DIARIO POLITICO / 7

Longevità senza risultati: il paradosso del Governo Meloni

04 Mag 2026 di Barbara Fiammeri

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Giorgia Meloni festeggia il traguardo del secondo governo più longevo della storia repubblicana. Lo fa a distanza di ventiquattr’ore dal via libera al piano casa e alla mini proroga degli incentivi sui carburanti. L’obiettivo è evidente: offrire l’immagine di un governo che lavora nell’interesse dei cittadini. Ecco appunto: l’immagine. Perché a ben guardare in questi 4 anni di governo Meloni non c’è poi molto da raccontare. Soprattutto sul fronte economico. (…)

La premier e il suo entourage in occasione del 1° maggio sono tornati a rivendicare i risultati occupazionali anche se stavolta non si è potuto fare a meno di mettere l’accento sui bassi salari in particolare dei giovani. Meloni e i suoi rivolgono l’attenzione soprattutto sui lavoratori dei livelli più bassi dimenticando volutamente di fare i conti con le migrazione di decine di migliaia di giovani formati che lasciano l’Italia perché trovano altrove salari e carriere non solo più remunerativi ma anche più soddisfacenti. Così come dimentica che la pressione fiscale record al 43% pesa quasi del tutto su quel ceto medio che a parole aveva promesso di voler difendere e sulle imprese.

A parte il fallimentare capitolo Ilva sul fronte imprenditoriale non è stato fatto nulla. La produzione industriale in questi 4 anni è quasi sempre stata negativa (tranne per 4 mesi) e con la crisi energetica e la stretta sulle esportazioni provocata dai dazi le prospettive sono ancora più preoccupanti.

Si potrebbe obiettare che molti di questi mali erano presenti ben prima che Meloni varcasse la soglia di Palazzo Chigi. Obiezione legittima. Ma dal momento che la leader di Fdi rivendica la longevità del suo governo è inevitabile comparare questa stabilità con i risultati ottenuti e le prospettive future.

In questa chiave va letto anche il varo del piano casa e il riaffacciarsi di un desiderio di spesa pubblica che però ci impone come sempre di fare i conti con gli scarsi se non inesistenti margini fiscali. Lo ha ricordato nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in occasione del voto in Parlamento sul Dfp: “Questo Paese ha il debito più elevato in percentuale d’Europa (peraltro in crescita, ndr). Invidio il collega tedesco che ha spazi fiscali che noi non abbiamo, ma chi ignora questo dato, ignora la realtà”. Non a caso nella risoluzione di maggioranza non si parla più di scostamento, ma di flessibilità e comunque sempre in linea con Bruxelles. Comunque, aldilà dello scarso spazio di manovra, c’è anche da fare i conti con un altro dato oggettivo: nonostante i 200 miliardi di euro di Next generation Eu la crescita è prossima allo zero.

È la conferma dell’incapacità di rendere produttiva ed efficace la spesa pubblica, che sia nazionale o europea. E questo vale sia sul fronte degli investimenti che per quanto riguarda bonus e incentivi, quasi sempre a pioggia, poco selettivi, espressione di una classe di governo incapace di offrire una direzione, una prospettiva.

Quel che rimane impresso di questi quattro anni di governo è soprattutto la proliferazione di decreti sicurezza, gli scontri sulla giustizia e il tentativo di Meloni di affermarsi sul fronte della politica internazionale a partire dal rapporto con gli USA che tuttavia – non certo per responsabilità della Presidente del Consiglio – ha prodotto un bilancio decisamente negativo. Ecco perché tutto questo voler sottolineare la durata del suo governo suona stonato e rischia di esserlo ancor di più, quando il 4 settembre prossimo otterrà il record per longevità superando anche Berlusconi.

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