A UN ANNO DALLA STRATEGIA NAZIONALE
Idrogeno: le Regioni avanzano con i progetti, il governo e il mercato restano fermi
Da un lato i progetti sul territorio, dall’altro le mosse del governo e l’evoluzione del mercato. Anzi, la staticità. Perché, sull’idrogeno, nel primo caso le Regioni italiane stanno dimostrando di voler avanzare anche su questo fronte per fare la transizione verde. Nel secondo, se un anno fa l’esecutivo Meloni presentava la strategia nazionale da allora poco altro si è mosso. “Servono strumenti chiari per supportare lo sviluppo del settore e la nascita di un mercato nazionale dell’idrogeno”, ha ammonito ieri l’associazione di riferimento H2IT. Chiedendo un tavolo interministeriale per risolvere le tante criticità aperte e rafforzare la competitività italiana. Insomma, le imprese chiedono una visione di lungo periodo e strumenti per pianificare investimenti strutturali, nella consapevolezza che occorre rafforzare la filiera industriale e la capacità manifatturiera. A livello continentale, è stato sottolineato ieri al summit alla Camera, permane la necessità di una semplificazione regolatoria che consenta di accelerare gli investimenti e rendere il mercato più attrattivo.
Guardando alle normative nazionali, secondo l’associazione H2IT “la mancanza di tempistiche definite e il rallentamento nell’attuazione del Decreto Tariffe, volto a incentivare la produzione di idrogeno rinnovabile tramite contratti per differenza, unitamente al mancato recepimento della Direttiva (UE) 2023/2413 (Red III) – che prevedeva l’introduzione di quote minime obbligatorie di utilizzo di Rfnbo (Renewable Fuels of Non-Biological Origin) nell’industria e nei trasporti – rappresentano elementi di forte preoccupazione per H2IT. Tali criticità rischiano di compromettere lo sviluppo del settore e la competitività del sistema nazionale. Queste misure rappresentavano un passaggio strategico per la creazione di un mercato nazionale dell’idrogeno, in linea con le direttive europee e con la Strategia Nazionale Idrogeno”. Di qui, “l’assenza di queste disposizioni rallenta l’intera filiera, mette a rischio le prospettive di sviluppo di un’industria nazionale dell’idrogeno e gli investimenti previsti dal Pnrr per il settore, compromettendo anche la fiducia degli investitori e rischiando di vanificare anni di lavoro congiunto tra istituzioni e imprese”.
Insomma, per le imprese serve “favorire un dialogo aperto e costruttivo tra i Ministeri competenti, il mondo industriale e i territori”. D’altronde, è stato ricordato che al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica fanno riferimento circa un miliardo e mezzo di euro di investimenti Pnrr destinati al settore idrogeno e due strumenti normativi fondamentali per l’attuazione della Strategia Nazionale Idrogeno: il Decreto Tariffe (che incentiva la produzione di idrogeno rinnovabile) e la citata Direttiva Red III. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ambito dello sviluppo della filiera, ha una dotazione di circa 2 miliardi di euro destinati agli Ipcei . Il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha stanziato altri 600 milioni di fondi Pnrr per lo sviluppo della mobilità a idrogeno stradale e ferroviaria.
Un’altra richiesta del settore è stata, poi, quella di costruire strumenti a supporto della domanda industriale, per favorire il ricambio tecnologico con apparecchiature hydrogen-ready nei settori industriali difficili da elettrificare e della domanda nella mobilità, per favorire l’acquisto di flotte di veicoli a zero emissioni. “È centrale anche il ruolo del Ministero per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, per avviare una visione strategica post-Pnrr, capace di dare continuità agli investimenti e fiducia agli operatori del settore. L’idrogeno è una sfida europea, e l’Italia si sta posizionando in modo competitivo in questo scenario, per cui è essenziale accompagnare la transizione verso un mercato dell’idrogeno maturo, capace di generare valore, occupazione e innovazione per il Paese”, ha sottolineato H2IT.
Eppure, tornando a quanto si muove sui territori, il 2025 è stato un anno strategico grazie al completamento dei progetti Pnrr e l’avvio delle iniziative Ipcei, i progetti ritenuti strategici dall’Ue. Parallelamente, si moltiplicano gli investimenti privati per la produzione di idrogeno rinnovabile destinato all’industria e alla mobilità. La Lombardia, ad esempio, con il progetto del treno a idrogeno, sta realizzando un flagship project, unico anche a livello europeo, con l’obiettivo di espandere un ecosistema di mobilità sostenibile che comprende lo sviluppo di stazioni di rifornimento lungo le autostrade. Il Friuli-Venezia Giulia, invece, con la North Adriatic Hydrogen Valley ha creato un ecosistema dell’idrogeno transfrontaliero, mentre la Puglia è stata tra le prime Regioni a dotarsi di una strategia sull’idrogeno, in un panorama di rinnovabili unico e un tessuto industriale molto forte. Ieri, intanto, la Alstom – unico player europeo – ha sospeso la produzione in Francia dei treni a idrogeno per mancanza di sussidi pubblici.