CINQUE DOMANDE, OTTO INTERVISTE A CONFRONTO

“Il Masterplan può salvare la rigenerazione urbana dallo stallo delle riforme (ma non le sostituisce)”

DIAC lancia un dibattito sullo strumento che è ponte fra pianificazione urbanistica e progetto: come rafforzarne il ruolo nel caos attuale? Riconoscimento legislativo? Partecipazione pubblica? Consapevolezza degli operatori? Rispondono autorevoli “amici di DIAC”: Silvia Viviani, Michele Talia, Marcello Capucci, Bruno Discepolo, Pierluigi Mantini, Stefano Betti, Paolo Desideri. I “distinguo” di Maurizio Carta.

 

26 Gen 2026 di Giorgio Santilli

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“Il Masterplan può salvare la rigenerazione urbana dallo stallo delle riforme (ma non le sostituisce)”

Polarità strategiche della rigenerazione. Polarità 1

Nel grande caos di politiche e di norme urbanistiche ed edilizie che perdura in Italia da anni, con un forte aggravamento degli ultimi mesi, con promesse finora mai mantenute dai governi di portare a compimento riforme organiche, avanza il Masterplan come strumento sempre più importante per operazioni di rigenerazione urbana. Non c’è bisogno di affermare qui cosa sia e quale sia il suo ruolo: di Masterplan se ne fanno già, soprattutto a livello comunale, ma anche di trasformazioni di aree ferroviarie o ex industriali. Sono uno strumento “intermedio” conclamato, un ponte fra piano urbanistico e progetto, fra visione d’insieme e operatività. Tuttavia, si diffonde fra gli amministratori, fra i progettisti, fra le imprese, l’idea che il Masterplan possa diventare il perno, il catalizzatore, l’acceleratore di una nuova stagione di Rigenerazione urbana che tutti consideriamo decisiva per ridare forza e ruolo alle nostre città. Proprio per le sue capacità di garantire visione e capacità di integrazione delle tante componenti che concorrono al progetto corale della riegenerazione. Abbiamo bisogno di condividere sempre più una cultura della rigenerazione urbana che tenga insieme i tanti contributi di diverso segno professionale e culturale che la alimentano: il Masterplan, portatore di una “visione di insieme” può essere, anche simbolicamente, un’occasione per questa costruzione collettiva.

Diario DIAC ha incrociato diverse volte il tema del ruolo strategico del Masterplan. Qui basta citare tre momenti significativi: le interviste che abbiamo fatto a Silvia Viviani (si legga qui) e a Marcello Capucci (si legga qui) e l’intervento di Maurizo Veloccia al recente convegno di Assoimmobiliare (si legga qui). Se tre indizi fanno una prova, ci siamo detti, qui c’è spazio per un dibattito alla luce del sole, forse per un disegno e, più in là, per una proposta.

Come sempre, ci interessano le possibili convergenze fra posizioni diverse e per questo abbiamo deciso di aprire un dibattito sul nostro giornale. Non ci sfugge il ruolo surrogatorio che a questo strumento “atipico” potrebbe essere riconosciuto in assenza di una nuova legge di principi per il governo del territorio che ridefinisca il ruolo dei diversi strumenti urbanistici, in attesa di un testo unico dell’edilizia che dovrebbe fare chiarezza su classificazione degli interventi e percorsi autorizzativi, in attesa di una legge sulla rigenerazione urbana (non considerata utile da molti) che definisca strumenti fiscali e premiali che aiutino a trovare le convenienze economiche. Non pensiamo che il rafforzamento del Masterplan sia alternativo alle riforme, che sono necessarie e vanno fatte, posibilmente con un largo consenso e in tempi rapidi. Non ci scandalizza, però, che in un momento di incertezza come l’attuale si usi quello che c’è sul tavolo, possibilmente nel modo e in un disegno che siano i più virtuosi possibili rispetto alle carenze che abbiamo sotto gli occhi. L’obiettivo vero è non bruciare altre potenzialità di crescita, non perdere l’occasione di fare della Rigenerazione urbana un motore fondamentale del nostro sviluppo.

Abbiamo elaborato cinque domande che non sono le uniche possibili, ma ci servono per toccare alcuni dei numerosi e complessi temi legati allo strumento del Masterplan. Eccole:

  1. Il Masterplan può essere considerato uno strumento per inserire, con una certa quota di flessibilità, il progetto di rigenerazione urbana all’interno della pianificazione urbanistica?
  2. Da un punto di vista normativo, che tipo di strumento sarebbe opportuno e in quale legge andrebbe inserito come elemento di riforma (riforma legge 1150/1942, riforma Testo unico edilizia, nuova legge su rigenerazione urbana all’esame del Senato, provvedimento a sé)?
  3. Quali dovrebbero essere i tre contenuti caratterizzanti del Masterplan?
  4. Rispetto alla situazione attuale che si trova a fronteggiare un amministratore, qual è il principale vantaggio che può apportare?
  5. Nell’attuale contesto delle politiche nazionali, il Masterplan è secondo lei una priorità da inserire nelle riforme in corso?

Le abbiamo trasmesse anzitutto ai tre protagonisti di quelle affermazioni che già avevamo registrato per dare loro la possibilità di approfondire e sistematizzare, in una certa misura, l’esposizione del loro  pensiero: Silvia Viviani e Marcello Capucci ci hanno scritto e hanno inviato il file con le loro riflessioni, da Maurizio Veloccia nessuna risposta. Poi abbiamo inviato le domande a un certo numero di personalità che operano in questi settori, amministratori, rappresentanti di associazioni di impresa, professionisti, chiedendo che ci rispondessero. Abbiamo posto un limite di 500 battute per ogni risposta: qualcuno lo ha rispettato (e gliene siamo grati), qualcun altro no (non abbiamo operato tagli, ma gli tiriamo pubblicamente le orecchie). Il risultato, per il livello delle risposte, ci sembra eccellente. Oggi pubblichiamo le prime otto “interviste” che trovate tutte in fondo a questo articolo: Silvia Viviani, Michele Talia, Maurizio Carta, Marcello Capucci, Bruno Discepolo, Pierluigi Mantini, Stefano Betti, Paolo Desideri. Altre seguiranno, contiamo già la prossima settimana.

Non è ancora il momento – in questo articolo – di cercare punti di convergenza, che appaiono molti già a una prima lettura. Numerosi anche i punti in cui, invece, le posizioni si distinguono, a conferma della complessità delle questioni affrontate.

Ci riserviamo di tirare le fila in un secondo momento. Per ora ci interessa dare a tutti la possibilità di leggere le diverse posizioni e farsi un’idea del tema. Ci preme alimentare il dibattito con “gli amici di DIAC” (dal nome della nostra chat che alimenta dibattiti e confronti). Ma chiederemo di rispondere anche a persone che non seguono la nostra testata. Anche se DIAC assumerà la responsabilità di una eventuale proposta condivisa fra molti, in questa prima fase è fondamentale un confronto molto ampio di opinioni  anche divergenti.

Qui di seguito tutte le interviste (cliccare sul titolo per leggerle).

 

 

Silvia Viviani: agenda strategica dell’agire urbanistico, non dispositivo obbligatorio. Può integrare urbanistica e lavori pubblici. Rimedio ai vuoti del codice appalti

Silvia Viviani, assessore all’Urbanistica e alla Rigenerazione urbana di Livorno

Michele Talia: Strumento di integrazione fra politiche diverse, punti di forza visione d’insieme e  tempestivo aggiornamento. Basta semplificazioni indiscriminate

Michele Talia, presidente dell’Istituto nazionale di Urbanistica

Maurizio Carta: il termine masterplan non mi piace, preferisco cityforming per descrivere un processo incrementale e adattativo che non controlla ma genera

Maurizio Carta, assessore a Urbanistica, Edilizia e Mobilità sostenibile di Palermo

Marcello Capucci: bisogna riconoscerlo, non renderlo obbligatorio. Una bussola che può essere più utile del piano in un contesto nazionale di norme sconnesse

Marcello Capucci, dirigente Rigenerazione urbana della Regione Emilia-Romagna

Bruno Discepolo: elemento innovativo di connessione per superare la contrapposizione tra politica del piano e cultura del progetto. Può stare nelle leggi regionali

Bruno Discepolo, architetto e urbanista, ex assessore alla Regione Campania

 

 

 

 

 

 

 

 

Pierluigi Mantini: è uno strumento atipico, non vincolante, di indirizzo politico e strategico, finalizzato al raggiungimento di obiettivi. Sbagliato ingessarlo

Pierluigi Mantini, ordinario di Diritto Urbanistico al Politecnico di Milano

 

 

 

 

 

 

 

Stefano Betti:  non solo documento di indirizzo, ma vero progetto urbano con obiettivi e indicazioni di massima degli interventi privati e infrastrutturali 

Stefano Betti, vicepresidente Ance

Paolo Desideri: strumento essenziale in un processo di ridisegno della città attraverso l’architettura, oggi più utile del PRG. Il Problema? Le competenze professionali

Paolo Desideri, architetto, ABDR

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