LA PRESENTAZIONE DI EUTOPICA

Piano casa: Roma, Napoli e Bologna chiedono voce al governo. “Agenzie sociali per regolare gli affitti. I rischi del sistema dei commissari”

19 Mag 2026 di Mauro Giansante

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Il Piano Casa è appena stato varato e già fa discutere, non solo in Parlamento dove si sono aperte le audizioni. In occasione del lancio del numero dedicato all’abitare di Eutopica, il trimestrale di scienze urbane di Ali-Press, Roma, Napoli e Bologna si sono schierate in coro: il decreto del governo è insufficiente, sulle risorse, sulla strategia per gli alloggi Ers ed Erp. Ma anche per un debole coordinamento che emerge nel rapporto pubblico-privato. Sulla questione degli affitti, invece, tanto il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Tobia Zevi di Roma Capitale, quanto le vicesindache di Napoli e Bologna, Laura Lieto ed Emily Clancy, hanno spinto con forza il modello delle agenzie sociali. E, comunque, la sfida va affrontata tanto a livello nazionale quanto europeo.

Gualtieri: il piano casa del governo è inadeguato

“E’ – la casa – una questione tra le più centrali e drammatiche”, ha detto senza mezzi termini il primo cittadino di Roma, Gualtieri. “Le ragioni della crisi abitativa derivano sì da andamenti demografici, processi strutturali, variabili esterne ma sono anche frutto di scelte nette e sbagliate nel corso del tempo”. Nella Seconda Repubblica, secondo Gualtieri, ha prevalso una linea basata sugli italiani proprietari. “C’è quindi sia un tema di equità, a svantaggio dei non proprietari, e di inequità generazionale, di limitazione della mobilità del lavoro, di qualità della vita. Un modello che quindi non ha portato risultati. Anche da ciò ne derivano bassa crescita, natalità, performance economica negativa”. Da qui, il tema degli affitti per cui “si concorre a un non funzionamento del mercato perché induce anche a morosità, timori di messa sul mercato, alla politica degli sfratti”.

Dopo aver ricordato il lavoro dell’amministrazione capitolina tra acquisto di edifici Erp, piano social e co-housing, riqualificazione ambientale, Gualtieri ha spiegato che sugli studentati “servono quelli pubblici oltre a quelli di mercato. Il modello è l’ex Mira Lanza dato in concessione a Roma Tre. E’ un ottimo investimento che fa giustizia per i giovani e fa crescere il pil”. Venendo, allora, alla sfida nazionale, Gualtieri ha detto senza mezzi termini che “il piano casa del governo non va bene. Meglio che ce ne sia uno rispetto a non averlo proprio, ma obiettivamente è inadeguato”. E, spiegando i cinque punti necessari per una vera strategia: “Abbiamo cinque scelte: un fondo strutturale permanente per la casa, un programma nazionale di edilizia residenziale pubblica, e quindi non solo manutenzione dell’esistente, una riforma dell’edilizia residenziale sociale, una politica organica sugli affitti, e una regolazione degli affitti brevi”, ha sottolineato Gualtieri, in qualità anche di presidente nazionale di Ali (Autonomie locali italiane). Quanto al tema degli affitti brevi, Gualtieri ha osservato che la regolamentazione “richiede basi giuridiche” anche a livello regionale. “Quindi chiediamo alla regione Lazio di farci la stessa legge della Toscana per introdurre indici di concentrazione e il ruolo diretto dei Comuni. Siamo tutti contenti che il Tar ha dato ragione a Firenze, ma il piccolo dettaglio sta nel fatto che Firenze ha una legge regionale che permette di farlo”, ha detto.

Lieto: modello agenzie sociali per il problema degli affitti

Uno dei temi affrontati nella rivista Eutopica è quello dell’overtourism “un problema che non è stato nell’agenda politica per più di trent’anni e che oggi si rivela nel pieno della sua emergenza”, ha sottolineato la vicesindaca di Napoli, Laura Lieto. “È evidente – ha aggiunto – che si tratta di rimettere in piedi meccanismi sia di politiche pubbliche di natura distributiva che soprattutto di strumenti che vadano incontro a una differenziazione molto forte della domanda e dei profili di fabbisogno”. Secondo la numero due di Gaetano Manfredi, poi, con il piano casa “si apre una prospettiva non di breve periodo. Ma il tema Erp è minoritario nel decreto. Serve un piano all’altezza di un fabbisogno che si è ampliato. A Napoli – ha detto – l’ultima graduatoria ha segnato 8800 famiglie eleggibili”. Per Laura Lieto, poi, il meccanismo 70-30 del decreto “è classico della finanziarizzazione, o airbnbification, eppure dovremmo almeno arrivare all’8% di Erp su scala Ue. E’ l’effetto delle cartolarizzazioni ma non solo. Dopo piano Ina – ha proseguito Lieto – è prevalsa la proprietarizzazione della casa”. Inoltre, sulle risorse, Lieto e gli altri esponenti hanno ricordato che “non ci sono soldi freschi ma solo quelli già destinati ai comuni”. Infine, ” il meccanismo attuativo è il commissariamento e questo porta a un rischio che larga parte del patrimonio inutilizzato rimanga tale. I piani urbanistici fanno fatica ad assorbire questi fabbisogni necessari. Il protagonismo deve rimanere alla scala delle città”. La soluzione? Per Lieto, ma anche Clancy e Zevi sono le agenzie sociali.

Zevi: bene il percorso europeo, ora si apre la terza stagione dell’abitare

Altre chiavi di lettura sono arrivate proprio dall’assessore alle politiche abitative di Roma, Tobia Zevi. “Il diritto all’abitare è una sfida. Ciò è un bene perché lavoriamo con convinzione alla sfida futura delle città, dall’altro però tutto questo segnala un’emergenza crescente nella società”. Per Zevi è positivo il percorso avviato anche in Ue con un commissario e una commissione ad hoc sulla casa, “ed è un fatto positivo che anche il governo italiano si sia mosso. Mancano, però, cose fondamentali: servono prospettive di medio lungo periodo, anzitutto. Perché il deficit sul tema casa esiste da 30 anni. A Roma in questi anni abbiamo investito mezzo miliardo ma avremmo bisogno di soldi infinitamente maggiori, solo per manutenzioni servono miliardi”. Poi, secondo Zevi, “occorre una politica continua che va dai senza fissa dimora all’accesso ai mutui. Il processo è unico sebbene con interventi pubblici differenziati”.

C’è un discorso quantitativo, inoltre, ma non solo. “Serve immaginare cosa significa la politica dell’abitare. Che significa efficienza energetica, modelli come il cohousing o comunque che vedano gli inquilini attivi nella condivisione di spazi e iniziative”. In altre parole, “interventi materiali e immateriali. Il Pnrr ce lo ha insegnato e ci ha permesso di far capire i cantieri alle persone”. In conclusione “la sfida è una terza stagione del diritto all’abitare, con la collaborazione pubblico-privato. Dove ci sia un indirizzo chiaro e di controllo del primo e la competenza del secondo”. Perché “i soldi sono pochi ma vanno spesi bene, anche a livello geografico. Poi c’è il tema degli affitti e dell’opportunità politica anche dell’Ue”.

Clancy: servono risorse pubbliche

Sulla necessità incombente di fondi pubblici ha insistito, invece, la vicesindaca di Bologna Emily Clancy. Che l’ha collegato tanto al tema degli alloggi Erp quanto al piano casa europeo. “Che non aggredisce ancora il tema dell’ingerenza mercato, ma va bene sugli standard minimi per finanziamenti alle città”. Un altro tema è quello delle aree ad alta tensione abitativa: “Va aggiornata la lista italiana dei Comuni perché quella di adesso non è più attuale”. Emergenza affitti, infine: “Abbiamo messo un divieto ad affitti brevi e frazionamenti, con le leve dell’urbanistica della zonizzazione combattiamo il fenomeno senza demonizzare il turismo e redistribuendo la ricchezza”. Ma, ha aggiunto, “serve una legge nazionale”. Quanto alle agenzie sociali “abbiamo creato un fondo di garanzia di 12 mensilità per dare risposta ai proprietari con seimila euro a fondo perduto ma se ci fossero fondi ad hoc per il patrimonio potremmo coinvolgerne molto di più. Abbiamo anche deciso di rimborsare l’Imu a chi affitta tramite le agenzie”. Tanta carne al fuoco anche dai Comuni, insomma, sul piano casa. Ed è solo l’inizio.

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