DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri / 48

Mediazione, ampliamento dell’obbligatorietà: una svolta per la giustizia civile italiana

14 Mag 2026 di Matteo Parisi

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L’annunciato ampliamento della mediazione obbligatoria da parte del Ministro della Giustizia Carlo Nordio rappresenta uno dei passaggi più significativi nel percorso di modernizzazione della giustizia civile italiana. Le dichiarazioni rese nel corso del Question Time alla Camera dei Deputati del 22 aprile 2026 confermano, infatti, una volontà politica chiara: trasformare la mediazione da strumento alternativo a componente strutturale del sistema di gestione delle controversie.

La prospettiva delineata dal Governo, sostenuta anche da proposte parlamentari e dagli orientamenti espressi dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, apre scenari di grande interesse non soltanto per il sistema giustizia, ma anche per l’intero mondo delle Professioni tecniche.

L’ipotesi di estendere l’obbligatorietà della mediazione alle controversie aventi ad oggetto diritti disponibili, ai rapporti contrattuali, alle obbligazioni, alla responsabilità extracontrattuale e agli appalti pubblici comporterebbe, infatti, un ampliamento senza precedenti degli ambiti nei quali la competenza tecnica assumerebbe un ruolo decisivo.

In questo contesto emerge con forza la necessità di valorizzare il contributo dei Professionisti tecnici abilitati, chiamati sempre più spesso a operare non soltanto come consulenti, ma come soggetti capaci di accompagnare le parti verso soluzioni rapide, sostenibili e concretamente eseguibili.

La mediazione civile e commerciale, soprattutto nelle controversie ad alto contenuto specialistico, richiede, infatti, competenze che vanno oltre la sola dimensione giuridica. Contenziosi in materia edilizia, urbanistica, estimativa, catastale, impiantistica, energetica, condominiale, ambientale o relativi agli appalti pubblici necessitano di una lettura tecnico-economica del conflitto che spesso risulta determinante per il raggiungimento dell’accordo.

È proprio in questa area che il ruolo dei Professionisti tecnici può diventare strategico. L’esperienza maturata negli ultimi anni dimostra che una parte rilevantissima del contenzioso civile nasce da problematiche tecniche mal gestite o da valutazioni contrastanti su aspetti progettuali, esecutivi o estimativi. In tali situazioni il ricorso alla mediazione, se supportato da figure tecniche qualificate, consente non soltanto di ridurre i tempi della giustizia, ma anche di migliorare la qualità delle soluzioni raggiunte.

L’obiettivo deflattivo richiamato dal Ministro Nordio assume, dunque, una dimensione più ampia: non solo ridurre il numero delle cause, ma costruire strumenti capaci di prevenire l’inasprimento del conflitto.

I dati richiamati dal Guardasigilli confermano l’efficacia del percorso intrapreso. L’abbattimento dell’arretrato civile registrato nell’ambito degli obiettivi PNRR rappresenta un risultato significativo, e il permanere di un costo del contenzioso stimato intorno al 2% del PIL dimostra quanto sia ancora necessario investire negli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie.

In questo scenario il Consulente Tecnico in Mediazione (CTM) può rappresentare una figura centrale per il futuro del sistema: costituisce, infatti, il punto di connessione tra competenza tecnica, capacità valutativa e funzione conciliativa. Non si tratta semplicemente di un Tecnico chiamato a fornire un parere specialistico, ma di un professionista capace di tradurre il dato tecnico in elemento di composizione del conflitto.

Questa evoluzione professionale appare oggi coerente con le esigenze della giustizia moderna, sempre più orientata verso modelli multidisciplinari e soluzioni collaborative.

Per le Professioni tecniche si aprirebbero, quindi, nuove opportunità operative e consulenziali. L’ampliamento della mediazione obbligatoria determinerebbe inevitabilmente un incremento della domanda di competenze specialistiche nei procedimenti ADR (Alternative Dispute Resolution), ovvero nelle procedure extragiudiziali che permettono a consumatori e imprese di risolvere controversie, specialmente su contratti di beni e servizi, senza ricorrere al Giudice ordinario, con la necessità di professionisti formati non soltanto sotto il profilo specialistico, ma anche nella gestione negoziale del conflitto.

Si tratta di una prospettiva di particolare interesse per Geometri, Ingegneri, Architetti, Periti Industriali e altri professionisti dell’area tecnica, soprattutto alla luce della crescente complessità delle controversie legate alla rigenerazione urbana, agli interventi di efficienza energetica, alle infrastrutture e agli appalti. La valorizzazione delle competenze professionali nella mediazione avrebbe, inoltre, un impatto positivo diretto sulla qualità della giustizia.

Molte controversie civili si prolungano, infatti, per anni non tanto per questioni strettamente giuridiche, quanto per l’incertezza sugli aspetti tecnici. Anticipare la valutazione specialistica all’interno del procedimento di mediazione consentirebbe spesso di chiarire rapidamente i punti controversi, favorendo accordi consapevoli e riducendo il ricorso alla fase giudiziale.

Anche sotto il profilo economico il beneficio sarebbe rilevante. Procedure più rapide significano minori costi per cittadini, imprese e pubblica amministrazione, oltre a una maggiore attrattività del sistema Paese nei confronti degli investitori internazionali, tema esplicitamente richiamato dal Ministro Nordio.

Diventa, quindi, centrale il tema del riconoscimento della mediazione ai Professionisti tecnici abilitati. Si tratta di un passaggio che potrebbe assumere un valore strategico non soltanto per le categorie professionali interessate, ma per l’intero sistema ADR italiano. Riconoscere pienamente il ruolo dei Professionisti tecnici nella mediazione significa, infatti, rafforzare la qualità tecnica delle procedure, aumentare l’affidabilità degli accordi e garantire una gestione più efficace delle controversie complesse.

È evidente che tale riconoscimento dovrebbe essere accompagnato da percorsi formativi qualificati e da standard professionali elevati, capaci di integrare competenze tecniche, giuridiche e relazionali. Ma proprio questa integrazione rappresenta oggi uno degli elementi più innovativi richiesti dal mercato professionale. Per il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati si apre, dunque, una sfida importante: contribuire alla costruzione di un modello nel quale il professionista tecnico non sia soltanto ausiliario del giudice, ma protagonista attivo dei processi di composizione delle controversie. L’evoluzione normativa annunciata dal Governo potrebbe così trasformarsi in una grande occasione di crescita per le professioni tecniche italiane, rafforzandone il ruolo sociale e istituzionale all’interno di un sistema giustizia più moderno, rapido ed efficiente.

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