Piano Casa, scenari di rigenerazione urbana? Programmi e progetti come infrastrutture sociali
Il nuovo decreto-legge sul Piano Casa affronta una delle questioni più urgenti del Paese, l’emergenza abitativa. Il provvedimento introduce strumenti straordinari per incrementare l’offerta di alloggi accessibili attraverso interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale e di recupero del patrimonio pubblico inutilizzato. È fondamentale sviluppare in maniera corretta questa grande occasione, riconoscendo che il tema centrale non deve essere solo la costruzione di case, ma la definizione di sistemi urbani integrati per la qualità ecologica e sociale.
Senza una forte regia programmatica e progettuale si corre il rischio di produrre “frammenti”, incapaci di generare inclusione e valore territoriale, privi di visioni al futuro. Per trasferire all’ambiente costruito i criteri complessivi di qualità, bisogna definire programmi e progetti di rigenerazione informati alle connessioni e all’integrazione.
Il Piano Casa contiene utili riferimenti in questa direzione. L’art. 1 richiama il contrasto al degrado urbanistico, edilizio e sociale attraverso programmi di rigenerazione urbana. L’art. 11 conferma la necessità di perseguire elevata sostenibilità ambientale, contenimento del consumo di suolo, riqualificazione delle aree degradate, efficienza energetica.
L’art. 2, che stabilisce la convenzione tra Invitalia e i soggetti attuatori, fornisce un dispositivo potenzialmente utile a considerare, oltre agli aspetti economici e procedurali, i criteri qualitativi: qualità ambientale e paesaggistica; integrazione tra residenza, servizi e spazio pubblico; mobilità e accessibilità universale; flessibilità degli edifici e degli alloggi.
La ricognizione straordinaria del patrimonio pubblico inutilizzato, introdotta all’art. 3, dovrebbe quindi partire dal presupposto che gli edifici individuati sono una vera risorsa territoriale, non solo una riserva immobiliare da valorizzare economicamente. L’art. 3 istituisce anche la Cabina di monitoraggio, con il compito di definire indirizzi generali e priorità di intervento. La norma prevede il coinvolgimento di esperti, tra i quali sarebbe opportuna la presenza di competenze in rigenerazione urbana, progettazione architettonica, innovazione sociale e sostenibilità ambientale, sia nella Cabina di monitoraggio sia all’interno dei soggetti attuatori. La complessità delle trasformazioni previste dal Piano Casa richiede infatti esperienze multidisciplinari, in grado di valutare l’impatto urbano, ambientale e sociale. Anche le disposizioni contenute nell’art. 8 assumono valore strategico, come la conferenza dei servizi semplificata che include le istituzioni preposte alla tutela della salute, dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio culturale. L’effettivo contributo di questi enti agli obiettivi di qualità potrebbe rendere il Piano Casa un’autentica politica di trasformazione urbana, per ripensare il rapporto tra città, spazio e società.
L’art. 9 sui programmi infrastrutturali di edilizia integrata introduce il principio dell’integrazione tra edilizia convenzionata e libera. Ma l’integrazione non funziona solo con parametri urbanistici e finanziari. Nei nuovi interventi occorre evitare la formazione di comparti privi di relazioni sociali. Per questo le convenzioni dovrebbero prevedere esplicitamente la compresenza di commercio di vicinato, servizi collettivi, attrezzature pubbliche e spazi socio-culturali. L’articolo indica la necessità di assicurare un’adeguata dotazione di servizi pubblici e attività commerciali, con il supporto delle associazioni di categoria. Per una reale efficacia, bisognerebbe riconoscere centralità anche ai sistemi socio-culturali e alle reti formali e informali.
In questo quadro complesso, il progetto architettonico assume un ruolo essenziale, capace di attivare processi partecipativi e inclusivi di co-creazione — dalla co-programmazione alla co-progettazione — e co-gestione, promuovendo nuove forme di partenariato tra soggetti pubblici, privati e corpi intermedi (fondazioni, associazioni, …). In questo senso, l’architettura non si limita a dare forma allo spazio, ma determina le condizioni per la costruzione condivisa della città, rivestendo il ruolo di disciplina tecnica e politica pubblica. Inoltre, il processo progettuale architettonico rappresenta un potente sistema di innovazione, che opera anche attraverso pratiche di riuso adattivo, urbanistica transitoria, usi temporanei. Questi strumenti consentono di sperimentare soluzioni flessibili, verificare nel tempo gli effetti delle trasformazioni e misurare concretamente gli impatti materiali e immateriali sui tessuti urbani, introducendo una dimensione processuale e incrementale nel progetto della città.
La qualità dell’abitare dipende dalla capacità di costruire quartieri vivi, giusti e accessibili. In questa prospettiva, il riferimento al New European Bauhaus della Commissione Europea può essere utile alla definizione degli spazi dell’abitare come “ambienti di vita”, basati su sostenibilità, bellezza e inclusione. Gli studi dell’alleanza di Davos – tra i Ministri della Cultura europei – dimostrano come le migliori performances finanziarie delle trasformazioni urbane nascano anche dal rispetto dei valori di contesto, diversità, bellezza e “spirito del luogo”. La coesione sociale rappresenta quindi un fondamentale fattore di stabilità complessiva, in grado di influenzare profondamente i risultati delle riconversioni. La logica del dialogo e del confronto, attivato anche grazie ai concorsi di progettazione, rende possibili trasformazioni urbane sostenibili, fondate sulla cultura, sull’innovazione industriale, sulla proiezione verso gli scenari futuri.
In attesa di una normativa sulla rigenerazione, il Piano Casa offre una interessante possibilità di sperimentare nuove politiche che sostengano il “diritto alla città”, se si assume pienamente la rigenerazione urbana come criterio-guida, nei programmi e nei progetti, prevedendo anche adeguate coperture finanziarie per sostenere i costi aggiuntivi che tali processi inevitabilmente comportano.