DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri / 35
La rinascenza urbana tra qualità architettonica e competenze tecniche: la visione del geometra sul DDL 1711
Il Disegno di Legge AS-1711, recante la “Legge quadro sull’architettura e sulla Rinascenza urbana per finalità di valorizzazione culturale e di benessere psicofisico e sociale”, si pone l’ambizioso obiettivo di promuovere la qualità dello spazio costruito come leva di progresso civile e sociale. Tuttavia, affinché questa iniziativa non rimanga una mera enunciazione di principi estetici, è necessario che il testo normativo riconosca la complessità multidisciplinare dell’atto progettuale e il ruolo fondamentale di tutte le professioni tecniche coinvolte nella trasformazione del territorio.
In questo solco si inseriscono le osservazioni del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (CNGeGL), volte a ricondurre la “Rinascenza” a una dimensione concreta, sicura e inclusiva, presentate in data 9 febbraio 2026, alla 7° Commissione permanente Cultura e Patrimonio Culturale, Istruzione Pubblica, Ricerca Scientifica, Spettacolo e Sport, all’attenzione del presidente Sen. Roberto Marti e dei componenti della commissione.
Oltre l’estetica: l’architettura come sintesi tecnica
La prima riflessione proposta dalla categoria riguarda la definizione stessa di architettura. Se il testo base la descrive attraverso valori estetici, funzionali e simbolici, la memoria tecnica del CNGeGL richiama la lezione vitruviana: un’opera è architettura solo se coniuga Firmitas (solidità), Utilitas (utilità) e Venustas (bellezza).
La proposta emendativa all’Articolo 1 suggerisce di integrare i valori tecnico-costruttivi come pilastro imprescindibile della qualità architettonica. L’architettura non è solo forma, ma una scienza che deve garantire salubrità, sicurezza e sostenibilità. In tal senso, il concetto di “Rinascenza urbana” deve essere inteso come un processo integrato di trasformazione fisica che non può prescindere dalle competenze tecniche che assicurano il benessere dei cittadini e l’integrità degli ecosistemi antropizzati.
Coordinamento normativo e competenze professionali
Uno dei punti nodali evidenziati nelle osservazioni riguarda l’ambito di applicazione (Art. 2). La categoria sottolinea la necessità di evitare sovrapposizioni o incertezze applicative che potrebbero derivare da un mancato coordinamento con il Testo Unico Edilizia (DPR 380/2001), con il Codice dei Contratti Pubblici e con le norme in approvazione sulla rigenerazione urbana.
Una forte criticità riscontrata è che la nuova legge possa introdurre, anche indirettamente, inaccettabili modifiche alle norme che regolano le competenze delle diverse categorie professionali. La proposta dei Geometri è che le disposizioni si applichino agli interventi di iniziativa privata solo quando rivestono una rilevanza strategica sotto il profilo architettonico o urbanistico, garantendo sempre il rispetto delle competenze costituzionalmente e normativamente attribuite a ogni professionista.
Un Consiglio Nazionale multidisciplinare
La governance della “qualità urbana” rappresenta un altro pilastro critico. Il DDL prevede l’istituzione di un Consiglio nazionale presso il Ministero della Cultura, composto in prevalenza da rappresentanti di architetti e ingegneri.
Il CNGeGL propone invece di porre tale organo in capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in considerazione della stretta connessione tra architettura, edilizia e urbanistica. Ma, soprattutto, si richiede l’inclusione di un rappresentante per ogni ordine nazionale relativo alle professioni tecniche. Il concetto di Rinascenza urbana, infatti, presuppone un rinnovamento culturale che non può essere riservato a specifiche categorie, poiché coinvolge la totalità dei saperi tecnici necessari alla gestione del patrimonio immobiliare.
Il turnover generazionale e la realtà dei raggruppamenti
In merito agli strumenti di promozione (Art. 5), la categoria esprime forti perplessità sulla riserva del 30% degli incarichi sotto soglia ai giovani under 40. Tale quota appare di difficile applicazione e controllo, oltre a essere in potenziale contrasto con il Codice dei Contratti Pubblici.
La proposta emendativa suggerisce di sostituire la riserva fissa con l’obbligo di partecipazione dei giovani professionisti (abilitati da meno di 5 anni) all’interno dei Raggruppamenti Temporanei (RTP), con ruoli paritari rispetto ai senior. Questo modello favorirebbe un reale avvicendamento generazionale basato sull’affiancamento e sulla crescita professionale, anziché su una mera ripartizione numerica degli incarichi.
Dalla figura “monocratica” alla collegialità tecnica
L’innovazione più discussa è l’introduzione dell’ “Architetto della città” (Art. 6). I Geometri scorgono in questa figura “monocratica” il rischio di un’invasione di campo e sovrapposizione rispetto ai ruoli già esistenti nella Pubblica Amministrazione.
La soluzione che si riafferma, che ha sempre garantito qualità e multidisciplinari età nei processi decisionali urbanistici ed edilizi, è il modello collegiale e multidisciplinare: le Commissioni per la Qualità Urbana e il Paesaggio, una revisione delle commissioni edilizie previste all’art. 4 comma 2 del DPR 380/2001 . Tali commissioni, composte da professionisti iscritti agli ordini e collegi tecnici e nominate dal Sindaco, dovrebbero operare in sinergia con gli uffici comunali per valutare l’impatto dei progetti su benessere e salubrità. In questa visione, assume un ruolo centrale la figura dell’esperto in edificio salubre, disciplina oggi vitale per rispondere alle sfide ambientali e della salute urbana.
Formazione, premi e memoria dell’architettura
Infine, l’attenzione si sposta sulla valorizzazione dell’eccellenza. Le osservazioni all’Articolo 9 e 11 mirano a rendere il “Premio nazionale per la giovane architettura” e il “Registro nazionale dell’architettura contemporanea” aperti a tutti i professionisti d’area tecnica.
La storia insegna che la qualità del costruito non è legata esclusivamente a un titolo accademico, ma alla conoscenza, alla competenza e alla sensibilità di chi opera quotidianamente nel settore infrastrutturale ed edilizio. Rinominare il riconoscimento come “Premio nazionale per la Rinascenza urbana” significherebbe premiare progetti che uniscono innovazione, sicurezza e impatto sociale, indipendentemente dalla categoria professionale di appartenenza.
Conclusioni
La sfida della Rinascenza urbana proposta dal DDL 1711 può essere vinta solo se si accoglie una visione di architettura come bene comune e opera collettiva. Le osservazioni della categoria dei Geometri non sono semplici correttivi tecnici, ma un invito a costruire una legge quadro solida, che valorizzi la pluralità dei professionisti e garantisca ai cittadini spazi non solo belli, ma salubri, sicuri e funzionali. Solo attraverso una reale sintesi tra estetica e tecnica, l’architettura italiana potrà tornare a essere motore di un progresso che mette al centro l’uomo e il suo habitat.
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