarà “una modalità di utilizzo dell’IA ex ante nella commissione di reati in caso di pericolo per terrorismo o per la ricerca di persone scomparse” e in questi casi servirà una “richiesta del questore e autorizzazione dell’autorità giudiziaria”. E poi un “un utilizzo ex post rispetto al reato e anche qui sono previste garanzie”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio spiega che “tutte le attività di rilievo biometrico possono avvenire solo con il controllo della magistratura e su richiesta del pubblico ministero al gip. Solo in caso di urgenza possono essere adottate dal pm, con successiva convalida da parte del gip”. Nordio annuncia poi l’introduzione “di una nuova fattispecie di reato, ossia la punizione di chi progetta, realizza o omette le necessarie misure di sicurezza dei sistemi di IA quando da tale condotta derivi un concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato”. Riguardo al tema dell’impatto dell’IA sul lavoro, il decreto legislativo, evidenzia la ministra Marina Calderone, introduce il divieto di utilizzo di un sistema automatizzato per le decisioni che incidono sul rapporto di lavoro come “l’assunzione, la modifica delle condizioni contrattuali, il licenziamento, le sanzioni disciplinari”. Il ministero ha poi un ruolo nel coordinamento “dell’aggiornamento professionale e nella formazione connessi alla transizione digitale”, e laddove l’IA modifica modalità di lavoro e organizzazione, “il tema deve diventare oggetto di una integrazione della valutazione dei rischi ai fini degli obblighi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. In ambito istruzione, per il ministro Giuseppe Valditara, “l’IA entra nel curriculum formativo in modo esplicito nei licei, con la rivoluzione della matematica e una forte modifica dei percorsi formativi”. Il ministero ha stanziato in tutto 300 milioni per la formazione dei docenti e per promuovere l’intelligenza artificiale nella didattica. Riguardo il Mur, le norme affidano all’università, ricerca e alta formazione un ruolo centrale nello sviluppo dell’sistema italiano dell’IA e si muovono lungo due direttrici: il rafforzamento delle competenze e della formazione e la valorizzazione della ricerca, trasferimento tecnologico e sperimentazione per favorire lo sviluppo e l’utilizzo responsabile delle nuove tecnologie. “La governance che abbiamo individuato è un’architettura istituzionale solida con incarichi importanti ad Acn e Agid in capo alla presidenza del Consiglio. Sotto la regia Agid abbiamo coinvolto Bankitalia, Consob, Ivass e Garante Privacy, per poteri ispettivi e di cooperazione istituzionale con capacità rapida di intervento”, afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Alessio Butti, ricordando che, oltre alle risorse dei singoli ministeri, la legge 132 del 2025 ha destinato “1 miliardo di euro” e che per i deepfake l’articolo 26 di questa legge ha istituito un reato, “ponendo l’Italia all’avanguardia”.

 

Pichetto, decreto meccanismo Fer X in fase trasmissione a organi controllo

“L’Ue ha approvato in via definitiva il meccanismo Fer X, consentendo l’avvio della sua attuazione, il decreto è in fase di trasmissione agli organi di controllo per la registrazione ed entrerà in vigore dopo la pubblicazione sul sito del ministero dell’Ambiente”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, al question time alla Camera sui tempi di avvio delle procedure di attuazione del regime di aiuti cosiddetto Fer X definitivo, nell’ambito del raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima. “Il ministero sta già predisponendo i decreti direttoriali necessari per rendere operativa la misura e consentire l’apertura dei primi bandi in tempi brevi”, ha spiegato il ministro, “auspicabilmente il primo in autunno, con una temporalità di un paio di bandi all’anno”, ha detto Pichetto Fratin. “Sotto il profilo degli impatti, il FER X prevede la realizzazione di una nuova capacità complessiva pari a 37,15 GW da fonti rinnovabili. Di questa capacità, 10 GW riguardano impianti di piccola taglia, fino a 1 MW, che accederanno direttamente al meccanismo, mentre 27,15 GW sono destinati a impianti di maggiore dimensione, selezionati tramite procedure competitive”, ha spiegato Pichetto. “La misura, si inserisce in un contesto già caratterizzato da una crescita significativa delle rinnovabili, che nell’ultimo triennio hanno registrato un installato superiore ai 20 GW, arrivando a fine 2025 a una capacità complessiva di 43,5 GW di fotovoltaico e 13,3 GW di eolico. Nel complesso, il FER X definitivo garantisce una continuità al meccanismo transitorio concluso nel 2025 e rappresenta, al momento, il più importante strumento di incentivazione delle FER, per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030”. “La contrattualizzazione dell’energia mediante contratti per differenza assicurerà per quantità di energia sempre maggiori un disaccoppiamento di fatto dal prezzo del gas ed un beneficio in termini di alleggerimento della componente ASOS delle bollette nei casi di prezzi dell’energia elevati. Questo nuovo meccanismo si inserisce nel percorso pragmatico e realistico adottato dal Governo, sin dal suo insediamento, di rafforzare l’indipendenza energetica del Paese, ridurre progressivamente il ricorso al gas, e contenere sia il livello sia la volatilità dei prezzi dell’energia”. E rappresenta, soprattutto, l’ennesima smentita alla presunta opposizione alle rinnovabili veicolata da chi delle rinnovabili parla solo per slogan, criticando un governo che ha aumentato di oltre il 30 per cento le rinnovabili dal 2023″.

 

Lavoro: 623mila contratti programmati dalle imprese a giugno, 190mila le entrate per cui si ricercano giovani di meno di 30 anni

Sono quasi 623mila le entrate programmate dalle imprese nel mese di giugno, mentre nel periodo giugno‑agosto il fabbisogno complessivo raggiunge 1,5 milioni di contratti. Rispetto allo stesso mese del 2025 si registra una flessione di circa 15mila unità (-2,3%), mentre nel trimestre la riduzione è pari a circa quasi 42mila entrate (-2,6%). Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro rimane elevato: nel mese di giugno risulta difficile reperire il 42% dei profili ricercati, una quota in lieve diminuzione rispetto alle precedenti rilevazioni ma ancora significativa. Si consolida la domanda di giovani: 190mila le entrate destinate agli under 30. A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che elabora le previsioni occupazionali per il mese di giugno.  Il settore industriale programma 134mila entrate nel mese e 349mila nel trimestre giugno‑agosto. All’interno dell’industria, il manifatturiero continua a rappresentare la componente principale della domanda, con opportunità concentrate nei comparti della meccanica ed elettronica (19mila nel mese e 49mila nel trimestre), della metallurgia (14mila e 36 mila), dell’alimentare (16mila e 58mila) e del tessile‑abbigliamento e calzature (8mila e 17mila), che mostrano una domanda sostenuta. Le costruzioni prevedono quasi 51mila ingressi nel mese e 127mila nel trimestre. Il settore dei servizi programma 445mila entrate a giugno e oltre 1 milione nel trimestre. In particolare, la filiera dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi turistici concentra 173mila ingressi nel mese e 390mila nel trimestre, confermando un peso rilevante nel sistema occupazionale. Seguono il commercio con 78mila e 199 mila ingressi e i servizi alle persone, che programmano 74mila entrate nel mese e 178mila nel trimestre, a conferma della centralità del terziario nella domanda complessiva di lavoro. Il settore primario programma 44mila entrate a giugno e 119mila nel trimestre. A trainare è l’agricoltura: nel comparto delle coltivazioni ad albero si prevedono 19mila entrate nel mese e 51mila nel trimestre, mentre nelle coltivazioni di campo se ne prevedono 13mila nel mese e 36mila nel trimestre. Il comparto dei servizi connessi all’agricoltura programma 4mila nuovi ingressi a giugno e 10mila nel trimestre, mentre le aziende di allevamento prevedono 3mila entrate nel mese e 8mila nel trimestre. Dal punto di vista contrattuale, il mercato del lavoro continua a essere caratterizzato da una netta prevalenza dei rapporti a termine: i contratti a tempo determinato rappresentano il 65,9% delle entrate programmate, mentre quelli a tempo indeterminato si attestano al 14%. La difficoltà di reperimento riguarda il 42% delle posizioni offerte (261mila profili) ed è riconducibile principalmente alla mancanza di candidati (26,7%) e a una preparazione non adeguata rispetto alle competenze richieste (11,8%). Le criticità risultano particolarmente accentuate nei comparti della metallurgia (62,6%), del legno‑mobile (61,6%), del tessile‑abbigliamento (60,3%) e nelle costruzioni (59,5%), dove la domanda di lavoro incontra maggiori ostacoli nel reperimento di profili idonei, confermando un disallineamento strutturale tra sistema produttivo e offerta di lavoro. Tra le professioni più difficili da reperire emergono gli operai specializzati (56,4% è di difficile reperimento) e le professioni tecniche (51,8%), con criticità elevate per le figure delle costruzioni (75,6% degli addetti alle rifiniture costruzioni è di difficile reperimento), della metallurgia (mismatch riguarda il 73,2% dei fabbri), della meccanica e manutenzione (difficoltà a reperire il 67,4% dei meccanici e il 66,5% dei manutentori), per i tecnici in campo ingegneristico (64,9%), dei processi produttivi (64,3%) e della salute (64,1%).
Nel settore primario, risulta di difficile reperimento il 33,2% delle posizioni aperte, con quote elevate per i dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici (55,9% del totale) e tra questi, in particolare, i tecnici dei rapporti con i mercati (85,4%). Tra gli altri gruppi professionali, vengono segnalate le maggiori difficoltà di reperimento per gli esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione (52,8%), i conduttori di macchine agricole (51,0%), gli allevatori e agricoltori (50,8%) e gli allevatori e operai specializzati della zootecnia (48,8% di difficile reperimento). Sono 143mila le entrate previste per gli immigrati, pari al 23,0% del totale. I settori che ricorrono maggiormente a questa componente sono le industrie tessili (42,7%), l’agricoltura (38,2%), le costruzioni (32,8%) e l’industria metallurgica (30%), oltre ai servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone. Le opportunità per i giovani fino a 29 anni restano diffuse, con circa 190mila entrate programmate, pari al 30% del totale. I settori che presentano la maggiore incidenza di giovani sono i servizi finanziari e assicurativi (48,9%), i servizi informatici e delle telecomunicazioni (44,6%) e il commercio (40,7%). Dal punto di vista territoriale, le maggiori opportunità di lavoro si concentrano nel Sud e Isole, con oltre 210mila entrate previste nel mese, seguiti dal Nord Est (circa 148mila), dal Nord Ovest (143mila) e dal Centro (circa 122mila). La difficoltà di reperimento risulta più elevata nelle aree a maggiore concentrazione industriale del Nord, in particolare nel Nord Est (45,3%) e nel Nord Ovest (45,1%), mentre nel Mezzogiorno i valori risultano più contenuti (37,3%), pur in presenza di una domanda complessivamente più elevata.

 

Ponte sullo Stretto, ad Ciucci: società estranea e progetto valido, andiamo avanti

“La società è totalmente estranea alle indagini in corso e il Consigliere di amministrazione Saccomanno non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società”. Ad affermarlo l’amministratore delegato di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, intervenuto ieri, in tv su La 7, insieme ad Angelo Bonelli. “Dall’avv. Saccomanno non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Peraltro, Saccomanno era membro designato dalla Regione Calabria e, al rinnovo del Cda avvenuto lo scorso 29 aprile, era stato sostituito”. “L’art. 5 del D.lgs. 231/01, citato da Bonelli, prevede, tra l’altro, che l’ente non risponda se il soggetto che ha commesso il reato ha agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi. Inoltre, ai sensi dell’art. 6 del medesimo Decreto, l’ente non risponde se il reato è stato commesso eludendo fraudolentemente il modello di organizzazione e di gestione della Società (Modello 231). La Stretto di Messina ha dedicato grande attenzione all’introduzione di un articolato sistema di prevenzione della corruzione attraverso l’implementazione del Framework Unico Anticorruzione (comprendente il Modello 231, il Codice Etico e le Misure Integrative Anticorruzione) nonché mediante la realizzazione di un percorso formativo esteso a tutto il personale. Particolare attenzione è stata riservata ai componenti del Consiglio di Amministrazione, coinvolti in specifiche attività formative dedicate agli Organi Sociali, a conferma della centralità che la cultura della trasparenza e dell’integrità riveste per l’organizzazione e del costante presidio di tali principi nello svolgimento delle attività aziendali”.

“Mi sembra strumentale inoltre utilizzare questi fatti, ancora tutti da accertare e che, come evidenziato dal comunicato stampa della Procura della Repubblica di Roma, sono in fase ‘di indagini preliminari’, per attaccare un progetto valido, studiato in ogni aspetto dai massimi esperti al mondo. Rispediamo al mittente quanto affermato dall’on. Bonelli – ha continuato Ciucci – anche in merito al primo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, datato 1997. La legge non prevedeva che fosse emanato un nuovo parere: in ogni caso, sulla scorta dei rilievi della Corte dei conti e come previsto dal decreto legge 32 dello scorso marzo, è stato richiesto un nuovo parere che sarà esitato nelle prossime settimane”. Per quanto riguarda l’organizzazione aziendale, Ciucci ha ribadito che “la deroga al tetto sui compensi riguarda attualmente due dirigenti di alto profilo e risponde alla necessità di assicurare alla società le professionalità idonee per la realizzazione di un’opera come il ponte sullo Stretto di Messina e, quindi, di essere in grado di svolgere ai massimi livelli azione di dialogo, negoziazione e controllo nei confronti di tutti i soggetti italiani e internazionali coinvolti nella realizzazione che possono contare su organizzazioni di primo livello”.

 

Saipem si aggiudica un nuovo contratto onshore in Arabia Saudita

Saipem si è aggiudicata un nuovo contratto onshore per il progetto Uthmaniyah Gas Compression Plant in Arabia Saudita. Il contratto, della durata di circa 42 mesi, è stato firmato da Saipem Nasser Saeed Al Hajri Contracting Company (SNSH), una società a controllo congiunto partecipata da Saipem e da Nasser Saeed Al Hajri and Partners Company for Contracting (NSH). Il valore della quota del contratto di Saipem è pari a circa 900 milioni di euro. Il progetto prevede attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione (EPC) per un nuovo impianto di compressione al servizio del giacimento di gas non associato di Uthmaniyah. Il nuovo impianto di compressione contribuirà a estendere la vita produttiva del giacimento, supportando la crescente domanda energetica del Regno. Uthmaniyah Gas Compression Plant è il primo progetto EPC aggiudicato nell’ambito del National EPC Champion Program, un programma volto a sviluppare un campione nazionale EPC in grado di coprire l’intera gamma delle attività onshore, massimizzando al contempo l’utilizzo di risorse e competenze locali. In questo contesto, Saipem e NSH, una delle principali società saudite di costruzioni onshore, hanno costituito SNSH in Arabia Saudita, combinando le capacità di ingegneria e project management di Saipem con l’expertise costruttiva di NSH. L’aggiudicazione di questo progetto rafforza la presenza di Saipem in Arabia Saudita e conferma l’impegno della società a contribuire allo sviluppo delle infrastrutture energetiche del Paese, promuovendo al contempo l’impiego di competenze e risorse locali.

 

Plenitude: nuovo impianto fotovoltaico al servizio degli stabilimenti di STAT

Plenitude realizzerà un nuovo impianto fotovoltaico da 890 kWp presso gli stabilimenti di STAT, azienda specializzata nella progettazione e produzione di componenti in lamiera stampata a freddo per il settore automotive, con sede a Poirino (Torino). Una volta operativo, l’impianto alimenterà parte delle attività industriali del sito, coprendo una quota del fabbisogno energetico dello stabilimento, mentre l’energia eventualmente non autoconsumata sarà immessa in rete. L’installazione è parte integrante di un’offerta di servizi energetici a tutto tondo che, insieme alla fornitura di energia, prevede un PPA on-site siglato dalle due Società, della durata di 15 anni.
L’accordo consentirà a STAT di beneficiare di energia rinnovabile, a un prezzo fisso e predeterminato, prodotta dall’impianto fotovoltaico posizionato sul tetto dell’edificio e che contribuirà ad alimentare direttamente le attività industriali dell’azienda. Il PPA on-site, inoltre, non prevede alcun investimento iniziale da parte del cliente. L’impianto verrà infatti interamente finanziato da Plenitude, che ne curerà la progettazione, la realizzazione, la gestione e la manutenzione, garantendone l’operatività per tutta la durata contrattuale. L’accordo prevede anche la possibilità per STAT di acquisire l’impianto prima della scadenza del PPA. “Questo accordo consolida ulteriormente il ruolo di Plenitude come partner strategico per le aziende che scelgono soluzioni energetiche innovative e flessibili. I PPA si confermano uno strumento efficace per le imprese, che possono accedere a energia da fonti rinnovabili a condizioni stabili senza investimenti iniziali, contribuendo al proprio percorso di transizione energetica” ha dichiarato Vincenzo Viganò, Head of Retail Italian Market di Plenitude. “Questo progetto rappresenta un passo concreto nel nostro percorso verso un modello produttivo sempre più sostenibile ed efficiente. La collaborazione con Plenitude ci consente di integrare energie rinnovabili nei nostri processi industriali, mantenendo al contempo una stabilità dei costi energetici e senza richiedere investimenti iniziali. È un’iniziativa perfettamente coerente con il nostro impegno verso l’innovazione e la responsabilità ambientale” ha dichiarato Alberto Durbiano, ceo di Stat.

 

Sparkle e Xebia: partnership per accelerare l’adozione del cloud degli istituti di ricerca e istruzione in Europa

Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, e Xebia, società globale di trasformazione digitale e ingegneria del software basata su IA, con sede nei Paesi Bassi, hanno annunciato oggi una partnership per aiutare le istituzioni di ricerca e istruzione (R&E) ad accelerare l’adozione dei servizi cloud AWS e valorizzare appieno le proprie iniziative di innovazione digitale. Sparkle ha il punteggio più alto come integratore di Amazon Web Services (AWS) nel Framework OCRE 2024 per l’implementazione di soluzioni cloud di GÉANT, la rete pan-europea di servizi per la ricerca e l’istruzione. OCRE 2024 offre alle istituzioni idonee – università, centri di ricerca, enti formativi, organizzazioni del settore pubblico e non-profit in 39 paesi – un modello contrattuale standard che semplifica l’acquisto, eliminando le complessità amministrative, e garantisce un percorso rapido e vantaggioso per l’adozione dei servizi cloud. Grazie alla partnership con Xebia, Sparkle semplifica il passaggio tra accesso ed esecuzione, offrendo un unico punto di ingresso alle organizzazioni che desiderano oltrepassare la fase sperimentale e costruire un’infrastruttura cloud scalabile e sicura. Xebia apporta infatti competenze di implementazione concrete, aiutando le istituzioni a tradurre la disponibilità cloud in ambienti AWS pronti per la produzione. I suoi servizi spaziano dalla strategia e architettura cloud alle landing zone conformi alle normative, dall’IA e machine learning all’high-performance computing (HPC), fino alle piattaforme dati e ai servizi cloud gestiti. L’accordo si estende a Belgio, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Svezia, Svizzera e Regno Unito, dove le due aziende supporteranno congiuntamente le istituzioni nei loro percorsi di trasformazione cloud.

«Sparkle è impegnata a facilitare l’accesso ai servizi cloud della comunità scientifica europea attraverso un modello sicuro, conforme e conveniente», ha affermato Annalisa Bonatti, Vice President Enterprise di Sparkle. «Siamo lieti di collaborare con Xebia per aiutare le istituzioni a trasformare l’accesso al cloud in risultati tangibili. La competenza AWS di Xebia rafforza ulteriormente la nostra capacità di supportare università e organizzazioni di ricerca nell’adozione di tecnologie cloud per IA, dati, high-performance computing e infrastrutture digitali moderne». «Le istituzioni di ricerca e istruzione sentono l’urgenza di modernizzarsi, ma in molti casi si trovano ancora ad affrontare ostacoli concreti nel passaggio dalle sperimentazioni cloud ad ambienti scalabili e sicuri», ha dichiarato Bart Verlaat, Managing Director Xebia Cloud Benelux. «Insieme a Sparkle, possiamo aiutare le istituzioni ad accelerare il percorso dall’ambizione all’implementazione – che si tratti di costruire landing zone AWS conformi, abilitare casi d’uso di IA e machine learning, modernizzare l’infrastruttura di ricerca o supportare carichi di lavoro di calcolo ad alte prestazioni».

 

Eurostat: Il consumo energetico nelle famiglie dell’UE diminuisce per tre anni consecutivi

Nel 2024, le famiglie dell’UE hanno consumato 9,54 milioni di terajoule di energia, un leggero calo (-0,2%) rispetto ai 9,57 milioni di terajoule del 2023. Il consumo energetico delle famiglie è in diminuzione da 3 anni consecutivi, dopo il picco storico di 10,98 milioni di terajoule raggiunto nel 2021. È quanto comunica Eurostat. Sempre nel 2024, le famiglie, ovvero il settore residenziale, hanno rappresentato il 26,0% del consumo finale di energia nell’UE. La maggior parte del consumo finale di energia delle famiglie nell’UE è stata alimentata da gas naturale (29,4%), elettricità (26,9%) ed energie rinnovabili e biocarburanti (22,8%).
Le famiglie dell’UE hanno utilizzato la maggior parte dell’energia per il riscaldamento degli ambienti (61,5%) e per il riscaldamento dell’acqua (15,6%). L’energia rimanente è stata utilizzata per l’illuminazione e gli elettrodomestici (14,8%), la cottura dei cibi (6,4%), altri usi (0,9%) e il raffreddamento degli ambienti (0,8%).
Rispetto al 2023, il consumo energetico per il riscaldamento degli ambienti è diminuito dell’1,2% e quello per la cottura dello 0,9%. Al contrario, il raffreddamento degli ambienti, l’illuminazione e gli elettrodomestici hanno consumato più energia rispetto al 2023, con aumenti rispettivamente del 15,3% e del 2,6%.

Parco agrisolare, Gse: definite le modalità per la comunicazione di fine lavori

A seguito di quanto comunicato il 20 maggio 2026 in merito all’aggiornamento delle modalità di rendicontazione degli interventi ammessi al beneficio, si ricorda che, ai sensi dell’articolo 1, comma 2 del Decreto Direttoriale n. 0238190 del 19 maggio 2026 e per il mantenimento del diritto di accesso al contributo in conto capitale, ogni beneficiario dovrà comunicare entro il 30 giugno 2026 le evidenze relative alla conclusione dei progetti. È quanto comunica il Gse.
Le modalità per comunicare la fine dei lavori degli interventi sono: completare sul Portale GSE la procedura informatica per la presentazione della richiesta di erogazione del contributo concesso, o in alternativa inviare al GSE le dichiarazioni e la documentazione di cui al paragrafo 8.2.1 del Regolamento Operativo per certificare il completamento dei lavori di realizzazione dell’intervento. Per i soggetti beneficiari che seguiranno l’opzione b), l’invio delle dichiarazioni e della documentazione richieste deve essere effettuato tramite PEC all’indirizzo finelavori.agrisolare@pec.gse.it, riportando nell’oggetto il codice richiesta e utilizzando la seguente formulazione “AGRSXXXXXXXXXX – Comunicazione di fine lavori dell’intervento/impianto”.

 

Piano Casa, confederazioni artigiane: in Parlamento l’occasione per rafforzare il decreto. Più spazio alle PMI, rigenerazione urbana e alloggi per i lavoratori

Il Piano Casa rappresenta un intervento necessario per affrontare una delle emergenze economiche e sociali più rilevanti del Paese. Per CNA e Confartigianato la scelta del Governo di rilanciare le politiche dell’abitare attraverso il rafforzamento dell’edilizia pubblica e integrata va nella giusta direzione. Tuttavia, il decreto attualmente all’esame della Commissione Ambiente della Camera può essere migliorato e rafforzato durante l’iter parlamentare. La due confederazioni valutano con particolare favore alcuni emendamenti presentati dai gruppi parlamentari che consentirebbero di rendere il Piano più efficace, più vicino alle esigenze delle imprese e maggiormente orientato allo sviluppo dei territori. Tra le proposte più significative vi è il riconoscimento del ruolo del promotore nelle iniziative di project financing, un principio che favorisce investimenti, progettualità e partenariati pubblico-privati, garantendo maggiore certezza agli operatori che investono nella fase di ideazione e sviluppo degli interventi. Altrettanto importante è la previsione di una reale partecipazione delle micro e piccole imprese ai progetti finanziati dal Piano Casa attraverso la suddivisione degli appalti in lotti. Una misura che consentirebbe di ampliare la platea dei beneficiari, valorizzando le competenze diffuse delle imprese artigiane e delle PMI e generando ricadute economiche positive sui territori. Inoltre favorire le imprese del territorio nell’attività di recupero del patrimonio immobiliare pubblico. CNA e Confartigianato ritengono strategica la piena interoperabilità delle piattaforme digitali utilizzate nei procedimenti previsti dal decreto. La digitalizzazione può rappresentare un potente strumento di semplificazione solo se accompagnata da sistemi in grado di dialogare tra loro, evitando duplicazioni, ritardi e nuovi oneri burocratici. Particolarmente significativa è poi la proposta di integrare i programmi di edilizia residenziale e rigenerazione urbana con una presenza pianificata di attività artigianali e di servizio. Infine, CNA e Confartigianato considerano essenziale estendere la destinazione degli alloggi previsti dal Piano anche ai lavoratori stagionali e ai dipendenti dei settori dell’edilizia e dell’impiantistica. Garantire soluzioni abitative a costi sostenibili significa infatti favorire la mobilità del lavoro e contribuire a rispondere alla crescente domanda di manodopera qualificata espressa dalle imprese.

 

Decarbonizzazione, Energy&Strategy Polimi: idrogeno rinnovabile e cattura della CO₂ le due leve su cui spingere. Mercato pronto, manca la normativa

Nonostante negli ultimi trent’anni le emissioni di anidride carbonica nell’area UE si siano ridotte drasticamente (-37%) e maniera omogenea nei principali Paesi membri, gli scenari tendenziali indicano che i target europei al 2040 e 2050 non verranno raggiunti: al passo di oggi, infatti, il gap stimato ammonta a circa 500 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente al 2030 e sale a circa 1,5 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente nei due decenni successivi. Si tratta ancora di obiettivi sostenibili dal punto di vista tecno-economico? La decarbonizzazione è l’unica strategia capace di garantire maggiore indipendenza energetica all’Europa o i vincoli ambientali hanno ridotto la competitività del nostro sistema industriale? L’edizione 2026 del Decarbonization Policy & Technology Report, realizzato dall’Energy&Strategy della POLIMI School of Management e presentato oggi insieme alle aziende partner, cerca un punto d’incontro tra questi due poli estremi della discussione, in un momento in cui il tema energetico domina il dibattito comunitario. Oltre ad analizzare l’evoluzione del quadro normativo (a livello sia europeo, con l’introduzione del Clean Industrial Deal, che italiano, con il meccanismo di Energy Release 2.0, il DL Bollette e la crescente l’attenzione verso i Power Purchase Agreements-PPA), lo studio è focalizzato sul ruolo delle tecnologie innovative nella decarbonizzazione dei processi industriali hard-to-abate: la produzione di idrogeno rinnovabile e le soluzioni di cattura della CO₂ (Carbon Capture Utilization and Storage-CCUS), due settori con luci e ombre ma caratterizzati da una grande vivacità sotto il profilo delle startup.

La cattura della CO₂ è ormai riconosciuta come una leva ineludibile per la decarbonizzazione dei processi industriali non elettrificabili (il PNIEC fissa un target indicativo di capacità di stoccaggio pari a 4 MtCO₂/anno entro il 2030), tuttavia il quadro normativo italiano risulta ancora incompleto. In particolare, i Carbon Contracts for Difference (CCfD) vengono individuati dallo stesso MASE come il principale strumento di supporto economico ai progetti CCUS, ma per ridurre l’onerosità finanziaria degli investimenti sarà probabilmente necessario affiancare anche strumenti di sostegno in conto capitale. Quanto all’idrogeno rinnovabile, il mercato italiano sembra pronto a partire ma gli operatori attendono la pubblicazione definitiva del Decreto Tariffe e delle relative regole operative, essenziali per ridurre l’incertezza e rendere concretamente bancabili gli investimenti. Il PNIEC infatti fissa al 2030 un obiettivo di consumo pari a 721 ktep (equivalenti a circa 0,25 MtH₂), ripartiti tra industria (46%) e trasporti (54%), di cui il 70% prodotto in Italia e il resto importato, ma i 42 progetti in fieri, per una capacità produttiva di circa 0,3 MtH₂/anno (valore superiore all’obiettivo), sono ancora in fase di fattibilità, quindi non è detto che vedano la luce.

 

Rfi, Firenze: modifiche alla circolazione per la sostituzione del cavalcaferrovia stradale ‘Ponte al Pino’

Proseguono gli interventi di Rete Ferroviaria Italiana, Gruppo FS, per la sostituzione del cavalcaferrovia stradale “Ponte al Pino”, nel nodo ferroviario di Firenze. Le attività richiederanno due distinte finestre di interruzione della circolazione ferroviaria, necessarie per consentire, in una prima fase, la rimozione dell’impalcato esistente e, successivamente, il varo della nuova struttura. La prima fase è programmata dalle ore 23 di domenica 5 luglio alle ore 4 di venerdì 10 luglio; la seconda dalle ore 23 di domenica 26 luglio alle ore 11 di giovedì 30 luglio. In entrambe le finestre sarà sospesa la circolazione ferroviaria sulle tratte Firenze Campo di Marte–Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte–Firenze Santa Maria Novella con effetti sui collegamenti nazionali che attraversano il capoluogo toscano. L’intervento rappresenta una tappa significativa nel percorso di rinnovo e potenziamento della sicurezza di un’infrastruttura strategica per la mobilità cittadina, che collega il centro di Firenze con l’area di Campo di Marte. Le attività sono state pianificate con largo anticipo e condivise con le istituzioni e le amministrazioni competenti, con l’obiettivo di gestire in modo coordinato gli impatti sulla mobilità ferroviaria e urbana. Per le operazioni di rimozione dell’attuale ponte e di posa del nuovo impalcato sarà impiegata una gru da 1.600 tonnellate, alta circa 70 metri, mezzo speciale necessario per la complessità delle lavorazioni. La gru raggiungerà il porto di La Spezia dagli Stati Uniti, a bordo di una nave cargo partita da Portsmouth, in Virginia, e sarà successivamente trasferita a Firenze mediante trasporti eccezionali. Il montaggio è previsto nella seconda metà di giugno. Durante le interruzioni, l’offerta ferroviaria sarà rimodulata con una riduzione di circa il 50% dei treni programmati nel nodo di Firenze, secondo un piano di esercizio definito e condiviso preventivamente con le imprese ferroviarie. La circolazione dei treni a lunga percorrenza sarà comunque garantita attraverso la linea Tirrenica, sulla quale saranno instradati due treni ogni ora della relazione Roma–Milano/Torino. Per questi collegamenti sono previsti incrementi dei tempi di viaggio fino a circa due ore e trenta minuti, già inseriti nei sistemi di vendita. Saranno inoltre assicurati quattro treni ogni ora con origine o destinazione Firenze Santa Maria Novella e collegamenti verso il Nord (Milano, Brescia, Bolzano e Venezia), nonché tre treni ogni ora con origine o destinazione Firenze Campo di Marte e collegamenti verso il Sud (Roma, Napoli, Salerno, Reggio Calabria, Bari e Taranto). Per una parte dei treni sarà attivo un collegamento con autobus tra le stazioni di Firenze Santa Maria Novella e Firenze Campo di Marte, al fine di garantire la continuità del viaggio. In questi casi l’allungamento dei tempi di percorrenza sarà di circa un’ora e trenta minuti.

 

Enac: avvio del restyling del Cerimoniale di Stato presso l’aeroporto di Roma Fiumicino

Modernità, funzionalità, eleganza e innovazione: questi gli elementi principali del progetto del nuovo Cerimoniale di Stato dell’Enac presentato ieri, 10 giugno, al presidente Enac Pierluigi Di Palma da parte di Aeroporti di Roma. Si tratta di una realizzazione di ampio respiro che prenderà il via il prossimo anno, prevedendo, per un certo periodo, una sede provvisoria che consentirà al Cerimoniale di continuare a operare le funzioni di accoglienza istituzionale e coordinamento operativo per le delegazioni nazionali e internazionali in arrivo e partenza presso l’aeroporto di Roma Fiumicino. L’Enac ha chiesto di guardare oltre per garantire un ulteriore sviluppo dell’aviazione civile al servizio delle nuove esigenze sociali: una parte dei nuovi ambienti ristrutturati, infatti, sarà dedicata anche a consolidare la connessione aria – aria, ovvero da aeroporto a aeroporto, attraverso la Regional Air Mobility che l’Ente sta attuando per mezzo della propria società in house Enac Servizi e che prenderà il via già il prossimo 24 giugno, con una cerimonia alla presenza anche del Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. “Il Cerimoniale di Stato dell’Enac – ha commentato Di Palma – rappresenta per le personalità provenienti da ogni parte del mondo il primo contatto con l’Italia. È il biglietto da visita con cui il nostro Paese si presenta ai suoi ospiti illustri, assicurando che il loro primo incontro con il nostro Paese sia sempre caratterizzato da accoglienza, attenzione e cortesia, valori che da sempre contraddistinguono la nostra identità nazionale. Affiancando ai nuovi ambienti anche una lounge per la business aviation, l’Enac apre una nuova frontiera per rendere sempre più intermodale e sostenibile la mobilità aerea attraverso il successivo sviluppo del progetto RAM che, in ogni caso, vede un importante appuntamento già programmato per il prossimo 24 giugno. Presenteremo, infatti, la nuova aerostazione dell’aeroporto di Roma Urbe, pensata per connettere territorio, innovazione e nuove forme di mobilità aerea regionale e saranno avviati i collegamenti tra aeroporti territoriali, alla presenza del Ministro Salvini.
Lo scalo di Roma Urbe rappresenterà una nuova visione per tutti gli aeroporti territoriali. In tale contesto, saranno altresì valorizzati i collegamenti con elicottero da Fiumicino a Roma Urbe, rappresentando per i passeggeri in arrivo nella Capitale una nuova esperienza che garantirà al nostro Hub in continua crescita e, in particolare, alla compagnia ITA Airways un importante nuovo servizio per i propri clienti”.

 

Ferrovie, Mascia (Fit): Dal confronto risultati positivi per lavoratori, cittadini e sistema Paese

“Esprimiamo soddisfazione per l’esito dell’incontro che si è svolto ieri presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul tema del rinnovo del bando di gara per il servizio Intercity e per gli impegni assunti dal Governo a tutela del lavoro, della qualità del servizio e della tenuta industriale del sistema ferroviario”. Così dichiara in una nota il segretario generale della FIT-CISL Monica Mascia. “La disponibilità manifestata dal Ministero a lavorare su una soluzione orientata al lotto unico, alla centralità della clausola sociale, all’applicazione del CCNL di riferimento e al rafforzamento degli investimenti sulla rete ferroviaria rappresenta un segnale importante di attenzione verso il settore e verso migliaia di lavoratrici e lavoratori. Ringraziamo il Viceministro Edoardo Rixi per il contributo assicurato in nome e per conto del Governo, che conferma la volontà di affrontare concretamente le questioni poste dalle organizzazioni sindacali”. Per Mascia, “quando le parti sociali e le istituzioni scelgono il dialogo e il merito delle questioni, si costruiscono risposte positive. È accaduto recentemente anche con l’accordo sulle risorse destinate al Trasporto Pubblico Locale. Al contrario, la politica del conflitto ad ogni costo rischia troppo spesso di tradursi in dispersioni, perdite di tempo e risultati modesti per i lavoratori”.
“Quello delineato ieri è un percorso che, se attuato in maniera puntuale, porterà benefici diffusi: ai lavoratori del Gruppo FS e dell’intero comparto ferroviario, che chiedono certezze occupazionali e contrattuali; ai cittadini e ai pendolari, che hanno diritto a servizi più efficienti e affidabili; ai turisti, che utilizzano sempre di più il treno per i propri spostamenti; al sistema economico e logistico nazionale, che ha bisogno di una rete ferroviaria moderna, integrata e capace di sostenere la crescita”.
“Continueremo a vigilare con la massima attenzione e a sostenere una linea sindacale fondata sulla serietà, sulla competenza e sulla capacità di ottenere risultati concreti per il lavoro e per il Paese” conclude Mascia.

 

Consob, online il nuovo sito. Navigazione e ricerche più facili per un accesso più veloce alle informazioni

Da oggi è online il nuovo sito istituzionale della Consob, profondamente rinnovato per garantire agli utenti un accesso più semplice alle informazioni, rendendo più facile e intuitiva l’esperienza di navigazione e la ricerca di documenti, provvedimenti e pubblicazioni. Il nuovo sito non rappresenta un semplice aggiornamento grafico ma porta con sé una revisione complessiva dell’intera architettura dei contenuti e del modo in cui utenti, risparmiatori, operatori e il pubblico in generale possono accedere al vasto patrimonio informativo presente sul sito della Consob. Sono stati introdotti una riorganizzazione dei contenuti, percorsi dedicati a differenti tipi di utenti e un nuovo motore di ricerca progettato per ottimizzare il reperimento di documenti e informazioni. L’obiettivo è quello di migliorare l’accessibilità ai diversi contenuti, ottimizzare la visibilità delle diverse pagine, potenziare la chiarezza del linguaggio, accrescendo anche la fruibilità dei contenuti dai dispositivi mobili, come smartphone e tablet. Il nuovo sito rappresenta un ulteriore passo nel percorso di evoluzione digitale avviato nel 2025 dalla Consob, che ha portato all’apertura dei diversi profili social (Linkedin, Instagram e Facebook) e che proseguirà nei prossimi mesi attraverso ulteriori aggiornamenti, nuovi servizi e miglioramenti progressivi, anche attraverso una maggiore integrazione con i social network.

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