Interviste masterplan
- Silvia Viviani: “Agenda strategica dell’agire urbanistico, non dispositivo obbligatorio. Può integrare urbanistica e lavori pubblici. Rimedio ai vuoti del codice appalti”
- Michele Talia: “Strumento di integrazione fra politiche diverse, punti di forza visione d’insieme e tempestivo aggiornamento. Basta semplificazioni indiscriminate”
- Maurizio Carta: “Il termine masterplan non mi piace, preferisco cityforming per descrivere un processo incrementale e adattativo che non controlla ma genera”
- Marcello Capucci: “Bisogna riconoscerlo, non renderlo obbligatorio. Una bussola che può essere più utile del piano in un contesto nazionale di norme sconnesse”
- Bruno Discepolo: “Elemento innovativo di connessione per superare la contrapposizione tra politica del piano e cultura del progetto. Può stare nelle leggi regionali”
- Pierluigi Mantini: “E’ uno strumento atipico, non vincolante, di indirizzo politico e strategico, finalizzato al raggiungimento di obiettivi. Sbagliato ingessarlo”
- Stefano Betti: “Non solo documento di indirizzo, ma vero progetto urbano con obiettivi e indicazioni di massima degli interventi privati e infrastrutturali”
- Paolo Desideri: “Strumento essenziale in un processo di ridisegno della città attraverso l’architettura, oggi più utile del PRG. Il Problema? Le competenze professionali”
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