LA GIORNATA

Ponte, 3 indagati. “Volevano condizionare la Corte dei Conti”

  • Ferrovie, Rixi: impegnati per lotto unico nella gara intercity. Sindacati rinviano lo sciopero dell’11 giugno
  • Ue, Giorgetti: Occorre cambio di passo in Europa, crisi sono zavorra per imprese
  • Ets, ‘ultima chiamata’ di Confindustria: rivedere il sistema, no a perdita di competitività. Le dieci proposte

10 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Un presunto tentativo di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto è al centro di un’inchiesta della Procura di Roma che vede indagate tre persone per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. Si tratta dell’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, andato in pensione nel febbraio scorso,Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa e commissario della Lega in Calabria tra il 2021 e il 2024, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e condotta dai carabinieri del Ros, ha portato all’esecuzione di perquisizioni a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone, con il sequestro di dispositivi elettronici e documentazione ritenuta utile agli accertamenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, Saccomanno e Virgiglio avrebbero cercato di influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera, promettendo a Miele il loro sostegno per ottenere incarichi di vertice in enti pubblici dopo il pensionamento. In cambio, il magistrato avrebbe garantito una “fattiva azione” a favore della società Stretto di Messina Spa.

Per gli investigatori, i due avrebbero inoltre tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo e diffuso a terzi informazioni riservate acquisite attraverso il giudice contabile. Miele avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura davanti alla Corte dei Conti, rivelando informazioni sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla delibera del Cipess relativa al Ponte. La Procura contesta inoltre all’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti di avere esaminato la decisione sfavorevole adottata il 29 ottobre 2025 e di essersi impegnato a predisporre una memoria sulla vicenda nell’interesse della Stretto di Messina Spa, manifestando nel contempo interesse a ricoprire, dopo il pensionamento, incarichi come la presidenza dell’Autorità Antitrust o di una società partecipata.

Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti figurano anche alcune conversazioni intercettate. In una di queste Miele definisce la situazione relativa al Ponte “critica”; in un’altra, parlando dell’iter davanti alla Corte dei Conti, afferma che la situazione è “in salita”. In ulteriori dialoghi, secondo gli investigatori, il magistrato farebbe riferimento alla predisposizione di report e aggiornamenti destinati ai soggetti interessati all’approvazione del progetto. Dagli atti emerge anche il forte interesse dell’ex magistrato a ottenere incarichi pubblici dopo il collocamento in quiescenza. In una conversazione intercettata Miele si mostra convinto di poter assumere future cariche di rilievo e fa riferimento ai suoi rapporti con esponenti politici, sostenendo di non essere “allineato” con i colleghi che avevano espresso rilievi sul progetto.

La società Stretto di Messina si è dichiarata completamente estranea ai fatti contestati. “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea”, ha affermato l’amministratore delegato Pietro Ciucci. La società ha confermato “la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti” e ha annunciato che adotterà tutte le misure necessarie a tutela dei propri interessi e del progetto. Ciucci ha inoltre ribadito che la società sta portando avanti la realizzazione del Ponte “con la massima trasparenza”, nel rispetto della missione affidata dal Parlamento e dal governo e conformandosi ai rilievi formulati dalla Corte dei Conti e alle disposizioni contenute nel decreto-legge Commissari dell’11 marzo 2026.

Sul piano politico l’inchiesta ha immediatamente acceso lo scontro tra maggioranza e opposizione. Per il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, “è del tutto evidente che intorno alla vicenda del Ponte sullo Stretto si addensano nuvole e c’è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità. Fare chiarezza diventa sempre più urgente”. Il leader del M5S Giuseppe Conte ha definito l’inchiesta “l’ennesimo fallimento del governo Meloni”, mentre Avs sostiene che l’indagine confermi i rischi legati a un’opera giudicata “inutile e costosa”. Per Carlo Calenda, leader di Azione, la vicenda potrebbe essere “più grande di come è emersa finora”.

 

Ue, Giorgetti: Occorre cambio di passo in Europa, crisi sono zavorra per imprese

“Le crisi sono una zavorra per le imprese e la loro competitività. Occorre un cambio di passo in Europa, ma occorre prima di tutto che la politica torni a svolgere un ruolo centrale. Potrei dire che questo paese qui non è un problema di taxation, ma un problema di reputation. Non possono essere solo le regole proprie dei mercati dell’economia a vincolare e indirizzare le scelte della politica e delle istituzioni democratiche. Riprendere la centralità significa invertire questa rotta”. A dichiararlo è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al Lido di Ostia, ieri durante la cerimonia di consegna dei diplomi e distintivi agli ufficiali frequentatori del 53esimo corso superiore di polizia economico finanziaria. Il titolare del Mef ha sottolineato come sia da ” accogliere con favore la decisione della Commissione Europea di concedere maggiore flessibilità di bilancio richiesta dall’Italia per rispondere alla crisi energetica. Una decisione giunta grazie ad un lavoro intenso, serio e riservato che abbiamo condotto con Bruxelles e con i Ministri delle Finanze europei miei omologhi, frutto anche della riconosciuta responsabilità di questo Governo nella gestione della finanza pubblica”.  “La politica non può più abdicare al suo ruolo fondamentale di salvaguardia dei diritti collettivi, dell’equità sociale e dunque essa, la politica, a dover stabilire la cornice etica e sociale per assumere decisioni. L’economia genera progresso ed efficienza, ma solo la politica può orientare quel progresso e quell’efficienza verso stabilità e l’equità sociale”, spiega Giorgetti. Per l’Europa, “è fondamentale saper leggere la complessità del momento, comprendere le esigenze e le stanze delle persone, delle imprese, e poi affrontare i problemi con il coraggio del gesto giusto, senza ideologie di sorta, mostrando capacità di adattamento e flessibilità nelle risposte delle crisi. In questo senso è da accogliere con favore la decisione della Commissione europea di concedere maggiore flessibilità di bilancio richiesta dall’Italia per rispondere alla crisi energetica. Una decisione assunta grazie a un lavoro intenso, serio e riservato che abbiamo condotto con Bruxelles e con i ministri delle finanze europei miei colleghi”.

 

Ferrovie, Rixi: impegnati per lotto unico nella gara intercity. Sindacati rinviano lo sciopero dell’11 giugno

ll governo punta a mantenere una gestione unitaria del servizio ferroviario universale e ha avviato un’interlocuzione con la Commissione europea per rendere possibile una gara in lotto unico nazionale. È questo l’impegno assunto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel confronto con i sindacati che ha portato al rinvio dello sciopero proclamato dalle organizzazioni dei lavoratori. “Abbiamo aperto un’interlocuzione con la Commissione europea per arrivare a rendere possibile il lotto unico», ha spiegato il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi, al termine del tavolo che si è svolto ieri pomeriggio al Mit con i sindacati di categoria. Secondo Rixi, la gestione unitaria del servizio rappresenta la soluzione più efficace per garantire la continuità del servizio universale a livello nazionale e assicurare gli investimenti sulla rete, sia per il trasporto passeggeri sia per quello merci. Gli impegni del Mit sono stati considerati sufficienti dalle sigle sindacali per decidere la sospensione dello sciopero proclamato per giovedì 11 giugno.

Il nodo riguarda la futura gara per l’affidamento dei servizi ferroviari a media e lunga percorrenza soggetti a obbligo di servizio pubblico. L’attuale quadro normativo, definito nell’ambito delle misure collegate al Pnrr e costruito sulla logica dell’affidamento attraverso più lotti, non consente al momento di procedere con una gara unitaria. Per questo il Mit sta lavorando con Bruxelles per individuare una soluzione compatibile con le regole europee. “Come ministero ci siamo battuti per oltre un anno e mezzo per fare il lotto unico. Alcuni problemi di carattere legislativo ce lo hanno finora impedito, ma li stiamo risolvendo”, ha detto Rixi, aggiungendo che nelle prossime settimane potrebbero arrivare ulteriori sviluppi. Nel corso dell’incontro il governo ha inoltre rassicurato le organizzazioni sindacali sulla volontà di continuare a investire nel sistema ferroviario e si è detto disponibile ad aprire un confronto con il ministero del Lavoro per definire le tutele da garantire ai lavoratori nella fase di gara, a partire dall’applicazione del contratto collettivo nazionale. Il tavolo di confronto proseguirà nelle prossime settimane, mentre andranno avanti le interlocuzioni con la Commissione europea, con l’Autorità di regolazione dei trasporti e con gli altri soggetti coinvolti. Secondo il viceministro, anche il Parlamento potrebbe sostenere la soluzione del lotto unico nell’ambito del documento sul trasporto ferroviario atteso nei prossimi giorni.

“Il risultato di oggi è un risultato di impegno ministeriale che ci consente di sospendere, non revocare lo sciopero, la distinzione non è solo tecnica ma anche di valore perché dice che è un percorso che va accompagnato, bisogna seguire il percorso per poi valutare alla fine che cosa accadrà”, ha affermato il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, dopo il tavolo al Mit. “La suddivisone in lotti del trasporto ferroviario non implica un vantaggio per i cittadini e mette in discussione la tenuta occupazionale del settore”, ha puntualizzato. “E’ un’apertura di credito a chi con noi dialoga”, ha detto il segretario generale della Uiltrasporti, Marco Verzari. “Dobbiamo arrivare ad un risultato di garantire tutte le tutele alle lavoratrici e ai lavoratori che sono interessati a questo servizio Intercity, quindi c’è il lotto unico, c’è la questione di una clausola sociale che sia esigibile e c’è una questione che apriremo al ministero del lavoro che riguarda il Ccnl”, ha spiegato. “Il ministero ha condiviso le nostre valutazioni e ora farà la sua parte”, ha concluso.

Rimane confermato lo sciopero dei lavoratori delle imprese ferroviarie aderenti a Cub Trasporti e Sgb, proclamato dalle ore 3:00 di giovedì 11 giugno alle ore 2:00 di venerdì 12 giugno, “a sostegno della piattaforma per un Ccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri”. Lo sciopero è indetto dalle sigle contro il “buco nero” delle gare e dello “spacchettamento in ferrovia e contro il sistema azienda/firmatari che sta demolendo Mercitalia”, affermano le due sigle.

 

La Consulta mette i ‘paletti’ a legge urbanistica della Regione Sardegna

La Consulta, con la sentenza numero 100, depositata ieri ha esaminato numerose questioni di legittimità costituzionale, promosse con ricorso dello Stato nei confronti di diverse disposizioni della legge della Regione Sardegna numero 18 del 2025: è stata così dichiarata l’illegittimità costituzionale della disposizione regionale che consente di realizzare opere nelle zone sottoposte a vincolo idrogeologico in assenza della prescritta autorizzazione o in difformità da essa. La Corte ha ritenuto che l’autorizzazione preventiva di tali interventi costituisca elemento imprescindibile della disciplina di conformazione della proprietà delineata dalla normativa statale sul vincolo idrogeologico, che costituisce una misura generalizzata di difesa del suolo. E’ stata inoltre dichiarata l’illegittimità costituzionale della disposizione regionale che prevede la non applicabilità della sanzione pecuniaria stabilita dall’articolo 167 del Codice del paesaggio e dei beni culturali, qualora venga accertata la compatibilità paesaggistica di opere pubbliche realizzate in assenza della relativa autorizzazione o in difformità da essa. Sono state ritenute non fondate, invece, le questioni relative alla disposizione che ha escluso l’applicabilità della medesima sanzione nel caso di accertamento della compatibilità paesaggistica di opere realizzate senza autorizzazione prima dell’apposizione del relativo vincolo. Sono state dichiarate non fondate anche le questioni concernenti la disposizione che prevede di considerare nei piani urbanistici le acque costiere immediatamente prospicienti la linea di battigia marina. La Corte ha ritenuto che il legislatore regionale non abbia attribuito al territorio dei comuni costieri una porzione del mare territoriale, ma abbia esercitato la specifica competenza legislativa statutaria nella materia edilizia e urbanistica, che coesiste con il potere spettante allo Stato sul mare territoriale. Ha altresì ritenuto, sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, che la medesima disposizione impedisca al legislatore regionale di derogare ai piani di gestione dello spazio marittimo e ai piani regolatori portuali. Sono state dichiarate non fondate, infine, le questioni relative alla disposizione che ha interpretato autenticamente una norma di attuazione del Piano paesaggistico regionale, in tema di zone umide regionali, e quelle relative alla disposizione che ha disciplinato la procedura per l’autorizzazione paesaggistica dei piani urbanistici particolareggiati senza prevedere la partecipazione degli organi ministeriali, essendo ormai attribuite alla Regione tutte le funzioni in materia. Le restanti questioni promosse sono state dichiarate inammissibili.

 

G7 Lavoro,  Calderone: “Crescita, innovazione e catene del valore globali siano basate su dignità, sicurezza e contrasto allo sfruttamento”

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, è intervenuta ieri a Ginevra al G7 dei Ministri del Lavoro, sottolineando lo stretto legame tra la crescita economica sostenibile, la tutela della dignità umana e la tenuta democratica delle società. Nei suoi interventi, il Ministro ha ribadito l’urgenza di promuovere regole eque che stimolino l’innovazione e gli investimenti privati, garantendo al contempo il pieno rispetto dei principi fondamentali del lavoro in un contesto di giusta concorrenza globale. “Dobbiamo fare fronte comune come Paesi del G7 e promuovere in tutte le sedi le azioni necessarie a ristabilire condizioni di giustizia sociale lungo tutte le catene del valore,” ha dichiarato Calderone. “Quando parliamo di concorrenza non possiamo non calare il discorso in un contesto globale che vede le nostre economie competere con attori che spesso eludono le regole o fanno sistematico ricorso alla violazione dei diritti umani e del lavoro. La violazione di questi diritti alimenta una corsa verso il basso e un modello di economia sterile. Lo sviluppo e la crescita economica non possono in alcun modo andare a discapito della dignità umana: ogni tentativo di eludere questi diritti minaccia la coesione sociale nei nostri Paesi”.

Sul fronte delle grandi transizioni tecnologiche, il Ministro ha espresso profonda soddisfazione per la nascita del “G7 AI Training Hub”, un’iniziativa della Presidenza francese che dà diretta continuità al Piano di Azione di Cagliari sviluppato sotto la Presidenza italiana. “Questo hub – ha spiegato il Ministro – sarà fondamentale per costruire sistemi di formazione accessibili e orientati al futuro, assicurando che l’Intelligenza Artificiale rimanga sempre una leva al servizio della persona e del lavoro di qualità, fornendo ai lavoratori gli strumenti per governare il cambiamento e far progredire le proprie carriere”. In questo scenario, il Ministro ha illustrato l’avanguardia dell’ecosistema digitale italiano, nato per favorire l’inclusione e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso strumenti come la piattaforma SIISL (un vero e proprio ufficio virtuale nazionale per i servizi sociali e del lavoro) e l’assistente virtuale AppLI, che utilizza una chatbot guidata dall’IA per orientare i cittadini nelle scelte formative e professionali. A questo ecosistema si affiancano i lavori dell’Osservatorio sull’IA nel mondo del lavoro, il laboratorio istituzionale che disegna la strategia nazionale attraverso il dialogo costante con parti sociali ed esperti. Proprio sul tema della qualità del lavoro e della valorizzazione del tessuto imprenditoriale, il Ministro Calderone ha ricordato le recenti iniziative legislative del Governo italiano: “Abbiamo di recente approvato un importante provvedimento che valorizza il ruolo della contrattazione collettiva nella definizione di un “salario giusto”. Questo parametro diventa anche il punto di riferimento imprescindibile per tutte le misure di incentivo destinate alle imprese che creano nuovi posti di lavoro”.

Calderone ha infine espresso piena convergenza sugli obiettivi della Presidenza per quanto riguarda l’aggiornamento costante degli standard di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro di fronte ai nuovi rischi emergenti, incluse le emergenze climatiche, ricordando che “la lotta a ogni forma di sfruttamento è una battaglia comune e il rispetto dei diritti è la sola garanzia per filiere stabili e resilienti”.

 

Ets, ‘ultima chiamata’ di Confindustria: rivedere il sistema, no a perdita di competitività. Le dieci proposte

Confindustria vuole rivedere in profondità il sistema ETS europeo, legando la riforma ad una analisi costi-benefici. “Noi come industria italiana non siamo tra coloro che immaginano di sospendere la transizione ecologica o di smantellare il meccanismo europeo di riduzione delle emissioni, ma qualsiasi revisione dell’ETS deve partire da una serie di analisi di impatto sociale, economico e industriale e la Commissione non l’ha ancora fatto”, ha detto il vice presidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, durante una conferenza stampa ieri a Bruxelles. “Come Confindustria abbiamo aiutato il governo italiano a prendere una posizione importante sull’ETS e grazie al governo italiano il dibattito è stato aperto in Europa – ha commentato Antonio Gozzi, special advisor del presidente di Confindustria per la Competitività -. L’ETS così concepito aumenta le asimmetrie e le asimmetrie vanno ridotte”. Proprio domani il Collegio dei commissari terrà un dibattito orientativo in vista della riforma dell’ETS, programmata per il 15 luglio. La delegazione di Confindustria ha programmato per oggi una serie di incontri con la Commissione europea, tra cui con i gabinetti del commissario all’Economia Valdis Dombrovskis e del commissario all’Energia Dan Jorgensen.

Confindustria ha presentato un documento con dieci proposte di modifica del pacchetto ETS. La prima proposta riguarda il contenimento del prezzo della CO₂. Confindustria chiede di intervenire sulla Market Stability Reserve (MSR) e sul sistema delle aste per aumentare la disponibilità di quote sul mercato, limitare gli aumenti eccessivi dei prezzi e valutare l’introduzione di un tetto massimo al costo delle emissioni. La seconda proposta punta a collegare il prezzo delle quote ETS al costo complessivo dell’energia. Secondo gli industriali, quando il prezzo del gas è già elevato, il costo aggiuntivo della CO₂ non favorisce ulteriormente la decarbonizzazione ma riduce le capacità di investimento delle imprese. La terza proposta mira a ridurre la speculazione finanziaria nel mercato ETS. Confindustria propone di limitare la partecipazione degli operatori puramente finanziari alle aste e di restringere le possibilità di accumulo delle quote nel tempo. La quarta proposta riguarda la revisione del ritmo di riduzione delle quote disponibili. L’associazione ritiene che il taglio annuale delle quote debba essere allineato alle reali possibilità tecnologiche di decarbonizzazione e all’evoluzione degli sforzi compiuti dagli altri Paesi industrializzati. La quinta proposta chiede una riforma dei benchmark utilizzati per assegnare le quote gratuite. L’obiettivo è definire parametri più aderenti alla realtà produttiva europea, differenziandoli anche tra settori e, se necessario, tra Paesi. La sesta proposta consiste nel mantenimento delle quote gratuite per i comparti più esposti alla concorrenza internazionale. Confindustria chiede di sospendere la loro progressiva riduzione e di prolungarne l’applicazione oltre il 2030, soprattutto per i settori soggetti al rischio di delocalizzazione delle emissioni. La settima proposta mira a limitare il trasferimento dei costi ETS sul prezzo dell’energia elettrica. In particolare si chiede di evitare che i costi sostenuti dalle centrali a gas si riflettano integralmente sulle bollette di famiglie e imprese. L’ottava proposta riguarda il rafforzamento degli strumenti di sostegno alla decarbonizzazione. Confindustria sostiene che la transizione debba essere accompagnata da incentivi e non solo da penalizzazioni economiche, promuovendo strumenti come i Carbon Contracts for Difference e i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂. La nona proposta punta alla semplificazione del sistema ETS. In particolare viene richiesto di elevare da 25.000 a 50.000 tonnellate di CO₂ la soglia per accedere a misure nazionali equivalenti, riducendo gli oneri amministrativi per molte imprese. Infine, la decima proposta riguarda il rinvio o il blocco di alcune estensioni del sistema ETS. Confindustria chiede di sospendere l’ETS marittimo fino alla disponibilità di carburanti alternativi competitivi, rinviare l’ETS 2 per edifici e trasporti, estendere le esenzioni alle isole maggiori e impedire l’inclusione dei termovalorizzatori nel sistema. Nel complesso, le dieci proposte mirano a rendere il sistema ETS meno oneroso e più prevedibile per le imprese, accompagnando la decarbonizzazione con strumenti di sostegno e salvaguardando la competitività dell’industria europea. Sul tema, si legga anche l’articolo di oggi sul Rapporto della Bicocca, qui.

 

Stoccaggi italiani del gas oltre il 60%, ben oltre media Europa

Prosegue a ritmo sostenuto la campagna di riempimento dei siti italiani di stoccaggio del gas. Il livello complessivo delle scorte ha già superato il 60%, attestandosi – secondo i dati Agsi/Gie dell’8 giugno – al 60, 95%, a fronte di una media europea del 42,48%. Riguardo gli altri Paesi, la Germania è ancora al 34%, mentre percentuali più alte di quelle dell’Italia si registrano solo in Portogallo (86,12%) e Spagna (72,31%), che però dispongono di una capacità di stoccaggio di gran lunga inferiore a quella italiana. In termini assoluti, dunque, il nostro Paese ad oggi è il primo nell’Unione Europea per volumi di gas stoccato. In vista della stagione invernale, tramite le aste gestite da Snam nella prima metà di aprile 2026 è stata allocata capacità in misura tale da garantire il raggiungimento di un target del 90%. Complice il conflitto in Medio Oriente, a differenza del passato questo target fissato dall’Unione Europea può essere raggiunto con maggior flessibilità dai Paesi membri, nel periodo compreso tra l’1 ottobre e l’1 dicembre.

 

Nucleare, Parisi: è una distrazione, il solare costerà molto meno

“Il problema è che abbiamo un’enorme disponibilità di energia basata sul solare, però per usarla è necessario anche ammodernare la rete. Quindi il nucleare adesso è una distrazione rispetto ai veri problemi energetici che abbiamo in Italia e che vanno risolti in un’altra direzione”. Lo ha detto il Premio Nobel Giorgio Parisi a margine di un convegno sull’Ia organizzato dal Pd al Nazareno. “Il problema che abbiamo in generale col nucleare è che costa moltissimo l’installazione e che per essere commercialmente utile deve essere utilizzato al 100%. L’energia solare costerà molto di meno del nucleare e sarà disponibile moltissimo d’estate e di giorno. Quindi il nucleare dovrà essere spento per tanto tempo, quindi è commercialmente molto inutile”.

 

Nucleare, Arte valorizzare competenze tecniche per lo sviluppo di nuove fonti di energia

Valorizzare le competenze tecniche dell’industria italiana: è questa la priorità per ARTE – Associazione Reseller Trader di Energia in relazione al dibattito concluso alla Camera in merito alla Legge Delega sul nucleare sostenibile. L’Associazione accoglie con favore l’avvio di un confronto strategico su una tecnologia destinata a svolgere un ruolo sempre più importante nel futuro mix energetico nazionale ed europeo. La sfida della decarbonizzazione, unita alla crescente domanda di energia elettrica e alla necessità di rafforzare la sicurezza energetica del Paese, impongono oggi una riflessione pragmatica e priva di pregiudizi ideologici su tutte le tecnologie in grado di contribuire concretamente agli obiettivi climatici e industriali dell’Italia. In tale contesto, per l’Associazione il vero punto di partenza non deve limitarsi alle sole tecnologie, ma deve concentrarsi soprattutto sulle competenze. L’Italia, infatti, possiede ancora un patrimonio tecnico, scientifico e professionale di assoluto valore, maturato nel corso di decenni di attività nel settore nucleare e mai disperso. Nonostante sia stata impiegata in applicazioni diverse nel corso degli anni, l’eredità delle competenze di chi ha progettato, costruito e gestito gli impianti nazionali continua ancora oggi a rappresentare un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. È tuttavia necessario guardare a questa transizione con realismo: il nucleare non è una soluzione immediata, ma sarà indispensabile nei prossimi decenni per garantire energia sicura, programmabile e indipendente dalle tensioni geopolitiche. La vera sfida non è scegliere tra rinnovabili e nucleare, ma costruire il corretto mix energetico per un’Italia più competitiva. A.R.T.E. ribadisce pertanto che qualsiasi percorso volto a valutare un possibile ritorno dell’energia nucleare in Italia debba necessariamente partire dalla tutela e dalla valorizzazione di questo patrimonio di conoscenze. Tali competenze rappresentano a tutti gli effetti un vantaggio competitivo unico per il nostro Paese.

 

Turbine eoliche: nel 2024 le vendite dell’UE raggiungono 10,4 mld di euro

Tra il 2014 e il 2015, la quantità di produzione venduta di gruppi generatori alimentati dal vento nell’UE è diminuita da 22.200 a 8.300 unità. Dal 2015 al 2023, il numero ha oscillato ogni anno tra 6.800 e 12.000 unità, prima di aumentare a 15.500 nel 2024. Nel 2024, il valore della produzione venduta dell’UE ha raggiunto i 10,4 miliardi di euro. E’ quanto emerge dall’edizione 2026 di Key Figures on European Business che riunisce tutti i principali dati sulle attività e la struttura delle imprese, gli investimenti, la produttività, la globalizzazione, la tecnologia e il turismo. L’ttenzione è rivolta al commercio delle turbine eoliche, poiché l’analisi della produzione e degli scambi dell’UE di prodotti per l’energia verde è fondamentale per comprendere le dipendenze geopolitiche e valutare la sicurezza energetica.

Bei: 40 mln al Comune di Napoli per rigenerazione urbana e sviluppo sostenibile

La Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Comune di Napoli hanno sottoscritto un nuovo accordo di finanziamento da 40 milioni di euro volto a sostenere un ampio programma di rigenerazione urbana, sviluppo sociale e transizione climatica. L’operazione, strutturata come un finanziamento quadro, sosterrà il Comune di Napoli nell’attuazione delle proprie strategie urbane – incluso il Programma Triennale degli Investimenti della città (DUP 2025-2027) e il Documento di Indirizzo Strategico “Per una città giusta, sostenibile, vivibile e attrattiva”. Gli investimenti principali previsti, del valore complessivo di circa 95,6 milioni di euro, di cui 40 milioni finanziati dalla BEI, includono la costruzione di nuove unità abitative a prezzi accessibili, la riqualificazione e l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e la valorizzazione del centro storico. L’accordo mira a sostenere interventi di rigenerazione urbana in diverse aree della città attraverso programmi di recupero di edifici e spazi pubblici, lo sviluppo di energia rinnovabile, il miglioramento della mobilità sostenibile e la modernizzazione dei servizi. Nel centro storico, gli investimenti permetteranno di tutelare e valorizzare il patrimonio architettonico, garantendo interventi di restauro che rispettino le caratteristiche originarie e l’identità urbana di Napoli.

“Con questo accordo la BEI rafforza il proprio ruolo di cofinanziatore strategico degli investimenti del Comune di Napoli, sostenendo il rinnovamento delle infrastrutture pubbliche – comprese nuove unità abitative a prezzi accessibili – e contribuendo a rendere la città più resiliente ai cambiamenti climatici,” ha commentato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI. “L’operazione conferma l’impegno crescente della BEI a favore di interventi che contribuiscono allo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno”. “Questo accordo con la BEI rappresenta un passo fondamentale per il futuro di Napoli e si inserisce perfettamente nella nostra visione di una città più equa, sostenibile e vicina ai bisogni delle persone,” ha dichiarato il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. “Grazie a queste risorse potremo accelerare la realizzazione del nostro Piano Triennale, intervenendo concretamente sia sulla tutela del nostro straordinario centro storico. Investire nell’edilizia sociale, nelle scuole e negli spazi pubblici significa migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini e rendere Napoli una grande capitale europea, pronta ad affrontare la sfida della transizione ecologica”. Un ruolo centrale è riservato all’edilizia sociale: il programma prevede infatti la costruzione e il recupero di alloggi a prezzi calmierati, il rinnovamento del patrimonio esistente, l’integrazione dei principi della transizione ecologica e interventi volti a favorire l’inclusione sociale e lo sviluppo dell’economia civica nelle periferie. La BEI finanzierà, in particolare, la costruzione e ammodernamento di nuove unità di social housing destinate all’affitto nei quartieri di Pianura e Chiaiano. Il progetto comprende inoltre investimenti in aree verdi e spazi pubblici, la costruzione e la riqualificazione di edifici pubblici – incluse scuole, strutture sociali e impianti sportivi – nonché nuovi spazi culturali come teatri e biblioteche. L’accordo si inserisce nel più ampio sostegno che la BEI sta fornendo al Comune di Napoli e, più in generale, alla Regione Campania. L’operazione prosegue infatti gli interventi già finanziati dalla BEI per la ricostruzione e la messa in sicurezza dell’area dei Campi Flegrei e dell’isola di Ischia, così come l’accordo firmato con il Comune nel 2018 che ha contribuito a potenziare la mobilità sostenibile nel capoluogo campano attraverso l’acquisto di nuovi treni per la metropolitana, interventi di efficienza energetica per l’illuminazione pubblica e misure di sicurezza stradale.

 

Piano Casa, Architetti Roma: rischia di essere un nuovo Superbonus

“Il rischio, al momento sottovalutato, è che il Piano Casa possa rivelarsi un nuovo Superbonus 110% che tanti danni ha fatto all’economia del Paese senza portare quella reale trasformazione della qualità della vita nelle nostre città”. A dichiararlo, in una nota, è Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine Architetti PPC di Roma e provincia. “Il Piano Casa può davvero rivelarsi uno strumento valido per la rigenerazione del patrimonio di edilizia abitativa pubblica oggi in stato di forte degrado su tutto il territorio nazionale. Ma è necessario evitare gli errori del passato, quando, a fronte di grandi interventi sono sorti quartieri dormitorio di pessima qualità architettonica e urbana come Tor Bella Monaca a Roma, le Vele di Scampia a Napoli o Quarto Oggiaro a Milano, solo per citare alcuni esempi. In questi casi un’urbanistica sbagliata con zone monofunzionali prive di servizi ha determinato fenomeni di degrado, in cui la criminalità e l’involuzione sociale hanno preso il sopravvento. Per far funzionare i finanziamenti del Piano Casa in funzione una reale trasformazione di qualità delle nostre città, è necessaria e determinante la centralità del ruolo sociale dell’architetto, che delinei una nuova urbanistica tesa alla ‘cura della città’, utilizzando strumenti di condivisione con i cittadini attraverso i concorsi di architettura. Infatti, sarà imprescindibile immaginare e mettere in atto una rigenerazione che investa interi quartieri o l’intero quadrante urbano al fine di evitare che si creino delle nuove sacche di degrado o dei veri e propri ghetti. I nuovi interventi rigenerativi devono anche tenere conto della nuova tipologia dell’abitare, pensiamo semplicemente agli anziani che hanno bisogno di assistenza, ai giovani studenti o anche ai fenomeni dell’immigrazione, quindi anche con l’uso temporaneo della residenzialità unitamente ai servizi e ai luoghi di lavoro. Con spirito collaborativo e la certezza che sia un tema di fondamentale importanza per il Paese, l’OAR è a disposizione delle istituzioni per un dialogo costruttivo che migliori l’applicabilità e di conseguenza i benefici della norma”, evidenzia Busnengo.

“Non possiamo permettere che il Piano Casa perda l’occasione di assumere il superamento delle barriere architettoniche come requisito strutturale degli interventi. Il Superbonus avrebbe potuto rappresentare un grande volano in questa direzione, ma l’accessibilità non è stata posta al centro delle politiche di trasformazione del patrimonio costruito, in questo caso chiediamo che sia posta come una priorità. Inoltre, per non tradire la mission del provvedimento ed assolvere al bisogno rigenerativo e di nuova tipologia dell’abitare che riguarda buona parte del territorio nazionale, è assolutamente necessario che i finanziamenti siano intercettabili da tutti i comuni italiani e non solo dai grandi capoluoghi. Nel nostro territorio solo il 6% delle città superano i 500.000 abitanti, il resto sono piccoli comuni. Da una prima analisi della proposta sembrerebbe che la maggior parte delle risorse siano destinate quasi interamente alle grandi metropoli” aggiunge Alice Buzzone, segretaria dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia.

 

Plenitude avvia in Spagna la produzione dell’intero impianto di Renopool, il suo più grande parco fotovoltaico costruito a livello mondiale

Plenitude ha avviato la produzione del secondo blocco da 200 MW del progetto fotovoltaico Renopool, situato nel comune di Solana de los Barros, in provincia di Badajoz (Estremadura, Spagna). Renopool, il più grande progetto solare costruito dalla società a livello mondiale con una capacità installata totale di 330 MW, entra così pienamente in esercizio. Il complesso, composto da un impianto da 130 MW (blocco nord) in produzione da giugno 2025, e da uno da 200 MW (blocco sud), è stato progettato secondo criteri di efficienza, privilegiando un uso ottimizzato del suolo attraverso il layout della struttura. Il parco solare di Renopool comprende circa 565.000 moduli bifacciali e si prevede che raggiungerà una produzione annua stimata di circa 670 GWh. Il progetto è stato sviluppato con successo nel rispetto della timeline biennale definita dalla società, generando un impatto positivo in termini occupazionali sul tessuto sociale ed economico dell’Estremadura. I lavori di costruzione sono iniziati nel febbraio 2024 con lo sviluppo del blocco nord, entrato in esercizio nel giugno 2025. L’intervento si completa ora con la finalizzazione e la messa in esercizio del blocco sud. Durante la fase di costruzione sono emersi diversi ritrovamenti archeologici, risalenti principalmente al Calcolitico, che Plenitude ha provveduto a catalogare e conservare, ponendo al contempo le basi per future attività di ricerca. Le attività di monitoraggio archeologico svolte in sito in ottemperanza alle prescrizioni previste e in piena collaborazione con le istituzioni pubbliche competenti — in particolare la Regione dell’Estremadura e il Comune di Badajoz — hanno inoltre permesso di integrare tali ritrovamenti nello sviluppo del progetto. Questo approccio ha garantito una convivenza armoniosa tra innovazione tecnologica e tutela del patrimonio storico dell’area. Plenitude, nel quadro degli adempimenti previsti ai fini dell’autorizzazione del progetto, ha inoltre promosso iniziative di lungo periodo dedicate alla conservazione della biodiversità e alla tutela ambientale, come l’accordo siglato con la Fundación Funpasos e l’Università di Estremadura, che sosterrà cinque anni di studi scientifici sulla presenza faunistica e sulla qualità del suolo all’interno degli impianti solari. Plenitude conferma la propria presenza e il proprio impegno nel settore delle rinnovabili in Estremadura, dove è presente anche nel mercato retail. “L’avvio della produzione di Renopool, il più grande parco solare costruito da Plenitude a livello mondiale, conferma il nostro impegno presente e futuro in Estremadura. Siamo profondamente grati per la collaborazione e il riscontro positivo che abbiamo costantemente ricevuto dalle istituzioni coinvolte, che hanno reso possibile il successo del progetto, nel rispetto efficiente delle tempistiche previste”, ha dichiarato Mariangiola Mollicone, Head of Renewables for Western Europe e CEO di Plenitude Renewables Spain. Plenitude possiede in Spagna una capacità installata da fonti rinnovabili di circa 1.8 GW e opera con impianti eolici e solari in Andalusia, Estremadura, Murcia, Castilla-La Mancha, Castilla y León, Galizia, La Rioja e Catalogna. La Società è presente in Spagna con un modello di business integrato che comprende la produzione da fonti rinnovabili, la vendita di energia e soluzioni energetiche, oltre alla mobilità elettrica.

 

Webuild: posato il 23° cassone, la diga di Genova supera il chilometro di estensione

Posato il ventitreesimo cassone della nuova diga foranea di Genova e l’opera ha adesso superato il chilometro di estensione. Lo comunica il Consorzio PerGenova Breakwater, guidato da Webuild, che sta facendo i lavori per conto dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale. Parallelamente all’installazione dei cassoni, continuano senza interruzioni le attività di consolidamento del fondale. Il cantiere opera con continuità, 7 giorni su 7, attraverso lavorazioni complesse che richiedono tecnologie avanzate e competenze altamente specialistiche. “Raggiungere il primo chilometro – sottolinea Matteo Paroli, presidente dell’Authority – rappresenta una tappa importante nell’avanzamento di un’opera strategica per il futuro del porto di Genova e dell’intero sistema logistico nazionale”. Il progetto della nuova diga Foranea vede il coinvolgimento di una comunità tecnica ampia e composita, impegnata quotidianamente in un sistema integrato di attività che unisce professionalità diverse: ingegneri, tecnici, operatori marittimi, sommozzatori, personale specializzato nelle lavorazioni offshore e nella logistica portuale. Una volta ultimata, insieme al progetto unico Terzo Valico-Nodo ferroviario di Genova, realizzato anche questo da Webuild, il progetto è destinato a garantire la centralità al porto ligure nei flussi commerciali del Nord Italia e in Europa, rafforzandone la competitività e l’adeguamento del suo sistema portuale alle nuove dinamiche del traffico marittimo internazionale.

 

Cementir: accordo con Danimarca per cattura CO2, risorse fino a 2,2 mld

Aalborg Portland, societa’ danese affiliata di Cementir Holding, “ha firmato un accordo con la Danish Energy Agency per ricevere un sussidio per la cattura della CO2 pari a circa 117 Euro a tonnellata di CO2 catturata, fino a 1,25 milioni di tonnellate annue di CO2 a partire dal 2030, quando si prevede che l’impianto di cattura della CO2 sara’ operativo”. Il sussidio, spiega Cementir in una nota, “ha un importo fino a circa 146 milioni di euro all’anno per 15 anni, per un totale massimo cumulato di circa 2,2 miliardi di euro, da indicizzare all’inflazione”. Il progetto in questione, denominato Accsion, prevede la cattura e lo stoccaggio di CO2 “lungo l’intera catena del valore” e il suo completamento “dipendera’ dalla tempestiva e coordinata attivazione delle infrastrutture di cattura, trasporto e stoccaggio. Questo accordo rappresenta una tappa fondamentale per uno dei piu’ rilevanti progetti europei di decarbonizzazione industriale in un settore ‘hard-to-abate’, che consente inoltre lo sviluppo di una nuova catena del valore danese per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio onshore della CO2”.

 

Leitner si aggiudica altri 40 km di funivie urbane in Messico. Investimento di circa 720 milioni di euro a carico dello stato

Quattro nuovi progetti e 40 chilometri di linee funiviarie urbane che si aggiungono ai 24 già attivi dal 2023: il Messico scommette sulla mobilità sostenibile e per realizzare il proprio disegno ha scelto ancora una volta Leitner, l’azienda altoatesina del gruppo Hti. I progetti in fase di realizzazione prevedono un investimento complessivo di circa 720 milioni di euro completamente a carico dello stato.
“L’esempio del Messico dimostra in modo impressionante quale potenziale abbiano le funivie urbane anche nelle aree metropolitane – dichiara Martin Leitner, membro del Cda di Leitner – Quello che nel 2016 è iniziato con la prima funivia urbana del Paese, oggi è una componente centrale del trasporto pubblico per milioni di persone. Siamo particolarmente orgogliosi del fatto che i nostri impianti non solo creino mobilità, ma migliorino anche la qualità della vita, riducano drasticamente i tempi di percorrenza e colleghino meglio e in modo sicuro quartieri finora difficilmente accessibili”.
Il primo dei progetti in via di realizzazione, lungo 7,3 chilometri e suddiviso in due linee, si trova a Morelia, città capoluogo dello stato del Michoacan. Qui, da un nodo centrale saranno raggiunti sia il nord-ovest fino alla stazione degli autobus sia le aree meridionali della città. L’entrata in funzione è prevista gradualmente a partire dall’inverno 2026/27. Nell’area metropolitana di Città del Messico è invece in fase di realizzazione un altro collegamento con la “Mexicable Línea 3” a Naucalpan. Il sistema comprende tre linee con dieci stazioni complessive, una lunghezza di 9,8 chilometri e circa 390 cabine. Il tempo di percorrenza si ridurrà da un’ora a mezz’ora e si prevedono fino a 40.000 passeggeri al giorno.
Nella capitale messicana sono in corso anche i lavori di costruzione di altri due grandi progetti a firma Leitner: “Cablebús Línea 4” e “Cablebús Línea 6”. Entrambi gli impianti sono in fase di realizzazione dall’autunno 2025. La prima, con una lunghezza di circa 11,3 chilometri e otto stazioni, collegherà aree collinari a topografia complessa nel sud della città con i quartieri centrali della metropoli e si integrerà direttamente nelle reti di trasporto esistenti. Avrà un tempo di percorrenza di circa 40-45 minuti ed una domanda prevista di circa 65.000 passeggeri al giorno. La “Cablebús Línea 6”, una delle funivie urbane più lunghe del pianeta, collegherà, su circa 12,7 chilometri, i distretti di Milpa Alta, Xochimilco e Tláhuac. Sette stazioni offriranno un collegamento diretto con la linea 12 della metropolitana. Anche in questo caso il tempo di percorrenza previsto è di circa 40-45 minuti.

 

GreenYellow realizza per Dupol Next (Gruppo Sacchital) un impianto fotovoltaico da 700 kWp per la sede produttiva di Zanica (BG)

GreenYellow, player internazionale della transizione energetica, annuncia il completamento di un nuovo progetto per Dupol Next, società del Gruppo Sacchital attivo nel settore del packaging flessibile. Il progetto testimonia l’impegno della Società nell’affiancare le imprese italiane nella transizione energetica, mediante soluzioni chiavi in mano che combinano sostenibilità ambientale, ottimizzazione operativa e rafforzamento della competitività industriale. L’impianto fotovoltaico rooftop da 700 kWp realizzato presso il sito produttivo di Zanica (BG) è stato completato ed è entrato in funzione a marzo, nell’ambito di un contratto della durata di 20 anni dedicato all’autoconsumo. Composto da oltre 1.300 pannelli fotovoltaici, l’impianto sarà in grado di produrre circa 800 MWh di energia all’anno, coprendo circa il 18% del fabbisogno energetico del sito produttivo. Il progetto consentirà inoltre di evitare l’emissione di oltre 335 tonnellate di CO₂ ogni anno, equivalenti al consumo energetico medio di oltre 400 famiglie. Il progetto è stato completato in meno di 5 mesi dall’avvio dei lavori e a soli 9 mesi dalla firma del contratto, in anticipo rispetto alle tempistiche previste, a conferma della capacità di GreenYellow di garantire efficienza esecutiva, qualità e rispetto dei requisiti HSE lungo tutto il ciclo di sviluppo. GreenYellow ha gestito tutte le fasi di sviluppo del progetto, dalla progettazione alla costruzione dell’impianto, e continuerà a garantirne la gestione operativa e la manutenzione, consentendo a Dupol Next di accedere a energia rinnovabile con benefici immediati in termini di riduzione dei costi energetici e dell’impronta carbonica. ‘Questo progetto rappresenta un ulteriore passo nel percorso di decarbonizzazione dell’industria italiana, a partire dal territorio. Siamo, quindi, orgogliosi di supportare Dupol Next e il Gruppo Sacchital nel loro percorso verso l’indipendenza energetica e la decarbonizzazione attraverso soluzioni su misurai in grado di rispondere alle esigenze operative del cliente’, dichiara Pierre Marouby, General Manager di GreenYellow Italia. “Siamo soddisfatti di aver completato questo progetto nei tempi previsti e di poter avviare la produzione di energia rinnovabile presso il nostro sito di Zanica. Questa iniziativa rappresenta un passo concreto nel percorso di sostenibilità industriale del Gruppo Sacchital, con benefici tangibili in termini ambientali ed energetici”, dichiara Alberto Luppi, Presidente di Dupol Next (Gruppo Sacchital). GreenYellow continua così a supportare il tessuto industriale italiano con soluzioni energetiche innovative, contribuendo attivamente alla riduzione delle emissioni e alla diffusione di modelli produttivi più sostenibili.

 

Pa, Zangrillo: rinnovato contratto Funzioni Centrali. Landini: accordo torna a tutelare salari

“Per la prima volta nella storia della contrattazione collettiva pubblica, un contratto del comparto Funzioni Centrali viene firmato dentro il triennio di competenza. È un segnale concreto che la Pubblica amministrazione può funzionare in modo moderno ed efficiente, rispettando le regole e i tempi che essa stessa si è data”. Lo dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo in merito alla firma di oggi all’ARAN del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto Funzioni Centrali (Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti pubblici non economici) per il triennio 2025–2027. Un rinnovo che coinvolge oltre 200mila lavoratrici e lavoratori pubblici e che garantisce aumenti medi del 5,4%. Il ministro ha poi continuato: “Restituire potere d’acquisto ai dipendenti pubblici e farlo in tempi certi non è solo una questione economica: è un atto di rispetto verso chi ogni giorno lavora per i cittadini e per lo Stato. Questo contratto dice che il lavoro pubblico ha valore”. “Esprimiamo soddisfazione per la firma dell’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale del comparto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027, sottoscritta dalla Funzione Pubblica Cgil insieme alle altre organizzazioni sindacali”, commenta, il segretario generale Maurizio Landini. “L’ipotesi di accordo – prosegue il leader della Confederazione – torna a tutelare i salari delle lavoratrici e dei lavoratori, prevedendo aumenti retributivi superiori all’inflazione prevista e, per la prima volta, l’introduzione di un meccanismo di verifica successivo a salvaguardia del potere d’acquisto rispetto a possibili perdite dovute all’inflazione”. “Inoltre, dopo trent’anni – prosegue Landini – viene riconosciuto il diritto alle ferie anche ai neoassunti così come ai colleghi con maggiore anzianità e viene recepita la direttiva europea sulla trasparenza salariale, garantendo uguali diritti a lavoratrici e lavoratori. Un altro importante avanzamento riguarda la regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Adesso – conclude Landini – la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori che dovranno esprimersi sull’ipotesi di accordo che rappresenterebbe un passo importante in termini di innovazione e rafforzamento di diritti e tutele per tutte e tutti”.

 

Giani: costituita Toscana Strade, da Regione 50-70 milioni

La giunta regionale toscana ha approvato nella seduta di lunedì scorso l’atto per la costituzione di Toscana Strade, la società in house per la gestione della strada di grande comunicazione Fi-pi-li. Lo ha annunciato il presidente della Toscana, Eugenio Giani durante una conferenza stampa a Firenze.
La società, ha detto Giani, “si sostituisce alla gestione oggi fatta dalle tre province: dalla città metropolitana fiorentina per conto di sé stessa, della provincia di Pisa e della provincia di Livorno. La prospettiva è di una gestione molto più efficace e molto più tempestiva rispetto ai lavori da fare con la prospettiva di allargare dove è possibile alla terza corsia e dove questo non è possibile di fare quantomeno la corsia di emergenza”. Riguardo all’ipotesi di introdurre il pedaggio per il Tir Giani ha detto che “questa prospettiva del pedaggio si pone in un momento successivo a interventi sulla Fipili che intanto vengono fatti con risorse della Regione Toscana. Nel bilancio 2027, che porteremo in esame a fine anno, metteremo una cifra che sarà molto consistente, dai 50 ai 70 milioni per interventi che possano migliorare la Fipili”. Giani ha indicato due interventi prioritari “ovvero l’allargamento nella direzione da Firenze a Pisa, dai caselli di Scandicci, dove si entra dalla coincidenza con l’autostrada A1 fino a Lastra a Signa e l’altro intervento che appare necessario è prima della biforcazione tra Pisa e Livorno, in direzione del Mare”. L’inizio dei lavori del primo intervento è previsto nella primavera del 2027. A regime, ha concluso Giani, “avremo un’arteria che avrà finanziamenti che vengono dalla Regione a cui si aggiungono quei circa 15 milioni di pedaggio dei Tir e 7-8 milioni che sono il 50% di quanto le Province prendono già ora con gli 11 autovelox”.

 

“Uniti sotto lo stesso casco”, al via Costruzioni Migranti Forum sindacale Euromediterraneo a Pozzallo il 12 e 13 giugno

Trovare una strada comune per combattere la frammentarietà dell’occupazione, la precarietà dei contratti, la scarsa attenzione alla sicurezza e la solitudine delle persone. L’edilizia rappresenta uno dei principali settori di inserimento per molti lavoratori migranti. Ma dietro l’inserimento dei nuovi arrivati, si nascondono spesso rischi di mancata formazione, sfruttamento e caporalato. Sono questi i temi al centro della due giorni di cultura, incontri e dibattiti con attivisti sindacali dell’area Euromediterraneo, organizzata dalla Fillea Cgil a Pozzallo il 12 e 13 giugno, per dare voce a chi non vuole arrendersi alle morti di frontiera e alla criminalizzazione delle persone in movimento.  Partendo da una attenta analisi della situazione attuale, l’obiettivo, spiega la categoria degli edili della Cgil,  è mettere a confronto esperienze internazionali di tutela e organizzazioni sindacali dei lavoratori migranti nel settore delle costruzioni per cercare di dare un contributo al dibattito su come ripensare politiche di accoglienza a livello nazionale ed internazionale. I dati delle Casse Edili ed Edilcasse, confermano una presenza crescente dei migranti nel settore edile. Considerando i soli operai, si passa da una incidenza di circa il 30% nell’anno 2017 (Ottobre 2016 Settembre 2017) al 37,7% dell’anno c.e. 2023, fino al 39,5% dell’anno c.e. 2024, un’incidenza che, attraversando una fase di crescita settoriale. Se Albania, Romania e Marocco rimangono le nazionalità maggiormente rappresentate, si segnala una forte crescita dell’Egitto, con 29.465 operai nell’anno c.e. 2023 e 38.572 nell’anno c.e. 2024, ma sono ben 18 le nazionalità con almeno 2.000 operai, tra cui diversi paesi extra-europei come Tunisia, Pakistan, Nigeria, India e Senegal. “Abbiamo scelto il comune di Pozzallo, riconosciuto a livello istituzionale come un fondamentale presidio di frontiera nel sud della Sicilia, non solo per la sua posizione geografica, ma per quello che rappresenta, ovvero uno dei principali punti di sbarco nel Mediterraneo e più importanti hotspot per la gestione dei flussi migratori. Il mondo delle costruzioni sta cambiando velocemente per la presenza di tanti nuovi cittadini che provengono da tutto il mondo. Parlare di sicurezza, di innovazione e di futuro non può prescindere dalla capacità di accoglierli, integrarli e renderli cittadini attivi e consapevoli. La tenuta dei diritti nei cantieri, passa da quanto saranno rispettati i lavoratori migranti. Più saranno sfruttati e sottopagati, più saranno sottoposti a ricatto e disponibili a fare qualsiasi cosa, arretrando nelle condizioni vanificando avanzamenti importanti e diritti acquisiti”, dice il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco. Quindi, “Il tema dell’immigrazione rappresenta prima di tutto una fondamentale questione morale: relativa all’identità del Paese, alla sua ricchezza culturale e al suo futuro. Accanto all’ apporto economico e demografico diventa vitale quello sociale, culturale e spirituale. Con questa prospettiva intendiamo sollecitare l’avvio di nuove politiche sull’ immigrazione, dalle quali dipenderà la tenuta dello stato sociale del Paese, il rapporto fra i popoli e la cooperazione intergenerazionale. Noi siamo contro il panico morale che induce la destra di questo Paese a parlare di Remigrazione, una lettura criminologica dei movimenti umani sulla terra. Noi crediamo che da quanto integreremo e accoglieremo questi nuovi cittadini, dipenderà il grado di giustizia sociale presente nella nostra Repubblica e necessaria nella nostra idea di Europa”.

 

Federtrasporto e Flc: in  Italia burocrazia e poche risorse frenano la guida autonoma

Macchine che si muovono autonomamente, navette senza conducente per il trasporto pubblico di persone e di merci, infrastrutture stradali connesse: la guida autonoma e le tecnologie ad essa integrate non sono più così lontane, tante le eccellenti sperimentazioni già attivate in grandi città e in alcune tratte autostradali, ma c’è bisogno di una regolamentazione più omogenea a livello nazionale ed europeo. E più investimenti. Questo è quanto emerge da un workshop organizzato da Federtrasporto (Confindustria) con Freight Leaders Council. Due gli scenari che emergono: mentre migliaia di veicoli automatizzati circolano già per le città e le strade del mondo, Cina e Stati Uniti in testa, in Europa e in Italia si parla solo di prototipi e sperimentazioni. “La guida autonoma – dichiara Paolo Colombo, presidente della federazione – non è solo tecnologia, è un sistema complesso che richiede infrastrutture digitali e un quadro normativo solido per evolversi. Attualmente, l’Italia affronta ostacoli legislativi significativi che vanno rimossi rapidamente per non penalizzare le nostre imprese e non perdere altro terreno in un campo che cambierà profondamente il modo di spostarci e di lavorare”. “La vera sfida oggi è il passaggio dalla sperimentazione ai modelli operativi scalabili – aggiunge Massimo Marciani, presidente di Freight Leaders Council – servono regole chiare, responsabilità definite, dati affidabili e spazi di sperimentazione controllata. Innovare non significa abbassare le garanzie. Significa creare le condizioni perché le imprese italiane possano competere, investire e crescere dentro un quadro serio, sicuro e trasparente.” “Con la diffusione della guida autonoma – continua Aldo Bevilacqua, direttore generale – il baricentro si sposterà dal mezzo al servizio di una mobilità più efficiente, disponibile e accessibile. Un cambiamento che ottimizzerebbe l’uso dei veicoli (il 96% del tempo, quelli privati, per esempio, restano parcheggiati) e ridurrebbe drasticamente gli incidenti causati da errori umani (circa il 90% dei casi)”. Dall’incontro, il messaggio è chiaro: per non restare indietro, il Paese deve istituire urgentemente una governance strutturata e aggiornare il Codice della Strada per permettere sperimentazioni su larga scala.

 

Digitale: al via collaborazione tra Fibercop e Istituto italiano intelligenza artificiale

Fibercop e AI4I (Istituto italiano di intelligenza artificiale) avviano una collaborazione strategica. L’azienda aderisce all’Istituto come membro partecipante, rafforzando “il dialogo con il mondo della ricerca e il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni innovative per il Paese”. L’adesione ad AI4I si inserisce “in un percorso più ampio volto a favorire l’innovazione e a valorizzare le infrastrutture digitali”. In questo contesto, Fibercop metterà “a disposizione le proprie competenze e la propria rete capillare per contribuire allo sviluppo di nuove applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, con particolare attenzione all’evoluzione dell’edge cloud, un modello che consente di elaborare dati e servizi in prossimità degli utenti e dei territori, riducendo i tempi di risposta e migliorando le prestazioni” .Al centro della collaborazione tra Fibercop e AI4I anche “la creazione di un laboratorio congiunto dedicato alla sperimentazione di casi d’uso innovativi sull’edge cloud. Il laboratorio sarà focalizzato sullo sviluppo e sulla validazione di applicazioni avanzate, in grado di abilitare servizi sempre più performanti e vicini ai territori, grazie all’integrazione tra capacità computazionali distribuite e infrastrutture di rete”. L’adesione ad AI4I e l’avvio di un percorso congiunto sui casi d’uso edge cloud rappresentano per Fibercop “un’importante opportunità per consolidare il nostro ruolo all’interno dell’ecosistema dell’innovazione – spiega Daniele Franceschini, responsabile Technology & innovation di Fibercop – e così contribuire allo sviluppo di applicazioni concrete ad alto valore tecnologico”. “L’ingresso di Fibercop in AI4I e la creazione di un joint lab dedicato all’edge cloud – rileva Fabio Pammolli, presidente di AI4I – rappresentano un passo importante nella costruzione delle infrastrutture che renderanno l’intelligenza artificiale sempre più vicina ai luoghi in cui si generano dati, servizi e processi produttivi. La combinazione tra reti di nuova generazione, capacità computazionale distribuita e ricerca applicata apre spazi significativi per lo sviluppo di applicazioni innovative ad alto impatto industriale”. Fibercop porterà nella partnership “il valore della propria infrastruttura nazionale, caratterizzata da una presenza capillare e da una crescente evoluzione verso modelli di calcolo distribuito, fattori chiave per lo sviluppo di servizi digitali di nuova generazione”. Per AI4I il joint lab rappresenta “un ulteriore tassello della strategia volta a connettere ricerca, infrastrutture di calcolo e sistema produttivo, facendo leva sulle competenze del proprio research, development and engineering centre, sulla AI foundry e su un ecosistema nazionale di partner scientifici e industriali orientato allo sviluppo e alla diffusione di applicazioni avanzate di intelligenza artificiale”. La partnership si inserisce in “un modello di open innovation orientato al trasferimento tecnologico e alla creazione di valore condiviso, con l’obiettivo di rafforzare la competitività del sistema industriale italiano e accelerare l’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale”.

Tim, nel 2025 +41% attacchi ramsware nel mondo, +14% in Italia. Cyber Security Report, crescono rischi con instabilità geopolitica e AI

– La cybersicurezza è sempre più intrecciata agli equilibri geopolitici e oggi che sono instabili cresce il rischio cyber per cittadini, imprese e istituzioni. Anche il diffondersi dell’intelligenza artificiale accelera e rende più scalabili le minacce ma d’altro, offre nuove capacità di analisi e difesa. In questo contesto, nel 2025 gli attacchi ransomware hanno registrato oltre 7.400 rivendicazioni a livello globale (+42%) e in Italia i casi sono stati 166 (+14%), per oltre il 30% in Lombardia. Sono alcuni dei dati della seconda edizione del Cyber Security Report, Analisi delle minacce ed evoluzione dello scenario, realizzato da Cyber Security Foundation e Tim con il contributo del suo Centro Studi, presentato alla Camera dei Deputati da cui emerge che la “cybersicurezza non è più soltanto una questione tecnologica ma una condizione essenziale per la continuità dei servizi, la competitività del tessuto produttivo e la sicurezza nazionale”. Il rapporto evidenzia anche una direttrice positiva: la crescita della consapevolezza e della cooperazione tra istituzioni, imprese e comunità tecnica che porta a una capacità concreta di prevenzione, risposta e resilienza. “Quando un ospedale non riesce a garantire le cure dopo un’aggressione cibernetica, quando un Comune viene paralizzato da un attacco ransomware, non stiamo parlando di qualcosa di astratto: stiamo parlando di famiglie, di lavoratori, di comunità colpite nel cuore dei loro diritti fondamentali. Serve un sistema Paese capace di proteggere insieme i cittadini, le infrastrutture strategiche e la competitività delle nostre imprese. Per questo è essenziale investire in una cultura della sicurezza informatica che sia preventiva e diffusa dalla pubblica amministrazione alle PMI, dalla scuola fino ai servizi essenziali. La sicurezza digitale è una condizione di libertà e una priorità democratica: il Parlamento ha la responsabilità di tradurla in regole chiare, risorse adeguate e tutele concrete per tutti” ha dichiarato Alessandro Colucci, presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Sicurezza Informatica e Tecnologica. ‘La sicurezza digitale “non può limitarsi alla gestione delle emergenze: è necessario investire in sovranità digitale, sviluppo delle competenze e tecnologie sicure. La cybersecurity è una leva di crescita e innovazione, contribuisce a generare fiducia, proteggere gli asset strategici nazionali e rendere la trasformazione digitale più resiliente, sostenibile e competitiva nel lungo periodo” ha dichiarato Alessandra Michelini (ad di Telsy). “La sicurezza digitale non è più una questione tecnica: è una questione democratica. Gli attacchi informatici sono strumenti di pressione geopolitica, leve di destabilizzazione economica, vettori di interferenza sui processi democratici” ha evidenziato Marco Gabriele Proietti, fondatore e presidente Cyber Security Foundation. La cybersicurezza “è un tema sociale e culturale; solo attraverso competenze adeguate, consapevolezza diffusa e una forte cooperazione pubblico-privato sarà possibile costruire un ecosistema digitale più sicuro, affidabile e resiliente” ha ricordato Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica.Il report dedica attenzione anche alle campagne malware, che nel 2025 hanno interessato soggetti in circa 200 Paesi, e alla crescita delle vulnerabilità note, arrivate quasi a quota 48.500 (+20%). Infine uno sguardo alle tecnologie emergenti e ai nuovi fronti di rischio: l’intelligenza artificiale accelera phishing, frodi e manipolazioni ma può sostenere anche la difesa; le tecnologie quantistiche aprono il rischio dell’harvest now, decrypt later; le reti satellitari diventano infrastrutture sempre più strategiche da proteggere e governare. “E’ essenziale aggiornare i processi interni, rafforzare capacità di analisi delle minacce, trasformando rapidamente i dati in decisioni operative; strutturare processi di risk management e comprensione dello scenario di minaccia per conseguire una reale prontezza di risposta operativa e resilienza continua” ha sottolineato Gianluca Galasso, direttore servizio operazioni e gestione delle Crisi Cyber dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale.

Aiee: Guido Bortoni nuovo presidente

Il consiglio di amministrazione di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia si è riunito il 5 giugno scorso per deliberare la nomina del nuovo presidente, Guido Bortoni, già vice presidente dell’associazione. Il mandato di Guido Bortoni avrà la durata di un anno, completando il ciclo biennale previsto dallo Statuto per tale carica, interrotto dalla recente scomparsa del precedente presidente Felice Egidi. Le conoscenze, l’esperienza, la capacità di analisi e proposizione sulle tematiche dell’economia dell’energia che il nuovo Presidente potrà esprimere nel suo mandato consentiranno all’Associazione di proseguire nel percorso di consolidamento del suo ruolo di autorevole punto di riferimento per l’approfondimento, il confronto e la diffusione della conoscenza e della cultura dell’energia. Assumendo la presidenza,  Bortoni ha ringraziato il Consiglio per la fiducia accordatagli e ha rivolto un sentito pensiero alla memoria di Felice Egidi e di Marco Peruzzi entrambi scomparsi quest’anno, sottolineando l’importanza di proseguirne l’opera svolta in AIEE.

 

Accordo Sace-Simest con ItalCham Sudafrica per l’internazionalizzazione delle imprese italiane

Un nuovo impulso alla presenza delle imprese italiane in Sudafrica. È questo l’obiettivo dell’accordo di collaborazione siglato da Sace, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, e Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, con la Camera di Commercio e Industria Italo-Sudafricana, nell’ambito del Business Forum Italia-Sudafrica di Capetown. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Sace in Africa e punta ad aprire nuove opportunità di business e di export per le aziende italiane, rafforzandone al tempo stesso il posizionamento in un mercato strategico come quello sudafricano. Simest è impegnata direttamente con tutti i suoi strumenti nel Continente, a partire dalla Misura Africa prevista dal piano Mattei, al fine di contribuire concretamente a consolidare la presenza italiana nell’area. Grazie all’accordo, le imprese potranno contare sul supporto integrato di Sace e Simest per affrontare con maggiore slancio i percorsi di internazionalizzazione, valorizzando strumenti e soluzioni pensati per sostenere competitività e crescita, in particolare con il Credito Fornitore, che permette alle aziende italiane di proporre ai buyer internazionali soluzioni di finanziamento competitive. Sace, Simest e la Camera di Commercio e Industria Italo-Sudafricana lavoreranno inoltre fianco a fianco per promuovere iniziative di business matching ed eventi congiunti, favorendo uno scambio costante di informazioni e contatti utili a trasformare le opportunità in progetti concreti. “L’accordo di oggi rappresenta un ulteriore e significativo passo avanti nell’impegno di Sace e del Sistema Paese a sostegno dello sviluppo di iniziative nel continente africano”, ha dichiarato Ciro Aquino, Head of Task Force Africa di Sace. “In questo percorso, Sace è al fianco delle imprese non solo con strumenti assicurativo-finanziari, ma anche con un accompagnamento concreto nei mercati ad alto potenziale, come il Sudafrica, facendo leva sul lavoro di squadra della Task Force Africa, sul network degli export advisor e sulla collaborazione con le istituzioni italiane presenti sul territorio”. “Il continente africano rappresenta un’area di sviluppo strategica per le imprese italiane. Per questo motivo Simest – sotto la regia della Farnesina – ha implementato uno strumento come la ‘Misura Africa’, prevista dal Piano Mattei, a supporto non solo degli investimenti ma anche della formazione del personale”, ha dichiarato il Presidente di SIMEST, Vittorio de Pedys. “L’Italia promuove un modello di cooperazione con i Paesi emergenti basato su partenariati capaci di coniugare sviluppo economico e crescita delle comunità locali, attraverso investimenti produttivi, infrastrutture, formazione, educazione e trasferimento di tecnologie e competenze. La collaborazione con SACE e con la Camera di Commercio e Industria Italo-Sudafricana consentirà di avvicinare ulteriormente le imprese alle opportunità offerte dal mercato locale, favorendo la realizzazione di progetti concreti e sostenibili e contribuendo a rafforzare la presenza del Made in Italy in un’area sempre più strategica per lo sviluppo internazionale delle nostre aziende.” “Grazie alla nostra presenza consolidata sul territorio e alla profonda conoscenza del mercato sudafricano, ItalCham SA svolge un ruolo chiave nel favorire l’ingresso e la crescita delle imprese italiane nel Paese. L’accordo con SACE e SIMEST ci permette di ampliare ulteriormente il supporto offerto alle aziende, creando un collegamento sempre più efficace tra le opportunità locali e gli strumenti del Sistema Italia”. ha dichiarato Guido Angelucci, Vice Presidente di ItalCham SA.

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