PROGETTO CORALE / 37
La rigenerazione lineare di RFI: su 1.177 chilometri di linee ferroviarie dismesse, 546 fanno già un Atlante di piste ciclabili, turistiche e Greenways
Quando si pensa alla Rigenerazione Urbana, viene naturale pensare a grandi aree urbane all’interno di contesti cittadini sedimentati, in cerca di nuove identità, funzioni e connessioni.
Eppure all’interno di questo diario abbiamo già analizzato casi in cui la Rigenerazione è stata attivata da elementi lineari o puntuali del territorio, legati alla mobilità, come strade, piste ciclabili o ponti, che, andando oltre il ruolo strettamente infrastrutturale, innescano meccanismi di riattivazione delle energie di comunità e luoghi.
Questa valenza emerge con grande forza laddove si vada ad agire su infrastrutture che esistono da decenni, se non da secoli, e che quindi hanno spesso generato, o comunque contributo a creare, sistemi paesistici, economici e sociali, che per dimensioni e portata vanno ben oltre la “sezione” infrastrutturale in senso stesso, innervando porzioni anche molto estese di territorio.
Strade, ferrovie e canali storici possono dunque essere reinterpretati e riprogettati come potenti strumenti di rigenerazione di tessuti urbani, periurbani e rurali, in cui la linea della infrastruttura costituisce il filo di una collana, mentre le comunità, gli edifici e i servizi possono diventare perle e ciondoli, dalle forme e dimensioni variabili, collegati funzionalmente e percettivamente dalla linea della strada o della ferrovia.
RFI ha colto da tempo questo potenziale e ha intrapreso interessanti iniziative di ripensamento e riuso delle infrastrutture ferroviarie dismesse e dei beni pertinenziali ad esse collegate. Basti pensare, per capire la magnitudo della questione, che le linee ferroviarie dismesse, potenzialmente destinabili a usi sociali e per la mobilita dolce, sono quantificabili in circa 1.177 chilometri. Di queste, nel 2023 546 chilometri erano state trasformate in linee turistiche, percorsi ciclabili e greenways. Infatti, uno degli obiettivi strategici che si è dato il Gruppo FS è la valorizzazione dei binari non più utilizzati, che consente di arricchire la rete di mobilità sostenibile italiana e di recuperare i tracciati che percorrono paesaggi ricchi di storia e bellezze naturali; questo processo viene esaustivamente raccontato all’interno dell’”Atlante delle Greenways su linee FS. Dal disuso al riuso“, dal quale emerge con chiarezza la doppia finalità che Ferrovie si è data nell’operazione di ripensamento di queste infrastrutture, ovvero da un lato puntare sulla mobilità sostenibile a supporto degli spostamenti pendolari su percorsi sicuri, separati dalla viabilità, dall’altro generare, attraverso il riuso di percorsi ed edifici, una nuova offerta culturale e turistica, per contribuire alla riqualificazione dei territori attraversati.
Ci sono infatti percorsi che consentono di raggiungere e attraversare in modo inedito e straordinariamente sostenibile luoghi e paesaggi di grande pregio, a rischio di overtourism e schiacciati dalla congestione del traffico veicolare. E’ il caso, per esempio, della Greenway Terzo d’Aquileia-Pontile per grado, realizzata su un tratto della ferrovia Cervignano del Friuli – Pontile per Grado, per la quale nel 2008 si cominciò a dare concretezza ai progetti. La realizzazione dei 16 km circa da Cervignano a Grado (tra cui gli 8,7 km di ex-ferrovia) è stata finanziata dalla Regione e dalle Province interessate, per un totale di circa 3,5 milioni di euro.
Ci sono altri percorsi che invece consentono di recuperare landmark e manufatti storici altrimenti destinati al degrado, mantenendo al contempo sostenibile la fruibilità di ambienti fragili. Appartiene a questa casistica la Greenway Castellaneta-Palagianello in Puglia, nata dalla proposta di riuso come greenway del sedime ferroviario dismesso tra Castellaneta e Palagianello, nata parallelamente alla realizzazione della variante di tracciato, quando era stato attribuito a RFI l’onere di realizzare un percorso ciclo-pedonale, denominato “Via dei Pellegrini”, e altre sistemazioni a verde attrezzato nelle aree ferroviarie oggetto di dismissione, quali opere compensative per l’impatto ambientale derivante dalla realizzazione della nuova linea. Il comune di Palagianello, nel cui territorio ricade la quasi totalità del tratto ferroviario convertito in via verde, si è fatto promotore dell’intervento, con il coinvolgimento dei comuni di Castellaneta e Mottola e il coordinamento della Provincia di Taranto. L’intervento ha previsto il recupero a fini ciclopedonali di 3 grandi viadotti in pietra calcarea, risalenti all’inizio del XX secolo, che offrono splendidi scorci panoramici sulle sottostanti gravine: il viadotto Santa Lucia sulla gravina di Castellaneta, il viadotto di Palagianello sull’omonima gravina, e il viadotto a 7 archi sulla gravina di Forcella.
Queste, come le altre decine di interventi di riconversione a Greenways di ferrovie dismesse, sono iniziative che portano come valore aggiunto la continuità del presidio in territori difficili, la generazione di una micro-economia di filiera e la promozione di una nuova forma di turismo attivo, responsabile e sostenibile.
Dell’esteso patrimonio ferroviario immobiliare parzialmente non utilizzato, costituito da stazioni, caselli e sedimi ferroviari, all’oggi oltre 464 stazioni, d’intesa con gli enti locali e l’associazionismo, sono state dedicate ad attività che prevedono la valorizzazione del territorio o l’attivazione di servizi a favore della cittadinanza. Queste esperienze, in parte raccontate nel volume “Stazioni Impresenziate. Un riuso sociale del patrimonio”, ci parlano di 88 buone pratiche di riutilizzo di immobili ferroviari; 9 si trovano in capoluoghi di Regione o di Provincia, con oltre 100.000 abitanti, 26 si trovano in comuni piccoli, con meno di 5000 abitanti, mentre 16 hanno sede in comuni che vanno dai 5 ai 10mila abitanti e 37 in municipalità che vanno dai 10mila ai 100mila abitanti. Si capisce dunque la capillarità di queste strutture e la possibilità di farne esempi di sperimentazione di funzioni e servizi di riattivazione di realtà socio-economiche anche molto diverse tra loro.
La numerosità di questi bene deriva ovviamente dall’introduzione di tecnologie innovative, che ha fatto sì che negli ultimi venti anni la gestione degli impianti ferroviari sia sempre più affidata a posti centralizzati, con conseguente dismissione di tanti spazi occupati prima da personale ferroviario. RFI ha quindi studiato e valutato positivamente la possibilità di mettere a disposizione della collettività tali spazi, garantendo la custodia del bene e il suo uso pubblico, siglando Protocolli d’intesa con Associazioni no profit (Legambiente, Centro Servizi Volontariato, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Legacoop sociali e tante altre) che garantissero la qualità del riuso delle stazioni con progetti di elevato valore sociale. Molto spesso sono state direttamente le Amministrazioni locali a richiedere gli spazi per posizionarvi strutture pubbliche (Vigili Urbani, Protezione Civile, ecc), che risultano necessari alla collettività e forniscono un presidio costante degli spazi fruiti.
Dalla stazione di Ronciglione trasformata in casa di accoglienza per famiglie con bambini affetti da gravi malattie, concessa in comodato d’uso all’associazione Cuore di Mamma, all’ex scalo merci della Stazione di Potenza Superiore gestito da Legambiente Basilicata e trasformato in emporio per la vendita di prodotti biologici a Km zero (ScamBioLoGiCo) e dell’artigianato locale, queste iniziative concorrono ad arricchire il territorio di servizi sociali, oltre a consentire il presenziamento degli edifici ed il loro mantenimento, contribuendo in tal modo al complessivo decoro del territorio.
Ovviamente, non solo in Italia si stanno diffondendo queste pratiche di riuso, e l’università se n’è accorta da tempo. Il Politecnico di Milano ha da almeno 30 anni un nucleo di ricerca sulla valorizzazione della viabilità storica a fini di conservazione del paesaggio culturale e riattivazione socio-economica dei territori, basato sullo studio del modello americano dei Cultural linear landscape (basti pensare alla pubblicazione del 1993 Le strade storiche: un patrimonio da salvare, a cura di Maurizio Boriani e Alberta Cazzani). Giulio Senes, professore associato del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali – Produzione, Territorio, Agroenergia della Statale di Milano, da anni percorre in lungo e in largo l’Italia per promuovere l’approccio Greenways alla riqualificazione dei territori, che integra storia, sostenibilità e innovazione sociale. L’ Università degli Studi della Basilicata promuove da tempo ricerche sulla riattivazione dei territori interni fragili attraverso la riqualificazione di percorsi storici, come ben dimostrato dal lavoro di Lucia Grazia Varasano dedicato alla valorizzazione ai fini turistici e culturali dei tracciati ferroviari dismessi attraverso una comparazione tra il modello realizzato in Spagna per la valorizzazione, gestione e fruizione turistica del patrimonio ferroviario dismesso, e quello adottato in Italia, ancora debole e poco strutturato.
La sfida, che RFI ha dimostrato di saper cogliere, sta nel far uscire queste competenze dal mondo accademico e farle diventare sapere comune, dando fiducia a gesti progettuali a volte anche piccoli, sicuramente poco visibili e poco adatti a copertine o a grandi fondi immobiliari, ma non per questo inadatti a stimolare, sostenere e alimentare la rinascita dei tanti, fragili ma potenzialmente attualissimi territori italiani.
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