PROGETTO CORALE / 38

Le solide basi scientifiche del dottore forestale per promuovere “il verde che vale” nelle nostre città

15 Apr 2026 di Maria Cristina Fregni

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Cosa ha a che fare un dottore forestale con la Rigenerazione Urbana?

Questo Diario, nel suo peregrinare alla ricerca di ruoli e professioni coinvolte a vario titolo nei processi rigenerativi di città e territori, ha avuto la fortuna questa volta di conoscere Giorgio Vacchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale, e di guardare dunque ai fatti urbani attraverso i suoi occhi e la sua conoscenza.

Vacchiano è laureato in Scienze Forestali e Ambientali, ha ottenuto il Dottorato di ricerca in Scienze Agrarie, Forestali e Agroambientali nel 2007 e attualmente è ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano. Con questo ruolo supporta amministrazioni pubbliche, locali e non, nella individuazione, su solide basi scientifiche, di azioni e politiche per la promozione delle “aree verdi” nei contesti delle nostre città.

E’ sotto gli occhi di tutti come l’inserimento di giardini, parchi, tetti e strade rinverdite, alberate e fiorite sia uno degli elementi-cardine della Rigenerazione urbana: non solo compare in tutti i render e i fotoinserimenti, ma la forestazione urbana, la desigillazione e la promozione di percorsi all’ombra di filari sono al centro di molti indirizzi politico-normativi, di linee di finanziamento, di premialità e valorizzazioni nelle principali procedure e attuazioni in giro per l’Italia.

La pessima qualità dell’aria, i cambiamenti climatici e decenni di campagne di sensibilizzazione hanno fortunatamente reso i cittadini e le amministrazioni molto più attente alla tematica del verde urbano e dei suoi numerosi benefici per la qualità della vita, e quindi il mercato e i social si sono accodati, con tutte le estremizzazioni – e le banalizzazioni – che spesso si accompagnano a queste dinamiche.

Ascoltare il prof. Vacchiano parlare proprio del valore, del ruolo e dell’identità di alberi, prati e arbusti in città costituisce dunque una importante occasione per ristabilire una visione equilibrata, sfaccettata e problematizzante delle aree verdi urbane. Affiancando narrazioni poetiche, da cui traspare un evidente amore per le componenti vegetazionali, e per le foreste in particolare, a dati scientifici supportati da numeri e valori, Vacchiano infatti sfata miti e narrazioni comuni, ma anche invita alla responsabilità e alla scoperta.

Provando a sintetizzare gli esiti delle sue riflessioni, esposte la scorsa settimana a Modena nelle due serate del ciclo “Il verde che vale”, mixandoli alle esperienze quotidiane di processi e progetti rigenerativi, sembra ragionevole affermare che:

  • Il “verde” urbano è un mondo specifico, che ha dinamiche, esigenze e prestazioni sue proprie, diverse dagli ambienti naturali. Pretendere che vigano per entrambi le stesse regole e le stesse performance è una mistificazione della realtà, smentita dai fatti;
  • Gli alberi lungo i viali delle città o all’interno dei parchi è normale che vengano potati; se fatto in modo corretto, questo atto garantisce la compatibilità tra albero e ambiente antropizzato e la sicurezza di entrambe le parti;
  • I prati di parchi e giardini è bene che non vengano sfalciati con la frequenza necessaria a dare sempre un’immagine plastificata e regolare. Limitare gli sfalci potenzia la biodiversità, favorisce l’impollinazione e supporta la vita animale; in cambio bisogna accettare un’immagine meno patinata, comoda e rigorosa di questi spazi all’interno delle nostre città;
  • L’irrigazione serve, soprattutto nelle fasi immediatamente successive alla piantumazione, ma un parco o giardino urbano sostenibili a regime devono poter vivere senza continuo apporto d’acqua, che inficerebbe non poco il valore complessivo di sostenibilità. Bene dunque norme e accordi che assicurano il giusto supporto d’acqua nei primi tempi, ma imporre agli attuatori la realizzazione e manutenzione di costosi e delicati impianti a goccia non è affatto detto che sia la scelta migliore.
  • Insistere sempre e solo sulle “specie autoctone” in un’epoca di evidente cambiamento climatico è non solo superficiale, ma addirittura controproducente. Meglio affidare le valutazioni a specialisti esperti, che sappiamo valutare caso per caso quali esemplari e specie scegliere, contemperando necessità ambientali, estetiche, economiche e fruitive
  • Mettere sempre e ovunque quanti più alberi possibile non è detto che sia la scelta migliore. Dove, quanto e come piantumare in città è attività che richiede una attenta pianificazione, un approccio sistemico che guardi in modo integrato alla presenza del verde nelle diverse aree della città. Più che la sola quantità di alberi o di aree verdi permeabili va promossa la continuità, l’integrazione, la sussidiarietà e l’alternanza nel tempo, evitando fenomeni che potrebbero a volte risultare addirittura controproducenti.
  • Se si opta per iniziative di forestazione urbana, bisogna accettare l’imprevedibilità. Bisogna essere disposti a piantumare tanto, per accettare che solo una percentuale sopravviva per selezione naturale (evitando dunque onerose garanzie d’attecchimento su ogni esemplare a favore di una progettualità di impianto e cura mirata al risultato), bisogna accettare che la natura decida preponderanza e alternanza delle specie, bisogna accettare che nelle aree riforestate arrivino scoiattolini e merli, ma anche serpenti e topi.
  • E, infine, gli alberi muoiono. A quanto pare, dice Vacchiano, non di morte naturale, ma prima o poi anche gli alberi muoiono. Le aree verdi urbane sono un paesaggio culturale, sono a loro modo un elemento di antropizzazione, hanno un inizio deciso dall’uomo ed è accettabile che abbiano anche una fine, che vadano ripensate, riprogettate, ricoltivate. E’ la cura che deve permanere, sia come atto di garanzia ambientale sia come atto culturale e sociale di nuovo equilibrio tra uomo e natura.

Ci sembra di poter dire che questo sia la visione equilibrata con cui Vacchiano promuove e sostiene il verde urbano, senza sminuirne il valore, anzi, proprio perché lo “tira fuori” da clichè e mode, ne fa emergere tutta la vera forza e la vera attualità.

Prova ne è la collaborazione del professore con Alberitalia ETS (inserire link https://www.alberitalia.it/chi-siamo/la-fondazione.html), una Fondazione che ha come scopo principale il contrasto e la mitigazione del cambiamento climatico indotto dall’uomo attraverso l’utilizzo di soluzioni basate sulla natura, perseguendo inoltre finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Alberitalia non solo promuove campagne di sensibilizzazione, formazione e divulgazione, ma anche progetta e realizza impianti arborei in aree urbane e periurbane precedentemente non boscate oppure in aree dove il bosco è stato eliminato da disturbi naturali o antropici, o ancora progetta piantagioni o attività volte a valorizzare l’immagazzinamento di carbonio in foresta, a mitigare o prevenire gli effetti di disturbi naturali, aumentando la resistenza e la resilienza dei popolamenti forestali nei confronti del cambiamento climatico.

L’ALBERO GIUSTO AL POSTO GIUSTO, si legge sul loro sito. Ancora una volta, la Fondazione ribadisce il prezioso ruolo degli alberi e del verde in città, ma solo se supportato da dati tecnici e scientifici adeguati. Sempre nel sito ci sono vademecum e guide per piantare, curare, gestire, monitorare il verde urbano in modo efficace e consapevole. Nel 2021 Alberitalia ha sviluppato, insieme all’architetto e urbanista Stefano Boeri, il progetto “Parco Italia”, sostenuto da finanziamenti diretti, dal supporto di donatori esterni e da attività di crowdfunding, che combina ricerca, imboschimenti, gestione sostenibile e sensibilizzazione delle comunità per interventi partecipati, a tutela dell’ambiente e della biodiversità, affrontando sfide chiave con l’obiettivo di creare habitat sempre più resilienti alle sfide ambientali, andando oltre la “semplice” piantagione di alberi. Fondazione AlberItalia è diventata infine da poco il punto di contatto nazionale per promuovere e accompagnare le città e i comuni italiani verso la rete internazionale Tree Cities of the World”, lanciata e promossa da FAO (Food and Agriculture Organization) e Arbor Day Fondation per dare riconoscimento alle città che danno priorità alla piantagione e alla manutenzione degli alberi come parte integrante della pianificazione urbana.

Sapere e azioni, quelli di Vacchiano, AlberItalia e altri, che ribadiscono la complessità e le competenze necessarie al cambio di paradigma che la Rigenerazione richiede, per ripensare le città senza snaturarle, come direbbe Erri de Luca, con “Radici per terra e testa verso il cielo”.

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