LA REVISIONE PNRR PRESENTATA IN PARLAMENTO
Salta il mini-incentivo per l’efficientamento di case private, resta solo per l’edilizia pubblica. Salvi i fondi Fs, passa la riforma
Il Governo ha presentato in Parlamento la relazione sulla proposta di quinta revisione Pnrr che agisce in tre modi: modifiche immediate di misure e obiettivi (prevalentemente previsti dalla settima rata in corso di esame) fatte secondo modalità tradizionali; modifiche che vengono fatte in base alla nuova filosofia del Piano di prosecuzione di riforme e investimenti oltre il 2026 (riforma ferroviaria e piani urbani integrati); misure che si candidano a entrare nella sesta revisione del Pnrr di giugno per essere ammesse anche alla proiezione post-2026 (piano casa).

RAPPORTO DI MONITORAGGIO CIVICO DEL PNRR
Il Governo ha presentato in Parlamento la relazione sulla proposta per la quinta revisione del Pnrr, inviata a Bruxelles il 21 marzo e poi discussa con la comissione. Rispetto a quanto già scritto da Diario DIAC (si veda qui l’articolo dell’8 maggio) la relazione consente di acquisire tre tipi di informazioni: 1) le singole misure, i target e gli obiettivi che subiscono una variazione oppure che vengono confermate a sorpresa nonostante i ritardi nell’esecuzione (come le opere ferroviarie); 2) le nuove misure che anticipano la revisione generale (la sesta) che sarà presentata a giugno, avviando una nuova filosofia del Piano (che abbiamo chiamato “il dopo-Pnrr nel Pnrr”); 3) gli elementi di prospettiva che si possono prendere dalla quinta revisione e che troveranno piena realizzazione nella sesta.
Alcuni esempi concreti aiutano a capire questi tre livelli.
Sul primo punto va detto anzitutto che gli obiettivi che vengono modificati sono ben 107, relativi alle rate dalla settima alla decima. Le misure che vengono modificate sono molte di più, essendo spesso gli obiettivi composti di più misure. Vengono modificate, per esempio, alcune voci della missione 3: il pacchetto delle linee alta velocità nel Sud (Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Messina) che riduce il numero di chilometri da realizzare da 119 a 114 ma aumenta il finanziamento da 3.853 milioni a 4.100 (pesa l’effetto Terzo Valico); il pacchetto delle linee ad alta velocità del Nord (Terzo valico, Milano-Brescia-Verona e Verona-Venezia) che riduce da 165 a 158 i chilometri di linea da realizzare mantenendo lo stesso finanziamento; il pacchetto delle trasversali (Orte-Falconara e Battipaglia-Taranto) che riducono sia i chilometri di linea da realizzare da 27 a 15 sia il finanziamento da 888 a 530. Come si vede, i cambiamenti sono limitati e nessuna grande opera sarà stralciata. Il ministero delle Infrastrutture ha rivendicato in un comunicato di lunedì di essere riuscito a salvaguardare tutti i fondi assegnati.
Fra le misure immediatamente modificate la novità forse più interessante riguarda l’investimento 17 della missione 7, lo “strumento finanziario per l’efficientamento dell’edilizia pubblica, anche residenziale (ERP), e delle abitazioni di famiglie a basso reddito e vulnerabili”. Il mini-incentivo, che avrebbe dovuto sostituire il Superbonus concentrandosi sulle famiglie a basso reddito, non è mai decollato e ora viene cancellata proprio la parte relativa ai soggetti privati. Lo strumento di sostegno, che sarà erogato da GSE in collaborazione con Cassa depositi e prestiti, resta quindi solo per interventi in edifici residenziali pubblici.
Fra le altre misure che subiscono variazioni ci sono la scomparsa del finanziamento alle colonnine per le ricariche elettriche, ridestinato a nuovi incentivi per la rottamazione della vecchia auto e l’acquisto di un auto elettrica (per 39mila auto) e l’allargamento delle comunità energetiche ai comuni di medie dimensioni (fino a 50mila abitanti). Nell’edizione di domani Diario DIAC tornerà sul tema con un elenco dettagliato delle variazioni immediate.
Per quanto riguarda il secondo punto – le misure che anticipano il cambiamento di filosofia del Pnrr proiettando le riforme e gli investimenti oltre il 2026 – vanno citate le nuove riforme ferroviarie e i piani urbani integrati. La nuova riforma ferroviaria si chiama “Rafforzamento dell’efficienza nell’infrastruttura ferroviaria italiana” e ridisegna il percorso di pianificazione degli investimenti ferroviari con l’intento di aumentarne la produttività e ridurne le tempistiche.
La riforma si dovrà completare – approvazione di leggi e regolamenti . entro il 2025, dovrà essere applicata per almeno dieci anni e sarà accompagnata nella sua attuazione da nuovi target e milestones che andranno oltre il 2026. Fra le misure previste il rafforzamento del ruolo dell’Autorità di regolazione dei trasporti, l’apertura della concorrenza con l’effettuazione delle gare per i servizi di intercity e regionali, la costituzione di una società a controllo pubblico per l’acquisto del materiale rotabile (Rolling Stock Company o Rosco) per cui dovrebbero arrivare 200 milioni di Pnrr non spesi nella prossima proposta di revisione di giugno.
Un altro modello di proiezione oltre il 2026 è dato dai Piani urbani integrati. Non ci sono più obiettivi di realizzazione degli interventi entro il 2026. Viene spostato al 2026, invece, l’obiettivo che “gli intermediari finanziari selezionati dovranno aver stipulato accordi di finanziamento con i beneficiari finali per un valore di investimento dei progetti sottostanti di almeno 545 milioni di euro (compresi i finanziamenti privati)”. Quindi vengono individuati, sulla base dei progetti presentati, dei cofinanziatori privati che assumeranno impegni a versare le somme pattuite per la realizzazione di alcuni progetti concordati. La realizzazione concreta seguirà.
Il terzo punto consiste sostanzialmente nell’allargamento di questo metodo della prosecuzione di investimenti e riforme oltre il 2026 ad altre misure e capitoli di spesa. Il periodo che va da qui a giugno servirà per definire meglio questo elenco di interventi e per capire a questi interventi quali fondi Pnrr (che non sarebbero stati spesi) saranno destinati. Un candidato è l’investimento in studentati. Anche in questa proiezione sulla sesta revisione, il Mit ci aiuta capire, con il comunicato fatto lunedì scorso. E’ prevista anche – dice il Mit – “l’istituzione del Fondo per gli investimenti infrastrutturali strategici e la promozione del Partenariato Pubblico-Privato (PPP), che è ancora in discussione con i tecnici della Commissione e che probabilmente verrà alla luce nell’arco dei prossimi mesi. Il Fondo – continua il ministero delle Infrastrutture – rappresenterà un veicolo stabile per sostenere interventi fuori dal perimetro del PNRR e attrarre capitali privati nella realizzazione di grandi opere pubbliche. Lo strumento, anticipato nelle scorse settimane come priorità dal MIT, sarà progressivamente rafforzato, con un impatto atteso significativo in settori chiave come le infrastrutture idriche e l’edilizia sociale (Piano Casa)”. Si intuisce, anche se non è esplicito, che il fondo sarà in prima battuta finanziato con fondi Pnrr destinati ai Pinqua.
Un’ultima considerazione che tiene insieme tutti e tre i punti è quella sulle modalità di rendicontazione che proprio il Mit è riuscito a strappare alla commissione e che è alla base dell’affermazione del ministro Salvini di aver salvaguardato tutti i fondi. Questo è possibile perché d’ora in avanti i finanziamenti e i pagamenti non saranno riservati esclusivamente a opere completate e in funzione, come era nello spirito originario del Pnrr, ma anche a pezzi completati di opere non completate. Questo sistema è definito “conclusione di parti d’opera autoconsistenti”: il finanziamento va cioè a parti in qualche modo autonome di un’opera.