Energia e referendum doppio banco di prova per Meloni che mercoledì sarà ad Algeri per chiedere più gas
Giorgia Meloni mercoledì sarà ad Algeri. Una missione che fotografa bene l’ordine delle priorità in questo momento. Il risultato del referendum certamente è tra queste. Ma con il petrolio schizzato a oltre 100 dollari al barile e la compromissione dell’impianto di gas di Ras Laffan in Qatar l’emergenza ora, a prescindere da quale sarà l’esito del voto, è rafforzare il rapporto con il Presidente Abdelmadjid Tebboune per aumentare le forniture algerine, che sono già le più cospicue (un terzo dell’intero fabbisogno) e veicolate sia attraverso gasdotto che per GNL.
La guerra di USA e Israele contro l’Iran è ormai scontato che durerà e già nelle prossime settimane c’è da rimpinguare le scorte di gas per l’autunno cercando di capire se procedere rapidamente oppure scommettere in una futura riduzione del prezzo.
In cima alle priorità c’è dunque la crisi energetica, come nel resto del mondo, e il rischio di una recessione planetaria accompagnata da un’impennata dell’inflazione. La riduzione di 25 centesimi del prezzo dei carburanti per meno di un mese non è neppure un pannicello caldo (anche perché in parte aggirato) e alimenta il sospetto che sia stata prevalentemente una manovra di propaganda elettorale.
Meloni ha bisogno di vincere questo referendum. Una sconfitta rappresenterebbe oggi molto più che una battuta d’arresto per la Presidente del Consiglio su cui pesa anche l’ingombrante e controproducente special relationship con Donald Trump. Finora la Premier si è sempre vantata della stabilità del governo italiano rispetto a quelli dei principali Paesi europei. La bocciatura della riforma della giustizia inevitabilmente aprirebbe una falla pericolosa complicando il cammino della legislatura.
C’è chi già profetizza elezioni anticipate anche per non dover fare i conti con la prossima manovra. Ma nella situazione attuale il ritorno al voto già nel 2026 appare improbabile. Il rischio vero per la Premier è la più o meno lenta erosione della sua popolarità fino ad oggi rimasta intatta.
Il caro carburanti inevitabilmente si rifletterà sull’inflazione rendendo ancora più debole la domanda interna e mettendo a dura prova la tenuta del sistema industriale italiano già provato dal calo delle esportazioni a causa dei dazi USA. Uno scenario complesso, che un eventuale esito negativo del referendum renderebbe ancora più difficile da governare.
In questo quadro si inserisce anche il caso Delmastro, che la Premier ha cercato di ridimensionare parlando di “leggerezza” e “peccato veniale” del suo fedelissimo, alimentando il sospetto di una “manina” interessata a far uscire la notizia a pochi giorni dal voto. Fatto sta che le foto del sottosegretario alla giustizia attovagliato assieme anche alla capo di gabinetto di via Arenula Giusy Bartolozzi con un personaggio vicinissimo al clan Senese, Mauro Caroccia, condannato per riciclaggio e con cui Delmastro aveva costituito una società (senza denunciarlo alla Camera) per la gestione di alcuni ristoranti attraverso la figlia diciottenne dell’uomo e ad altri politici piemontesi di Fdi, è più che imbarazzante per la Presidente del Consiglio. Certe ”leggerezze” possono diventare macigni se il vento del consenso cambia direzione.
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