NOTO: ITALIANI PER LE FER. PICHETTO PREFERISCE IL CONVEGNO NUCLEARE AD ANEV
Eolico, in Italia 117 GW di progetti zombie
IN SINTESI
Centodiciassette gigawatt di progetti eolici zombie in Italia. Non è passato in sordina il dato offerto ieri, alla giornata mondiale del vento organizzata dall’Anev, dalla nuova ceo di WindEurope, Tinne Van derStraeten. La quale ha ricordato come “la frammentazione del permitting è uno dei più grandi problemi” che frenano lo sviluppo del settore, specie in Italia. Ecco perché, ha spiegato, “bisogna dare la priorità ai progetti più maturi e necessari”. E puntare sul repowering degli impianti, visto che “6 GW dei 13 installati in Italia arriveranno a fine vita nei prossimi anni”. Farlo, “permetterebbe di triplicare l’output di elettricità”.
Quanto ai ritardi autorizzativi, normativi e burocratici italiani, è stato ricordato come mediamente impieghiamo cinque anni e qualche mese per mettere a regime un impianto, “anche se le tempistiche si stanno leggermente riducendo, contro una media Ue di due anni e mezzo”, ha spiegato Simone Togni, presidente Anev. A questo si aggiunge che le verifiche di ottemperanza richiedono altri due anni. “Un altro elemento è che il meccanismo italiano di aste del Gse è un contratto a due vie, quindi non beneficia di un prezzo di base per consentire di avere il resto a mercato. Questo cambia il livello di prezzo necessario per sostenere lo sviluppo di queste tecnologie. Serve una revisione rapida del provvedimento sulle Aree Idonee perché non consente neanche lontanamente il raggiungimento degli obiettivi”, ha aggiunto.
Elena De Luca, Componente della Commissione Tecnica Pnrr-Pniec, ha ricordato come il nostro Paese continui a scontare un deficit di personale tecnico che si occupi degli iter. “Siamo meno di 50 membri contro i 70 che dovremmo essere, anche se il ministro ci ha rassicurato sul fatto che verrà integrata con nuovi membri”, ha detto. “Stiamo cercando di snellire i pareri, rafforzando la parte motivazionale. Il repowering è tra le priorità della nostra commissione, stiamo lavorando per darne atto nella trattazione ed avvio delle nostre istruttorie. Un altro tema importante riguarda le ottemperanze, stiamo lavorando per azzerare gli arretrati e rispettare i termini istruttori per le verifiche”.
Gli italiani bocciano la politica energetica del governo
E mentre l’Ue lavora a un piano in dieci punti sull’elettrificazione, un sondaggio realizzato in esclusiva per l’evento da Antonio Noto ha rilevato che il 62% degli italiani intervistati dice che bisogna incentivare le rinnovabili, solo il 26% chiede di incentivare il nucleare. Il 67% degli italiani sceglie il solare, il 52% eolico, il 47% l’idroelettrico, il 44% la geotermica, il 33% il nucleare. Secondo i risultati dell’indagine, inoltre, il 67% degli italiani si dice d’accordo con il potenziamento della rete di sviluppo dell’eolico con nuovi impianti (con picchi di consenso che superano il 71% nelle regioni del Sud). Per Noto, dunque, “è più forte l’eco mediatico delle proteste piuttosto che le richieste reali. Solo 1 italiano su 4 ritiene che possano impattare troppo su fauna e flora. Il 21% pensa che non siano abbastanza efficienti. Il 20% pensa che non garantiscono continuità energetica in assenza di vento. Gli elementi negativi non creano una barriera tra lo sviluppo dell’eolico e le richieste dei cittadini. Il 65% degli italiani pensa che l’Italia deve puntare su eolico, solare e altri rinnovabili per il futuro”.
Ecco perché il 79% chiede che vengano applicati gli incentivi al trasporto pubblico. Il 73% indica il taglio dell’Iva sul fotovoltaico e pompe di colore. Il 60% sceglie invece i sistemi di tariffazione a scaglioni. Un cittadino su due chiede un social leasing sulle elettriche.
Per Togni, “ancora una volta i sondaggi ci confermano che l’accettabilità sociale di questa tecnologia è altissima al contrario di quanto emerge dalla narrazione sulla stampa. Bisogna uscire dalla situazione attuale che vede il Paese schiavo delle dittature delle minoranze e garantire che dopo le dovute discussioni pubbliche si assumano le decisioni corrette sulla base delle evidenze amministrative”.
Ciafani (Legambiente): basta perdere tempo col nucleare
Di conseguenza, è emerso dalla ricerca, il 66% degli intervistati esprime un giudizio severo nei confronti della politica energetica nazionale, ritenendo che il Paese non stia facendo abbastanza per conquistare la propria indipendenza strategica. Per Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente, “siamo nel pieno dell’ennesima grave emergenza energetica ma ancora non riusciamo a sbloccare le procedure autorizzative degli impianti a fonti rinnovabili, a partire da quelli della filiera dell’eolico, a terra e a mare, sul modello praticato con successo da altri paesi europei. Invece di perdere tempo con tecnologie come il nucleare, che sono state sconfitte dal mercato a causa dei loro elevati costi, il paese dovrebbe concentrarsi sui nodi irrisolti che riguardano i necessari grandi impianti, come i pareri negativi pregiudiziali di molte Sovrintendenze o norme sulle aree idonee regionali che sono troppo caute sulla realizzazione degli impianti eolici. Non esistono altre azioni più concrete dello sviluppo delle rinnovabili, degli accumuli e delle reti per liberarci dalla dipendenza dal gas e per abbassare la bolletta elettrica. Facciamolo una volta per tutte”.
Un altro dato interessante lo ha menzionato Giuseppe Argirò, Cva: “La pipeline di sviluppo da 1 GW va a rilento. Il meccanismo dell’ultima asta FerX aveva più l’obiettivo di comprimere il prezzo che di raggiungere l’obiettivo di potenza installata, infatti ci siamo fermati al 35-40% delle assegnazioni”. Eppure, ha spiegato, “un GW di eolico in più sul fronte dei costi di sistema avrebbe avuto un effetto certamente positivo. Se ci fossilizziamo sull’analisi dei costi diretti delle tecnologie non possiamo tenere conto di quelli generati dall’eccesso di dipendenza fossile rispetto al Paese dei G20, siamo i più dipendenti rispetto a tutti i parametri”.
La classifica degli operatori
Sempre da un dossier Anev consegnato ieri emerge come a dominare la classifica degli operatori c’è Erg con 1.492,4 megawatt installati al 2025, seguito da Edison con 1.119,4 MW. Anche se alla voce “altri” si contano 2.360,3 MW sul totale di 13.136 MW. Quanto agli aerogeneratori, domina Vestas con 6.083,4 al 2025.
Pichetto diserta il convegno eolico e sceglie il primo dialogo sul nucleare
Dal fronte governativo sono arrivate diverse risposte in difesa del lavoro svolto. Anzitutto, quella del ministro dell’ambiente Pichetto Fratin che però ha solo lasciato un videomessaggio preferendo la partecipazione al primo dialogo nazionale sul nucleare, a Torino. “Il Governo – ha rivendicato – è impegnato nel potenziamento degli strumenti di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili e nella definizione di un quadro normativo chiaro e uniforme, capace di favorire gli investimenti e accelerare la transizione energetica”. Negli ultimi 2 anni, ha ricordato, “abbiamo superato i 7GW complessivi, l’eolico ha registrato una crescita di 1,1 GW, anche se esiste un problema di accettazione sociale nei confronti dei nuovi impianti. Siamo impegnati sulla semplificazione dell’iter burocratico, ma anche sulle Aree Idonee. Confermo l’impegno del Mase sull’eolico in tutti i settori, per le grandi potenzialità. Senza considerare il fatto che può contribuire su diverse ore del giorno e della notte. Ora il prossimo passo è modificare il Fer2 per attuarlo in modo completo”.
Il Direttore Relazioni Esterne e Programmazione Strategica del Gse, Vito Pastore, ha ricordato quanto annunciato dal Mase pochi giorni fa: “Il nuovo Fer X rappresenta uno strumento centrale per accompagnare la crescita del settore. Le aste previste tra il 2026 e il 2027 potranno assegnare oltre 16 GW di nuova capacità eolica, offrendo agli operatori un orizzonte di maggiore certezza e stabilità. È un passaggio importante per accelerare gli investimenti, rafforzare la filiera nazionale e contribuire, nel medio periodo, a contenere l’impatto dei costi energetici su cittadini e imprese”. Ad oggi, intanto, “i 13,6 GW installati ci restituiscono la mappa di un territorio che ha saputo accettare in molte realtà il vento. C’è però ancora strada da fare e noi saremo al fianco di operatori e associazioni”.
I blocchi amministrativi possono durare fino a cinque anni
Per Marcello Vernola, Consigliere giuridico del Presidente VIII Commissione Senato, però, “il Pniec va adeguato nei suoi obiettivi. Tutta questa discrezionalità sull’obiettivo del mix energetico applicato alle singole fonti va rivisto, dobbiamo tenere atto delle reali capacità del Paese. Il sistema cambia per le risorse naturali ma anche per la reazione delle istituzioni territoriali. Un’eccessiva libertà per le Regioni ha creato disagi profondi alle imprese e al sistema Paese. Bisogna studiare come raggiungere gli obiettivi nel minore tempo possibile. Servono consultazioni pubbliche più snelle e un maggiore coinvolgimento delle comunità”.
“So che c’è un decreto-legge al Mimit in preparazione sulla semplificazione. Prima della pausa estiva stiamo pensando di produrre una norma che includerà anche l’eolico”, ha detto Riccardo Scarpulla, Dirigente Unità di missione attrazione e sblocco degli investimenti. Ammettendo come i blocchi amministrativi possono durare fino a cinque anni.