L'ANALISI OGGI ALLA EU SUSTAINABLE ENERGY WEEK
ECCO: per sbloccare l’elettrificazione serve mettere mano agli oneri di sistema e alla fiscalità
Secondo l’analisi economica del think tank italiano, nel settore domestico l’elettricità paga tasse e oneri quattro volte superiori rispetto al gas e nei settori industriali, del commercio e dei servizi il divario è circa venti volte. Ecco perché urge aggiornare la fiscalità e le modalità di raccolta delle risorse pubbliche destinate a finanziare la transizione energetica.
Non c’è solo un tema autorizzativo o impiantistico. Per accelerare la transizione energetica italiana occorre agire sugli oneri di sistema e la fiscalità. A sostenerlo è una nuova analisi economica sviluppata dal think tank italiano per il clima Ecco, che verrà presentata oggi alla European Sustainable Energy Week. In Italia, ricorda il centro studi indipendente, le famiglie pagano sull’elettricità tasse e oneri fino a quattro volte superiori a quelli applicati al gas. Nel settore industriale, il divario supera le venti volte. Anche nei trasporti le diverse modalità di ricarica elettrica sostengono tasse e oneri fino al doppio di quelli gravanti su diesel e benzina. “Un paradosso”, lo definisce Matteo Leonardi, Co-Fondatore e Direttore Esecutivo del think tank. “Il sistema fiscale italiano penalizza proprio le tecnologie più efficienti. In un momento in cui il costo dell’energia è diventato un fattore cruciale per famiglie e imprese, chi investe nell’elettrificazione non riesce a beneficiare pienamente dei vantaggi economici dell’innovazione. Così si rallentano gli investimenti, si riduce la competitività e si frena la transizione energetica”.
Eppure, analizza Ecco, l’elettrificazione, grazie alla maggiore efficienza e all’apporto delle rinnovabili, è l’unica via per ridurre le bollette. Nel 2024 il costo medio dell’elettricità per i consumatori italiani è stato di circa 31 centesimi per kilowattora (c€/kWh). Di questi, il 49% era rappresentato dal costo della materia prima, il 16% dai servizi di rete e il restante 35% da componenti fiscali, oneri e costi legati al sistema ETS. Per il gas, invece, il costo medio è stato di circa 10 centesimi per kilowattora: il 50% attribuibile alla materia prima, il 22% ai servizi di rete e il 28% a fiscalità e oneri. Una piccola e media impresa in Italia si trova così a dover pagare in bolletta tasse e oneri pari a 11 c€/kWh per l’elettricità contro 0,6 centesimi per il gas, dimostrano le stime del think tank.
Per il quale, allora, il dito va puntato sugli oneri generali di sistema. Sono, spiega lo studio, la principale causa del divario tra elettricità e combustibili fossili. Nati per finanziare politiche settoriali e sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili, continuano oggi a gravare quasi esclusivamente sui consumi elettrici. Il gas naturale, il diesel e la benzina non hanno sostenuto costi altrettanto significativi poiché le prospettive di decarbonizzazione dei rispettivi settori di riferimento, calore e mobilità, risiedono proprio nel percorso di elettrificazione. Non è vero, dice lo studio, che diminuiranno da soli. “Questa evoluzione – si legge nel documento – è spesso indicata come la soluzione naturale allo squilibrio evidenziato, e tende a giustificare l’immobilità del legislatore a intervenire alla complessità di voci che oggi costruiscono il costo degli oneri non connessi alla materia prima dell’energia. Si tratta di un errore. Non solo perché cinque anni di freno all’innovazione pesano in modo significativo all’interno di un processo globale di cambiamento tecnologico, ma anche perché è difficile ritenere che la riduzione degli oneri legati al finanziamento pregresso delle fonti rinnovabili possa, da sola, risolvere la difficoltà del legislatore nel costruire il nesso tra il prelievo di oneri, Ets e fiscalità, da un lato, e il finanziamento della transizione, dall’altro”.
E allora? Serve riformarli per aggiornare la fiscalità coerentemente con gli obiettivi energetici, di sicurezza e competitività del nostro Paese. In questo senso, arrivare a un livello di costo di tasse e oneri almeno pari per contenuto energetico (kWh) fra elettricità, gas, diesel e benzina è il presupposto per mobilitare gli investimenti privati in elettrificazione. Un riequilibrio che, se ben disegnato, sarebbe capace di raccogliere le risorse necessarie per finanziare le politiche legate alla transizione, oggi sostenute dagli oneri di sistema, dal meccanismo Ets e da una spesa pubblica mal coordinata con la politica energetica.
Secondo Matteo Leonardi, poi, “è sbagliato pensare che il livello di debito pubblico dell’Italia non permetta di risolvere le attuali distorsioni o che una riforma di fiscalità e oneri abbia degli impatti eccessivi sui consumatori. Non si può pensare che la soluzione avvenga naturalmente con la progressiva riduzione degli oneri connessi allo sviluppo delle rinnovabili. È il contrario”. Le imposte sull’energia rappresentano circa il 4,8% del gettito totale tributario e contributivo del Paese. Ribilanciare non significa ridurre le entrate ma distribuirle in maniera equa e coerente tra i diversi vettori rispetto agli obiettivi delle politiche. La voci fiscali tradizionali (accisa, Iva, addizionali regionali), i costi connessi al finanziamento di politiche di diverso tipo (gli oneri di sistema), e i proventi dei meccanismi di carbon pricing (Ets1 e Ets2) devono essere considerati come un unico insieme – così, del resto, sono percepiti dal consumatore – capace di assicurare coerenza tra prelievi di diversa
natura e disponibilità finanziaria per le politiche pubbliche di sostegno alla transizione. La spesa pubblica italiana in energia e transizione è elevata, ma spesso contraddittoria, occasionale e frammentata, aggiunge lo studio. “L’incapacità di costruire una relazione tra i costi per i consumatori e il finanziamento delle politiche per la transizione rende gli oneri dei vettori energetici incoerenti con i vantaggi del consumatore”.
Solo così si potrà “costruire un sistema energetico moderno, per aumentare la competitività delle imprese e restituire a famiglie i benefici economici dell’elettrificazione. Mantenere lo squilibrio attuale significa tenere l’economia italiana esposta alla volatilità delle fonti fossili – il 95% del gas e l’89% del petrolio consumati sono oggi importati – ipotecando crescita, competitività e capacità di spesa delle famiglie”.