IERI RIUNIONE DI MAGGIORANZA A PALAZZO CHIGI

Piano casa, il governo tira dritto. Scalera (Invimit): per il secondo pilastro gestioni con coop e Ater

Il governo boccia tutte le proposte di modifica dei gruppi di maggioranza, compreso l’allargamento del terzo pilastro. Oggi tre emendamenti dei relatori fra cui quello sui nuovi fondi Pnrr. I tempi strettissimi per il voto confermano in pieno la chiusura: le votazioni in commissione, cominciate ieri sera, dovranno concludersi entro domani. Decreto in Aula venerdì, lunedì voto di fiducia. Aperture sono arrivate, invece, ieri dall’amministratore delegato di Invimit al convegno organizzato da Legacoop abitanti: “Per il secondo pilastro a noi servono soggetti gestori che conoscano il territorio, ATER o cooperative”.

17 Giu 2026 di Giorgio Santilli

Condividi:
Piano casa, il governo tira dritto. Scalera (Invimit): per il secondo pilastro gestioni con coop e Ater

STEFANO SCALERA AD INVIMIT SGR

Spazi risicatissimi per il voto degli emendamenti al decreto legge 66 sul Piano casa. Una riunione di maggioranza che si è tenuta ieri mattina a Palazzo Chigi, con il viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, a guidare la delegazione del governo, i relatori e i capigruppo di maggioranza in commissione Ambiente della Camera, ha definito un calendario con tempi strettissimi: le votazioni in commissione, che sono cominciate ieri sera e riprenderanno oggi alle ore 14, dovranno concludersi entro domani, giovedì, con il mandato al relatore; l’avvio della discussione generale in Aula a Montecitorio è fissato per venerdì e il voto di fiducia per lunedì prossimo. L’esame di alcuni punti del decreto, su cui le forze di maggioranza erano orientate a introdurre modifiche, fra cui l’allargamento del terzo pilastro, sono state nettamente bocciate dal governo. Praticamente una chiusura totale a modifiche, che i tempi strettissimi dati alle votazioni confermano.

Stamattina i relatori dovrebbero presentare due emendamenti che aggiustano alcuni aspetti minimi del decreto legge e un terzo che definisce alcuni aspetti preliminari del trasferimento di fondi Pnrr per circa un miliardo al Piano casa. L’ingresso a pieno del Piano casa nel Piano di ripresa e resilienza potrà avvenire soltanto dopo l’approvazione dell’ultima revisione del Piano da parte delle commissioni Ue, verso la fine di giugno, ma, intanto, considerando i tempi strettissimi, si preparano le condizioni preliminari per consentire l’operazione che si svolgerà con la modalità dello strumento finanziario. In sostanza si mette Invitalia, che già nel decreto originario è soggetto gestore e agisce sulla base di una convenzione con il MIT, nelle condizione di individuare i soggetti gestori che riceveranno i finanziamenti e firmeranno a loro volta una convenzione che scandisce i  tempi di esecuzione dei lavori e la finalità degli interventi. Vedremo se saranno confermate le indiscrezioni della vigilia che volevano questi fondi destinati esclusivamente ad alloggi per lavoratori e se si prenderanno proposte anche dal piano casa di Confindustria che aveva per focus proprio l’alloggio in affitto a canoni calmierati solo per i lavoratori. In questo caso sarebbe una quarta gamba.

Scalera: i gestori ideali sono cooperative e Istituti autonomi case popolari

Se le modifiche parlamentari al decreto legge saranno limitate, i tentativi di chiarire e correggere almeno in parte la rotta del Piano casa si spostano rapidamente all’implementazione del decreto legge 66. E’ quanto hanno tentato di fare la presidente della Legacoop Abitanti, Rossana Zaccaria, e il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, nel corso del convegno organizzato dalle loro associazioni, chiedendo chiarimenti soprattutto sul funzionamento del secondo pilastro a Stefano Scalera, amministratore delegato di Invimit, il gestore del Fondo Housing Coesione, struttura portante del secondo pilastro. Zaccaria aveva chiesto, in particolare, che il regolamento sul fondo chiarisse i criteri di investimento, i rendimenti, i soggetti chiamati a promuovere i fondi sul territorio e a fare la gestione delle operazioni di realizzazione di nuovi immobili di ERS.

Scalera ha spiegato che il regolamento non necessariamente sarà la sede giusta, ma al tempo stesso ha dato una risposta di grande apertura alle sollecitazioni di Legacoop. “Nel secondo pilastro – ha detto – le operazioni sul territorio possono essere promosse dall’ente locale con un atto amministrativo, una delibera di Giunta, un atto dell’assessore all’urbanistica o alla casa, ma a promuoverle in realtà possono essere, oltre al comune stesso, anche una cooperativa o una sgr. Quanto ai gestori, per noi devono essere cooperative o ex Istituti autonomi di case popolari, comunque si chiamino, che già operino sul territorio dove si trovano gli immobili. Il secondo pilastro deve necessariamente essere una combinazione tra sostenibilità economica e sociale, perché altrimenti non decolla. In questo senso io sono pronto al confronto anche subito con questi soggetti”. Un’apertura che si è immediatamente concretizzata in un incontro fissato per i giorni prossimi.

Il convegno di Legacoop ha dato spunti di grande interesse che Diario DIAC analizzerà domani, in particolare sulle convergenze e divergenze  fra il piano italiano e quello europeo. Qui in sintesi vanno ricordate – perché intrecciate anche con le vicende e con le aspirazioni del secondo pilastro – le posizioni dei due assessori regionali intervenuti al convegno, Giovanni Paglia (Emilia-Romagna) e Paolo Franco (Lombardia) che hanno spiegato come le due Regioni tireranno dritto con le loro politiche regionali, con le loro sperimentazioni e con i loro bandi, con o senza coordinamento con il Piano casa nazionale. Esclusa, in particolare, da parte di entrambe le Regioni, la destinazione delle risorse riprogrammate dai fondi di coesione 2021-2027 al Fondo Housing Coesione, come pure il decreto legge sollecita. Scalera, dal canto suo, ha ancora sottolineato che  “questo Piano casa dipende da tanti fattori, anche dalla disponibilità delle Regioni a sottoscrivere lo strumento dei fondi immobiliari e alla disponibilità delle stesse Regioni, dai Comuni, dalle Città metropolitane di promuovere o partecipare alle operazioni, mettendo in gioco il patrimonio immobiliare”.

Argomenti

Argomenti

Accedi