LA STRATEGIA DI ADATTAMENTO AL CLIMATE CHANGE

Roma come Barcellona, Vienna e Atene: un piano contro il caldo. Le sfide: attuarlo in tutti i quartieri e lavorare tra Comuni (con risorse del governo)

03 Lug 2026 di Mauro Giansante

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Roma come Barcellona, Vienna e Atene: un piano contro il caldo. Le sfide: attuarlo in tutti i quartieri e lavorare tra Comuni (con risorse del governo)

Il clima è già cambiato, continuare a far finta di niente è poco saggio. A Roma, il 2025 è stato il terzo anno più caldo e il quinto per numero di ondate di calore dal 1991. In un trend che vede registrare il 2024 come primo (19,7 gradi di media, +2,5 °C del periodo 1991–2020) e il 2022 come secondo in questa triste classifica. Per non parlare della temperatura del mar Tirreno, ormai di quasi un grado più calda (+0,85°) rispetto al periodo 1991-2020. Sempre lo scorso anno, come non bastasse, non si sono registrati “giorni di gelo”, mentre le notti tropicali (minima mai sotto i 20°), arrivate a quota 101. Numeri, questi, che fanno da base al primo piano caldo presentato ieri da Roma Capitale, nell’ambito della strategia di adattamento ai cambiamenti climatici.

Cosa c’è nel piano di Roma contro il caldo

Il piano, spiega il direttore dell’ufficio clima capitolino Edoardo Zanchini, punta ad “affrontare in modo coordinato e integrato l’impatto del caldo sulla salute dei cittadini, per garantire la vivibilità degli spazi pubblici, la sicurezza delle infrastrutture”. Questa proposta definitiva, adesso, rimarrà in consultazione fino a fine novembre di quest’anno. Dopo l’approvazione definitiva in Assemblea Capitolina entro inizio 2027, il lavoro continuerà con indicatori, monitoraggi e una revisione ogni cinque anni, per verificare i risultati, aggiornare le misure e rendere conto alla città dei progressi compiuti.

Entrando nel dettaglio, il piano punta a ridurre l’impatto del caldo sulla salute delle persone (prevenzione, informazione e allerta), garantire la vivibilità degli spazi della città durante le ondate di calore (piazze, strade e fermate), rafforzare la resilienza delle infrastrutture energetiche e delle reti idriche e di mobilità (contro blackout da sovraccarico, per consumo responsabile e lotta alle perdite lungo le reti idriche). Come? Per il primo obiettivo l’amministrazione punta su centri servizi diurni, stazioni di posta, servizi di consegna pasti a domicilio o i pranzi di Ferragosto, gli screening gratuiti nel circuito Farmacap, i 5mila ingressi gratuiti in 18 piscine comunali, i soggiorni gratuiti in spiaggia, i centri estivi per minori, l’assistenza della Protezione civile.

Per il secondo target, invece, il riferimento è agli interventi su piazze, spazi pubblici e infrastrutture. Con alberature, sin qui +38mila, spazi verdi (+187 ettari dal 2021), depavimentazioni e riqualificazioni (sin qui 44.501 mq e 40 interventi dal 2024). Terzo punto: le aree di erogazione di acqua potabile, climatizzazione edifici pubblici, rete di rifugi climatici. Per un computo complessivo di dieci linee d’azione, trenta misure e 50 milioni in cinque anni.

Servono risorse, ma da dove?

Spiega il piano: per alcune misure, come la riqualificazione energetica degli edifici scolastici, sono disponibili incentivi che, attraverso il meccanismo del Conto Termico, possono coprire fino al 100% delle spese ammissibili, entro i limiti di spesa previsti per ciascuna tipologia di intervento.

Per altri interventi verranno approfonditi possibili canali di finanziamento nazionali attraverso il percorso del Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico (Pnacc), programmi e progetti europei di supporto a interventi di carattere ambientale, edilizio, urbanistico. Per portare avanti gli interventi sarà importante il supporto sia finanziario che tecnico della Banca Europea degli Investimenti (Bei) e di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), con cui Roma Capitale sta già lavorando in diversi ambiti per la definizione di partenariati pubblico-privati.

La mappa dei rifugi climatici di Roma

Quanto ai già citati rifugi climatici, la mappa aggiornata conta 178 rifugi al chiuso e 482 rifugi all’aperto: biblioteche, centri anziani, musei gratuiti, aule studio, parchi con adeguata ombreggiatura, insieme alle strutture di accoglienza per chi vive in strada e alle infrastrutture rinfrescanti come fontanelle, case dell’acqua e piscine comunali per gli over 70. L’obiettivo, spiega il Campidoglio, è allargare la rete, a partire dai quartieri più vulnerabili, coinvolgendo anche strutture del terzo settore e poter contare su sempre più informazioni sul luogo più vicino, gli orari, i servizi disponibili e il percorso per arrivarci.

Roma si allinea alle capitali europee e del mondo

Roma, insomma, guarda così alle altre grandi capitali europee e ad altre big del mondo. Negli ultimi anni, infatti, Barcellona, Vienna, Atene, ma anche Parigi, Madrid, e a livello internazionale città come Boston, New York, Phoenix, Los Angeles, Sydney, Buenos Aires, Ahmedabad, Karachi, Freetown, hanno elaborato piani strategici e strumenti specifici per affrontare il caldo estremo urbano.

Barcellona, ad esempio, nel suo piano 2025-2035 punta forte proprio sui rifugi climatici, arrivando a garantirne almeno uno al 99% dei residenti nell’arco di meno di dieci minuti a piedi. E l’obiettivo dichiarato è raggiungere il 100% entro il 2030. Un altro strumento ispiratore è l’Ivac, un indice di vulnerabilità alle alte temperature costruito a scala di quartiere incrociando dati di temperatura, verde urbano, reddito, età della popolazione e densità abitativa. Da qui, il programma Transformem els patis ha trasformato 130 cortili scolastici in spazi verdi aperti al quartiere.

A Vienna, invece, il Wiener Hitzeaktionsplan è rilevante per due ragioni metodologiche che lo distinguono dalla
maggior parte dei piani europei: l’esplicita struttura di governance e il ciclo annuale di aggiornamento. Il piano viennese ha istituito una Lenkungsgruppe (gruppo di indirizzo) che coinvolge sei assessorati, affiancata da quattro gruppi di lavoro tematici (comunicazione, istruzione, salute e sociale, spazio pubblico) e da un comitato scientifico consultivo. Per ogni misura il piano indica la struttura responsabile e tutte le strutture che devono contribuire all’attuazione. Ogni autunno si valutano le misure della stagione appena conclusa, in inverno si ottimizza e si ridefiniscono le nuove, in primavera si prepara la stagione, da maggio-giugno partono le campagne. Un ulteriore motivo di interesse è il benchmark quantitativo sulle fontane pubbliche: Vienna ha 1.600 fontanelle ogni 2 milioni di abitanti, pari a 80 ogni 100.000 residenti, un approccio importante per un corretto dimensionamento e distribuzione territoriale.

Il caso Atene è altrettanto attraente. La capitale greca è molto simile a Roma per clima, patrimonio edilizio e differenze di isole di calore tra centro e periferia. Nel 2021 è stato istituito un Chief Heat Officer, figura dedicata esclusivamente alle politiche per il caldo, prima in Europa e seconda al mondo a ricoprire questo ruolo, dopo Miami, che aveva istituito tale figura nello stesso anno.

Infine Parigi, per restare alle città europee. Il piano clima 2024-2030 prevede anzitutto il sistema degli ‘ilots de fraîcheur’, isole di fresco distribuite capillarmente nel tessuto urbano. L’obiettivo dichiarato è che entro il 2030 ogni residente si trovi a meno di sette minuti a piedi da un luogo fresco, sia di giorno che di notte. La città conta già oltre 1.300 luoghi freschi, di cui 161 aperti di notte. Il programma Cours Oasis ha trasformato 130 cortili scolastici in spazi verdi accessibili al quartiere fuori dall’orario scolastico, e il programma ‘1.000 toits anti-surchauffe’ punta al trattamento termico dei tetti degli edifici più esposti. Il secondo contributo è la territorializzazione. Per la prima volta, il piano viene declinato per tutti e 17 gli arrondissements, ciascuno con una propria declinazione locale.

Milano, il piano caldo 2026

Tornando all’Italia, pochi giorni fa anche Milano si è mossa sul fronte dell’emergenza caldo, seppur non ancora con una vera strategia pluriennale. Ats ha, infatti, avviato  il modello organizzativo locale per la prevenzione e la gestione degli effetti delle ondate di calore sulla salute della popolazione, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili, come i 464.331 cittadini over 75 residenti nella Città Metropolitana di Milano e in Provincia di Lodi.

Questo piano, dunque, si rivolge principalmente all’assistenza ai più fragili. E per questo valorizza la rete capillare del Servizio Sanitario Regionale, puntando sui Distretti e valorizzando il ruolo di strutture di raccordo tra ospedale e territorio delle Centrali Operative Territoriali, per garantire una risposta coordinata e tempestiva. Un assetto organizzativo che permette di coordinare le risposte previste in caso di emergenza caldo, modulando gli interventi in relazione alle caratteristiche del territorio e della popolazione di riferimento.

Cosa serve per attuare seriamente il piano caldo

Quali lezioni e quali prospettive, in conclusione, per il piano caldo di Roma? Anzitutto c’è la sfida di attuare queste misure in maniera omogenea su tutti i quartieri. Soprattutto su quelli più bisognosi. I monitoraggi saranno dunque fondamentali per correggere la rotta, intervenire, oltre che osservare l’implementazione delle misure.

Edoardo Zanchini spiega poi a Diac che c’è anzitutto la necessità di un supporto tecnico e finanziario da parte del governo. “Noi vorremmo lavorarci, anche perché il caldo era una delle priorità del piano nazionale di adattamento approvato oramai tre anni fa. E vorremmo lavorare con gli altri comuni, proprio con una collaborazione costruttiva con il governo come avviene negli altri paesi europei”.

C’è poi il tema dei tempi: “Per noi questo piano è una priorità, ci lavoreremo e metteremo a terra interventi, ma l’accelerazione del caldo di queste dimensioni è un problema evidente”. E innegabile. La sfida per città più vivibili passa da qui.

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