DIARIO POLITICO / 20
Meloni in trincea: più che a governare ora pensa a difendersi
Chi si attendeva un annuncio roboante è rimasto deluso: nel comizio a Bari per celebrare il governo più longevo della storia repubblicana, Giorgia Meloni ha circoscritto il suo intervento rivendicando le cose fatte, dimenticando quelle annunciate ma mai realizzate e soprattutto non ha offerto indicazioni sul quel che sarà, a partire dalla prossima
Legge di Bilancio. Si lavora su una mini sforbiciata dell’Irpef e la conferma degli aiuti fiscali della scorsa manovra ma la Premier si è guardata bene dall’offrire anticipazioni.
L’aumento dei prezzi dei carburanti continua a correre ma i sostegni saranno centellinati, ha messo in chiaro Meloni. Nell’attesa del petrolio lucano, gli italiani in autunno dovranno fare i conti con una bolletta sempre più pesante. Il Governo in questo caso c’entra poco e poco cambierebbe se a Palazzo Chigi ci fosse uno dei leader dell’attuale opposizione.
C’entra tanto la guerra in Iran scatenata da Trump e quella in Ucraina decisa da Putin. Meloni non ne ha parlato, neppure un cenno. La Premier è in trincea e al di là dei toni roboanti alla “non mollerò mai” più che guidare in questo momento pensa a difendersi. E la scelta di tacere sulle guerre in corso e la non partecipazione all’assemblea annuale dell’Onu ne sono una conferma indiretta.
Meglio parlare dell’Italia e rimanere in Italia, attaccare – come ha fatto anche a Bari – l’opposizione di sinistra ma soprattutto quella alla sua destra dell’ex generale Roberto Vannacci, che dopo aver cannibalizzato la Lega di Matteo Salvini e superato nei sondaggi anche Forza Italia, sta erodendo voti pure a Fratelli d’Italia. È per questo che spinge per anticipare le urne prima della scadenza naturale della legislatura a ottobre. La decisione non è stata ancora presa. I suoi due vice però hanno già detto di non voler accorciare i tempi. Lo dicono sperando che nel frattempo il fenomeno Vannacci si sgonfi e anche per evitare la rivolta interna di chi teme di non poter rientrare in Parlamento. Il malessere maggiore si registra soprattutto nel Carroccio.
Salvini per ora resiste ma la sua parabola politica non è mai stata così vicina a esaurirsi anche perché la discesa era cominciata già molto prima di Vannacci. Anzi l’ex generale era stato assoldato dal leader leghista proprio per tentare di arrestare il crollo dei consensi. Il risultato è che dopo la nomina a suo vice, Vannacci se ne è andato portandosi dietro un po’ di eletti nelle fila della Lega e soprattutto dirottando tanti voti del Carroccio su Futuro nazionale.
Anche Forza Italia non è messa molto meglio. Non solo i sondaggi danno per fatto il sorpasso di Fn ma a breve arriverà un vero e proprio stress test. Il 28 settembre si vota a Reggio Calabria per eleggere il deputato che prenderà il posto dell’azzurro Ciccio Cannizzaro nel frattempo eletto sindaco. Vannacci per la prima volta presenta un suo candidato, Domenico Giannetta, che fino a poco tempo fa era uno dei big di Fi in Calabria con alle spalle quattro mandati da consigliere regionale. Il centrodestra punta invece su Fabio Roscioli, tesoriere del partito azzurro e vicinissimo alla famiglia Berlusconi e al governatore Occhiuto. Il rischio è evidente: la guerra a destra potrebbe favorire la vittoria del centro sinistra. Ed è questo che in prospettiva teme Meloni. Al punto da dare il via libera alla modifica del testo della legge elettorale approvato alla Camera, introducendo il ballottaggio così da rendere irrilevante Vannacci. La lega però è contraria e anche Tajani nicchia. Vedremo nei prossimi giorni quale sarà il punto di caduta.
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