IL PRIMO DECRETO VERSO IL CDM
Il Piano casa a tre gambe (ERP, fondi e affordable) punta a 2,5 miliardi subito e 1,5 con i residui Pnrr
La cabina di regìa, che viene istituita a Palazzo Chigi, svolgerà il coordinamento con le Regioni sull’impiego dei fondi FESR riprogrammati per 1,1 miliardi. Confermati i 970 milioni per la riqualificazione di 60mila alloggi popolari sfitti, 1,5 miliardi arriveranno dalla revisione finale del Pnrr a giugno. Si punta sul partenariato con privati e fondi per almeno 40mila alloggi di social housing.

Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini
Arriva il Piano casa a tre gambe: rimessa in circolo di 50-60mila alloggi ERP oggi vuoti, fondi immobiliari per portare in Italia anche investitori stranieri (Qatar Investment Autohority), l’affordable housing o social housing da costruire tramite forme di partenariato pubblico-privato per almeno 40-50mila alloggi. Il governo conta di tenerlo dentro un quadro unitario. Il penultimo capoverso dell’intesa raggiunta il 29 dicembre in conferenza Stato-Regioni fra il ministro per l’Europa e il Sud, Tommaso Foti, e le Regioni chiarisce, per esempio, come possano confluire nel decreto legge sul Piano Casa che il governo dovrebbe approvare giovedì 30 aprile (se non accelera già oggi) gli 1,1 miliardi di fondi FESR 2021-2027 riprogrammati dalle Regioni stesse con destinazione hosuing. “Al fine di promuovere l’assorbimento delle risorse rimodulate in incremento sulla priorità ‘housing’ – recita il capoverso – potranno essere finanziate iniziative progettuali già programmate nell’ambito di altri strumenti europei e nazionali, come il PNRR”.
Ecco la massima flessibilità costruita da quell’intesa: pur di far confluire quelle risorse dei programmi regionali FESR sull’housing, potranno essere utilizzati altri strumenti europei o nazionali. E il Piano Casa che il governo sta varando è lo strumento nazionale per eccellenza che avrà un forte cofinanziamento europeo, in forma di “strumento finanziario” che sarà inserito a giugno nel Pnrr. Questo spiega, dunque, come sia possibile che quei fondi regionali possano immediatamente rientrare nei finanziamenti e negli strumenti attuativi del Piano casa. Tanto più che nel decreto legge che si sta andando a varare è prevista l’istituzione di una cabina di regia a Palazzo Chigi che avrà, tra gli altri, anche il compito di coordinare le iniziative statali e regionali in una azione fortemente unitaria. Ovviamente, i fondi di una Regione dovranno essere spesi in quella stessa Regione, ma transitando comunque per lo strumento nazionale.
Si spiega così come sarà costruita la “seconda gamba” del decreto legge pronto per essere varato dal governo, in modo da arrivare a un valore complessivo del Piano casa di 4 miliardi di cui questo primo decreto legge ne prevede 2,5. La prima gamba è quella stranota, più volte annunciata dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che potrà contare su 970 milioni per riqualificare fino a 60mila alloggi ERP oggi vuoti e inutilizzabili per le pessime condizioni in cui versano. Il governo vuole anche svolgere un’azione di forte legalità, recuperando alcune decine di migliaia di alloggi occupati abusivamente per darli alle famiglie che ne hanno diritto. La seconda gamba, invece, prevede l’utilizzo di fondi pubblici per favorire partenariati pubblico-privato in cui gli investimenti dei privati terranno insieme una quota di alloggi da collocare sul mercato e una quota sociale.
Con altri residui e appostamenti provenienti prevalentemente dal bilancio del ministero delle Infrastrutture il decreto legge dovrebbe arrivare a una copertura di 2,5 miliardi. Per completare il quadro – e arrivare a 4 miliardi – bisogna tener conto dell’ultima revisione del Pnrr che dovrebbe essere varata a metà giugno, proprio in extremis, quando saranno chiari i residui non spesi del Pnrr e se ne potranno definire le destinazioni. Il MEF punta a tenere il più possibile questi residui all’interno del bilancio, utilizzandoli per gli obiettivi di finanza pubblica, come la riduzione del deficit e del debito, ma sembra esserci un sostanziale accordo sul fatto che una quota di questi residui possa andare al Piano casa, considerata da tutti una priorità politica. In particolare, Foti e Salvini stanno lavorando per spostare sulle politiche abitative 1,2 miliardi destinati alla società per il materiale rotabile (Rosco) cui l’Italia ha definitivamente rinunciato e altre somme che dovrebbero arrivare dai Pinqua non portati a conclusione. Per un totale che si avvicina a 1,5 miliardi.
Chiaramente, questo ulteriore finanziamento al Piano casa fa parte di una partita molto più ampia e molto complessa, l’eredità – anche finanziaria – del Pnrr, ma l’obiettivo del governo è creare un terzo “strumento finanziario” destinato agli investimenti in costruzioni dopo quello per gli investimenti idrici e quello per gli studentati. Come spiegava l’articolo di ieri di DIAC sull’accordo attuativo Invitalia-MIT che avvia lo strumento finanziario per gli investimenti idrici (si legga qui), questi strumenti finanziari prevedono la firma di convenzioni con i soggetti beneficiari dei contributi entro agosto 2026 per poi consentire la realizzazione dei lavori in tempi molto più lunghi (nel caso idrico fino al 2031). Perché questo sia possibile per il Piano casa, bisogna però selezionare e individuare proposte e progetti prima della rimodulazione Pnrr che poi servirà a destinare le risorse.