LA CONFERMA DA BRUXELLES

L’Italia ha presentato la quinta revisione Pnrr. Ma è l’aggiustamento per passare la settima rata, non la maxiriforma finale

La proposta di revisione è stata effettivamente consegnata alla commissione europea il 21 marzo, mentre la proposta per la nuova revisione generale e definitiva del Pnrr – a questo punto la sesta – dovrebbe arrivare a giugno, per poi essere approvata fine estate. Proprio perché i tempi si dilatano, è possibile qualche anticipazione del riassetto finale già nella quinta proposta all’esame della commissione e nell’assessment della settima rata. Per il momento nessun travaso di fondi fra Pnrr e fondi di coesione. Meloni annuncia la disponibilità a rivedere nella sesta revisione anche Transizione 5.0 se la curva della spesa non sarà positiva: era stato il capitolone aggiuntivo e il fiore all’occhiello della “revisione Fitto” dell’8 dicembre 2023, ora potrebbe finire sul binario morto e andare a finanziare i “ristori” alle imprese, dazi o non dazi.

08 Mag 2025 di Giorgio Santilli

Condividi:
L’Italia ha presentato la quinta revisione Pnrr. Ma è l’aggiustamento per passare la settima rata, non la maxiriforma finale

RAPPORTO DI MONITORAGGIO CIVICO DEL PNRR

Bruxelles conferma le indiscrezioni riportate nei giorni scorsi da Openpolis secondo cui l’Italia avrebbe presentato alla commissione Ue lo scorso 21 marzo la proposta per la quinta revisione del Pnrr. La presentazione c’è stata, come ha confermato un portavoce della commissione europea ieri sera all’Ansa. Ma non si tratta della maxirevisione finale che stiamo aspettando ormai da quattro mesi e che dovrebbe mettere il sigillo definitivo sul piano, in vista del rush finale che porterà ad agosto 2026. Non è questo passaggio definitivo su cui continua il silenzio assordante del governo e in particolare del ministro al Pnrr, Tommaso Foti, che pure aveva promesso un dibattito in Parlamento prima dell’invio ufficiale alla Ue: si tratta invece di un aggiustamento di target e milestones della settima rata per facilitare l’esame che la commissione sta facendo ormai da cinque mesi. L’Ansa chiarisce infatti, citando ancora fonti della commisisone, che la richiesta “include, tra l’altro, modifiche tecniche relative a tappe e obiettivi della settima richiesta di pagamento, nonché qualsiasi altra proposta giustificata dai requisiti del regolamento”.  La Commissione chiarisce inoltre che, per il momento, non ha ricevuto alcuna richiesta di spostare o trasferire alcun obiettivo/traguardo dal Pnrr alla Politica di coesione.

Risulta, per altro, che nel lungo confronto fra Roma e Bruxelles per l’assessment della settima rata non soltanto si terrà conto favorevolmente delle modifiche richieste con la quinta revisione, ma probabilmente si cominceranno ad anticipare alcune correzioni a regime che dovrebbero confluire nella richiesta della sesta revisione generale, quella di chiusura.

Molte amministrazioni sono preoccupatissime, infatti, che i tempi si siano fortemente allungati – la revisione generale doveva essere inzialmente presentata a febbraio – e che non sarà certo agevole in meno di un anno progettare, cominciare e concludere gli interventi che saranno inseriti come integrazione del Piano. A questo punto il rush finale avrebbe dovuto già essere iniziato,  con la proposta italiana già approvata. Invece la proposta italiana non arriverà prima di giugno per essere poi approvata – prima dalla commissione, poi dal Consiglio Ue o dall’Ecofin – non prima di settembre. A meno che, a sorpresa, non si prenda il treno della quinta revisione che passa e si decida di ampliare quella proposta. Ipotesi molto difficile al momento.

Meloni: pronti a rivedere Transizione 5.0

Se il ministro Foti tace, qualcosa dice Giorgia Meloni, quanto meno ammettendo che si sta lavorando alla più generale revisione del Piano. Rispondendo durante il question time di ieri al presidente dei senatori M5S, Stefano Patuanelli, che lamentava i ritardi di Transizione 5.0 – vale a dire il capitolo aggiuntivo e fiore all’occhiello del governo Meloni nella “revisione Fitto” dell’8 dicembre 2023 – la premier ha detto che “non abbiamo alcun problema a valutare nelle prossime settimane la curva reale di crescita e eventualmente a ridisegnarne l’impiego, in armonia con la natura delle risorse: è un’opzione che il governo ha già avanzato al tavolo con le categorie produttive nell’ambito di quel lavoro di revisione del Pnrr che intendiamo avviare con la Commissione europea”.

La posta in palio con la revisione generale

Ma cosa c’è in palio con la sesta revisione che dovrebbe essere presentata a giugno?

Non c’è soltanto da aggiornare l’elenco degli interventi, eliminando – secondo la prassi avviata da Fitto – tutte le opere che non potranno essere concluse entro il termine perentorio di agosto 2026 e sostituendole con progetti più agevoli. C’è anche da trovare un accordo su quanto saranno flessibili le regole di rendicontazione finale: si tratta soprattutto di stabilire se si considereranno come completati pezzi di opere e di investimenti, vale a dire se la commissione rimborserà la spesa sostenuta, magari considerando con qualche tolleranza le parti “funzionali” delle opere. L’esempio più tipico è il Terzo Valico che, ormai è deciso, resterà nel Pnrr e sarà considerato completato solo in parte.

Ma la principale posta in palio del confronto Roma-Bruxelles è il “dopo-Pnrr nel Pnrr”: se si troveranno cioè le modalità per reimpiegare parti delle risorse non spese come finanziamento per nuove riforme che saranno avviate e timbrate entro agosto 2026, ma potranno poi avere un seguito realizzativo anche dopo. A questa categoria potrebbero appartenere un fondo housing (che recupererebbe parte dei fondi assegnati ai Pinqua e finanzierebbe le nuove politiche abitative legate al “Piano casa” salviniano), un ricarico di investimenti ferroviari (con la riforma delle procedure e delle valutazioni, affidate all’Autorità di regolazione dei trasporti), investimenti per il materiale rotabile che confluirebbero in una Rosco (Rolling Stock Company) controllata dallo Stato per alleggerire i costi degli operatori ferroviari e rafforzare la concorrenza. Ci sono infine i 14 miliardi che Meloni e Foti vorrebbero destinare alle imprese, con o senza dazi, ma appare abbastanza chiaro – dalle disponibilità annunciate ieri da Meloni – che quelli in buona parte saranno presi da Transizione 5.0.

La polemica fra Corte conti Ue e commissione

La Corte dei conti Ue aveva tracciato martedì un bilancio impietoso del Pnrr allo stato attuale. “L’attuazione procede con ritardi”, i risultati sono “limitati” sulla “risposta alle sfide strutturali e contributo agli obiettivi dell’Ue”, e ci sono “debolezze” in controlli per lo più in capo ai singoli Stati. La Corte aveva ammonito a evitare “che in futuro strumenti simili siano gestiti senza disporre di informazioni sui costi effettivi e sui beneficiari finali”. La commissione aveva replicato che il Recovery è “chiaramente uno strumento finanziario basato sulla performance” e che la Corte “sembra non distinguere tra questo concetto e il ‘quadro di monitoraggio della performance’, che è un altro concetto e si riferisce al sistema di dati e reporting disponibile per qualsiasi programma dell’Ue”.

Argomenti

Argomenti

Accedi