ENTRA NEL VIVO ALLA CAMERA L'ESAME DEL DL 19/2026
Pnrr, il Parlamento chiede scadenze flessibili se non essenziali ai target. Ppp, risoluzione per il rilancio
Emendamenti segnalati da tutti i gruppi di maggioranza e dal Pd per differire, su richiesta dell’appaltatore, il termine per l’ultimazione di lavori legati ai target al 31 luglio e di lavori “non sostanziali” al 30 settembre. Sul partenariato pubblico-privato Forza Italia (prima firmataria Mazzetti) chiede impegni al governo per salvare le procedure in corso e per una riforma dopo lo stop Ue alla prelazione.
IN SINTESI
Entra nel vivo l’esame del decreto legge Pnrr alla commissione Ambiente del Senato con la pubblicazione del fascicolo dei segnalati che indica le priorità dei gruppi parlamentari rispetto agli emendamenti presentati in prima battuta. Non possono non colpire immediatamente, proprio nella prima e nella seconda pagina del fascicolo (ancora in bozza), sei proposte tutte uguali che arrivano dai quattro gruppi di maggioranza (Fratelli d’Italia, Noi Moderati, Forza Italia e Lega), ma anche dal PD e dalle minoranze linguistiche VdA e SVP: i commi aggiunti 1-bis e 1-ter all’articolo 1 reclamano una maggiore flessibilità sulle scadenze relative a opere finanziate, in tutto o in parte, con il Pnrr.
Sappiamo che è uno dei grandi temi di questa coda finale del Pnrr, più volte denunciato dall’Ance, il rischio di caos dato dall’intreccio di termini relativi a lavori che sono effettivamente essenziali ai fini del raggiungimento dei target di fine Pnrr e di termini relativi a lavori che sono soltanto “collaterali” o, come li chiama l’emendamento, “non sostanziali”. La flessibilità richiesta dagli emendamenti in questione, in realtà, è comunque per tutte e due le categorie di lavori. Per quelli “sostanziali” si dà la possibilità al Rup, su richiesta dell’appaltatore, di rinviare al 31 luglio 2026 la data per l’ultimazione dei lavori, “anche in deroga alle clausole contrattuali”, che potrebbero prevedere scadenze anche anticipate rispetto al 30 giugno: in questo modo si allineano al 31 luglio tutte le scadenze contrattuali, di legge o di previsione Pnrr. Per i lavori “di rifinitura ovvero non sostanziali” il Rup, sempre su richiesta dell’appaltatore, può fissare un nuovo termine fino al 30 settembre 2026.
La flessibilità rispetto alle scadenze previste solo dai contratti di appalto viene ulteriormente rafforzata con il secondo comma aggiuntivo qualora sia stato già raggiunto il target Pnrr. In questo caso il Rup, sempre su richiesta dell’appaltatore, potrà differire il termine contrattuale “per il tempo eventualmente necessario al completamento dei lavori”. Con questa norma si separano nettamente i target Pnrr dalle altre condizioni e scadenze poste dai contratti.
Sempre all’articolo 1, ulteriori emendamenti provenienti dalla maggioranza si incaricano di garantire un futuro alla cabina di regia Pnrr o a Regis, la banca dati della Ragioneria per il monitoraggio e la rendicontazione degli interventi, ben oltre il Pnrr. Un emendamento di Noi Moderati (primo firmatario Alessandro Colucci) si spinge fino a prevedere che Regis arrivi a operare come “piattaforma unica nazionale per la gestione integrata dei progetti e degli investimenti pubblici, offrendo dati liberamente accessibili, analisi dettagliate e target misurabili riguardo agli obiettivi e alle tempistiche di raggiungimento degli stessi, oltre a report periodici sulle politiche pubbliche finanziate con risorse nazionali ed europee anche successivamente agli adempimenti” del Pnrr.
Nei giorni prossimi torneremo sugli altri emendamenti segnalati su tematiche anche diverse dal Pnrr.
La risoluzione di Forza Italia sul PPP
Intanto ieri Forza Italia ha depositato, con la deputata toscana Erica Mazzetti, la presentazione di una risoluzione sul partenariato pubblico-privato in commissioane Ambiente della Camera. Dopo l’altolà della Corte di giustizia al diritto di prelazione previsto dal codice appalti del 2023 e dal correttivo di fine 2024, Mazzetti chiede che il governo si adoperi anzitutto per “assicurare certezza alle amministrazioni procedenti”, in particolare per le procedure in corso, emanando “disposizioni di immediata applicabilità” che consentano: 1) di applicare le vecchie norme alle gare già aggiudicate e ai contratti in essere per l’applicazione del principio pacta sunt servanda; 2) di fare salvi i procedimenti di partenariato pubblico privato per cui l’iter di valutazione delle proposte è in corso, consentendo alle stazioni appaltanti di modificare il livello di pubblicità dell’avviso/comunicazione a livello europeo, anche al fine di adeguarsi alla procedura di infrazione attivata dalla Commissione; 3) agli enti concedenti – per quanto riguarda le gare indette prima della pubblicazione della sentenza della CGUE – di effettuare una rettifica nella quale eliminino la previsione del diritto di prelazione, riaprendo i termini per la presentazione delle offerte e mantenendo invariato il rimborso dei costi fino al 2,5%.
Mazzetti chiede poi al governo di intervenire rapidamente con modificha agli articoli 175 e 193 del codice appalti, in particolare consentendo l’utilizzo di criteri di valutazione non tabellari volti a premiare le soluzioni più innovative e/o customizzate, uno snellimento del livello di dettaglio delle proposte, per favorire l’elaborazione di proposte in assenza di diritto di prelazione, una modalità di gara che tuteli l’idea del promotore e stimoli il mercato a competere non sulla
proposta del promotore ma sull’obiettivo della sua proposta. “Senza prelazione e senza meccanismi di tutela delle idee progettuali/proposte – dcie la risoluzione – il rischio è che non vi siano più proposte e che il ricorso al PPP sia nei fatti accantonato”. Infine si invita a semplificare l’utilizzo della finanza di progetto, “molto diffusa anche per i piccoli progetti e tra le piccole e medie imprese”.