LA GIORNATA

Il Piano Casa è legge. Il Governo: realizziamo fatti, ora correre

  • L’inflazione nell’Eurozona in calo a giugno al 2,8%. Lagarde: non lasceremo che il genio esca dalla lampada
  • Imprese, Confindustria e Bankitalia:  produzione tiene ma cresce l’incertezza geopolitica
  • Porti, incontro Mit-Regioni: valorizzare le specificità dei diversi sistemi in una visione integrata

02 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

Condividi:

IN SINTESI

L’Aula del Senato ha approvato ieri  la fiducia chiesta dal Governo sul Dl con il Piano casa nel testo già votato dalla Camera. I sì sono stati 106, i no 62 e gli astenuti 2. Il disco verde alla fiducia costituisce l’approvazione definitiva del decreto legge che doveva essere convertito in legge entro il 6 luglio. Il dl era stato approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile scorso. Il via libera definitivo è stato accolto con soddisfazione dal Governo e dai partiti della maggioranza. “Il Senato approva in via definitiva il Piano Casa: dalle parole ai fatti”, ha detto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pubblicando un video con una serie di sue dichiarazioni pubbliche su questo tema, a partire da quella dell’agosto 2025, quando al Meeting di Rimini annunciò che una delle “priorità” del governo era “un grande Piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie”.  “Sono molto contento perché dopo anni di chiacchiere, avere più di 60.000 case pubbliche oggi vuote, avere i soldi, il personale e la legge che permette di sistemarle nell’arco di pochi mesi, non di qualche anno e di restituirle a chi è in lista d’attesa da tanti anni in tutta Italia, è qualcosa che mi rende orgoglioso. Adesso bisogna correre”, ha commentato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, parlando  subito dopo l’approvazione definitiva al Senato a cui ha partecipato, votando la fiducia posta dal governo.

L’inflazione nell’Eurozona in calo a giugno al 2,8%. Lagarde: non lasceremo che il genio esca dalla lampada

 L’inflazione a giugno è scesa secondo la prima stima rapida di Eurostat al 2,8%, rispetto al 3,2% di maggio. Dopo i dati arrivati martedì da diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, ieri è stata Eurostat a fotografare il rallentamento dei prezzi al consumo. Un dato arrivato mentre a Sintra in Portogallo si svolgeva l’ultimo giorno del Forum della Bce.  “Le circostanze erano appropriate, con gli indicatori dell’inflazione verso l’alto, quindi era ovvio ed è stato concordato all’unanimità”, ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, intervenendo a un panel e spiegando perché la Bce ha alzato i tassi nell’ultima riunione del board. La presidente ha aggiunto che i rischi per l’inflazione e la crescita ora sono “più bilanciati”. Una cosa  certa per Lagarde :  “Stiamo prendendo tutte le misure adeguate per garantire la stabilità dei prezzi”, ha evidenziato. “Non lasceremo che il genio esca dalla lampada e che l’inflazione salga”, ha sottolineato, assicurando: “Prenderemo le misure necessarie, e lo abbiamo già fatto”.

Pnrr: Manfredi ‘più del 90% opere dei Comuni completate, sud in media nazionale

 “Più del 90% progetti del Pnrr dei Comuni è completato o in fase di completamento. Nel 2017 la spesa dei Comuni dal punto di vista dei pagamenti era poco più 8 miliardi, nel 2025 hanno pagato più 22 miliardi. E questo è un dato politico molto importante, e i Comuni del Sud hanno avuto una performance in perfetta media nazionale in alcuni casi migliore della media nazionale”. Lo ha detto il sindaco di Napoli e presidente Anci, Gaetano Manfredi, incontrando oggi a Bari il sindaco, Vito Leccese, per fare insieme un punto sullo stato di avanzamento dei lavori del Pnrr. “Tutti gli obiettivi che erano di responsabilità dei Comuni – ha aggiunto – fino ad oggi sono stati sempre raggiunti. E’ un dato molto positivo” e i comuni del Sud hanno “dimostrato che la capacità amministrativa, e la capacità delle classi dirigenti del Mezzogiorno di poter portare a termine progetti complessi, oramai è pienamente in linea con quella che è la qualità nazionale. Questo è un dato importante perché inizialmente c’era un grande timore su questo”. Manfredi indica ora tre sfide. 

“Garantire con risorse nazionali il completamento delle opere del Pnrr non finite per ritardi dovuti a cause di forza maggiore; copertura dei costi di gestione delle nuove opere (asili, nuove linee trasporti..); mantenere quella capacità amministrativa, organizzativa che ogni Comune ha dimostrato di sapere mettere in campo e la semplificazione delle regole”.  In particolare, Anci chiede al governo “di accompagnare le opere che non si è riusciti a completare per motivi di forza maggiore per fare in modo che queste vengano portate a termine e restituite alle comunità”. Chiediamo poi, ha aggiunto Manfredi, “risorse per la gestione delle tante infrastrutture che sono state realizzate e che richiedono più spesa corrente, e di continuare ad utilizzare i meccanismi di semplificazione e di organizzazioni innovativa che hanno concesso e che hanno consentito ai Comuni di poter operare in maniera così efficace”. “Auspichiamo che questo miglioramento resti per il futuro – ha concluso – tornare indietro significa perdere questo vantaggio. Se il sud è cresciuto negli ultimi quattro anni più della media nazionale vuol dire che abbiamo avuto capacità amministrativa e di spesa, e questo grazie alle nuove regole e questo non vogliamo perdere”.

Bankitalia, a fine 2025 si ferma rialzo della domanda di prestiti a imprese

 Nel secondo semestre del 2025 in tutte le aree del Paese si è arrestato l’aumento della domanda di finanziamenti da parte delle imprese osservato nei primi sei mesi dell’anno. E’ quanto emerge dell’indagine sulla domanda e l’offerta di credito a livello territoriale condotta nel mese di marzo del 2026 dalle filiali regionali della Banca d’Italia su un campione di 236 banche e relativa al secondo semestre del 2025. L’indebolimento della domanda, spiega Bankitalia, è stato guidato soprattutto dall’affievolirsi delle necessità di credito per finanziare gli investimenti, in particolare per le imprese del Centro e del Mezzogiorno e per quelle edili del Nord.  Le politiche di offerta di credito alle imprese sono rimaste pressoché invariate e improntate alla prudenza in tutti i territori. Sulle politiche degli intermediari continua a incidere un’accresciuta percezione del rischio, in parte compensata da una maggiore pressione concorrenziale. Nel secondo semestre del 2025 le richieste di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie sono aumentate nel Nord Est e si sono stabilizzate nelle altre aree del paese, dopo il forte aumento registrato nei pimi sei mesi dell’anno.  Le politiche di offerta applicate ai mutui alle famiglie, che nel primo semestre avevano subito un lieve irrigidimento, sono rimaste invariate in tutte le macroaree. Gli intermediari hanno segnalato condizioni più distese in termini di quantità offerte e un irrigidimento sugli spread, in particolare su quelli applicati ai mutui più rischiosi, riflettendo una più elevata percezione del rischio legata alle attese delle banche sull’andamento dell’attività economica in generale. Per il credito al consumo, le politiche di offerta si sono ancora orientate a una maggiore cautela in tutte le aree del Paese.

Fonti, ‘edifici Ue inefficienti per le ondate di calore, ristrutturazione è cruciale’

 La maggior parte del patrimonio edilizio dell’Ue “è vecchio e inefficiente e in molti casi non è predisposto per far fronte a queste temperature elevate”. Lo sottolinea un funzionario Ue dopo l’ondata di caldo “eccezionale” che ha colpito l’Europa, puntualizzando che “non esiste un’unica soluzione per affrontare il problema” ma che la ristrutturazione degli edifici “è un’opportunità per renderli più efficienti, più salubri e più resilienti alle ondate di calore”.
Il funzionario ha quindi ricordato che gli edifici sono responsabili “del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di CO2”, di cui la maggior parte del consumo energetico è legata “al riscaldamento” con una quota in “forte crescita anche per il raffreddamento”. Nella direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia, nota come direttiva ‘case green’, “gli Stati membri sono tenuti a stabilire requisiti minimi di rendimento energetico nella costruzione di un edificio” e anche a “valutare come si evolverà il clima nel tempo e se tali requisiti ne favoriscano l’adeguamento”, ha ricordato il funzionario. Tra le misure volontarie che gli Stati membri possono adottare anche l’indicazione di come intendono pianificare le ristrutturazioni in termini di adattamento climatico e resilienza, includendo anche le ondate di calore.

Imprese, Confindustria e Bankitalia:  produzione tiene ma cresce l’incertezza geopolitica

Il quadro dell’industria italiana resta improntato alla stabilità, ma con crescenti elementi di cautela legati alle tensioni geopolitiche e alle prospettive degli investimenti. È quanto emerge dalle rilevazioni diffuse da Confindustria e dalla Banca d’Italia, che descrivono un sistema produttivo sostenuto dalla tenuta della domanda e dell’occupazione, ma esposto ai rischi derivanti dall’aumento dei costi energetici, della logistica e delle materie prime, alimentati dalla guerra in Medio Oriente. Per Confindustria le aspettative di produzione sono stabili a giugno, con un lieve miglioramento rispetto a maggio: quasi la metà degli intervistati prevede una produzione stabile (47,3% da 43,9%). La quota di chi si attende un aumento moderato o rilevante si attesta al 43,9% e resta pressoché stabile; chi si attende un calo è pari all’8,8, dal 14,3% della rilevazione precedente.    E’ quanto emerge dall’Indagine Centro Studi sulle grandi imprese in cui si sottolinea tuttavia da parte delle industrie una preoccupazione per l’impatto della Guerra in Medio Oriente sui costi produttivi. Dalle risposte raccolte emerge che i principali problemi sperimentati sono il costo delle materie prime energetiche, segnalato come fattore più rilevante dal 28,2% delle imprese, seguito dai costi di trasporto, logistica e assicurazione (21,4%) e dall’aumento del costo delle materie prime non energetiche e degli input intermedi (15,0% ).  La quota delle imprese che si attendono invece un calo della produzione è pari all’8,8% (da 14,3% nella rilevazione precedente. Secondo l’indagine del Csc, la domanda e gli ordini si confermano anche a giugno i principali fattori a supporto della produzione mentre torna positivo anche il giudizio sulla disponibilità di impianti.  In caso di mancata stabilizzazione del quadro geopolitico, la principale preoccupazione riguarda l’ulteriore incremento dei costi di trasporto e di assicurazione, indicato dal 19,7% delle imprese rispondenti. Seguono il rincaro delle materie prime non energetiche (19,4%) e il rischio di ostacoli o di una riduzione delle esportazioni verso i paesi coinvolti nel conflitto, che rappresenta il terzo fattore di rischio più citato dagli intervistati (17,9%).

Secondo l’indagine sulle imprese industriali e dei servizi di  Bankitalia, per 2026 le imprese si attendono una domanda stabile e un’accelerazione dei prezzi di vendita in tutti i comparti. Le attese sulla spesa per investimenti prefigurano una contrazione, soprattutto nella manifattura e tra le imprese di minore dimensione. L’occupazione continuerebbe ad aumentare, a ritmi in linea con il 2025.  Nel comparto delle costruzioni l’attività è tornata a crescere nel 2025, favorita dall’espansione dell’edilizia pubblica, che ha continuato a beneficiare degli incentivi connessi con il Pnrr, e dall’attenuazione del calo nell’edilizia privata. L’occupazione ha ripreso a espandersi, seppure a ritmi moderati. Per il 2026 le imprese prevedono un ristagno dell’attività, a fronte di prospettive occupazionali ancora moderatamente favorevoli.

Nel 2025 le vendite delle imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti sono rimaste sostanzialmente stabili nel complesso, dopo la flessione nel biennio precedente. La crescita dei prezzi di vendita, pari al 2,0 per cento, è stata inferiore rispetto al 2024. L’occupazione è ancora aumentata, associandosi a un lieve incremento delle ore lavorate. La domanda di credito è leggermente cresciuta, pur rimanendo contenuta, a fronte di condizioni di finanziamento considerate stabili. Gli investimenti hanno nel complesso accelerato, trainati dalla manifattura e dal comparto energetico, mentre hanno rallentato nei servizi.

Fs, Salvini: aspetto l’assemblea, scelta interna per il prossimo ad

“Su Ferrovie dello Stato aspetto che il ministero dell’Economia, l’azionista, proceda con l’assemblea. Noi siamo pronti, la scelta sarà una scelta interna cioè non andiamo a prendere nessuno da fuori, non ci saranno dibattiti politici, verrà scelto qualcuno che ha esperienza di ferrovie da decenni e questo vale per tutto il resto”. L’ha detto il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ai giornalisti che gli chiedevano novità dopo le dimissioni dell’amministratore delegato di Fs, Stefano Donnarumma.

Fs, al via il Frecciarossa diretto Lecce-Bari-Napoli

Al via da ieri  il nuovo Frecciarossa diretto Lecce–Bari–Napoli, un collegamento che segna un passo rilevante nel rafforzamento della rete ferroviaria del Mezzogiorno. Il servizio consente di unire il Salento al capoluogo campano senza cambi, grazie alla progressiva attivazione delle nuove infrastrutture della linea Alta Velocità/Alta Capacità Napoli–Bari e, in particolare, della Variante Cancello. Sul piano infrastrutturale, il progetto si inserisce nella fase di avanzamento della nuova linea AV/AC Napoli–Bari. L’apertura del tratto Napoli–Cancello, circa 15 chilometri a doppio binario, rappresenta un nodo strategico perché migliora l’integrazione tra alta velocità, servizi regionali e rete metropolitana dell’area napoletana. In questo quadro rientrano anche la nuova stazione di Acerra, la soppressione di numerosi passaggi a livello lungo la tratta storica e il rafforzamento del ruolo di Napoli Afragola come hub di interscambio tra sistemi di trasporto. L’obiettivo è aumentare capacità, regolarità e accessibilità della rete, con benefici destinati a crescere con il completamento dell’intero asse nei prossimi anni.

Dal punto di vista del servizio, il nuovo Frecciarossa collega direttamente Lecce, Brindisi, Bari, Barletta, Foggia, Benevento e Napoli Afragola fino a Napoli Centrale. I tempi di viaggio si attestano su circa tre ore e mezza tra Bari e Napoli e circa cinque ore tra Lecce e Napoli. Il collegamento si inserisce in una fase iniziale di attivazione del servizio, destinata a evolvere con l’avanzamento dei lavori infrastrutturali.

Per Trenitalia, il nuovo collegamento rappresenta un passaggio intermedio di un percorso più ampio di trasformazione della rete. Come ha dichiarato il direttore Alta Velocità Simone Gorini . “Questo nuovo collegamento consente di raggiungere Napoli da Bari in circa tre ore e mezza. Una prima fase rispetto ai lavori che riduce gradualmente i tempi di percorrenza fra le due città. Trenitalia si farà trovare pronta con i suoi treni Frecciarossa grazie a un’offerta di servizi sempre più ampia e diversificata parallelamente alle prossime attivazioni infrastrutturali.”

L’impatto del progetto è soprattutto territoriale e strategico. L’asse Napoli–Bari viene rafforzato come direttrice fondamentale tra Adriatico e Tirreno, con effetti attesi su mobilità, turismo, università e sistema produttivo. Le aree interne attraversate dalla linea guadagnano nuove opportunità di connessione ai principali nodi nazionali.

Porti, incontro Mit-Regioni: valorizzare le specificità dei diversi sistemi in una visione integrata

Incontro ieri al Mit tra il viceministro Edoardo Rixi e i rappresentanti della Conferenza delle Regioni dedicato alla riforma dei porti. Il confronto, riferisce il dicastero in una nota, si è svolto in un clima costruttivo e collaborativo, confermando la volontà comune di costruire un impianto normativo moderno, capace di rafforzare la competitività della portualità nazionale e di valorizzare il ruolo dei territori. Nel corso della riunione sono stati approfonditi i principali contenuti della riforma, con l’obiettivo di rendere il sistema delle Autorità di Sistema portuale più efficiente, autonomo e adeguato alle sfide della logistica internazionale. Tra i punti qualificanti del progetto figurano la pianificazione strategica dei porti, la semplificazione dei processi amministrativi, una maggiore capacità di programmazione degli investimenti e un migliore coordinamento tra Governo, Regioni e territori. Centrale anche il tema dell’autonomia gestionale e finanziaria delle Autorità di Sistema Portuale. L’incontro ha inoltre ribadito la volontà di valorizzare le specificità dei diversi sistemi portuali italiani, mantenendo una visione nazionale capace di integrare porti, retroporti, ferrovie e interporti. Il confronto con la Conferenza delle Regioni proseguirà nelle prossime settimane nell’ambito di un percorso condiviso che punta a definire una riforma ampiamente partecipata, in grado di offrire al sistema portuale italiano regole più moderne e strumenti adeguati per competere nei grandi corridoi logistici europei e del Mediterraneo.

Rixi oggi al V maritime Summit in Turchia: rafforzare la cooperazione su logistica, porti e i corridoi strategici

Il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi partecipa oggi al V Maritime Summit, appuntamento internazionale a Istanbul dedicato allo sviluppo dei trasporti marittimi e della connettività tra Europa, Mediterraneo e Asia. Nel corso del forum, Rixi prenderà parte alla sessione ministeriale insieme ai rappresentanti di numerosi Paesi e avrà una serie di incontri istituzionali e con i principali operatori del settore per rafforzare la collaborazione tra Italia e Turchia sul fronte delle infrastrutture, della logistica e dei collegamenti marittimi. Sono previsti incontri bilaterali con il Segretario generale dell’IMO, Dominguez, il viceministro turco Unuvar e i ministri di Qatar, Arabia Saudita ed Egitto. Inoltre,sono previsti confronti con il management di Turkish Airlines e con il Sistema Italia in Turchia promosso dall’Ambasciata italiana, oltre alla visita al terminal logistico di Kocaeli in occasione dell’avvio del nuovo collegamento marittimo ro-ro tra Turchia e Italia. Al centro della missione il rafforzamento dei corridoi logistici internazionali, il ruolo centrale dei porti italiani nel Mediterraneo, lo sviluppo delle Autostrade del Mare e il consolidamento della cooperazione economica con un partner chiave come la Turchia, in un contesto internazionale che rende sempre più strategiche infrastrutture efficienti e catene logistiche resilienti.

Autorità portuale mare Adriatico centrale, ‘obiettivo centrato per investimenti Pnrr’

L’Autorità di sistema portuale (Adsp) del mare Adriatico centrale ha rispettato la scadenza prevista del 30 giugno per l’utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con un investimento complessivo di 39,6 milioni, fa sapere l’Adsp, l’Ente ha puntato su interventi per le infrastrutture e su azioni ispirate alla sostenibilità ambientale, alla cybersecurity e alla digitalizzazione a vantaggio dei porti del sistema. Tra questi, l’elettrificazione di sei banchine nel porto di Ancona con l’installazione del cold-ironing per il traffico traghetti e crociere, con un investimento di 9 milioni. L’impianto di cold-ironing installato anche nei porti di Pesaro, San Benedetto del Tronto, Pescara e Ortona, con un investimento di 500mila euro in ogni scalo. Un’ulteriore azione ha riguardato la digitalizzazione della catena logistica (994.300 euro) per l’aggiornamento della piattaforma digitale interoperabile che mette in rete operatori pubblici, Adsp, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Capitaneria di porto, e privati per migliorare l’efficienza e la sostenibilità del trasporto merci e della logistica. Il concetto di sostenibilità ambientale ha trainato gli interventi realizzati dall’Adsp con i fondi Pnrr del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, pari 1,89 milioni di risorse complessive per l’acquisto di mezzi di servizio alimentati con elettricità o idrogeno o per l’elettrificazione dei mezzi esistenti. È stato invece dedicato alla cybersecurity, ricorda l’Adsp, l’intervento realizzato con le risorse di 1,39 milioni del Pnrr dell’Agenzia nazionale per la cybersecurity. Ancora, l’Ente ha effettuato l’intervento di manutenzione straordinaria e di efficientamento energetico delle torri faro di illuminazione della darsena Marche e dell’area del porto storico di Ancona. Intervento di riqualificazione energetica che ha interessato anche il mercato ittico del porto di Ancona con il dragaggio del fondale della banchina 22, con l’obiettivo di migliorarne l’operatività e incrementarne la capacità ricettiva delle merci.

Eni e Mercuria creano una joint venture nel trading globale

Eni e Mercuria hanno firmato un accordo per la costituzione di una joint venture finalizzata alla gestione delle attività di trading delle commodity energetiche sui mercati globali. La joint venture, costituita in misura paritetica da Eni e Mercuria, opererà in modo indipendente e deconsolidato, attraverso una struttura holding con hub di trading internazionali, garantendo una presenza operativa effettivamente globale. Le attività includeranno, tra l’altro, la commercializzazione e il trading di commodity quali olio, biocarburanti, gas, GNL, nonché la gestione delle relative infrastrutture e diritti logistici. Stefano Pujatti, Direttore Global Trading di Eni ha dichiarato: “La valenza strategica di questa joint venture si fonda sull’espansione della nostra presenza nel trading, sul miglioramento della redditività per entrambi i partner e sulla creazione di valore nel lungo periodo grazie a efficienza operativa e a una solida gestione del rischio”. Marco Dunand, Amministratore Delegato di Mercuria, ha dichiarato: Questa partnership unisce due organizzazioni altamente complementari con una visione condivisa a lungo termine per i mercati energetici. Integrando i flussi energetici fisici con capacità di trading di livello mondiale, logistica e gestione del rischio, creeremo una piattaforma più agile ed efficiente che massimizzerà il valore lungo tutta la catena di approvvigionamento. Insieme, saremo meglio posizionati per servire i clienti, ottimizzare gli asset e navigare in mercati energetici globali sempre più dinamici.” Entrambe le società ritengono che l’operazione genererà significative opportunità di crescita, consentendo di valorizzare sinergie e sviluppare iniziative congiunte, facendo leva sui rispettivi portafogli di asset e sulle competenze di trading per costruire un operatore globale di riferimento. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di evoluzione del portafoglio e del modello di trading di Eni, con l’obiettivo di rafforzare la gestione degli asset, accelerare la generazione di cassa dalle attività di trading e massimizzare i risultati economici lungo l’intera catena del valore, anche attraverso il rafforzamento delle competenze grazie alla partnership con un player globale di primo piano come Mercuria. La visione condivisa del trading va oltre la semplice crescita dimensionale e punta a rafforzare il posizionamento sui mercati, evolvendo verso un modello più flessibile e reattivo, con una prospettiva globale e un approccio più dinamico. L’obiettivo è massimizzare i contributi lungo tutta la filiera integrata di commercializzazione, combinando i punti di forza delle due organizzazioni e integrando l’ottimizzazione del portafoglio di asset fisici con capacità e competenze avanzate di trading. Il perfezionamento dell’operazione resta soggetto alle consuete autorizzazioni regolatorie e ad altre condizioni sospensive.

Acea cresce nel fotovoltaico: avvia un nuovo impianto da 7 MW nella provincia di Roma

Prosegue la crescita di Acea Solar (100% Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. L’impianto, interamente progettato e realizzato da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto ad una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo GSE. Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie; il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali, contribuendo, invece, a preservare e valorizzare il territorio circostante. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.

Cementir, Aalborg Portland completa l’acquisizione di Nym›lle Stenindustrier

Cementir Holding “annuncia che la controllata danese Aalborg Portland Holding ha completato l’acquisizione del 100% del capitale sociale di Nym›lle Stenindustrier, primo produttore danese per capacità annua di aggregati”. La transazione ha un enterprise value di 900 milioni di Dkk (circa 120 milioni di euro) su base cash and debt free. “Il completamento di questa acquisizione – commenta il presidente e ad di Cementir Holding, Francesco Caltagirone Jr. – ci consente di rafforzare ulteriormente il nostro modello di integrazione verticale in Danimarca e contribuisce al perseguimento degli obiettivi strategici del Gruppo nei materiali da costruzione a basse emissioni di carbonio. L’integrazione di Nym›lle consente di cogliere importanti sinergie e di rafforzare ulteriormente la nostra presenza nell’area Nordic & Baltic”.
Nym›lle – ricorda una nota – “opera 26 cave di aggregati distribuite su tutto il territorio danese e dispone di una base di riserve ben sviluppata, che rappresenta una solida piattaforma per la crescita futura. La società, con una quota di mercato di circa il 10%, beneficia di una consolidata posizione competitiva, margini attrattivi e prossimità alle principali aree metropolitane. Per l’esercizio chiuso ad aprile 2025, Nym›lle ha registrato ricavi pari a 213 milioni di Dkk (28,5 milioni di Euro) ed un Ebitda pro-forma pari a 92 milioni di Dkk (circa 12 milioni di euro)”.
E’ una acquisizione – viene sottolineato – che “rafforza il modello di business verticalmente integrato del gruppo, combinando aggregati di alta qualità con cemento e calcestruzzo, e supporta la creazione di valore nel lungo periodo. Le sinergie attese, pari a circa 30 milioni di Dkk (circa 4 milioni di euro) entro 24 mesi dal perfezionamento, saranno realizzate attraverso l’integrazione con le attività esistenti del gruppo nella regione Nordic & Baltic”.

Ariston completa l’acquisizione del 100% di Riello per 370 milioni

Il gruppo Ariston ha completato la già annunciata acquisizione del 100% di Riello Group dalla controllate da Carrier Global Corporation. Lo rende noto un comunicato di Ariston, nel quale si specifica che l’importo corrisposto è pari a circa 370 milioni di euro, “inclusi i consueti aggiustamenti relativi alla posizione finanziaria netta e al capitale circolante netto”. L’impatto atteso sulla posizione finanziaria netta di Ariston Group è pari a circa 320 milioni, considerando la posizione finanziaria netta di Riello Group al closing. L’operazione è basata su un Enterprise Value di 289 milioni di euro, in linea con quanto precedentemente comunicato.
“Siamo lieti di accogliere i colleghi e i partner di Riello nella famiglia Ariston”, commenta Paolo Merloni, Executive Chairman di Ariston Group, aggiungendo che Riello e Beretta sono marchi altamente rinomati per le capacità tecnologiche, e rafforzeranno la nostra offerta ai clienti nel comfort climatico e nelle combustion technologies. Siamo impegnati ad accelerarne lo sviluppo facendo leva sulle capacità e sulla scala del gruppo”, conclude Merloni.
“Con Riello ora parte di Ariston Group siamo pronti a cogliere le opportunità di creazione di valore combinando competenze, tecnologie e portafogli prodotti complementari. Abbiamo un chiaro piano per realizzare le sinergie in ambito tecnologico e negli acquisti, e accelerare la crescita grazie a un’offerta più ampia e altamente complementare”, aggiunge Maurizio Brusadelli, Ceo di Ariston Group. Riello ha registrato circa 400 milioni di ricavi nel 2025, con circa 1.150 dipendenti nel mondo.

Illuminazione pubblica,  a Modena inizia l’era Edison Next tra sostenibilità e riduzione spese

Un servizio più efficiente, sostenibile e tecnologicamente avanzato, capace di ridurre consumi ed emissioni e allo stesso tempo migliorare sicurezza, comfort e qualità degli spazi pubblici. Sono gli obiettivi del nuovo contratto per la gestione dell’illuminazione pubblica e degli impianti semaforici del Comune di Modena affidato a Edison Next, i cui contenuti sono stati presentati ieri mattina in Municipio dal sindaco Massimo Mezzetti, dal direttore generale del Comune di Modena Lorenzo Minganti e dal direttore Business to Government di Edison Next Raffaele Bonardi. Al contratto, firmato lo scorso 12 giugno, è seguita la presa in carico dell’impianto che Edison Next ha assunto dal 22 giugno. Il nuovo affidamento, attraverso l’efficientamento energetico e tecnologico dell’illuminazione pubblica e degli impianti semaforici, dello sviluppo di soluzioni di smart lighting e sistemi di illuminazione alimentati con energia elettrica 100% rinnovabile, porterà un risparmio energetico annuo complessivo di oltre il 34% rispetto alla situazione attuale e una riduzione delle emissioni in atmosfera sempre del 34% pari a oltre 960 tonnellate di CO2 all’anno. Tra gli interventi previsti dal contratto anche la riqualificazione di 13 aree urbane.

“L’illuminazione pubblica è, sempre di più, un elemento che concorre a determinare la vivibilità delle città sia sotto il profilo della sostenibilità ambientale che su quello della bellezza e della sicurezza – ha detto il sindaco Massimo Mezzetti – Accogliamo quindi con grande favore l’impegno che Edison ha manifestato partecipando alla gara del Comune di Modena e che si dovrà tradurre nei tanti progetti che riguardano il centro storico ma non solo. I progetti di riqualificazione dell’illuminazione pubblica di aree verdi, piste ciclabili fino ad arrivare alle aree cani toccheranno anche molti ambiti della periferia. Una città con un’illuminazione migliore e più diffusa è una città dove i cittadini vivono meglio. Auguro buon lavoro a Edison e al personale che avrà il compito di seguire il nuovo contratto con il Comune di Modena, l’amministrazione comunale sarà per voi un interlocutore vigile, disponibile e attento”. “Edison Next annuncia con orgoglio la nuova collaborazione con il Comune di Modena per accompagnare la città nel suo percorso di decarbonizzazione.  – ha dichiarato Raffaele Bonardi, Direttore Business to Government di Edison Next. – Il progetto prevede la riqualificazione energetica e tecnologica degli impianti di pubblica illuminazione e semaforici, oltre alla digitalizzazione dei servizi per una gestione più efficiente e innovativa. Un’opportunità di crescita condivisa, in cui competenze, innovazione e visione comune convergono per generare un valore concreto per il territorio. Grazie a questo progetto, potremo restituire alla comunità un ambiente urbano più sicuro, efficiente e sostenibile, riducendo sia i consumi energetici sia l’impatto ambientale del servizio. La digitalizzazione permetterà, inoltre, un telecontrollo avanzato, un pronto intervento più rapido e una gestione ottimizzata delle infrastrutture comunali”.

Aggiudicato al termine di una gara europea a procedura aperta, il nuovo affidamento rappresenta uno dei più importanti interventi di riqualificazione energetica e tecnologica degli ultimi anni sul patrimonio impiantistico cittadino. Il servizio è fornito per un importo complessivo di circa 37 milioni e 66 mila euro, Iva compresa, a fronte di una base di gara pari a 52 milioni di euro. Il risparmio complessivo stimato sull’intera durata contrattuale è di circa 15 milioni di euro, al netto delle variazioni del costo dell’energia e degli adeguamenti Istat. Come previsto dagli indirizzi approvati dal Consiglio comunale e dal progetto approvato dalla Giunta, il nuovo contratto garantisce un costo annuo inferiore rispetto alla spesa storicamente sostenuta dall’Amministrazione, attraverso un contratto di prestazione energetica con obiettivi misurabili e verificabili. L’affidamento consente non solo la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, ma anche il completamento della trasformazione verso l’illuminazione a led, l’introduzione di sistemi di telecontrollo e telegestione, lo sviluppo di soluzioni di smart lighting e l’installazione di apparecchi alimentati da energia rinnovabile.

Il mercato del digitale su spinta Ai, +3,4% a 84,4 miliardi

La diffusione dell’intelligenza artificiale spinge il mercato del digitale in Italia. Secondo quanto emerge dal rapporto Anitec-Assinform, nel 2025 ha registrato un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 84,4 miliardi di euro. “Si tratta – sottolinea l’associazione aderente a Confindustria – di una crescita superiore rispetto al Pil nazionale e con andamenti differenziati tra i diversi segmenti”. Lo sviluppo più rilevante ha riguardato i servizi Ict, che hanno raggiunto i 18,8 miliardi (+8,1%), spinti dallo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale, cybersecurity e cloud. Andamenti positivi anche per software e soluzioni Ict a 9,8 miliardi (+4,1%) e contenuti e pubblicità digitale a 16,9 miliardi (+4,8%). Resta inoltre positivo il comparto Dispositivi e Sistemi, con 20,6 miliardi (+1,8%), mentre i Servizi di Rete TLC hanno evidenziato un decremento dello 0,7%, attestandosi a 18,3 miliardi per via della forte pressione competitiva. La spesa destinata alle tecnologie dell’Ia ha registrato un valore di 1,38 miliardi (+47,6%). Il ramo Big Data & Analytics si attesta sui 2,1 miliardi (+10,4%), mentre il segmento IoT (Internet of Things) è in continuo e costante aumento con 5,1 miliardi (+7%). Nel complesso, l’ecosistema Ict conta 132.832 imprese e 638.150 risorse; nel primo semestre 2026 le startup e Pmi innovative Ict risultano 10.754, con oltre 52mila addetti.

Aeroporti, situazione insostenibile, nuovo appello all’Ue per sospensione sistema Ees

Assaeroporti e Aeroporti 2030 esprimono il “pieno sostegno” all’iniziativa promossa da Aci Europe e dalle principali associazioni europee del trasporto aereo, che hanno rivolto un appello alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, affinché siano adottate con la “massima urgenza” misure di flessibilità e, se necessario, di sospensione temporanea dell’attuazione del nuovo Sistema europeo Entry Exit System (Ees) durante i mesi estivi, caratterizzati da elevati livelli di traffico passeggeri. Così le due associazioni in una nota. Gli aeroporti italiani riconoscono il ruolo strategico dell’Ees, tuttavia, l’esperienza maturata finora nell’utilizzo del sistema ha “confermato le preoccupazioni” espresse da tempo dal settore. Sono emerse infatti “significative criticità”, con tempi di attesa ai controlli di frontiera incompatibili con una regolare gestione dei flussi di passeggeri, che rischiano di compromettere le operazioni aeroportuali e la qualità del servizio. “Trovo inconcepibile – ha sottolineato Carlo Borgomeo, presidente di Assaeroporti – che per la difesa di un obiettivo legittimo, ma evidentemente oggi impraticabile, non si voglia acconsentire ad una richiesta di assoluto buonsenso: quella di poter sospendere temporaneamente per il periodo estivo l’Ees, che sta determinando situazioni oggettivamente ingestibili nella quasi totalità degli aeroporti italiani. Gli operatori della filiera condividono pienamente gli obiettivi dell’Ees e il suo ruolo nella modernizzazione dei processi di controllo degli accessi; tuttavia, la Commissione europea deve prendere atto che, così come è disciplinato oggi, il sistema non funziona”. “Accogliamo con grande favore e pieno sostegno – ha dichiarato Alfonso Celotto, presidente di Aeroporti 2030 – questa iniziativa che richiama con forza l’attenzione sulle criticità operative emerse nell’attuazione dell’Ees. Il nuovo sistema di controlli alle frontiere rischia – nonostante il grande impegno profuso dalla Polizia di Frontiera aerea – di penalizzare i passeggeri e danneggiare il sistema aeroportuale italiano, oggi tra i più avanzati e performanti d’Europa in termini di qualità del servizio. I nostri scali stanno investendo in modo significativo in infrastrutture, innovazione tecnologica e sicurezza per garantire ai passeggeri un’esperienza di viaggio sempre più efficiente, moderna e di qualità. È fondamentale che le regole europee tengano conto delle esigenze operative degli scali e dei picchi stagionali di traffico”.

Itabus amplia il network internazionale e arriva in Germania

Itabus espande il network estero arrivando in Germania, destinazione Monaco di Baviera. Dopo l’avvio dei servizi internazionali, che oggi servono dall’Italia grandi città e centri turistici quali Parigi, Lione, Grenoble, Montpellier, Perpignan, Barcellona, Zurigo e Lubiana, da settembre la compagnia attiverà una linea verso la città tedesca. Vendite già aperte per questi nuovi collegamenti che da Torino e Milano raggiungeranno Lugano, Coira e Monaco di Baviera. Utilizzando la fascia serale-notturna, si ottimizzano i tempi di viaggio e si potrà arrivare a Monaco a prima mattina (alle 6:05 partendo alle 20:40 da Torino o alle 22:50 da Milano); stesso discorso per il ritorno con partenza da Monaco alle 23:30 e rientro a Milano alle 6:40 e a Torino alle 8:45. Nuovi servizi per ampliare il mercato internazionale, dopo il consolidamento di quello interno e la crescita dei passeggeri. Proprio in vista dell’estate italiana, segnata dall’arrivo di turisti da tutto il mondo, Itabus sta attivando connessioni verso le mete più gettonate, servendo le principali destinazioni balneari italiane.  Ulteriori destinazioni e servizi aggiuntivi per la società facente parte del Gruppo Italo, che ora scommette sul mercato tedesco. “Studiavamo da tempo l’ingresso in Germania. Riteniamo che sia un territorio con una grande domanda di trasporto ancora inespressa e dall’Italia c’è molta richiesta. Attiviamo questi primi servizi con l’intento di ampliare rete e frequenze per il futuro. Tutto questo mantenendo sempre vivo il focus sul network interno, studiando nuove proposte e ampliando i collegamenti tra le città italiane” dichiara Francesco Fiore, Amministratore Delegato Itabus.

Mari sempre più caldi: nel 2025 secondo valore più alto mai registrato. Temperature sopra la media. Crisi idrica sotto monitoraggio

Con una temperatura media annuale dei mari italiani di 20°C e punte di oltre 26°C a luglio (26,64°C) e agosto (26,48 °C), il 2025 fa registrare valori superiori al riferimento climatologico 1991-2020 di +1,18°C e si attesta come il secondo più caldo dal 1982. Parallelamente, le piogge più frequenti al Nord migliorano il quadro idrico dell’area con un aumento del 7% delle precipitazioni rispetto alla media, mentre il Centro resta in linea e il Sud registra un calo del 5%. Sempre più necessario proseguire sulla strada delle azioni di mitigazione e adattamento. È quanto emerge dal Rapporto “Il clima in Italia nel 2025” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), composto da ISPRA e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa). Il documento fornisce una descrizione dello stato del clima e della sua evoluzione nel nostro Paese, con analisi e valutazione a scala nazionale, regionale e locale. Il Rapporto contiene alcuni approfondimenti sugli eventi più critici che si sono verificati nel corso dell’anno.  Dal 2000 in poi, in quasi tutti gli anni si sono registrate in Italia temperature atmosferiche più alte della media e il 2025 conferma questa tendenza, con un’anomalia di temperatura media di +1,03°C rispetto al valore climatologico 1991-2020. Tutti i mesi, tranne ottobre e novembre, risultano più caldi del normale; il mese di giugno, con il picco di 3,23°C sopra la media, è stato il secondo della serie, dopo il record del 2003. Anche tutte le stagioni chiudono con valori superiori alla media. In particolare, l’estate, con +1,46°C, si colloca al quarto posto tra le più calde dal 1961; l’inverno, con +1,21°C, e la primavera, con +0,86°C rientrano tra le più calde della serie, mentre l’autunno mostra un aumento più contenuto, pari a +0,16°C.

Le piogge cadute nel 2025 si mantengono nella media climatologica 1991-2020 (+1%), ma la distribuzione è molto diversa tra le aree del Paese. Al Nord le precipitazioni aumentano del 7%, al Centro restano vicine alla media, mentre al Sud e nelle Isole diminuiscono del 5%. I mesi relativamente più secchi sono giugno, ottobre e novembre, mentre marzo e agosto risultano quelli più piovosi. Su base stagionale, solo l’autunno è più asciutto del normale, mentre la primavera è la stagione che ha fatto registrare l’anomalia positiva di precipitazione più marcata dell’anno, seguita dall’inverno. Il numero di giorni consecutivi senza pioggia resta contenuto in gran parte del Paese, ma raggiunge valori molto elevati nelle regioni meridionali. La costa ionica della Calabria arriva a 121 giorni asciutti consecutivi, la Sardegna a 118 e la Sicilia a 116. Sono valori che confermano una maggiore esposizione del Sud a periodi prolungati senza precipitazioni.

Nel 2025, la siccità, da moderata a estrema, ha continuato a condizionare il Centro‑Sud, anche se in maniera meno gravosa rispetto agli anni precedenti. Al Nord, invece, le piogge abbondanti hanno mantenuto le risorse idriche sopra le medie annue di riferimento. In termini di usi della risorsa idrica, il Centro‑Sud è stato caratterizzato da severità idrica da media ad alta, con differenze tra territori e usi dell’acqua. In Sicilia la severità idrica è restata alta per tutto l’anno.  Questa situazione è stata sotto il continuo monitoraggio degli Osservatori distrettuali sugli utilizzi idrici.

La quantità di risorsa idrica disponibile a livello nazionale è stimata in 128 miliardi di metri cubi, un valore più basso delle medie storiche: oltre il 7% in meno rispetto alla media di lungo periodo, circa il 4% in meno rispetto al trentennio più recente e il 19% in meno rispetto al 2024. La tendenza osservata dal 1951 al 2025 conferma un trend di riduzione della disponibilità di acqua nel Paese.

Il 2025 è segnato anche da diversi eventi estremi. Tra il 15 e il 17 aprile, un’ondata di maltempo ha colpito la Valle d’Aosta sud‑orientale e il Piemonte nord‑occidentale con piogge eccezionali in 24 ore e cumulate di evento che hanno raggiunto i 600 millimetri. Le precipitazioni intense, insieme alla saturazione del suolo e a nevicate molto abbondanti in quota, hanno provocato frane, allagamenti, valanghe e causato una vittima. Tra il 16 e il 17 novembre, nel sud‑est del Friuli-Venezia Giulia, un sistema temporalesco rimasto fermo per quasi 12 ore ha scaricato oltre 200 mm di pioggia. Il torrente Judrio è esondato, allagando il paese di Versa con uno strato d’acqua e fango alto fino a due metri e una frana ha colpito il centro di Brazzano di Cormòns, causando due vittime e la distruzione di tre abitazioni. Sono due gli ambiti di intervento fondamentali per combattere il mutamento del clima: la mitigazione e l’adattamento. Da un lato, è essenziale limitare le emissioni di gas serra, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica, attraverso la transizione verso fonti energetiche rinnovabili, l’efficienza energetica e modelli produttivi più sostenibili. Dall’altro, è altrettanto necessario promuovere misure di adattamento, per rendere territori, infrastrutture e comunità più resilienti agli impatti della crisi climatica.

“I dati del monitoraggio del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente confermano che il cambiamento climatico non è più una sfida del futuro, ma una realtà con cui siamo già chiamati a confrontarci – ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA ed SNPA – Gli scenari elaborati da ISPRA dimostrano che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile, a condizione di accelerare il percorso con scelte fondate sulla conoscenza scientifica, sulla qualità dei dati e sulla capacità di prevenire e adattarsi ai cambiamenti. La transizione ecologica ed energetica si costruisce con la collaborazione di istituzioni, imprese e cittadini perché trasformando la conoscenza in azione potremo rendere il nostro Paese più sicuro, resiliente e competitivo.”

Secondo le più recenti valutazioni di ISPRA, il sistema ETS (Emission Trading System), la crescita delle energie rinnovabili e l’innovazione industriale stanno contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra. Persistono tuttavia criticità nel settore dei trasporti e del riscaldamento, nei quali, in assenza di tempestive ed efficaci politiche settoriali, l’Italia rischia di non conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti per il 2030.  In tema di adattamento, un riferimento strategico è rappresentato dal PNACC – Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, il cui obiettivo è quello di fornire un quadro di indirizzo per l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, nonché a trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche. La recente istituzione da parte del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica dell’Osservatorio Nazionale per l’Adattamento (dicembre 2025), che integra esperti dell’ISPRA e di SNPA, rappresenta un ulteriore passo avanti in questa direzione.

Accordo Enea-Cnel sulle Comunità energetiche rinnovabili e la sostenibilità ambientale

Enea e Cnel hanno siglato oggi un accordo interistituzionale per promuovere le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) come modello di sviluppo basato su una transizione energetica trasparente e indirizzato a rispondere alle esigenze delle comunità locali. L’intesa, spiega una nota congiunta, è finalizzata anche alla valorizzazione delle attività di riciclo dei Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) associati alle Cer, in considerazione della loro rilevanza strategica per l’economia circolare.
L’accordo con Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), afferma il presidente del Cnel Renato Brunetta, “rappresenta un passaggio strategico per accompagnare la transizione energetica, grazie a un approccio che mette al centro le persone e i territori. Le Comunità energetiche rinnovabili non sono soltanto uno strumento per produrre energia pulita: sono un nuovo modello di sviluppo capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica, partecipazione, risparmio, economia circolare e coesione sociale. Come Cnel siamo alla ricerca di reti intelligenti, reti territoriali, reti tra istituzioni, imprese, parti sociali, cittadini. E le Comunità energetiche rinnovabili rappresentano proprio una rete straordinaria che produce valore economico, ambientale e sociale”. “Oggi le Cer – osserva la presidente Enea Francesca Mariotti – sono uno strumento chiave per la diffusione dell’energia rinnovabile e un esempio virtuoso di partecipazione attiva di cittadini, imprese ed enti locali. L’accordo punta a rafforzare le Cer come elemento centrale della transizione energetica, che per essere attuata necessita di solide basi tecnico-scientifiche e di politiche che abbiano un forte radicamento sociale ed economico. Come Enea mettiamo a disposizione del CNEL e del Paese le nostre competenze, forniamo servizi alle comunità locali, supportandole nell’attuazione di best practice e soluzioni innovative”.

Ricerca, in utile di 8,7 milioni il bilancio del Cnr 2025

 Il bilancio del Consiglio Nazionale delle Ricerche si chiude con un utile di 8,7 milioni di euro. Approvato all’unanimità dal Consiglio d’amministrazione, il bilancio è “il primo redatto integralmente secondo i principi della contabilità economico-patrimoniale”, rileva il Cnr in una nota. Sono stati aumentati i premi e i compensi aggiuntivi per i responsabili dei progetti e per i giovani ricercatori vincitori dei banvi del Consiglio Europeo della Ricerca.
E’ un “passaggio storico alla contabilità economico-patrimoniale” che “rafforza la trasparenza e capacità di gestione dell’ente”, dichiarano il presidente del Cnr Adrea Lenzi e il direttore generale Jacopo Greco. Il bilancio, prosegue la nota, “rappresenta il completamento della transizione verso la contabilità prevista dalla normativa nazionale e pone il Cnr tra i primi enti pubblici di ricerca italiani ad aver adottato integralmente questo modello”, rileva ancora l’ente in una nota.
Oltre al risultato economico positivo di 8,7 milioni di euro, la disponibilità liquida dell’ente è superiore a 1,18 miliardi di euro. Inoltre, su ricavi complessivi di 1,354 miliardi di euro, oltre 650 milioni (quasi il 48% delle risorse complessive) proviene dalla capacità autonoma del Cnr di attrarre finanziamenti competitivi.
“Il risultato testimonia la condivisione di un profondo rinnovamento amministrativo e gestionale, reso possibile dal grande lavoro svolto in questi mesi. Disporre di una contabilità economico-patrimoniale non è un semplice cambiamento tecnico”, dichiarano Lenzi e Greco. “Significa conoscere con precisione – proseguono – il valore del nostro patrimonio, il costo delle attività scientifiche, la sostenibilità degli investimenti e l’efficacia delle decisioni gestionali”.
Avere adottato la delibera Erc, osserva infine il presidente, “potenzia l’attrattività del Cnr nei confronti dei vincitori dei grandi progetti di ricerca. Valorizziamo il patrimonio scientifico e infrastrutturale del Cnr e rafforziamo il nostro contributo al sistema di ricerca e sviluppo del Paese attraverso un aumento della premialità, sia per i PI sia per i team, e significative semplificazioni sul reclutamento dei giovani ricercatori coinvolti”.

Argomenti

Argomenti

Accedi