L'ARCHITETTURA VISTA DA LPP / 52
La religione della modernità raccontata nei nove decenni che vanno dal Bauhaus alla natura di Ensemble Studio
Architettura dal Bauhaus alla Bioinformazione è una Storia dell’architettura che parte dal Novecento per arrivare ai giorni nostri. L’Autore è Antonino Saggio, noto per la sua attività di ricerca e divulgazione, per i suoi testi su Giuseppe Terragni, Peter Eisenman, Frank O. Gehry, per essere stato l’inventore della fortunata collana della Rivoluzione informatica in architettura e della recente serie Imprinting dedicata ai talenti dell’architettura italiana. Il libro è un volume di oltre 500 pagine che si legge volentieri perché è organizzato come un racconto. Il percorso è sintetizzato da due fotografie, poste una all’inizio e una alla fine del volume. (…)
La prima è un celebre scatto di una casa al Weissenhof Siedlung di Stoccarda (1927) disegnata da Le Corbusier, davanti alla quale è parcheggiata un’automobile. Esplicita, con la forza che può avere solo una immagine, l’idea dell’architettura come macchina per abitare. Edificio ed automobile sono infatti accomunati da una stessa idea di modernità e di progresso tecnologico.
La seconda, posta alla fine, è l’immagine di un recente frammento di paesaggio scavato in una cava nel cuore di Minorca. Un progetto di Ensemble Studio che recupera la natura per costruire un nuovo scenario organico, che risponde ad una idea di modernità molto diversa. Consiste, come sottolinea Antonino Saggio, nel non consumare suolo, non estrarre nuovi materiali, non costruire il superfluo per ritornare alla natura.
Già nel 1979 il filosofo francese Jean-François Lyotard in un importante scritto, dal titolo La condizione postmoderna, affermava che è finito il tempo delle spiegazioni uniche e onnicomprensive. E che viviamo il passaggio dalle grandi narrazioni a una pluralità di storie locali e frammentate. Credo che tutto questo non si possa dire per il libro di Saggio che, invece, ha, e per fortuna, una impostazione unitaria e dialettica, quasi hegeliana.
Il libro segue un filo conduttore preciso ed è rigorosamente organizzato in nove parti, ciascuna delle quali affronta grossomodo un decennio visto come la premessa del successivo. Il periodo dal 1919 al 1929 è caratterizzato dalla fascinazione per la macchina e in questa luce possono leggersi sia la scuola del Bauhaus che l’esperimento di edilizia sociale del Narkomfin. Segue, dal 1929 al 1939, l’età dell’invidualità che, attraverso l’architettura organica, cerca di dare umanità alla macchina del decennio precedente. E i cui edifici di riferimento sono il Sanatorio di Paimio di Alvar Aalto e la Casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright.
Il terzo capitolo è dedicato al dopoguerra, dal 1945 al 1956, in cui il problema principale non é solo ricostruire il patrimonio edilizio distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma la ricostruzione del significato, dall’Unità di abitazione di Le Corbusier, che propone un modello alternativo di abitazione, alla Sidney Opera House che persegue una monumentalità non retorica. Tema questo della monumentalità affrontato dalla ricerca di Louis Kahn.
Vi sono poi gli anni del Big Bang dal 1957 al 1966. In questa quarta parte il popolare, il pop, i tessuti urbani, le avanguardie radicali segnano una inversione di rotta. Ma è nella quinta parte, il periodo dal 1968 al 1977, che l’architettura scopre il tema del linguaggio con i Five Architects di New York. E vive una condizione manierista raccontata dalle opere di James Stirling e da Hans Hollein. È la stagione del Post Moderno, il PoMo.
La sesta parte, che va dal 1978 al 1987 è caratterizzata dalla scoperta del contesto e del palinsesto. Cioè del fatto che la buona nuova architettura sceglie di sovrapporsi e di integrarsi alla vecchia e rifiuta la tabula rasa. A partire dal genio in quegli anni emergente di Frank O. Gehry che costruisce la sua abitazione a Santa Monica ampliando una casa esistente la cui sagoma si intravede sotto le lamiere e i nuovi materiali della addizione da lui operata.
La settima parte racconta il successo e le motivazioni del Decostruttivismo dal 1988 al 2000, anni intorno ai quali si inaugura il Guggenheim di Bilbao (1997). Entrano in campo nuovi personaggi: da Rem Koolhaas a Santiago Calatrava, da Daniel Libeskind a Enric Miralles. Ma il protagonista indiscusso è Frank O. Gehry. L’architettura oscilla tra una nuova densità materica e la scomparsa in forme liquide. Il linguaggio si libera da ogni imposizione. Si respira aria di libertà. Portata dalla rivoluzione informatica che caratterizza l’ottava parte e che segna il periodo che va dalla ferita del Ground Zero di New York ai tempi odierni. La nona e ultima parte si sovrappone temporalmente all’ottava e va dal 2010 ad oggi. Parla dell’ambiente, dell’ecologia e si conclude, come accennavo in precedenza, con Ca’n Terra, il progetto di Ensemble Studio.
Il racconto, chiaro e ben scritto, è coinvolgente se non entusiasmante. Il lettore ha l’impressione che la storia si svolga seguendo un divenire progressivo, ineluttabile e, come dicevamo, dialettico. Insomma, che sia possibile immaginare per l’architettura una grande narrazione. In effetti, un taglio così deciso della storia in nove parti comporta riduzioni e forzature che l’Autore con grande abilità ha evitato di evidenziare. Antonino Saggio parla di una analogia tra lo svolgimento dell’architettura moderna e quello delle rivoluzioni scientifiche teorizzate da Thomas Kuhn. E tralascia che spesso assistiamo agli erratici tentativi di più e contrastanti programmi di ricerca non sempre chiari e consapevolmente direzionati. E che una storia fatta di rivoluzioni e di eroi corre il rischio di tramutarsi in una apologia di alcuni grandi personaggi dimenticando il ruolo che giocano i personaggi minori o, a torto, considerati tali.
Pensiamo per esempio al Bauhaus, presentato come l’inizio di questa storia della modernità. Studi e testimonianze hanno fortemente ridimensionato la coerenza didattica della scuola e la figura di Gropius. Evidenziati i contrasti con protagonisti del Movimento Moderno quali Theo van Doesburg che l’accusava di un eccessivo formalismo non privo di risvolti espressionisti. O anche si pensi alla figura di Johannes Itten che, con la sua impostazione teosofica e simbolica, influenzò, certamente non in direzione moderna, la linea culturale del primo Bauhaus. E agli scontri feroci di Gropius con il secondo direttore, Hannes Meyer che lo accusava di formalismo, oltre che di scarsa integrità morale. Oppure a quanto sia stata importante Ise Frank, la seconda moglie di Gropius, nel costruire il mito del Bauhaus e quanto questo mito sia dipeso da una lettura americana alla quale faceva comodo lanciare l’idea di una scuola innovativa nata in Europa e i cui esponenti principali, Walter Gropius, Mies van del Rohe, Marcel Breuer, si erano poi trasferiti nella patria della libertà e cioè negli USA. Per non parlare, infine, del ruolo di alcuni critici, come Sigfried Giedion, nell’esaltare Gropius, Mies e Le Corbusier e una certa visione della modernità, affossando altre letture, quali per esempio quella espressionista avanzata da Hugo Häring. Personaggi questi che sono citati nel libro quasi di sfuggita ma che, invece, potrebbero dar modo di costruire diverse altre storie della Modernità.
Di forzature nel libro se ne potrebbero trovare numerose altre. Ma credo che farlo sarebbe uno sbaglio. La bellezza di quest’opera è proprio nella sua struttura ben congegnata e ben articolata. Di una impostazione unitaria e decisa. Che produce un racconto avvolgente e avvincente. Ma sostanzialmente apologetico. In cui si susseguono martiri e eroi e, come sostiene l’Autore nella introduzione: “sono proprio le criticità che coinvolgono il mondo che costituiscono l’alimento della ricerca architettonica più impegnata e innovativa. Si tratta della ricerca di risposta alla crisi che nei suoi aspetti propositivi e dinamici definisce il concetto di Modernità”. Una modernità che, alla fine, è una tensione, un atteggiamento, una forma mentis. Quasi una religione.
Antonino Saggio. Architettura dal Bauhaus alla Bioinformazione, LetteraVentidue, Siracusa 2026, 39 euro.
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