LA GIORNATA
Il Piano Casa è legge. Il Governo: realizziamo fatti, ora correre
- L’inflazione nell’Eurozona in calo a giugno al 2,8%. Lagarde: non lasceremo che il genio esca dalla lampada
- Imprese, Confindustria e Bankitalia: produzione tiene ma cresce l’incertezza geopolitica
- Porti, incontro Mit-Regioni: valorizzare le specificità dei diversi sistemi in una visione integrata
IN SINTESI
L’Aula del Senato ha approvato ieri la fiducia chiesta dal Governo sul Dl con il Piano casa nel testo già votato dalla Camera. I sì sono stati 106, i no 62 e gli astenuti 2. Il disco verde alla fiducia costituisce l’approvazione definitiva del decreto legge che doveva essere convertito in legge entro il 6 luglio. Il dl era stato approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile scorso. Il via libera definitivo è stato accolto con soddisfazione dal Governo e dai partiti della maggioranza. “Il Senato approva in via definitiva il Piano Casa: dalle parole ai fatti”, ha detto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pubblicando un video con una serie di sue dichiarazioni pubbliche su questo tema, a partire da quella dell’agosto 2025, quando al Meeting di Rimini annunciò che una delle “priorità” del governo era “un grande Piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie”. “Sono molto contento perché dopo anni di chiacchiere, avere più di 60.000 case pubbliche oggi vuote, avere i soldi, il personale e la legge che permette di sistemarle nell’arco di pochi mesi, non di qualche anno e di restituirle a chi è in lista d’attesa da tanti anni in tutta Italia, è qualcosa che mi rende orgoglioso. Adesso bisogna correre”, ha commentato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, parlando subito dopo l’approvazione definitiva al Senato a cui ha partecipato, votando la fiducia posta dal governo.
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Pnrr: Manfredi ‘più del 90% opere dei Comuni completate, sud in media nazionale
“Più del 90% progetti del Pnrr dei Comuni è completato o in fase di completamento. Nel 2017 la spesa dei Comuni dal punto di vista dei pagamenti era poco più 8 miliardi, nel 2025 hanno pagato più 22 miliardi. E questo è un dato politico molto importante, e i Comuni del Sud hanno avuto una performance in perfetta media nazionale in alcuni casi migliore della media nazionale”. Lo ha detto il sindaco di Napoli e presidente Anci, Gaetano Manfredi, incontrando oggi a Bari il sindaco, Vito Leccese, per fare insieme un punto sullo stato di avanzamento dei lavori del Pnrr. “Tutti gli obiettivi che erano di responsabilità dei Comuni – ha aggiunto – fino ad oggi sono stati sempre raggiunti. E’ un dato molto positivo” e i comuni del Sud hanno “dimostrato che la capacità amministrativa, e la capacità delle classi dirigenti del Mezzogiorno di poter portare a termine progetti complessi, oramai è pienamente in linea con quella che è la qualità nazionale. Questo è un dato importante perché inizialmente c’era un grande timore su questo”. Manfredi indica ora tre sfide.
“Garantire con risorse nazionali il completamento delle opere del Pnrr non finite per ritardi dovuti a cause di forza maggiore; copertura dei costi di gestione delle nuove opere (asili, nuove linee trasporti..); mantenere quella capacità amministrativa, organizzativa che ogni Comune ha dimostrato di sapere mettere in campo e la semplificazione delle regole”. In particolare, Anci chiede al governo “di accompagnare le opere che non si è riusciti a completare per motivi di forza maggiore per fare in modo che queste vengano portate a termine e restituite alle comunità”. Chiediamo poi, ha aggiunto Manfredi, “risorse per la gestione delle tante infrastrutture che sono state realizzate e che richiedono più spesa corrente, e di continuare ad utilizzare i meccanismi di semplificazione e di organizzazioni innovativa che hanno concesso e che hanno consentito ai Comuni di poter operare in maniera così efficace”. “Auspichiamo che questo miglioramento resti per il futuro – ha concluso – tornare indietro significa perdere questo vantaggio. Se il sud è cresciuto negli ultimi quattro anni più della media nazionale vuol dire che abbiamo avuto capacità amministrativa e di spesa, e questo grazie alle nuove regole e questo non vogliamo perdere”.
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Imprese, Confindustria e Bankitalia: produzione tiene ma cresce l’incertezza geopolitica
Il quadro dell’industria italiana resta improntato alla stabilità, ma con crescenti elementi di cautela legati alle tensioni geopolitiche e alle prospettive degli investimenti. È quanto emerge dalle rilevazioni diffuse da Confindustria e dalla Banca d’Italia, che descrivono un sistema produttivo sostenuto dalla tenuta della domanda e dell’occupazione, ma esposto ai rischi derivanti dall’aumento dei costi energetici, della logistica e delle materie prime, alimentati dalla guerra in Medio Oriente. Per Confindustria le aspettative di produzione sono stabili a giugno, con un lieve miglioramento rispetto a maggio: quasi la metà degli intervistati prevede una produzione stabile (47,3% da 43,9%). La quota di chi si attende un aumento moderato o rilevante si attesta al 43,9% e resta pressoché stabile; chi si attende un calo è pari all’8,8, dal 14,3% della rilevazione precedente. E’ quanto emerge dall’Indagine Centro Studi sulle grandi imprese in cui si sottolinea tuttavia da parte delle industrie una preoccupazione per l’impatto della Guerra in Medio Oriente sui costi produttivi. Dalle risposte raccolte emerge che i principali problemi sperimentati sono il costo delle materie prime energetiche, segnalato come fattore più rilevante dal 28,2% delle imprese, seguito dai costi di trasporto, logistica e assicurazione (21,4%) e dall’aumento del costo delle materie prime non energetiche e degli input intermedi (15,0% ). La quota delle imprese che si attendono invece un calo della produzione è pari all’8,8% (da 14,3% nella rilevazione precedente. Secondo l’indagine del Csc, la domanda e gli ordini si confermano anche a giugno i principali fattori a supporto della produzione mentre torna positivo anche il giudizio sulla disponibilità di impianti. In caso di mancata stabilizzazione del quadro geopolitico, la principale preoccupazione riguarda l’ulteriore incremento dei costi di trasporto e di assicurazione, indicato dal 19,7% delle imprese rispondenti. Seguono il rincaro delle materie prime non energetiche (19,4%) e il rischio di ostacoli o di una riduzione delle esportazioni verso i paesi coinvolti nel conflitto, che rappresenta il terzo fattore di rischio più citato dagli intervistati (17,9%).
Secondo l’indagine sulle imprese industriali e dei servizi di Bankitalia, per 2026 le imprese si attendono una domanda stabile e un’accelerazione dei prezzi di vendita in tutti i comparti. Le attese sulla spesa per investimenti prefigurano una contrazione, soprattutto nella manifattura e tra le imprese di minore dimensione. L’occupazione continuerebbe ad aumentare, a ritmi in linea con il 2025. Nel comparto delle costruzioni l’attività è tornata a crescere nel 2025, favorita dall’espansione dell’edilizia pubblica, che ha continuato a beneficiare degli incentivi connessi con il Pnrr, e dall’attenuazione del calo nell’edilizia privata. L’occupazione ha ripreso a espandersi, seppure a ritmi moderati. Per il 2026 le imprese prevedono un ristagno dell’attività, a fronte di prospettive occupazionali ancora moderatamente favorevoli.
Nel 2025 le vendite delle imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti sono rimaste sostanzialmente stabili nel complesso, dopo la flessione nel biennio precedente. La crescita dei prezzi di vendita, pari al 2,0 per cento, è stata inferiore rispetto al 2024. L’occupazione è ancora aumentata, associandosi a un lieve incremento delle ore lavorate. La domanda di credito è leggermente cresciuta, pur rimanendo contenuta, a fronte di condizioni di finanziamento considerate stabili. Gli investimenti hanno nel complesso accelerato, trainati dalla manifattura e dal comparto energetico, mentre hanno rallentato nei servizi.
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Fs, al via il Frecciarossa diretto Lecce-Bari-Napoli
Dal punto di vista del servizio, il nuovo Frecciarossa collega direttamente Lecce, Brindisi, Bari, Barletta, Foggia, Benevento e Napoli Afragola fino a Napoli Centrale. I tempi di viaggio si attestano su circa tre ore e mezza tra Bari e Napoli e circa cinque ore tra Lecce e Napoli. Il collegamento si inserisce in una fase iniziale di attivazione del servizio, destinata a evolvere con l’avanzamento dei lavori infrastrutturali.
Per Trenitalia, il nuovo collegamento rappresenta un passaggio intermedio di un percorso più ampio di trasformazione della rete. Come ha dichiarato il direttore Alta Velocità Simone Gorini . “Questo nuovo collegamento consente di raggiungere Napoli da Bari in circa tre ore e mezza. Una prima fase rispetto ai lavori che riduce gradualmente i tempi di percorrenza fra le due città. Trenitalia si farà trovare pronta con i suoi treni Frecciarossa grazie a un’offerta di servizi sempre più ampia e diversificata parallelamente alle prossime attivazioni infrastrutturali.”
L’impatto del progetto è soprattutto territoriale e strategico. L’asse Napoli–Bari viene rafforzato come direttrice fondamentale tra Adriatico e Tirreno, con effetti attesi su mobilità, turismo, università e sistema produttivo. Le aree interne attraversate dalla linea guadagnano nuove opportunità di connessione ai principali nodi nazionali.
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Eni e Mercuria creano una joint venture nel trading globale
Eni e Mercuria hanno firmato un accordo per la costituzione di una joint venture finalizzata alla gestione delle attività di trading delle commodity energetiche sui mercati globali. La joint venture, costituita in misura paritetica da Eni e Mercuria, opererà in modo indipendente e deconsolidato, attraverso una struttura holding con hub di trading internazionali, garantendo una presenza operativa effettivamente globale. Le attività includeranno, tra l’altro, la commercializzazione e il trading di commodity quali olio, biocarburanti, gas, GNL, nonché la gestione delle relative infrastrutture e diritti logistici. Stefano Pujatti, Direttore Global Trading di Eni ha dichiarato: “La valenza strategica di questa joint venture si fonda sull’espansione della nostra presenza nel trading, sul miglioramento della redditività per entrambi i partner e sulla creazione di valore nel lungo periodo grazie a efficienza operativa e a una solida gestione del rischio”. Marco Dunand, Amministratore Delegato di Mercuria, ha dichiarato: “Questa partnership unisce due organizzazioni altamente complementari con una visione condivisa a lungo termine per i mercati energetici. Integrando i flussi energetici fisici con capacità di trading di livello mondiale, logistica e gestione del rischio, creeremo una piattaforma più agile ed efficiente che massimizzerà il valore lungo tutta la catena di approvvigionamento. Insieme, saremo meglio posizionati per servire i clienti, ottimizzare gli asset e navigare in mercati energetici globali sempre più dinamici.” Entrambe le società ritengono che l’operazione genererà significative opportunità di crescita, consentendo di valorizzare sinergie e sviluppare iniziative congiunte, facendo leva sui rispettivi portafogli di asset e sulle competenze di trading per costruire un operatore globale di riferimento. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di evoluzione del portafoglio e del modello di trading di Eni, con l’obiettivo di rafforzare la gestione degli asset, accelerare la generazione di cassa dalle attività di trading e massimizzare i risultati economici lungo l’intera catena del valore, anche attraverso il rafforzamento delle competenze grazie alla partnership con un player globale di primo piano come Mercuria. La visione condivisa del trading va oltre la semplice crescita dimensionale e punta a rafforzare il posizionamento sui mercati, evolvendo verso un modello più flessibile e reattivo, con una prospettiva globale e un approccio più dinamico. L’obiettivo è massimizzare i contributi lungo tutta la filiera integrata di commercializzazione, combinando i punti di forza delle due organizzazioni e integrando l’ottimizzazione del portafoglio di asset fisici con capacità e competenze avanzate di trading. Il perfezionamento dell’operazione resta soggetto alle consuete autorizzazioni regolatorie e ad altre condizioni sospensive.
Acea cresce nel fotovoltaico: avvia un nuovo impianto da 7 MW nella provincia di Roma
Prosegue la crescita di Acea Solar (100% Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. L’impianto, interamente progettato e realizzato da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto ad una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo GSE. Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie; il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali, contribuendo, invece, a preservare e valorizzare il territorio circostante. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.
Cementir, Aalborg Portland completa l’acquisizione di Nym›lle Stenindustrier
E’ una acquisizione – viene sottolineato – che “rafforza il modello di business verticalmente integrato del gruppo, combinando aggregati di alta qualità con cemento e calcestruzzo, e supporta la creazione di valore nel lungo periodo. Le sinergie attese, pari a circa 30 milioni di Dkk (circa 4 milioni di euro) entro 24 mesi dal perfezionamento, saranno realizzate attraverso l’integrazione con le attività esistenti del gruppo nella regione Nordic & Baltic”.
Ariston completa l’acquisizione del 100% di Riello per 370 milioni
“Con Riello ora parte di Ariston Group siamo pronti a cogliere le opportunità di creazione di valore combinando competenze, tecnologie e portafogli prodotti complementari. Abbiamo un chiaro piano per realizzare le sinergie in ambito tecnologico e negli acquisti, e accelerare la crescita grazie a un’offerta più ampia e altamente complementare”, aggiunge Maurizio Brusadelli, Ceo di Ariston Group. Riello ha registrato circa 400 milioni di ricavi nel 2025, con circa 1.150 dipendenti nel mondo.
Illuminazione pubblica, a Modena inizia l’era Edison Next tra sostenibilità e riduzione spese
Un servizio più efficiente, sostenibile e tecnologicamente avanzato, capace di ridurre consumi ed emissioni e allo stesso tempo migliorare sicurezza, comfort e qualità degli spazi pubblici. Sono gli obiettivi del nuovo contratto per la gestione dell’illuminazione pubblica e degli impianti semaforici del Comune di Modena affidato a Edison Next, i cui contenuti sono stati presentati ieri mattina in Municipio dal sindaco Massimo Mezzetti, dal direttore generale del Comune di Modena Lorenzo Minganti e dal direttore Business to Government di Edison Next Raffaele Bonardi. Al contratto, firmato lo scorso 12 giugno, è seguita la presa in carico dell’impianto che Edison Next ha assunto dal 22 giugno. Il nuovo affidamento, attraverso l’efficientamento energetico e tecnologico dell’illuminazione pubblica e degli impianti semaforici, dello sviluppo di soluzioni di smart lighting e sistemi di illuminazione alimentati con energia elettrica 100% rinnovabile, porterà un risparmio energetico annuo complessivo di oltre il 34% rispetto alla situazione attuale e una riduzione delle emissioni in atmosfera sempre del 34% pari a oltre 960 tonnellate di CO2 all’anno. Tra gli interventi previsti dal contratto anche la riqualificazione di 13 aree urbane.
“L’illuminazione pubblica è, sempre di più, un elemento che concorre a determinare la vivibilità delle città sia sotto il profilo della sostenibilità ambientale che su quello della bellezza e della sicurezza – ha detto il sindaco Massimo Mezzetti – Accogliamo quindi con grande favore l’impegno che Edison ha manifestato partecipando alla gara del Comune di Modena e che si dovrà tradurre nei tanti progetti che riguardano il centro storico ma non solo. I progetti di riqualificazione dell’illuminazione pubblica di aree verdi, piste ciclabili fino ad arrivare alle aree cani toccheranno anche molti ambiti della periferia. Una città con un’illuminazione migliore e più diffusa è una città dove i cittadini vivono meglio. Auguro buon lavoro a Edison e al personale che avrà il compito di seguire il nuovo contratto con il Comune di Modena, l’amministrazione comunale sarà per voi un interlocutore vigile, disponibile e attento”. “Edison Next annuncia con orgoglio la nuova collaborazione con il Comune di Modena per accompagnare la città nel suo percorso di decarbonizzazione. – ha dichiarato Raffaele Bonardi, Direttore Business to Government di Edison Next. – Il progetto prevede la riqualificazione energetica e tecnologica degli impianti di pubblica illuminazione e semaforici, oltre alla digitalizzazione dei servizi per una gestione più efficiente e innovativa. Un’opportunità di crescita condivisa, in cui competenze, innovazione e visione comune convergono per generare un valore concreto per il territorio. Grazie a questo progetto, potremo restituire alla comunità un ambiente urbano più sicuro, efficiente e sostenibile, riducendo sia i consumi energetici sia l’impatto ambientale del servizio. La digitalizzazione permetterà, inoltre, un telecontrollo avanzato, un pronto intervento più rapido e una gestione ottimizzata delle infrastrutture comunali”.
Aggiudicato al termine di una gara europea a procedura aperta, il nuovo affidamento rappresenta uno dei più importanti interventi di riqualificazione energetica e tecnologica degli ultimi anni sul patrimonio impiantistico cittadino. Il servizio è fornito per un importo complessivo di circa 37 milioni e 66 mila euro, Iva compresa, a fronte di una base di gara pari a 52 milioni di euro. Il risparmio complessivo stimato sull’intera durata contrattuale è di circa 15 milioni di euro, al netto delle variazioni del costo dell’energia e degli adeguamenti Istat. Come previsto dagli indirizzi approvati dal Consiglio comunale e dal progetto approvato dalla Giunta, il nuovo contratto garantisce un costo annuo inferiore rispetto alla spesa storicamente sostenuta dall’Amministrazione, attraverso un contratto di prestazione energetica con obiettivi misurabili e verificabili. L’affidamento consente non solo la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, ma anche il completamento della trasformazione verso l’illuminazione a led, l’introduzione di sistemi di telecontrollo e telegestione, lo sviluppo di soluzioni di smart lighting e l’installazione di apparecchi alimentati da energia rinnovabile.
Il mercato del digitale su spinta Ai, +3,4% a 84,4 miliardi
Aeroporti, situazione insostenibile, nuovo appello all’Ue per sospensione sistema Ees
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Mari sempre più caldi: nel 2025 secondo valore più alto mai registrato. Temperature sopra la media. Crisi idrica sotto monitoraggio
Con una temperatura media annuale dei mari italiani di 20°C e punte di oltre 26°C a luglio (26,64°C) e agosto (26,48 °C), il 2025 fa registrare valori superiori al riferimento climatologico 1991-2020 di +1,18°C e si attesta come il secondo più caldo dal 1982. Parallelamente, le piogge più frequenti al Nord migliorano il quadro idrico dell’area con un aumento del 7% delle precipitazioni rispetto alla media, mentre il Centro resta in linea e il Sud registra un calo del 5%. Sempre più necessario proseguire sulla strada delle azioni di mitigazione e adattamento. È quanto emerge dal Rapporto “Il clima in Italia nel 2025” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), composto da ISPRA e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa). Il documento fornisce una descrizione dello stato del clima e della sua evoluzione nel nostro Paese, con analisi e valutazione a scala nazionale, regionale e locale. Il Rapporto contiene alcuni approfondimenti sugli eventi più critici che si sono verificati nel corso dell’anno. Dal 2000 in poi, in quasi tutti gli anni si sono registrate in Italia temperature atmosferiche più alte della media e il 2025 conferma questa tendenza, con un’anomalia di temperatura media di +1,03°C rispetto al valore climatologico 1991-2020. Tutti i mesi, tranne ottobre e novembre, risultano più caldi del normale; il mese di giugno, con il picco di 3,23°C sopra la media, è stato il secondo della serie, dopo il record del 2003. Anche tutte le stagioni chiudono con valori superiori alla media. In particolare, l’estate, con +1,46°C, si colloca al quarto posto tra le più calde dal 1961; l’inverno, con +1,21°C, e la primavera, con +0,86°C rientrano tra le più calde della serie, mentre l’autunno mostra un aumento più contenuto, pari a +0,16°C.
Le piogge cadute nel 2025 si mantengono nella media climatologica 1991-2020 (+1%), ma la distribuzione è molto diversa tra le aree del Paese. Al Nord le precipitazioni aumentano del 7%, al Centro restano vicine alla media, mentre al Sud e nelle Isole diminuiscono del 5%. I mesi relativamente più secchi sono giugno, ottobre e novembre, mentre marzo e agosto risultano quelli più piovosi. Su base stagionale, solo l’autunno è più asciutto del normale, mentre la primavera è la stagione che ha fatto registrare l’anomalia positiva di precipitazione più marcata dell’anno, seguita dall’inverno. Il numero di giorni consecutivi senza pioggia resta contenuto in gran parte del Paese, ma raggiunge valori molto elevati nelle regioni meridionali. La costa ionica della Calabria arriva a 121 giorni asciutti consecutivi, la Sardegna a 118 e la Sicilia a 116. Sono valori che confermano una maggiore esposizione del Sud a periodi prolungati senza precipitazioni.
Nel 2025, la siccità, da moderata a estrema, ha continuato a condizionare il Centro‑Sud, anche se in maniera meno gravosa rispetto agli anni precedenti. Al Nord, invece, le piogge abbondanti hanno mantenuto le risorse idriche sopra le medie annue di riferimento. In termini di usi della risorsa idrica, il Centro‑Sud è stato caratterizzato da severità idrica da media ad alta, con differenze tra territori e usi dell’acqua. In Sicilia la severità idrica è restata alta per tutto l’anno. Questa situazione è stata sotto il continuo monitoraggio degli Osservatori distrettuali sugli utilizzi idrici.
La quantità di risorsa idrica disponibile a livello nazionale è stimata in 128 miliardi di metri cubi, un valore più basso delle medie storiche: oltre il 7% in meno rispetto alla media di lungo periodo, circa il 4% in meno rispetto al trentennio più recente e il 19% in meno rispetto al 2024. La tendenza osservata dal 1951 al 2025 conferma un trend di riduzione della disponibilità di acqua nel Paese.
Il 2025 è segnato anche da diversi eventi estremi. Tra il 15 e il 17 aprile, un’ondata di maltempo ha colpito la Valle d’Aosta sud‑orientale e il Piemonte nord‑occidentale con piogge eccezionali in 24 ore e cumulate di evento che hanno raggiunto i 600 millimetri. Le precipitazioni intense, insieme alla saturazione del suolo e a nevicate molto abbondanti in quota, hanno provocato frane, allagamenti, valanghe e causato una vittima. Tra il 16 e il 17 novembre, nel sud‑est del Friuli-Venezia Giulia, un sistema temporalesco rimasto fermo per quasi 12 ore ha scaricato oltre 200 mm di pioggia. Il torrente Judrio è esondato, allagando il paese di Versa con uno strato d’acqua e fango alto fino a due metri e una frana ha colpito il centro di Brazzano di Cormòns, causando due vittime e la distruzione di tre abitazioni. Sono due gli ambiti di intervento fondamentali per combattere il mutamento del clima: la mitigazione e l’adattamento. Da un lato, è essenziale limitare le emissioni di gas serra, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica, attraverso la transizione verso fonti energetiche rinnovabili, l’efficienza energetica e modelli produttivi più sostenibili. Dall’altro, è altrettanto necessario promuovere misure di adattamento, per rendere territori, infrastrutture e comunità più resilienti agli impatti della crisi climatica.
“I dati del monitoraggio del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente confermano che il cambiamento climatico non è più una sfida del futuro, ma una realtà con cui siamo già chiamati a confrontarci – ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA ed SNPA – Gli scenari elaborati da ISPRA dimostrano che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile, a condizione di accelerare il percorso con scelte fondate sulla conoscenza scientifica, sulla qualità dei dati e sulla capacità di prevenire e adattarsi ai cambiamenti. La transizione ecologica ed energetica si costruisce con la collaborazione di istituzioni, imprese e cittadini perché trasformando la conoscenza in azione potremo rendere il nostro Paese più sicuro, resiliente e competitivo.”
Secondo le più recenti valutazioni di ISPRA, il sistema ETS (Emission Trading System), la crescita delle energie rinnovabili e l’innovazione industriale stanno contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra. Persistono tuttavia criticità nel settore dei trasporti e del riscaldamento, nei quali, in assenza di tempestive ed efficaci politiche settoriali, l’Italia rischia di non conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti per il 2030. In tema di adattamento, un riferimento strategico è rappresentato dal PNACC – Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, il cui obiettivo è quello di fornire un quadro di indirizzo per l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, nonché a trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche. La recente istituzione da parte del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica dell’Osservatorio Nazionale per l’Adattamento (dicembre 2025), che integra esperti dell’ISPRA e di SNPA, rappresenta un ulteriore passo avanti in questa direzione.
Accordo Enea-Cnel sulle Comunità energetiche rinnovabili e la sostenibilità ambientale
Ricerca, in utile di 8,7 milioni il bilancio del Cnr 2025
Oltre al risultato economico positivo di 8,7 milioni di euro, la disponibilità liquida dell’ente è superiore a 1,18 miliardi di euro. Inoltre, su ricavi complessivi di 1,354 miliardi di euro, oltre 650 milioni (quasi il 48% delle risorse complessive) proviene dalla capacità autonoma del Cnr di attrarre finanziamenti competitivi.
“Il risultato testimonia la condivisione di un profondo rinnovamento amministrativo e gestionale, reso possibile dal grande lavoro svolto in questi mesi. Disporre di una contabilità economico-patrimoniale non è un semplice cambiamento tecnico”, dichiarano Lenzi e Greco. “Significa conoscere con precisione – proseguono – il valore del nostro patrimonio, il costo delle attività scientifiche, la sostenibilità degli investimenti e l’efficacia delle decisioni gestionali”.
Avere adottato la delibera Erc, osserva infine il presidente, “potenzia l’attrattività del Cnr nei confronti dei vincitori dei grandi progetti di ricerca. Valorizziamo il patrimonio scientifico e infrastrutturale del Cnr e rafforziamo il nostro contributo al sistema di ricerca e sviluppo del Paese attraverso un aumento della premialità, sia per i PI sia per i team, e significative semplificazioni sul reclutamento dei giovani ricercatori coinvolti”.