VERSO LA PROPOSTA UE

Il Rapporto Bicocca sugli ETS: per una governance efficace bisogna allineare il carbon pricing con i ricavi dalla transizione. E servono nuovi strumenti finanziari

10 Giu 2026 di Mauro Giansante

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Il Rapporto Bicocca sugli ETS: per una governance efficace bisogna allineare il carbon pricing con i ricavi dalla transizione. E servono nuovi strumenti finanziari

Il principio guida è: stesso obiettivo climatico ma con condizioni per la transizione comparabili e coordinate. L’obiettivo, rafforzare la capacità dell’Ets di sostenere la decarbonizzazione senza compromettere la competitività industriale, la coerenza del mercato interno e la sostenibilità economica della transizione nel lungo periodo. E’ questa in sintesi la proposta, articolata in cinque pilastri, avanzata dal centro studi dell’università Bicocca di Milano (Cesisp) e portato in dote a Bruxelles, ieri, da Confindustria (si legga La Giornata per le dieci proposte delle imprese, di Assocarta e Federacciai).

L’orizzonte è il mese prossimo quando, come raccontato qui, verrà presentata la nuova parte della riforma. Nel frattempo, il dibattito s’infiamma. Secondo lo studio redatto dal Cesisp, il percorso europeo di decarbonizzazione si fonda sempre più su una combinazione di carbon pricing, intervento regolatorio, politica industriale, sviluppo infrastrutturale e strumenti di supporto pubblico finalizzati ad accelerare la trasformazione tecnologica e orientare le decisioni di investimento di lungo periodo. E, stando alle più recenti valutazioni della Commissione europea, gli investimenti necessari a sostenere la transizione nel periodo 2031–2040 potrebbero superare 1.500 miliardi di euro l’anno a livello europeo. Da qui, l’efficacia, la coerenza e la sostenibilità di lungo periodo dei meccanismi economici adottati per sostenere la decarbonizzazione diventano temi di piena rilevanza analitica e istituzionale.

Per il Cesisp occorre valutare il funzionamento degli strumenti economici legati alla transizione climatica non tanto per mettere in discussione la legittimità degli obiettivi climatici quanto, al contrario, proprio perché la decarbonizzazione rappresenta un obiettivo strategico di interesse pubblico che richiede la mobilitazione di ingenti risorse economiche e finanziarie, diventa sempre più importante verificare se i framework istituzionali e di mercato che sostengono la transizione siano effettivamente in grado di allocare tali risorse in modo efficiente, proporzionato e coerente nel tempo. In altre parole, la governance dell’Ets si è progressivamente evoluta oltre la configurazione originaria di semplice sistema passivo cap-and-trade. Sono entrati in gioco strumenti come la Market Stability Reserve (Msr), ad esempio. Oggi, sostiene lo studio, il prezzo della CO₂ è diventato un prezzo strategico intertemporale incorporato in aspettative industriali, finanziarie e regolatorie di lungo periodo, andando oltre la funzione originaria di semplice segnale di compliance ambientale.

Come intervenire? Sono, come anticipato, cinque le mosse per migliorare la coerenza degli incentivi, l’interazione tra strumenti sovrapposti e la capacità del segnale di prezzo di continuare a guidare efficacemente gli investimenti di lungo periodo all’interno di un quadro di governance della transizione sempre più complesso e articolato. La prima riguarda l’allineamento tra Ets e mercati elettrici. Occorre, in questo senso, ridurre sovrapposizioni e incoerenze tra carbon pricing e remunerazione della transizione; rivedere i criteri di compensazione indiretta alla luce del carbon pass-through e dei diversi mix nazionali; monitorare e mitigare la generazione di rendite inframarginali persistenti; assicurare coerenza con il nuovo design del mercato elettrico (Reg. Ue 2024/1747).

Il secondo pilastro è quello del riconoscimento dell’eterogeneità della transizione verde. Secondo il Centro studi della Bicocca, occorre riconoscere una volta per tutte che la stessa frontiera Ets non si applica a condizioni strutturali uguali. Da qui, alcune azioni: integrare nei benchmark la reale disponibilità e accessibilità di vettori low-carbon (elettricità, H₂, biomassa, CCUS); considerare le differenze nei costi energetici, infrastrutture e mix nazionali; approfondire strumenti di flessibilità o correttivi mirati per settori e Paesi più esposti a gap strutturali; valutare la coerenza territoriale della disponibilità di input low-carbon rilevanti per i benchmark.

Terza mossa è quella per cui occorre garantire coerenza tra prezzi del carbonio e adeguamento industriale. In altre parole bisogna evitare che le aspettative di scarsità anticipino eccessivamente la capacità di trasformazione reale. Cosa fare? Secondo il dossier: migliorare il monitoraggio integrato di spot, futures e posizionamento degli intermediari; rafforzare trasparenza su posizioni e dinamiche di mercato; valutare l’interazione tra Msr, banking e aspettative di scarsità; assicurare che i segnali di prezzo siano interpretabili e utili per decisioni industriali di lungo periodo.

Per preservare gli investimenti industriali, poi, serve sostenere la trasformazione industriale senza erodere margini e capacità finanziaria. Considerando l’impatto cumulato di Ets, costi energetici e competitività globale sui margini industriali. Coordinando Ets, politiche industriali e strumenti di sostegno alla domanda e all’innovazione. Valutando la necessità di misure transitorie mirate nei settori più esposti a rischio di delocalizzazione o contrazione. E promuovendo soluzioni abilitanti per accesso a energia e input low-carbon a costi competitivi.

Infine, ma non per ordine d’importanza, serve rafforzare l’architettura dei finanziamenti alla transizione. Spiegano gli analisti della Bicocca: occorre allineare la logica del cap Ets con il fabbisogno di investimenti 2031-2040 e oltre. Riconoscendo il divario strutturale tra riduzione dei volumi Ets e fabbisogno di investimenti. Integrando il meccanismo con strumenti finanziari Ue (InvestEu, Banca Europea per il Clima, Bei). E destinando le Ets revenues a investimenti addizionali, prioritari e strategici. E sono da valutare nuove fonti di finanziamento complementari per la transizione industriale ed energetica.

Ma tutte queste azioni senza coerenza istituzionale, coesione europea, monitoraggio, proporzionalità e stabilità non potranno essere messe a terra. Il dibattito, in attesa di riforme, può continuare.

 

 

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