LE AUDIZIONI SUL DECRETO LEGGE PNRR

Ance: pagare tutti i lavori Pnrr già realizzati prima delle riserve su opere RFI. Assonime: avanti su Rosco

L’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella (in foto): lo strumento finanziario per gli investimenti idrici “intende colmare, con le sovvenzioni, il divario di redditività, favorendo razionalizzazione e aggregazione dei fornitori di servizi idrici”. Brancaccio: esplosivo il combinato disposto tra ritardati pagamenti e mancati ristori per il caro materiali.

03 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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Ance: pagare tutti i lavori Pnrr già realizzati prima delle riserve su opere RFI. Assonime: avanti su Rosco

L'amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella

Ance, Assonime e Invitalia hanno dato ieri alla Camera, nel corso delle audizioni alla commissione Bilancio sul decreto Pnrr, preziose indicazioni per svolgere al meglio l’ultimo miglio del Piano europeo e per correggere eventuali criticità o rischi.

Brancaccio: il successo Pnrr merito di imprese di costruzioni e comuni

La presidente di Ance, Federica Brancaccio

Per l’Ance il PNRR è stato finora un successo e i principali attori di questo successo sono stati le imprese di costruzioni e i comuni che “hanno dimostrato capacità realizzative e organizzative senza precedenti”. Lo ha detto ieri alla commissione Bilancio della Camera la presidente dei costruttori, Federica Brancaccio, intervenuta in audizione sul decreto legge Pnrr. “L’Ance condivide l’impostazione del DL”, ha detto, ma le note positive sono finite qui nel discorso di Brancaccio che ha evidenziato invece due gravi criticità, capaci di compromettere l’ultimo miglio del piano europeo.

La prima criticità riguarda “l’incertezza relativa alla fase conclusiva di alcuni lavori e il pieno utilizzo della flessibilità prevista dall’Europa”. Nonostante la sesta revisione del Pnrr abbia introdotto infatti molti elementi di flessibilità che favoriranno il rispetto delle scadenze, “permangono – ha spiegato Brancaccio – elementi di incertezza derivanti dal disallineamento tra milestone e target europei, dai quali dipende l’effettiva erogazione delle risorse, e le scadenze fissate nei bandi di gara, spesso collegate a termini definiti a livello nazionale tramite decreti e atti amministrativi”. Queste scadenze, che non incidono in alcun modo sul conseguimento degli obiettivi europei, “stanno generando dubbi tra imprese e soggetti attuatori circa le possibili conseguenze di eventuali ritardi”.

L’Ance ritiene che siano urgenti dal Governo “indicazioni chiare e tempestive alle stazioni appaltanti e alle imprese sia in merito alle scadenze per la conclusione dei lavori, in particolare nei casi in cui siano state inizialmente previste tempistiche più restrittive rispetto a quelle europee, sia riguardo alle modalità di rendicontazione che del raggiungimento degli obiettivi”. La circolare annunciata dal ministro per il Pnrr, Tommaso Foti, dovrebbe andare in questa direzione purché “sia diffusa al più presto”.

La presidente Ance: “Crescono i ritardi nei pagamenti”

La seconda criticità in questo momento costituisce un vero allarme per i costruttori: è “il rallentamento dei flussi finanziari e dei pagamenti che – ha spiegato ancora Brancaccio – si registra dalla scorsa estate e sta creando forti tensioni finanziarie per le imprese a corto di liquidità, con il rischio di entrare in difficoltà proprio nella fase conclusiva del Piano”. In particolare “il combinato disposto tra ritardati pagamento e mancati ristori per il caro materiali rischia di essere esplosivo”. Nel corso degli ultimi mesi i ritardi di pagamento della Pa sono passati da 4 mesi a 5 mesi con punte anche superiori all’anno. In particolare, a ritardare sono “i grandi enti attuatori impegnati nella realizzazione del PNRR”. Il riferimento a RFI non è esplicito, ma palese. Mentre tardano anche i ristori per il caro materiali: “mancano almeno 1,8 miliardi di euro di pagamenti alle imprese”, ha detto Brancaccio.

Brancaccio ha poi messo in relazione questa situazione estremamente critica con l’articolo 23 del decreto legge che consente a RFI di erogare ai soggetti affidatari fino al 10 per cento dell’ammontare delle riserve riferite agli oneri già sostenuti. “Si tratta – ha detto Brancaccio – di un intervento che ha una chiara matrice emergenziale ed una tantum, volto a sostenere le imprese nel compimento delle opere PNRR, nel rispetto dei tempi particolarmente sfidanti dettati dal PNRR stesso. Per l’Ance, resta fermo però che “l’erogazione dell’anticipazione delle riserve, come introdotta dal presente decreto, non potrà trovare attuazione prima all’avvenuto pagamento, nei termini previsti dall’articolo 125 del Codice 36/2023, di tutti i crediti maturati in relazione ai lavori già eseguiti e contabilizzati della medesima stazione appaltante”. Inoltre, la misura sulle riserve “non può restare confinata ai soli interventi banditi da RFI e dovrebbe essere estesa a tutti i progetti PNRR”.

Firpo (Assonime): il rinvio delle scadenze rischia di ritardare gli effetti economici del Piano

Il direttore generale di Assonime, Stefano Firpo

Per Assonime l’audizione è stata svolta dal direttore generale Stefano Firpo, che ha raccomandato fortemente di passare da una valutazione formale a una valutazione sostanziale delle scadenze e degli effetti del Pnrr. Un riferimento esplicito è andato in questo senso a Regis, che dovrebbe essere trasformato da strumento di rendicontazione finanziaria e contabile in una vera piatafforma di project management, capace non solo di segnalare predittivamente i possibili ritardi, ma anche di valutare gli effetti economici delle azioni che vengono messe in campo. Anche rispetto alle innovazioni intarodotte dalla sesta revisione del Pnrr, che in molti casi spostano in avanti le scadenze rendendo più facile raggiungerle, come nel caso degli strumenti finanziari, Firpo ha denunciato “il rischio che la chiusura contabile del piano preceda di molto gli effetti economici della realizzazione delle opere”.

Esplicita la critica al governo per la rinuncia alla Rolling Stock Company (RoSCo) che, per altro, Firpo non ha dato per definitiva, invitando invece il governo a introdurre nel quadro notmativo nazionale le disposizioni previste nella revisione del Pnrr ma escluse (almeno per ora) dal decreto sull’ultimo miglio. La RoSCo – ha detto Firpo – “non è un mero adempimento organizzativo, ma una misura che può incidere positivamente sull’assetto concorrenziale del trasporto ferroviario”. Senza contare che il suo mancato recepimento “rischia di riaprire il confronto con la Ue” sulle revisioni Pnrr.

Mattarella: rafforzato il ruolo di Invitalia come implementing partner del Pnrr

L’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella

L’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, ha svolto una prima parte del suo intervento ricordando il ruolo svolto dalla società nell’attuazione del Pnrr e segnalando come questo ruolo di implementing partner del Piano si sia venuto rafforzando con la sesta revisione. In particolare con l’allargamento alla “gestione di due nuove linee di investimento, 1 miliardo di euro per gli investimenti
infrastrutturali per la sicurezza del settore idrico e 733 milioni di euro per il Fondo nazionale connettività, due missioni assolutamente strategiche che dovranno vedere la sottoscrizione delle convenzioni di sovvenzione con i beneficiari finali entro il 30 giugno del 2026”.

I nostri lettori conoscono bene il ruolo di Invitalia nello strumento finanziario per gli investimenti idrici, avendolo Diario DIAC anticipato addirittura il 10 novembre in questo articolo. Ieri però Mattarella si è soffermato, nella seconda parte del suo intervento, su numerosi aspetti strategici dell’attuazione che non erano noti.

“L’articolo 24 – ha spiegato Mattarella – ha l’obiettivo di promuovere in modo organico e strutturale la realizzazione degli investimenti in infrastrutture idriche sul territorio nazionale, dando attuazione all’Investimento 4.5 M2C4 del PNRR e istituendo un apposito Fondo nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico. L’analisi del comparto infrastrutturale italiano evidenzia infatti criticità di natura sistemica: un rilevante fabbisogno di investimenti, una frammentazione gestionale che limita le economie di scala e una complessità autorizzativa che continua a incidere sui tempi di realizzazione delle opere”.

Ecco dunque gli obiettivi strategici, di natura “sistemica”: la disposizione – ha detto Mattarella – “introduce uno specifico strumento finanziario nazionale che, attraverso un regime di sovvenzioni, intende colmare il divario di redditività, destinato a coprire il deficit di finanziamento dei progetti infrastrutturali nel settore della gestione delle risorse idriche, favorendo anche la razionalizzazione e l’aggregazione dei fornitori di servizi idrici”.  Lo strumento finanziario punta a sostenere, quindi, non solo “gli investimenti strategici che perseguono l’efficientamento e la resilienza nell’uso della risorsa idrica e la riduzione delle perdite nelle reti attraverso la digitalizzazione”, ma anche un più efficiente sistema di gestione della risorsa idrica.

Una precisazione importante dopo che dall’articolo 24 era scomparsa la norma presente nelle bozze iniziali che dava priorità assoluta, forse addirittura una riserva, ai gestori delle risorse idriche nella presentazione dei progetti candidati ai finanziamenti.

Mattarella ha spiegato che le risorse saranno destinate “prioritariamente” al finanziamento degli interventi ricompresi nel Piano nazionale degli interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico, il cosiddetto PNIISSI, nonché alle opere strategiche già individuate come prioritarie per il rafforzamento della sicurezza idrica del Paese, inclusi interventi di ammodernamento e messa in sicurezza di grandi sistemi acquedottistici e infrastrutture di adduzione primaria. “Elemento qualificante della norma – ha detto ancora Mattarella – è l’introduzione di modalità di intervento finanziario flessibili, che consentono l’erogazione di contributi a fondo perduto, contributi in conto interessi o la partecipazione a strumenti rotativi e di cofinanziamento, favorendo così l’attivazione di capitali aggiuntivi e il coinvolgimento di operatori privati anche attraverso forme di partenariato pubblico-privato. Il Partenariato Pubblico Privato consente di mobilitare capitali privati a fronte di un sostegno pubblico che ‘colma il divario di redditività’, secondo la logica stessa dell’Investimento 4.5 come definita dalla decisione di esecuzione del Consiglio Ue”.

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