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Ets, 26,4 miliardi di entrate al 2038 con prezzo finale a 193 euro. ECCO: pesa solo il 3% in bolletta, non va sospeso ma rafforzato

18 Giu 2026 di Mauro Giansante

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Continua, e come, il dibattito sulla revisione del meccanismo di scambio di quote emissive sul mercato europeo. Meglio noto come Ets. Una nuova analisi del think tank Ecco presentata ieri alla Camera si oppone al recente rapporto dell’università Bicocca di Milano, sponsorizzato da Confindustria (che ieri ha proposto di allineare il sistema Ets all’Ets 2). Piuttosto che continuare a parlare di sospensione, sostiene il centro studi ambientalista, lo strumento Ets andrebbe potenziato. Un messaggio diretto ai palazzi europei, più che alle istituzioni italiane, visto che la riforma finale è attesa per il 15 luglio prossimo dopo la prima parte presentata ad aprile. Va rafforzato perché dal 2005 ha dimezzato le emissioni nei settori regolati. Di contro, ricorda Ecco, la sospensione dell’Ets non ridurrebbe in modo significativo il prezzo finale dell’elettricità. Per un consumatore domestico, infatti, il costo dell’Ets rappresenta il 3% della bolletta, mentre la principale causa del caro energia continua a essere legata alla forte volatilità dei mercati dei combustibili fossili, dai quali l’Italia dipende ancora in larga misura. L’indebolimento del sistema, dunque, rischierebbe di rallentare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Tra l’altro, ricorda l’analisi del think tank, i numeri e la storia del meccanismo ci dicono che alla sua entrata in vigore nel 2005, l’Ets è stato oggetto di diverse revisioni, per adattare lo strumento all’evoluzione degli obiettivi climatici europei, mantenendo un approccio tecnologicamente neutrale. Nel tempo, peraltro, il sistema ha contribuito ad aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix elettrico europeo fino al 47,5% nel 2024, e ha generato circa 260 miliardi di euro di entrate attraverso le aste delle quote di emissione. Ciò, mentre il Pil dell’Unione europea continuava a crescere.

Guardando altri numeri, invece, si capisce che il deficit italiano riguarda l’uso delle risorse ricavate dallo scambio di quote. Perché le aste Ets hanno generato circa 18 miliardi di euro tra il 2012 e il 2024, ma solo 1,6 miliardi, il 9% del totale, sono stati destinati a misure nell’alveo della transizione, come richiesto dalle norme europee. La situazione è migliore negli altri Stati membri, dove in media il 75% dei proventi viene destinato ad azioni per il clima e la transizione energetica, sebbene la trasparenza delle voci di spesa resti limitata. “L’Ets funziona perché rende le emissioni più scarse e più costose. Le quote assegnate devono diventare un premio alla transizione non solo un sostegno automatico. E vanno superate le eccezioni nazionali. Sulla speculazione, il mercato delle quote è già sorvegliato. Ben venga rafforzare i controlli”, ha spiegato il vicepresidente della Camera Sergio Costa. Per il quale, dunque, “rivedere l’Ets è l’occasione per governare questo percorso. L’Italia non vada in Ue per un niet ma per una proposta che unisca al tavolo imprese e cittadini”. Al contrario, secondo l’ex ministro, non solo stoppare l’Ets non risolverebbe nulla ma ci ritroveremmo isolati rispetto alla direzione continentale, indebolendo comunque anche la credibilità dell’Unione.

In prospettiva, alcune stime sulle risorse recuperabili da qui ai prossimi anni le ha fornite Giampaolo Arachi dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Per il quale fino al 2027 manterremo la linea dei 2,6 miliardi annui di proventi dalle aste. Poi assisteremo a una diminuzione graduale, che inizialmente verrà compensata dai prezzi, poi al 2039 i proventi si annulleranno”. Dal 2025 al 2039, “a un prezzo finale di 193 euro, le entrate complessive saranno stimabili in 26,4 miliardi”. Mentre, “con un prezzo di 290 euro, invece arriveremmo a 32,9 miliardi”. Sul gettito italiano, ha concluso, “interverrà il nuovo quadro finanziario pluriennale europeo”. Nella nuova proposta, per il prossimo quadro finanziario europeo si prevede che il 30% dei proventi Ets rientri nel bilancio Ue. In più, va considerato il meccanismo Cbam ma con ordini di grandezza molto inferiori.

Il dossier dell’Ets, insomma, rimane caldo. Oggi e domani a Bruxelles si svolgerà la riunione dei leader dei Paesi membri. In agenda, tra l’altro, c’è proprio il tema della competitività europea. Per aumentarla una delle strade principali è e sarà proprio quella di ridurre i costi energetici per rendere evidente a tutti che la decarbonizzazione è conveniente oltre che necessaria.

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