PROGETTO CORALE / 29
La “pubblica felicità” di Zilioli (Sassuolo) nasce da una diffusa dotazione di spazi pubblici gratuiti, accessibili, accoglienti
Dopo aver visto le figure richieste dai bandi di Rigenerazione e le figure promesse dalle proposte di formazione sul tema, diventa a questo punto interessante provare a conoscere le figure “sul campo”, quelle che già oggi si adoperano per rendere la Rigenerazione un fatto e non uno slogan.
In questo viaggio alla scoperta di ruoli e persone, non possiamo che partire da quello che dovrebbe essere il motore strategico delle città che si reiventano e rinnovano, ovvero la politica.
Molti Comuni hanno tentato di inserire la Rigenerazione Urbana tra le competenze esplicite della propria Giunta, in alcuni casi “spalmando” i contenuti tecnici della Rigenerazione tra vari assessorati, in altri individuando in un’unica figura il coordinatore delle iniziative urbane di rinascita fisica, sociale ed economica. Non è pertanto difficile trovare, in territori e contesti anche molto diversi tra loro, un “Assessore alla Rigenerazione Urbana”, che talvolta coincide con la delega all’Urbanistica, mentre in altri casi abbina l’Urbanistica ad altre competenze più di carattere ambientale, economico o sociale.
Abbiamo provato a fare una chiacchierata su questi aspetti proprio con uno di questi politici, ovvero con David Zilioli, assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Sassuolo, provincia di Modena, particolarmente interessante da scoprire non solo per la nomenclatura della delega, ma anche perché la esercita in un contesto di città medio-piccole come ce ne sono molteplici in Italia e dove difficilmente la Rigenerazione può, forse fortunatamente, seguire gli indirizzi di Milano o di Roma.
Zilioli, ingegnere di formazione ambientale e civile, da luglio 2024 è dunque assessore alla Rigenerazione Urbana, con deleghe a Pianificazione e sviluppo del territorio, Mobilità e trasporti, Pianificazione delle infrastrutture, Europa e Relazioni internazionali, nel Comune di Sassuolo, comune di poco più di 41.000 abitanti, da decenni capitale italiana della piastrella e cuore del distretto ceramico emiliano, cittadina collinare dalla storia illustre e dal patrimonio culturale di pregio e, al tempo stesso, uno dei maggiori centri industriali dell’intera regione. Dimensione e identità complesse, dunque, in cui le sfide della Rigenerazione, con tanto industriale dismesso, problemi ambientali e immigrazione, si collocano nel difficile equilibrio tra la dimensione ancora presente della relazione alla scala umana e delle tradizioni e la dimensione della società globale, trainata da una economia forte e internazionalizzata.
Ecco dunque che Zilioli, pensando a se stesso e al proprio ruolo, subito afferma che, in questo contesto specifico ancor più che altrove, un assessore alla rigenerazione urbana è destinato ad essere, come sottolinea Elena Granata, soprattutto un placemaker, una figura chiamata a svolgere un lavoro di regia, coordinamento e ascolto, creando le condizioni affinché i luoghi possano essere vissuti, riconosciuti e appropriati dalle comunità.
La sua idea di Rigenerazione per Sassuolo è quella di creare “la città prossima”, in cui rigenerare significa prima di tutto ricostruire legami, dando forma a spazi che favoriscono l’incontro e la cura reciproca: un primo passo concreto verso l’attuazione della “felicità pubblica”, in un’idea di riscoperta di una identità attualizzata di comunità che vive e si sviluppa coesa, attorno a obiettivi e valori comuni.
La “pubblica felicità” per Zilioli non nasce da grandi opere isolate, ma da una diffusa dotazione di spazi pubblici, gratuiti, belli, accessibili, accoglienti, luoghi in cui non devi consumare per esistere, in cui puoi sostare senza sentirti di troppo, in cui puoi incontrare senza essere programmato. Svolgere bene il proprio ruolo di Assessore alla Rigenerazione significa dunque non solo occuparsi di cantieri, piani urbanistici o bandi, ma anche e soprattutto prendersi cura delle condizioni che rendono possibile una vita buona dentro la città, mettendo in circolo energie, relazioni, fiducia, possibilità.
Provando ad approfondire le caratteristiche di questa figura politica, Zilioli ci propone tre immagini molto interessanti. Per lui l’assessore che guida la Rigenerazione deve essere:
- Il regista invisibile: non sta in scena, non è il protagonista, bensì lavora dietro le quinte per far dialogare competenze tecniche, ascoltare sensibilità sociali, mettere in relazione pubblico, privato, cittadini, associazioni. Come un regista, non crea gli attori, ma costruisce le condizioni perché possano esprimersi al meglio. Coordina urbanistica, mobilità, welfare, cultura, economia locale, paesaggio, tenendo insieme numeri e emozioni, statistiche e storie di vita.
- Il tessitore di traiettorie: non disegna solo spazi, disegna connessioni tra quartieri e centro, tra stazioni e piazze, tra scuole e parchi, tra luoghi del lavoro e luoghi del tempo libero, ma soprattutto tra persone. Come un tessitore, intreccia fili diversi: infrastrutture fisiche, reti sociali, progetti culturali, opportunità economiche, Per costruire una città che non sia fatta di isole, ma di continuità.
- Il giardiniere della vita urbana: non forza la crescita, crea le condizioni perché qualcosa possa crescere. Prepara il terreno, cura gli spazi pubblici, rimuove degrado e abbandono, semplifica ostacoli amministrativi, accompagna iniziative dal basso. Sa che la rigenerazione vera non si impone, si coltiva nel tempo, con pazienza, visione e attenzione ai dettagli quotidiani.
Ne emerge l’immagine di una figura a cavallo tra tecnica e umanesimo, non solo un politico, una figura ibrida, che deve saper parlare il linguaggio dell’urbanistica, ma anche quello dell’economia, quello della sociologia, quello dell’arte e della cultura, quello dei dati e degli indicatori, ma anche quello delle persone comuni.
Deve saper stare nei tavoli tecnici e nelle piazze, nei fogli excel e nelle assemblee di quartiere, nei progetti strategici e nei piccoli interventi quotidiani.
Viene quindi naturale chiedersi se, nel suo primo anno e mezzo di lavoro, Zilioli sia riuscito a testare questo approccio così nobile e sfidante in qualche iniziativa concreta e quali siano stati le eventuali principali difficoltà incontrate.
Spulciando tra le attività della Giunta, si possono vedere diversi tentativi di invertire alcune tendenze urbane a rischio degrado, come lo svuotamento dal commercio del centro storico o la valorizzazione e la riqualificazione delle aree interessate da hub urbani e di prossimità riconosciuti. Ma il progetto che forse maggiormente risulta calzante al modo di Zilioli di vivere il proprio ruolo in Giunta è quello denominato proprio “Sassuolo, la città prossima“. Si tratta di un ambizioso progetto di rigenerazione urbana e sociale, incluso nel nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), che mira a trasformare l’ex “area 189” in uno spazio vivo, inclusivo e sostenibile, puntando su servizi sociali, aree verdi e un “giardino della biodiversità. Il progetto prevede la demolizione del palazzo al civico 189 di via Circonvallazione, un condominio degli anni ’70 a lungo simbolo di degrado e tensioni sociali, e la realizzazione di un ‘polo sociale’ nella zona attorno al parco Amico, con il Centro per le Famiglie, il Centro Antiviolenza “Tina” e la Casa delle Associazioni, nonché un Giardino della Biodiversità, in cui troveranno spazio un’area trattata come piccolo parco allagabile ed un’altra zona per fini educativi, con spazi di studio ed osservazione della biodiversità. Il progetto prevede un investimento complessivo di oltre 5,7 milioni di euro, di cui una parte coperta da contributi regionali e finanziamenti privati.
L’impostazione voluta da Zilioli e da tutta la Giunta, convincente al punto di aver ottenuto oltre 1 milione di euro dalla Regione, è quella di rigenerare promuovendo una prossimità non intesa come riduzione di scala, ma come aumento della densità relazionale: una città dei “15 passi”, prima ancora che dei 15 minuti, capace di tenere insieme luoghi, servizi e percorsi quotidiani. Un progetto intersettoriale, in cui la qualità dello spazio urbano si misura soprattutto al piano terra e nella relazione tra vuoti e pieni, in cui la città si rende accessibile, leggibile e accogliente.
Una delle attenzioni del progetto è la possibilità di attivare percorsi differenti, vere e proprie traiettorie urbane — spesso invisibili — che ogni cittadino, in particolare chi è più fragile o sensibile, può comporre liberamente in base ai propri bisogni. I diversi punti che verranno realizzati non impongono un unico modo d’uso, ma possono essere vissuti in maniera originale, quasi sartoriale: luoghi aperti e porosi, capaci di offrire risposte diverse a seconda delle esigenze di chi li attraversa, li frequenta o li abita. Il progetto assume quindi una prospettiva umanistica, in cui l’osservazione delle pratiche quotidiane — chi attraversa, chi evita, chi si ferma, chi ha paura di entrare — diventa parte integrante del processo progettuale. Qui emerge con forza il tema della soglia: non come confine rigido e formale (“posso entrare?”), ma come “dispositivo diffuso” capace di accompagnare l’ingresso, rendendo l’accesso possibile senza esposizione e trasformando il passaggio in un’esperienza di accoglienza.
E’ evidente che un progetto con questa impostazione non punta sul real estate, richiede capacità di dialogo e mediazione con gli stakeholders esterni all’amministrazione, ma anche tra i vari assessorati e uffici interni all’amministrazione, riuscendo ad abbattere la logica della strutturazione “per silos” tipica della Pubblica amministrazione, a favore di dinamiche di flessibilità, collaborazione e condivisione di rischi e meriti tra assessorati e settori, tutti elementi per nulla scontati in un Comune, per ragioni di consuetudine, di rigidità burocratica, di tempi spesso pazienti e non sempre compatibili con le necessità comunicative ed elettorali.
Monitoreremo con curiosità e speranza questa iniziativa di Sassuolo, per vedere se, ancora una volta, sarà dalla provincia che possono emergere le intuizioni e il “Thinking out of the box” che in tanti settori hanno prodotto nel passato grandi successi italiani.
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