LE AUDIZIONI SUL PIANO CASA/2

Federcasa: fondi Invitalia diretti alle nostre aziende. Legacoop: non si dismetta il patrimonio. Nodo fiscale. Anac: troppi commissari

Secondo Marco Buttieri, “per spendere bene le risorse dobbiamo immaginare che il nostro osservatorio dia come media di spesa per alloggio di 20mila euro”. Forti criticità sul piano sociale, urbanistico e della coerenza con gli indirizzi europei per Legacoop. I rilievi del presidente dell’anticorruzione Busìa anche sulle deroghe.

20 Mag 2026 di Mauro Giansante

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Federcasa: fondi Invitalia diretti alle nostre aziende. Legacoop: non si dismetta il patrimonio. Nodo fiscale. Anac: troppi commissari

GIUSEPPE BUSIA PRESIDENTE ENAC

Destinazione e quantità dei fondi, semplificazioni, criteri abitativi ma anche sistema dei commissari e deroghe. Sono tante le criticità del Piano Casa messe in fila ieri in audizione alla Camera. Anzitutto, secondo Federcasa, “sarebbe opportuno porre l’attenzione sulla semplificazione e quindi fare in modo che per quanto riguarda i fondi che andranno su Invitalia, ci sia la possibilità per le nostre aziende di avere direttamente i fondi e poter operare direttamente”. Quindi, “l’auspicio è che le risorse vengano date e distribuite direttamente alle aziende, per spenderle bene”. Dice il presidente Marco Buttieri: “Per spenderle bene dobbiamo immaginare che il nostro osservatorio dia come media di spesa per alloggio di 20.000 euro, le nostre aziende hanno già accordi quadro con aziende che fanno manutenzione e potremmo essere efficaci ed efficienti. Un focus sul fatto che se i proventi delle vendite degli alloggi andassero agli enti territoriali, e noi non siamo ente territoriale, rischieremmo di non avere risorse per le manutenzioni ordinarie”. Inoltre,  Altro aspetto sottolineato “è fare in modo che i nostri utenti, i nostri inquilini e quindi le nostre aziende abbiano la possibilità di avere delle tariffe agevolate per quanto riguarda i servizi essenziali come luce, acqua e gas, che darebbe anche la possibilità di contenere il discorso della morosità, un tema all’interno del Piano Casa che è ben attenzionato”.

Legacoop, Piano Casa più piattaforma investimento immobiliare che servizio abitativo

Pur avendo il merito di aver riportato il tema abitativo al centro dell’agenda pubblica, per Legacoop, il decreto ancora forti criticità sul piano sociale, urbanistico e della coerenza con gli indirizzi europei in materia di housing sociale e Servizi di Interesse Economico Generale. Il sistema è fondamentalmente progettato per accrescere nel tempo il valore degli asset, con fondi immobiliari esplicitamente orientati alla generazione di rendimenti senza vincoli chiari ed escludendo soggetti dell’Economia Sociale, come le cooperative di abitanti. In un paese dove l’offerta in locazione è solo del 13,1% non è previsto l’affitto come priorità. Sono oltre 4 milioni le famiglie italiane che destinano più del 30% del proprio reddito all’affitto o al mutuo sulla casa mentre 1,5 milioni vivono in una condizione di disagio abitativo acuto. “Serve una evoluzione del Piano Casa – commenta Simone Gamberini, Presidente di Legacoop – .A nostro avviso occorre prestare una attenzione diversa alla dimensione cooperativa, dando priorità anche alla locazione a canone calmierato, una sorta di quarto pilastro trasversale. Esiste una differenza sostanziale tra innovazione delle partnership pubblico-private e finanziarizzazione dell’abitare”, aggiunge il Gamberini. “Come organizzazione riteniamo necessario adottare una logica limited profit, che preveda tra i soggetti attuatori anche la cooperazione di abitanti, definendo con chiarezza la priorità della locazione, gli effettivi livelli di sostenibilità dei canoni e strumenti adeguati di garanzia pubblica”.

“L’emergenza abitativa non può essere affrontata esclusivamente con logiche finanziarie o con strumenti straordinari privi di una visione sociale strutturale – evidenzia poi Gamberini – Oggi il vero tema nazionale è garantire accesso alla casa a quella fascia sempre più ampia di cittadini, lavoratori e famiglie che non rientrano nell’edilizia popolare, ma non riescono più a sostenere i costi del mercato. Per questo serve una politica industriale dell’abitare che rimetta al centro affitto accessibile, coesione sociale e partenariato pubblico-comunitario. La cooperazione può rappresentare uno degli strumenti più credibili e immediatamente operativi per raggiungere questo obiettivo”. Nel corso dell’audizione Legacoop ha presentato una serie di osservazioni e proposte emendative che puntano a rafforzare il carattere sociale del Piano: dall’introduzione del principio di prevalenza della locazione alla definizione chiara di ”canone calmierato”, fino all’inserimento delle cooperative di abitanti tra i soggetti attuatori, criteri premiali e requisiti minimi vincolanti nelle politiche di investimento del Fondo.

Fiaip: individuare i fabbisogni abitativi

Anche per la Fiaip, peraltro, “il successo del Piano casa non dipenderà solo dalle risorse stanziate, ma dalla capacità del sistema di individuare correttamente i fabbisogni abitativi. Necessario determinare l’aderenza dei valori calmierati ai valori di mercato e semplificare i processi di attuazione del decreto”. Per Fabrizio Segalerba, presidente nazionale della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali , in audizione alla Commissione Ambiente della Camera sul Piano Casa, esprimendo “apprezzamento” per per l’impianto generale del decreto-legge. Particolarmente “condivisibile” per la Federazione risulta l’obiettivo di “incrementare l’offerta abitativa accessibile” attraverso il recupero e la valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente, “la rigenerazione urbana”, il contenimento del consumo di suolo e “il coinvolgimento di investimenti privati in un quadro di partenariato pubblico-privato”. Tra le proposte suggerite “l’estensione del Fondo morosità anche agli alloggi sociali e convenzionati a canone calmierato”. “Questo punto – ha sottolineato Segalerba – è molto importante perché il Piano Casa potrà realmente funzionare solo se riuscirà ad attrarre investimenti privati e istituzionali nel comparto dell’housing accessibile. Si tratta di una misura che può aumentare la fiducia degli investitori, incentivare l’offerta di abitazioni accessibili e rendere maggiormente bancabili e sostenibili gli interventi di housing sociale”.

I rilievi dell’Anac sui commissari e le deroghe

Eccessiva proliferazione di commissari con regimi giuridici differenziati, che creeranno problemi interpretativi e rallentamenti, oltre che necessità di tener conto degli enti locali. Troppi disallineamenti nel testo di legge, che richiedono di essere unificati. Eccesso di poteri in deroga, che limita controlli e tracciabilitá. Sono questi alcuni dei rilievi, invece, che il presidente di Anac Giuseppe Busia, ha espresso in audizione alla Commissione Ambiente della Camera sul Piano Casa. “La moltiplicazione dei Commissari crea troppi regimi speciali che si sovrappongono e rischiano di creare incertezze”, ha dichiarato Busia.

“Non va derogato all’utilizzo degli appalti digitali, che aiutano a fare prima, meglio e con maggiore trasparenza. Va prevista anche con soglie alte, più di due milioni di euro, la progettazione con modelli digitali Bim che aiuta ad essere più rapidi nella realizzazione, evita sorprese e varianti successive e aiuta futura gestione. Tali progetti dovrebbero essere raccolti in una banca dati unica, in connessione alla ricognizione degli immobili pubblici”.

Infine, il presidente Busia ha invitato a “prevedere regole di trasparenza con riferimento all’assegnazione di contributi ed incentivi ai privati, creando una piattaforma digitale che consenta una gestione efficiente e trasparente”.

Oice: promuovere il Ppp con incentivi e premialità

“Fondamentale passo in avanti, ma è essenziale incentivare il PPP con premialità e incentivi” È quanto ha sostenuto l’Oice, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, in audizione con l’intervento della Vicepresidente, con delega alla sostenibilità, ing. Francesca Federzoni. “Pur costituendo il Piano Casa un passo fondamentale per il nostro Paese, deve rappresentare altresì l’occasione per una revisione organica del Testo Unico Edilizia (DPR 380/2001) e per il completamento dell’iter legislativo dei disegni di legge sulla Rigenerazione Urbana. Siamo favorevoli all’adozione di una legge quadro nazionale in materia ma è necessario assicurare modalità flessibili di recepimento al fine di tenere conto delle specifiche esigenze territoriali.”

Per l’Oice, poi, occorre prestare attenzione alla possibilità di implementare il Piano nelle piccole e medie realtà territoriali e fare un maggiore sforzo per garantire il recepimento delle misure nei centri di minori dimensioni. Rimane poi il nodo delle risorse: “è a nostro avviso essenziale – ha concluso Francesca Federzoni – il tema delle premialità per incentivare l’utilizzo del partenariato pubblico privato, prevedendo strumenti incentivanti come la messa a disposizione gratuita dei terreni pubblici e l’azzeramento degli oneri urbanistici in modo da migliorare la sostenibilità economico-finanziaria degli interventi e accelerarne la realizzazione. Le stime fatte sui costi per le ristrutturazioni degli immobili ci sembrano non del tutto realistiche ma ci siamo impegnati con la commissione a fornire dei dati di riferimento dedotti dal mercato in cui operano i nostri associati.”.

Confindustria: misure fiscali e coordinamento amministrativo

“L’emergenza abitativa riguarda numerose aree del territorio. È presente al Nord come al Centro-Sud e coinvolge sia grandi aree metropolitane sia piccoli-medi comuni e territori a forte vocazione industriale. Perché il Piano Casa possa dispiegare pienamente i propri effetti è essenziale assicurare la tempestiva e piena attuazione del provvedimento, che è però legata a numerosi decreti e atti, dipende da diversi soggetti e coinvolge tutti i livelli di governo. In tal senso, oltre alle figure commissariali previste, rilievo centrale assumeranno Invitalia, Invimit e Regioni, Comuni e Province autonome, il cui ruolo sarà determinante per il successo del Piano. Sarà essenziale assicurare un efficace coordinamento tra amministrazioni centrali, Regioni, Province autonome, Comuni e soggetti attuatori”. Così, Angelo Camilli, vicepresidente per il Credito la Finanza e il Fisco di Confindustria.

Che ha poi chiesto di “favorire con semplificazioni interventi anche di medie e piccole dimensioni, che sono rilevanti. Si potrebbero anche prevedere, ma sarebbe necessaria una copertura finanziaria, misure di natura fiscale e finanziaria per favorire l’afflusso di capitali verso questi investimenti. Abbiamo anche sollecitato il tema delle misure fiscali, per incoraggiare fondi pensioni e casse di previdenza in investimenti infrastrutturali di questo genere attraverso la leva fiscale. Questo potrebbe mobilitare finanza in aggiunta a quello che può fare lo Stato”.

Confapi-Aniem: bene il piano ma risorse incerte e inadeguate

Giudizio con luci e ombre anche per Confapi Aniem. Che è intervenuta in audizione con il presidente Giorgio Delpiano. “Dopo anni in cui l’edilizia abitativa è scomparsa dalle strategie legislative e dai programmi economici nazionali, esprimiamo apprezzamento per un’iniziativa che tende finalmente a ricollocare il tema casa in primo piano, cogliendo le criticità peculiari di questo momento storico, dove l’emergenza abitativa non riguarda solo le fasce più fragili, ma coinvolge anche i ceti medi, gli studenti e i lavoratori che necessitano di soluzioni temporanee”.

Per Delpaino, “il contesto socio-economico è profondamente cambiato condizionato dall’aumento costante dei costi di costruzione, degli oneri per l’accesso al credito e dell’inflazione. Le norme varate dal Governo hanno il merito di avviare un percorso e di riconoscere che l’emergenza casa richiede strategie ampie e articolate, oltre alla rimozione degli ostacoli burocratici che rallentano i processi attuativi”.

Ma, come accennato, Confapi Aniem pur riconoscendo gli aspetti positivi del provvedimento, evidenzia alcune criticità. “Le risorse appaiono incerte e inadeguate rispetto agli obiettivi del Governo e ai costi attuali – ha specificato Delpiano – Con 200 milioni di euro l’anno si possono recuperare 10.000 alloggi, mentre con 1 miliardo di euro si possono realizzare circa 5.000 nuove abitazioni, considerando anche gli standard di efficienza energetica previsti. Ma, soprattutto, siamo preoccupati dall’impianto normativo che sembra rispondere più a logiche finanziarie che imprenditoriali – ha spiegato – , l’impresa rischia di essere relegata a un ruolo solo esecutivo, con condizioni dettate dai grandi fondi immobiliari”. Tra i punti da chiarire, secondo Delpiano “la destinazione delle risorse, se concentrate nelle grandi aree urbane o distribuite su tutti i territori”, così come il tema del “non consumo di suolo che dovrebbe essere precisato rispetto alle aree già edificabili”. Sull’edilizia integrata viene chiesto che “il regime semplificato e agevolato previsto per i grandi investimenti da 1 miliardo venga esteso anche agli interventi minori”.

Infine, viene chiesta “l’introduzione di una leva fiscale a sostegno dei progetti residenziali pubblici e sociali e degli interventi di riqualificazione e ribadiamo la necessità di una cabina di regia che coinvolga tutte le parti interessate, comprese le rappresentanze del sistema imprenditoriale”, ha concluso il presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano.

Forum terzo settore: disagio abitativo merita qualità oltre che riduzione dei canoni

“Il disagio abitativo non può essere ridotto al semplice abbattimento dei canoni di affitto, che è un problema gravissimo e sul quale intervenire, ma non il solo a produrre disagio abitativo. In modo particolare, vengono ignorate le misure che potrebbero migliorare le condizioni abitative delle persone anziane che vivono condizioni di disagio anche se proprietarie di case. C’è un problema di qualità delle abitazioni, come la mancanza di barriere architettoniche, di ascensori”, ha detto Claudio Falasca, di Forum terzo settore.

“Finora i mutui garantiti ed erogati dal Fondo garanzia prima casa sono stati 241.487 per un totale di circa 42 miliardi di euro. Le evidenze osservate sui mutui assistiti dal Fondo prima casa è che mostrano un profilo di rischio contenuto, a fronte di 514.000 mutui in essere circa si registrano 2.500 esclusioni dalla garanzia, un’incidenza ridotta. Lo strumento copre il 20% circa del mercato dei mutui immobiliari in Italia. Il Fondo nell’attuale configurazione è uno strumento di politica economica con funzione anticiclica, più simile al sostegno al credito delle famiglie e categorie sociali più fragili, differenziandosi dalla iniziale previsione più assimilabile a strumento di politica abitativa.”. Lo ha detto Vincenzo Sanasi d’Arpe, direttore di Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici).

Focus sulla riqualificazione energetica e ruolo delle Esco: i rilievi di Assistal

Infine, per Assistal “il testo, si concentra più sulla dimensione edilizia e lascia in secondo piano l’aspetto della riqualificazione energetica, tecnologica e impiantistica che invece noi riteniamo essere molto importante, con valenza tecnica, economica, sociale, industriale. In questo senso per noi è fondamentale valorizzare il ruolo delle Energy Service Company, che sono i soggetti che possono trasformare gli obiettivi di efficientamento energetico”.

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