PROGETTO CORALE / 26

Le amministrazioni pubbliche cercano con i loro bandi “esperti di rigenerazione urbana”. Dubbi e interrogativi

21 Gen 2026 di Maria Cristina Fregni

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Ultimamente, diversi bandi pubblici per incarichi di progettazione inseriscono tra le figure richieste quella del “progettista esperto di Rigenerazione Urbana”, che disponga della titolarità di “almeno un progetto di Rigenerazione”.

Da un lato, questa cosa non può che far piacere, perché testimonia un interesse crescente su questa tipologia di progettualità e di interventi, di cui il pubblico intende farsi espressione.

D’altro canto, tuttavia, vedere in un bando per progettazione questa specifica richiesta, apre anche una serie di dubbi e di interrogativi. (…)

In primo luogo, viene naturale chiedersi “chi è un esperto di Rigenerazione Urbana”, che caratteristiche professionali deve avere, che curriculum? Le specifiche del profilo richiesto rimandano, molto spesso, a figure di architetti che abbiano seguito progetti di ampie dimensioni in contesti già urbanizzati. Ma per chi segue le pagine di questo diario, risulterà evidente il carattere parziale e miope di questa definizione.

Eppure, la nuova necessità è sentita, almeno a leggere le molteplici offerte di master, corsi di specializzazione, certificazioni, che proliferano sul web, per diventare “esperto di Rigenerazione Urbana”, anche a cura di stimati enti di formazione. Ad entrare poi nel merito, queste offerte formative spesso non vanno oltre ad una infarinatura di urbanistica e qualche focus tematico specifico (a volte sul restauro, altre sulla sostenibilità o i temi green, altre ancora sulla partecipazione), quasi mai si tratta di aspetti economici, procedure negoziali, rapporto pubblico-privato, valutazione dell’interesse pubblico, che sono tasselli fondamentali per la Rigenerazione.

E ancora, non pare essere stata avvicinata, in un bando pubblico, la figura dell’esperto di Rigenerazione a qualcuno che non sia un progettista architettonico, quanto piuttosto si occupi di comunicazione, di finanza o di Project management.

Anche richiedere che l’esperto in questione abbia la titolarità di “almeno un progetto di Rigenerazione” apre a ulteriori spunti di riflessione. Molti equivoci li si potrebbe evitare già solo attraverso il lessico, se solo l’italiano avesse la distinzione inglese tra “design” e “project” e non unificasse con la parola “progetto” sia l’attività di sviluppo di una idea urbana o edilizia (design, in inglese) che l’attività di pianificazione e gestione di un processo (ovvero un project).

Ma poi…la titolarità? Se diamo per assodato che la Rigenerazione Urbana sia un processo corale, destinato ad evolvere nel tempo e a “passare di mano” a livello di ruolo-guida tra diversi settori, diverse discipline e diversi soggetti, come possiamo pensare che un solo individuo possa averne la titolarità?

Certamente, sono in parte sofismi, ma è anche vero che una cultura professionale e disciplinare si forma non solo nelle Accademie, ma anche e soprattutto attraverso le esperienze e la pratica; pertanto, ci si chiede se il pubblico, in questa missione di conoscenza e sostegno alla Rigenerazione Urbana, non debba sentire la responsabilità di come la presenta, la comunica e la promuove, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, compresi i bandi, per farsi portatore di una visione diversa, innovativa e coraggiosa, che riconosce la complessità della Rigenerazione e se ne fa carico, scardinando dinamiche di strutturazione del lavoro stratificate da decenni.

A onor del vero, qualcosa si inizia a vedere. Ci sono gare per incarichi di progettazione di interventi a scala urbana in tessuti consolidati, che, per esempio, iniziano a richiedere nel gruppo di lavoro anche chi si occupa di stakeholders engagement o di comunicazione; ci sono procedure autorizzative, come l’Accordo Operativo previsto della LR 24/2017 dell’Emilia Romagna, che pongono tra gli elaborati obbligatori di progetto un Piano Economico-finanziario dell’intera iniziativa (che va ben oltre la sola computazione). Ci sono Enti, come il Comune di Varese, che si sono dotati di una formalizzazione ufficiale di elaborazioni come il masterplan, assicurandosi quindi la possibilità di disporre di strumenti che fondono prefigurazione spaziale e strategia attuativa, flessibili nel tempo e aperti all’interazione tra soggetti diversi, strumenti quindi imprescindibili per fare Rigenerazione.

Sono semi importanti, che vanno fatti conoscere e diffusi, per evitare che la Rigenerazione diventi lo slogan del momento, che produce al più qualche bella architettura, e per assicurarci, invece, che la cultura della Rigenerazione metta radici e si sviluppi, diventi un modo di approcciare i fatti urbani e un elemento unificante della comunità.

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