CORRETTIVO APPALTI
Tutele contrattuali, a sette giorni dalla SCADENZA nessun tavolo sul decreto
Entro il 31 marzo il ministero del Lavoro, di concerto con le Infrastrutture, deve emanare il DM contenente le linee guida per la valutazione dell’equivalenza delle tutele contrattuali del contratto di riferimento indicato dalla stazione appaltante con quello alternativo eventualmente proposto da un’impresa partecipante alla gara in sede di offerta. Il tema è delicatissimo per milioni di lavoratori ed è stato oggetto di tensioni e di scontri già durante l’approvazione del correttivo al codice. Le principali organizzazioni datoriali e sindacali sono in sintonia e premono sul governo. Per ora parla solo Genovesi (Cgil): “Intollerabile che si intervenga su materie contrattuali senza informare preventivamente chi quei contratti li ha sottoscritti”.
Mancano sette giorni alla scadenza del 31 marzo fissata dal correttivo al codice appalti per il decreto interministeriale Lavoro-Infrastrutture che deve adottare le linee guida per la determinazione delle modalità di attestazione dell’equivalenza delle tutele contrattuali nel caso in cui una impresa appaltatrice decida di adottare, in sede di offerta, un contratto diverso da quello indicato come “applicabile” dalla stazione appaltante nei documenti di gara. Le linee guida dovranno definire le modalità con cui le stazioni appaltanti dovranno definire marginali, o meno, gli scostamenti rispetto alle tutele contrattuali necessarie. L’allegato I.01 del codice consente infatti, nell’ambito della verifica dell’equivalenza delle tutele contrattuali, retributive e normative, che, su queste seconde, sia tollerabile uno scostamento minimo rispetto alle tutele del contratto indicato dalla stazione appaltante.
Mancano sette giorni e nessun tavolo è stato indetto con le parti sociali e nessun incontro è stato convocato né dal ministero del Lavoro, titolare del decreto, né dal ministero delle Infrastrutture che, in quanto competente sul codice, deve dare il concerto al decreto. Una procedura quanto meno anomala, considerando che il decreto interviene su materia contrattuale e di stretta competenza della concertazione sindacale. Una omissione che desta grande preoccupazione fra imprese e sindacti, anche in considerazione che il percorso che ha portato alla formulazione finale del testo del correttivo al codice appalti è stato tutt’altro che limpido, per non dire opaco. Addirittura una “manina” dell’ultimo minuto ha eliminato la norma che prevedeva in automatico, fra le tutele irrinunciabili nel settore edilizio, l’iscrizione alle casse edili.
Associazioni imprenditoriali e sindacali per il momento hanno deciso di non esternare questa preoccupazione, forse per capire se vi sia l’intenzione di convocare un incontro in settimana, a ridosso dell’emanazione del decreto che, da quanto risulta a Diario DIAC, il ministero del Lavoro ha già inviato al ministero delle Infrastrutture.O addirittura se il governo decida di prendere tempo e non rispettare la scadenza del 31 marzo. Ipotesi difficile considerando che è congelata l’intera normativa in attesa del decreto e quindi le imprese in gara non possono adottare contratti diversi da quelli indicati dalle stazioni appaltanti.
Unico a rompere il silenzio e a esternare la proprio preoccupazione è stato ieri il segretario confedereale della Cgil, Alessandro Genovesi. “Non è tollerabile – ha scritto Genovesi in un comunicato – un decreto che entri nel merito delle varie tutele dei Ccnl, rischiando di ridurre i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, favorire magari operatori più border line e alimentare forme di possibile dumping, senza un confronto con chi quei contratti, li sottoscrive su mandato di milioni di donne e uomini. In un settore, come quello degli appalti pubblici, che vale oltre 200 miliardi di euro l’anno e occupa milioni di persone, tra lavori, servizi e forniture”. Dopo aver spiegato i contenuti richiesti al decreto, Genovesi ha poi aggiunto di ritenere “utile che il ministero del Lavoro, prima di emanare un decreto così importante e delicato, avvii un confronto di merito e senza pregiudiziali con le principali organizzazioni sindacali e datoriali del Paese, già nei prossimi giorni, se non altro per mettere tutte le forze sociali che quei Ccnl sottoscrivono, nelle condizioni di dare un contributo ed evitare ennesimi scivoloni da parte del governo”.