BARBARO (MASE) AMMETTE: ITALIA FANALINO DI CODA, CAMBIARE LE AREE IDONEE
Gli impianti eolici salgono a 6.169: Puglia, Sicilia e Campania sul podio. Il repowering valorizza il territorio, ecco la mappa
IN SINTESI
Cresce l’eolico in Italia, anche se non abbastanza. L’opportunità da sfruttare sempre più è quella che arriva dal repowering, vale a dire la pratica di rigenerazione degli impianti che, al contrario di quanto diffuso da narrazioni spesso apocalittiche sul tema, impatta positivamente anche sul territorio circostante. Risultanze, queste, che arrivano dalla V edizione della guida turistica “Parchi del vento” realizzata da Legambiente con il contributo di Magis Energia, Erg, Fera, Rwe e il patrocinio di Anev. Secondo il dossier, infatti, i parchi eolici italiani non producono solo energia pulita, ma aprono la strada a itinerari inediti alla scoperta della bellezza dell’Italia, dimostrando come la tecnologia possa instaurare un rapporto armonioso con il paesaggio. Un messaggio importante anche se relazionato all’ostruzionismo portato avanti da tante, troppe, amministrazioni locali e di qualunque colore politico.
I numeri e i ritardi dell’eolico in Italia
Dicevamo della crescita del settore del vento. Nel 2025, in Italia sono stati installati 608 nuovi MW di potenza eolica, per un totale di 13.598 MW che hanno prodotto 21.360 GWh/anno di energia elettrica, in grado di soddisfare il fabbisogno di 7,9 milioni di famiglie. Molti progressi sono stati fatti, rileva Legambiente, dai 1.131 MW del 2004. Lo scorso anno, l’eolico ha contribuito per il 16,7% nella produzione rinnovabile italiana e con il 6,9% nei consumi complessivi, registrando un lieve calo del 3,3% nella produzione annua di GWh rispetto al 2024. Gli impianti eolici in Italia sono in totale 6.169, distribuiti in tutte le regioni. La Puglia ha il primato del maggior numero di impianti, 1.427, da 3.674 MW totali; di questi 439 MW aggiunti solo nel 2025, rendendola anche la regione con più installazioni dell’anno, con 21 nuovi parchi eolici. Seguono Sicilia (2.512 MW), Campania (2.209 MW) e Basilicata (1.567 MW).
Ma questa crescita non è ancora sufficiente. Lo ha ammesso ieri anche il sottosegretario di Stato al ministero dell’ambiente, Claudio Barbaro. “Per quanto riguarda l’eolico e il fotovoltaico l’Italia è indubbiamente in ritardo. Dobbiamo capire come allineare il Paese alla tendenza più diffusa in Europa, che per quanto riguarda l’eolico raggiunge il 30%, rivedendo il quadro normativo per migliorare sulle rinnovabili. I problemi sono di carattere burocratico per le grandi installazioni, ma soprattutto la sindrome di Nimby, che riguarda tutte le Regioni. La normativa sulle Aree Idonee non ha risolto granché i nostri problemi, tanto che oggi siamo fanalino di coda in Ue sull’eolico, pari al 6%”, ha detto nel corso del convegno “Ambiente, Energia ed Aree Interne: sicurezza nazionale, sviluppo territoriale e innovazione per il futuro dell’Italia”, svolto ieri in Senato.
Le buone pratiche: la mappa di Legambiente
Ci sono però diverse buone pratiche da cui ripartire. Secondo la nuova mappa del dossier ambientalista presentato ieri al Touring Club, troviamo 34 parchi eolici individuati come esempi positivi di territori dove paesaggio e impianti rinnovabili si integrano e come. Dall’altopiano sardo di Sa Turrina Manna ai crinali di Baselice nel Beneventano, fino all’antico tracciato dell’Appia in Puglia e ai luoghi verghiani in Sicilia, sono 34 i parchi eolici mappati dall’associazione ambientalista. Un viaggio, da nord a sud, alla scoperta delle avventure autentiche, lontano dalle solite rotte, tra trekking, ciclabili immerse nel verde, passeggiate a cavallo, arrampicate, rafting e birdwatching, che permette di toccare con mano il funzionamento dell’innovazione e, al tempo stesso, di conoscere la storia di borghi di aree interne, siti archeologici e naturalistici, alla scoperta delle eccellenze agroalimentari che crescono all’ombra delle pale.
Il repowering che rigenera i territori
Ci sono, tra questi, 7 new entry: 4 in Sicilia, 1 in Sardegna, 1 in Sicilia, 1 in Puglia. Tutti casi simbolo di un repowering che dimezza le pale, triplica l’energia pulita e valorizza il territorio. Nei comuni di Partinico-Monreale, Camporeale (PA) e Salemi-Castelvetrano (TP), ad esempio, i parchi eolici della Sicilia Occidentale (168 MW) offrono dai loro crinali viste spettacolari sui laghi Poma e Trinità. Grazie all’impianto rinnovato, nasce un itinerario che collega la modernità tecnologica all’arte senza tempo del Duomo di Monreale, del borgo di Salemi e dei templi di Selinunte, i mosaici di Borgo Parrini, tra gli uliveti della DOP Val di Mazara e i vini DOC locali. Nel catanese, invece, il parco eolico di Mineo-Militello-Vizzini (100,8 MW) elimina, sempre grazie al repowering, l’effetto “selva eolica” aprendo nuovi sentieri, a piedi o in mountain bike, con vista sull’Etna. Si sviluppa così, si legge nel dossier, un viaggio che unisce i luoghi letterari di Verga a Vizzini, il borgo medievale di Mineo e il barocco Unesco di Militello alle eccellenze agroalimentari, come le Arance Rosse Igp e l’Olio Dop Monti Iblei.
Ancora. In Sardegna, nei comuni di Tula ed Erula (SS), il parco eolico di Sa Turrina Manna (80 MW) si conferma un modello di integrazione tra transizione energetica e slow tourism: le strade di manutenzione dell’impianto si convertono in percorsi per camminate e itinerari in bicicletta che offrono viste panoramiche sulla Gallura e sul Monte Acuto, intrecciando l’energia pulita alla natura del Lago Coghinas, ai boschi dell’altopiano e alle tradizioni storiche del borgo di Tula. Mentre in Campania, nel borgo medievale di Baselice (BN), l’omonimo parco di Baselice (36 MW) si conferma una meta alla scoperta dell’Appennino: a quasi 900 metri d’altitudine, offre percorsi a piedi o in bici lungo le dorsali della Val Fortore, con panorami che spaziano fino alla Puglia e al Molise. L’itinerario unisce l’energia pulita ai trekking del cammino di San Giovanni Eremita e alle sponde del Lago di Occhito, paradiso del birdwatching, alla scoperta delle specialità enogastronomiche.
Infine, in Puglia, il parco eolico di Mondonuovo a Mesagne (BR) (53 MW) si integra armoniosamente tra gli uliveti secolari salentini e con l’antico tracciato dell’Appia la Antica, alla scoperta di Mesagne (celebre borgo con il centro storico a forma di cuore), del Castello Orsini del Balzo e dei reperti messapici del Museo Granafei, assaporando le eccellenze culinarie.
Perché servono nuovi impianti eolici onshore e offshore
“In Italia— dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente — l’eolico trova condizioni climatiche favorevoli, specie nel Meridione, confermandosi un vettore cruciale per la transizione e, come spiegato nella guida, anche per il turismo. Sebbene le installazioni siano in crescita costante dal 2004, per raggiungere gli obiettivi climatici serve un’azione ancora più incisiva, spingendo sulla realizzazione di nuovi impianti, a terra e in mare, puntando sulle rinnovabili, snellendo gli iter normativi e coinvolgendo le comunità locali, accelerando l’uscita dalle fossili ed escludendo un insensato ritorno al nucleare. Senza dimenticare che queste tecnologie sono parte integrante della risposta che cittadini e imprese si aspettano per ridurre i costi energetici. Gli impianti eolici possono e devono quindi rappresentare un elemento strategico per le comunità locali, portando occupazione e nuove economie sui territori”.
“Questa guida — aggiunge Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente — è un invito a mettersi in cammino alla scoperta dell’eolico fatto bene: quello integrato nelle zone rurali e nei contesti naturali. Un esempio tangibile di come sostenibilità e sviluppo possano procedere parallelamente, anche grazie a innovazioni come il repowering, che permette di ridurre il numero di pale, aumentandone la potenza e diminuendo gli impatti sul passaggio. Il viaggiatore potrà così godere di un turismo lento e consapevole, che esplora le potenzialità dell’energia pulita e i sapori, l’arte e la natura che abbraccia gli impianti. Non resta che scegliere.”.