PIANO CASA/2 - LA NOMINA DEL COMMISSARIO

Architetto e leghista, Felice Squiteri avrà 493mila euro in 18 mesi, poteri assoluti, la ricognizione di immobili pubblici e il piano lavori

Il DL 66 sul Piano casa ottiene la fiducia alla Camera, oggi voto finale e passaggio al Senato. Il commissario dovrà stilare l’elenco degli immobili e il programma dei lavori che potranno accedere alla seconda costola del primo pilastro. Restano poco chiaro (e non individuate dal decreto ministeriale) le funzioni di indirizzo e controllo.

23 Giu 2026 di Giorgio Santilli

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Architetto e leghista, Felice Squiteri avrà 493mila euro in 18 mesi, poteri assoluti, la ricognizione di immobili pubblici e il piano lavori

Chi pensava a un gran commis di Stato, a un affermato manager privato o a una personalità di spicco del mondo delle professioni sarà rimasto deluso: di Felice Squitieri, nuovo commissario straordinario per il piano casa, ex articolo 3 (quello dell’ERP e dell’ERS e non quello dell’articolo 10 per i megaprogrammi di edilizia integrata), si sanno soltanto tre cose: che è un architetto; che è di stretta fede leghista, avendo fatto parte del direttivo regionale del Lazio ed essendo anche stato coordinatore territoriale dei Castelli Romani del partito di Salvini; che è membro della commissione per la valutazione di impatto ambientale al MASE.

Ci si potrebbe chiedere perché mai il ministro delle Infrastrutture avrebbe dovuto nominare un grand commis o un manager. Qualche aspettativa l’aveva creata forse una somma di fattori di potenza straordinaria, evidenziati nel decreto di nomina e che, d’altra parte, già erano presenti nel decreto legge 66 per cui ieri la Camera ha votato la fiducia:

  • la retribuzione di 493mila euro per 18 mesi (l’incarico scade il 31 dicembre 2027) che non è usuale nella PA, ma neanche per altri commissari straordinari;
  • i poteri che sono quelli dei supercommissari straordinari di serie A, con la possibilità di agire in deroga a tutte le leggi, fatte eccezioni per il codice antimafia, il codice dei beni culturali e i vincoli inderogabili dell’appartenenza alla Ue;
  • il mandato, di una vastità inusuale, che entro trenta giorni dovrà far partire una ricognizione su tutto il territorio nazionale degli immobili di proprietà delle amministrazioni statali e territoriali e delle società a partecipazione pubblica non quotate, per poi stilare un elenco di quegli immobili adatti a essere trasformati in alloggi di edilizia sociale e infine stilare il programma dei lavori per centrare questo scopo;
  • l’elenco degli immobili e il programma dei lavori costituiranno una delle tre costole che formeranno il primo pilastro (le altre due costole sono gli interventi richiesti direttamente dai soggetti attuatori, quindi ex-Iacp e comuni proprietari di alloggi, per il recupero di alloggi non utilizzati, e i programmi comunali di rigenerazione urbana che destineranno una quota di interventi all’housing);
  • la possibilità di avvalersi della società Cortina Infrastrutture e della stessa Invitalia per esercitare le proprie attività, oltre che di una struttura di massimo tre persone al suo servizio.

Inoltre, il commissario avrà su ERP ed ERS poteri di indirizzo e coordinamento sugli interventi ERP e ERS, che però risultanto piuttosto ambigui, soprattutto in rapporto con le prerogative attribuite a Invitalia come soggetto gestore degli interventi del primo pilastro. Invitalia stipula convenzioni con i soggetti attuatori della prima costola (ex-Iacp e comuni proprietari) mentre il commissario stila in assoluta autonomia gli elenchi e i programmi della seconda costola. In cosa consistano le funzioni di coordinamento e indirizzo non è chiaro a tal punto che il decreto ministeriale di nomina del commissario che, in base al primo comma dell’articolo 3 del Dl 66, avrebbe dovuto “individuare”  queste funzioni,  preferisce glissare e non individua alcuna funzione, limitandosi a riportare quanto già disposto nel decreto legge. Ad accrescere il livello di confusione anche la partecipazione alla cabina di regia che dovrebbe svolgere coordinamento e monitoraggio degli interventi.

Non sarà comunque un lavoro facile quello del commissario: la ricognizione degli immobili dovrà essere avviata entro trenta giorni mediante i poteri attribuitigli, quindi con la possibiltà di forzare anche la mano in caso di inerzie, ma in collaborazione con gli enti e le amministrazioni interessate. Se si fa eccezione per le società quotate, la ricognizione riguarderà l’intero e sterminato comparto pubblico, ma è difficile immaginare il commissario che vada alle Fs o all’Anas a chiedere se vogliono inserire i loro immobili nel piano casa. Tutto è possibile, certo, ma una figura carismatica qui forse avrebbe aiutato.

Alla prima ricognizione si aggiungerà poi la pubblicazione di un avviso per la segnalazione degli immobili non redditizi e non in uso da parte delle amministrazioni. Quanto ai comuni e alle Regioni, sono stati i primi a sparare contro l’accentramento segnato dalla presenza del commissario. Può darsi, però, che queste ostilità vengano presto meno, almeno da parte di quegli enti che aspirano a entrare nel piano degli immobili ammissibili al piano casa e nel relativo programma di lavori. Perché, poi alla fine, sarà il commissario a decidere come distribuire una buona fetta di quei 970 milioni degli interventi del primo pilastro.

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