DIARIO POLITICO / 17
MELONI RINCORRE VANNACCI: L’ALLEANZA CON L’EX GENERALE È SEMPRE MENO UN’IPOTESI E SEMPRE PIÙ UNA NECESSITÀ
La pausa di “riflessione” evocata da Giorgia Meloni dopo il patatrac sulle preferenze si è risolta nell’inseguimento di Vannacci. Sul caso Roggero la Premier, assieme al suo post contro il risarcimento ai parenti di criminali, ha dato il via libera ai suoi colonnelli di mobilitarsi per la grazia all’orefice condannato per duplice omicidio. E c’è il suo zampino (Meloni lo ha rivendicato) nell’iniziativa promossa motu proprio dal Guardasigilli Carlo Nordio, che ha provocato la reprimenda del Quirinale.
Come in ogni campagna elettorale il tema della sicurezza è tornato ad essere al centro dell’attenzione e Vannacci, che lo cavalca da sempre, non si è fatto sfuggire l’occasione, utilizzando slogan e parole molto simili a quelle che hanno caratterizzato la campagna elettorale di Meloni quattro anni fa. Il punto è che la destra, e più in generale i populisti (anche di sinistra), sono capaci ad arringare le piazze ma una volta al governo si dimostrano assai scarsi nel gestire la complessità.
Come cartina di tornasole basterebbe ricordare alcune delle promesse elettorali della Premier: dal disaccoppiamento del prezzo di gas e energia parallelamente all’abolizione delle accise e alla sterilizzazione dell’IVA -perché “lo Stato non deve guadagnare dall’aumento delle bollette “ – fino alle promesse sull’aumento dei salari netti e della natalità e all’impegno di moltiplicare i rimpatri dei migranti a cui sarebbe stato impedito di arrivare dal fantomatico blocco navale. (…)
Temi che certamente saranno nuovamente al centro dell’agenda della leader di Fdi, ora preoccupata dell’attacco da destra. I sondaggi in effetti confermano una flessione del partito della Premier di cui si starebbe avvantaggiando Vannacci perché, se è vero che il danno maggiore in percentuale lo subisce la Lega di Matteo Salvini, in valori assoluti, cioè numero di voti, l’emorragia di Fdi sta diventando preoccupante. Ma soprattutto il cannibalismo dell’ex generale nei confronti dei partiti di governo ha ormai decretato che senza un’alleanza con Futuro nazionale il centrodestra è destinato a perdere.
Molto dipenderà da come finirà la partita sulla legge elettorale. Per arginare le ali estreme l’unica alternativa sarebbe il ballottaggio. Ma è un’ipotesi che fin dall’inizio è stata scartata. È vero che le condizioni sono cambiate ma il centrodestra non ha mai amato la corsa a due tant’è che vuole abolirla anche per le comunali.
Dunque, che si fa? Alla fine il potere è sempre un collante efficace e dunque l’accordo con Vannacci si farà. Si continua a ripetere che così Meloni perderebbe la faccia su Kiev e quindi con i partner europei. Ma con quali partner? La leadership del Cancelliere tedesco Friederich Merz è sempre più debole e i sondaggi danno i neofascisti di Adf con posizioni filoputiniane al primo posto con il 28% già oggi. In Francia si attendono le presidenziali e per la prima volta Marine Le Pen -storicamente assai vicina allo zar – viene data vincente non solo al primo turno ma al ballottaggio con qualunque sfidante. E poi Meloni non ha governato e voluto come vicepremier Salvini che girava con le magliette pro Putin e non ha sempre rivendicato il legame con il principale alleato del Presidemte russo in Europa, l’ex primo ministro ungherese Viktor Orban?
Dunque, perché stupirsi se dovesse imbarcare anche Vannacci. A maggior ragione se oltre a garantirle la vittoria alle elezioni potrebbe assicurarle il salto da Palazzo Chigi al Quirinale.
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