IL RAPPORTO SUI TERRITORI
Agenda 2030, troppe Regioni ferme per 10 obiettivi su 17. Tra le città bene solo il centro-nord, Asvis: “Neanche il Pnrr ha sanato i divari, adesso agire su finanza, competenze e partnership”
Non solo a livello nazionale, anche sui territori l’Agenda 2030 della sostenibilità italiana fatica a decollare. Eppure, dice l’Asvis nel rapporto presentato ieri al Cnel, senza Regioni, Province autonome, Comuni ed enti locali lo sviluppo sostenibile non si fa. Ma l’Italia continua a essere divisa tra nord, centro e sud e sono troppo poche le aree che registrano progressi. Rispetto al 2010, ad esempio, ben 10 obiettivi su 17 sono fermi o addirittura peggiorati. In termini settoriali, solo l’economia circolare registra un forte miglioramento; istruzione, parità di genere, energia e lavoro mostrano un miglioramento più contenuto (a parte in Valle d’Aosta, dove il lavoro peggiora); stabili agricoltura, salute, imprese, infrastrutture e innovazione, città e comunità; male povertà, acqua, disuguaglianze, vita sulla terra, giustizia e istituzioni. Insomma, un quadro insufficiente oltre che frastagliato.
Sì, perché al centro-nord la maggior parte dei Goal presenta valori superiori a quelli medi nazionali, mentre nel Mezzogiorno prevalgono quelli inferiori. Fanno eccezione, dice il report dell’Alleanza coordinata da Enrico Giovannini, gli obiettivi relativi a energia, economia circolare, vita sulla terra e giustizia e istituzioni, per i quali un buon numero di Regioni del sud mostra livelli vicini o superiori a quelli nazionali. Detto altrimenti, solo la Provincia autonoma di Trento, la Valle d’Aosta, la Liguria e l’Umbria possono centrare 12-13 obiettivi quantitativi su 29 (che corrispondono a circa il 43% del totale). Di contro, in 11 Regioni e Province autonome su 21 gli obiettivi raggiungibili sono meno di un terzo. Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia, si allontanano “solo” dal 17% degli obiettivi.
Guardando ai target quantitativi economici, secondo Asvis la quota di raggiungibilità si ferma al 41% ma ancor peggio si registra per le altre dimensioni: 35% per quelli sociali, 28% per quelli ambientali e solo il 12% per quelli istituzionali. Con quali effetti? Anzitutto, quello della minor capacità nelle zone più indietro di finanziare spesa corrente e gestire nuove infrastrutture. Guardando alle Città metropolitane, invece, la situazione migliore si registra a Torino, Milano, Bologna e Firenze (città che sembrano in grado di raggiungere almeno il 43% degli obiettivi), mentre molte altre registrano andamenti negativi o progressi insufficienti per almeno il 50% degli obiettivi, con Venezia, Napoli e Reggio Calabria che mostrano andamenti negativi o insufficienti per oltre il 70% (dieci obiettivi su quattordici).
Da qui le proposte dell’Alleanza, secondo cui neanche con boost come il Pnrr siamo riusciti a colmare i divari territoriali. Serve allora rilanciare le politiche di coesione, ferme all’8% di programmazione al quinto anno di attività. Poi, come già detto, bisogna intervenire sul divario tra Regioni e sulla bassa crescita del reddito nazionale. Quanto alle aree interne, va semplificato il sistema di finanziamento e aumentate le risorse per l’assistenza tecnica (oggi solo al 5%). Si propone poi di rafforzare la Cabina di regia per lo sviluppo delle aree interne come hub di coordinamento e condivisione di best practices, adottare indicatori di risultato per monitorare l’efficacia dei singoli interventi (come copertura della banda ultra larga o riduzione dell’ospedalizzazione evitabile). Infine, dice Asvis, c’è bisogno di combattere i fenomeni di gentrificazione ripensando le politiche abitative, preservare gli ecosistemi urbani integrandoli con quelli naturali (mettendo in pratica i principi della Nature restoration law), potenziare il ruolo delle città nei processi di decarbonizzazione, seguendo iniziative europee come “100 resilient cities” o “100 climate-neutral cities”.